...spettacoli

{06 maggio 2001}
TEATRO DELLE ALBE
I POLACCHI
dall'irriducibile Ubu di Alfred Jarry di Marco Martinelli
ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
con Ermanna Montanari, Mandiaye N'Diaye, Maurizio Lupinelli e con i 12 Palotini
scene e costumi Cosetta Gardini, Ermanna Montanari
progetto luci Vincent Longuemare assistente luci Francesco Catacchio
drammaturgia e regia Marco Martinelli

Frammenti da Marco Martinelli a proposito de I Polacchi:
• "Merdraza!" E' la prima imprecazione di Pêdar Ubu. "Merdraza", ovvero razza di merda. Razza e merda. Razza è merda, e altre possibili varianti interpretative.
Non è una rappresentazione. Ubu re è un testo irrappresentabile. Non è una "messa in scena", è una "messa in vita".
Il punto di partenza della "messa in vita" è il coro-massa dei Palotini (violenti soldati servitori di Ubu e Signora). Il mito di Ubu esisteva già nel liceo di Rennes che Jarry frequentò dai 15 ai 18 anni. Aveva preso forma nella montagna di caricature innalzata dagli studenti in onore di un certo professore di fisica. Jarry col suo genio lo assume e lo sposta dall'oralità al livello della Grande Letteratura, dell' Avanguardia Simbolista, del Nuovo Teatro.
La "messa in vita" ha sempre un punto di partenza fuori dal testo. Il nostro punto di partenza sono stati i Palotini ravennati, quelli che da anni frequentano la non-scuola del Teatro delle Albe. Lavoriamo da anni nei licei e negli istituti tecnici della città. Mettiamo in corto circuito la tradizione teatrale e la verginità di chi non è mai andato a teatro, di chi anzi ritiene il teatro una punizione corporale…
Nel costruire la parabola di Ubu, Jarry lega basso e sublime, fondo popolare e cultura alta…
"Pour Jarry, comme pour les ancêtres dont il se réclame, la mort est une présence permanente dans la vie quotidienne." (Henry Béhar)
A teatro il segno è prima di tutto lo spazio: nei Polacchi lo spazio ha la valenza del sogno, dell'entrata in un luogo infero.
Come sono il Pêdar Ubu e la Mêdar Ubu creati dai Palotini di Ravenna? Antenati crudeli e terrifici. Un selvaggio nero e ridente, stupido e ingordo, una strega bianca, centenaria e infantile. Il dialetto che parlano,"l'antico polacco merdicino", è la lingua comica da marionette grevi e lingua surreale dei morti che ci parlano in sogno…
L'imbecillità degli Ubu non ha tempo: è sempre stata.

"Il pubblico assiste incantato al nascere di un mito che riassume tante sue negative pulsioni e si esplicita in un volgare consumismo perseguito con ferocia."
(Franco Quadri. Repubblica)

"La Romagna dei Polacchi è il luogo degradato e senza volto che riassume tutte le contraddizioni della modernità… una terra dall'incoscio devastato… Spettacolo clawnesco e agghiacciante, dominato dall'immaginario composito e velenosamente post-moderno delle regie di Martinelli. I Polacchi lascia via via tracimare un intimo orrore dei gesti e dei pensieri della nostra epoca.
(Renato Palazzi. Sole 24 ore)

Il Teatro delle Albe nasce a Ravenna dal 1983. Il suo lavoro è caratterizzato dal mescolare l'avanguardia con la grande tradizione teatrale e la cultura popolare. Nell'88 la compagnia acquisisce degli attori senegalesi, diventa "afro-romagnola" e pratica un originale meticciato teatrale che coniuga drammaturgia e danza, musica e dialetti, invenzioni e radici.Ha ottenuto premi, riconoscimenti e nomination nazionali e internazionali. Nel 1991, insieme alla compagnia Drammatico Vegetale, ha dato vita a Ravenna Teatro, un Centro di ricerca teatrale che porta avanti la "coltura teatrale" della città.
I Polacchi ha ricevuto tre nomination al Premio "Ubu" 1999
.

| Home | Presentazione | Un teatro che non puzza | Contatti | Informazioni | Spettatore Lab |