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Autore: Oggetto: Corso di Ipermedia e Teatro all'Università di Lecce
Tambouriner
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smile.gif Inviato il 7-6-2003 at 10:07
1 AIUTO X CIOP!!!


Cara ciop,
certo ke ti posso aiutare a inserire un brano dei RADIODERVISH nel Forum. Sappi xò ke x problemi di diritti d'autore & soprattutto x le limitazioni progettuali di questo Forum non possiamo inserire + di 30 sec. di musica in formato compresso.
Sono a tua completa disposizione. Fammi avere il CD da cui vuoi estrarre questi 30 sec. di musica.
A PRESTO! FAMMI SAXE!
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carlo
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[*] Inviato il 7-6-2003 at 10:57
le iniziative a ITACA


ecco la locandina con gli appuntamenti


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Valentina
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[*] Inviato il 7-6-2003 at 16:22


Sono qui a scrivere uno dei miei ultimi interventi e, anche se non ho fatto l' esperienza del laboratorio con il prof. Viganò, vorrei comunque fare riferimento alle lezioni tenutesi all' università (sempre del prof. Viganò) di Laboratorio di teatro sociale.
Dovendo partire dall' avvio di questa esperienza del forum, inizialmente non mi era chiaro quale fosse l' obiettivo e il motivo per cui scrivere delle considerazioni, dei pensieri. Man mano poi che il forum ha cominciato ad essere "abitato", era piacevole ricevere delle risposte, dei giudizi e anche delle critiche sui propri interventi, ma la cosa per me più importante è stata aver scoperto una realtà che fino a poco prima avevo ignorato: LA "DIVERSITA'" NEL TEATRO, o meglio, un teatro che non accetta solo gente "normale". Da qui sono nati scambi di opinioni, varie proposte, il tutto volto a individuare quale teatro fosse appropriato e indicato per questa gente definita "diversa" ma che in fondo tale non è.
A questo proposito vorrei riportare alcune frasi, per me molto significative, di "Il corpo" di Galimberti che il prof. Viganò ci ha dato da leggere: "La scienza interpreta il comportamento patologico come una semplice sottrazione rispetto al comportamento normale, quindi come un deficit..." "IL COMPORTAMENTO PATOLOGICO NON E' QUALCOSA DI MENO RISPETTO AL COMPORTAMENTO SANO, MA E' UN MODO DIVERSO DI ORGANIZZARE IL MONDO E DARGLI UN SENSO".
In effetti la "diversità" è tale non perchè presenta delle sottrazioni, delle mancanze, dei deficit cosi come asserisce la scienza, ma è proprio una maniera differente di relazionarsi con il mondo, di vederlo, di sentirlo e quindi (riporto ancora una frase tratta dal libro in riferimento ad alcune diversità) "Le risposte dei lesi cerebrali o degli amputati sono perfettamente adeguate ad un ambiente che risulta modificato dall' assenza di quella sezione del mondo che la cecità percettiva o la mancanza di un arto ignorano".
Credo allora che tutti noi chiamati normali dovremmo essere considerati diversi perchè ognuno ha un suo modo di interagire con gli altri e con ciò che lo circonda che sicuramente è dissimile da quello di chiunque altro.
Avrei tante altre cose da dire ma, per evitare di dilungarmi, rimando il resto ai prossimi interventi.
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Sabry
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smile.gif Inviato il 8-6-2003 at 13:28
LA LORO VERA LIBERTA'


Partecipando alle lezioni di laboratorio di teatro sociale di Antonio Viganò e leggendo un po’ di
esperienze di altri registi con compagnie teatrali composte da persone handicappate,
vorrei fare alcune osservazioni.

Pippo Del Bono dice che nella diversità si è più vicini all’ arte. Infatti fare arte vuol
dire rapportarsi
sempre con la vita e con le proprie ferite che ti rendono differente dagli altri. La vera scuola
che hanno fatto gli attori della sua compagnia non è stata altro che il manicomio,
il dolore, l’ emarginazione. E’ per questo che il teatro, forza spirituale e poetica, è uno dei pochi
mezzi che hanno queste persone per aprirsi ed è uno dei pochi modi, per noi, di dare senso
e libertà alle loro singole esperienze.

Sono rimasta colpita dal fatto che uno dei problemi del teatro e di tutti è che cerchiamo
di premiare solo chi è capace di rendersi il più possibile uguale a noi; è strano, ma è un qualcosa
di radicato che scatta automaticamente appena si vede fare, ad un bambino disabile,
una cosa che tutti noi “normali” facciamo. Dice Viganò: “ Non andiamo a scoprire un altro mondo,
ma è lui, il mondo altro, che si adegua al nostro.” Inconsciamente insegnamo loro ciò che noi
siamo abituati a fare, senza metterci in gioco per capire qual è il loro vero modo di fare,
la loro vera LIBERTA’.
E’ inutile negarlo, il problema della diversità resterà sempre aperto, perché siamo noi
“normali” che lo descriviamo. Ecco perché la compagnia degli Oiseau Mouche ha scelto, come
spettacolo, “ Sei personaggi in cerca d’ autore” di Pirandello: “ Il male è là. Nelle parole. …
Come possiamo intenderci, se nelle parole ch’ io dico metto il senso e il valore delle cose
come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e
col valore che hanno per sé, del mondo ch’ egli ha dentro!”

Ultimo pensiero che mi ha colpito leggendo “ Il corpo” di Galimberti: i feriti al cervello,
diminuendo la superficie sensibile offerte al mondo, si creano un ambiente più ristretto
dove possono ancora vivere con senso e padronanza del loro mondo.
Il gesto del
malato non deve essere chiamato menomato, perché è perfettamente adeguato
al mondo che gli si offre e al tipo di relazioni che questo mondo gli richiede.
Ogni gesto
compiuto è morto, perché non agisce che nel momento in cui viene espresso; il suo dissolversi
come gesto vivo, allontana la minaccia della ripetizione e dispone al GODIMENTO DELLA DIFFERENZA.

APRIAMOCI COME SI APRE ALLA LUCE TUTTO UN NUOVO MONDO IN QUESTA IMMAGINE!

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Valentina
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[*] Inviato il 9-6-2003 at 14:01


Ritornando all' idea di individuare un teatro per i "diversi" credo che non si debba trascurare il ruolo dello spettatore perchè è questo che costituisce parte dello spazio scenico.
Lo spettatore non dovrebbe vedere un teatro in cui sono in scena i diversi, ma dovrebbe entrare con lo stesso sguardo e la stessa coscienza con cui vede un normale spettacolo. Non serve uno spettatore pronto ad applaudire perchè un diverso è riuscito a fare qualcosa che appartiene ai normali, o uno spettatore che si sforzi per vedere fin dove il diverso è capace di arrivare, ma è necessario un pubblico che apprezzi la professionalità, che si faccia coinvolgere emotivamente e che non abbia pregiudizi di nessun genere. Ciò è difficile che accada proprio perchè ognuno ha il suo modo di affrontare un evento, un suo modo di porsi nei confronti dei diversi... UN SUO PUNTO DI VISTA...

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De Paolis Livia
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[*] Inviato il 10-6-2003 at 13:13


Il laboratorio di Viganò ci ha dato conferma di quanto "nella diversità si é più vicini all'arte"come dice Pippo Delbono.
Io personalmente ho fatto delle ricerche personali per vedere progetti simili a quello della compagnia degli Oiseau Mouche,ed essendo molto vicina al mondo dei sordomuti, ho scoperto l'esistenza di un Festival Nazionale del Teatro del Sordo, che vede la partecipazione di attori e spesso anche registi sordi con opere drammatiche e altro.
Essi sono attivi in tutto il mondo poiché l'ispirazione artistica é in armonia con la mimica e la gestualità,unita ad una musica soprattutto percussiva,percepibile anche da chi ha problemi di udito.
Tra le diverse compagnie che operano ancora oggi c'é la compagnia "CICLOPE" di Palermo e la "SENZA PAROLE" di Milano,compagnie che riescono a rappresentare opere di stile con una valenza altamente poetica e raffinata nell'esecuzione,attraverso la purezza del gesto e l'armonia del gruppo.
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De Paolis Livia
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[*] Inviato il 10-6-2003 at 13:25


Ricollegandomi all'intevento di Valentina riguardo al ruolo dello spettatore nel teatro dei "diversi",sono pienamente d'accordo sul fatto che lo spettatore dovrebbe aprezzarne la professionalità e non la possibilità di poter apparire"normali".Credo solo che oguno di noi, di fronte a questo, all'inizio abbia tanta curiosità non perché non riteniamo loro capaci per questo tipo di esibizioni, ma perché vogliamo vedere cos'é che può arrivare a noi , cos'é che ci può "toccare"....e sono convinta che nessuno meglio di loro riesca a dare vita a sensazioni e immagini con il solo uso del corpo e della sua espressività.
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De Paolis Livia
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[*] Inviato il 10-6-2003 at 14:06


Prima di scrivere questo interveto ,vorrei scusarmi se sto scrivendo i miei messaggi uno dietro l'altro,ma non avendo a disposizione un computer,non avevo l'opportunità di scriverli quando potevo e li ho appuntati sul mio quaderno.
Oramai stiamo giungendo alla fine di questa avventura...e personalmente ho ripensato a tutto quello che abbiamo fatto insieme!
Innanzitutto abbiamo fatto una nuova esperienza, che é quella del forum: per me soprattutto questo é stata una vera scoperta ,un modo per poter parlare senza nessuna barriera.Avevo ed ho la sensazione di scrivere e appuntare dei pensieri personali,quando invece so che tutto ciò che scrivo arriva direttamente a tutti....
In particolare il forum mi ha fatto capire come la multimedialità,il digitale in realtà richiedono una viva partecipazione e ci faccia essere veri "SPETTATORI ATTIVI"in quanto ci permette di partecipare,comunicare e condividere.Essa é molto vicina e in certi casi uguale al teatro,perché anch'esso richiede partecipazione e continui flussi di energia.
Nonostante la perplessità di alcuni di fronte a questa tecnologia in relazione a tutto ciò che in realtà é "umano",parlando d'integrazione,credo che alla fine abbiamo superato questo grande ostacolo.
Per quanto riguarda la "diversità",ho sempre saputo che alla fine i "diversi"hanno sempre qualcosa in più,che la loro "diversità"é la nostra ricchezza e mi fa un enorme piacere vedere come di questo siamo consapevoli in tanti...
Forse é vero che le prime esperienze di teatro per l'integrazione sono partite proprio dal Salento negli anni 70, ma solo oggi mi sono resa conto di quanto lavoro ci sia intorno a questo progetto:per me il laboratorio di Viganò é stato quello che in realtà ci ha fatto aprire totalmente gli occhi su questo.La compagnia degli Oiseau Mouche,compagnia teatrale professionista con uomini e donne con handicap mentale,é stata una conferma di tutto quello di cui ho sentito parlare in questi mesi.
Il teatro é riuscito a emanciparli e a liberarli da qualsiasi alone di diversità;i loro gesti trasformano il teatro in un fluire di emozioni e di poesia vivente.Viganò dice che i loro corpi esprimono qualcosa che ha a che fare con il loro stato;la loro forza scaturisce dalla reazione dei corpi all'interno di uno spazio scenico;essi raccontano la vita con tutte le sue forze contrastanti.
Chi é riuscito a seguire questo laboratorio dall'inizio forse sarà stato toccato nel profondo come é successo per me.Ora spero che l'esperienza di Itaca sia altrettanto ricca e riesca a coinvolgere ancora più persone nel progetto dell'integrazione, un progetto che spero sia sempre attivo e che mi auguro di seguire ancora per tanto.
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Tambouriner
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biggrin.gif Inviato il 10-6-2003 at 19:05
FORZA LIVIA!!!




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Paola
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[*] Inviato il 10-6-2003 at 19:28


Questi sono alcuni stralci dell’intervista al Prof. Cannoletta: lascio sul forum solo le tracce che mi sembrano più significative per avere un quadro generale (credo comunque che sia utile leggere per intero la testimonianza sull’esperienza di quegli anni, per cui se qualcuno è interessato può chiedermela!).

“ […] Nel 1969 cominciammo ad avvertire la necessità di portare fuori dalle strutture chiuse, i ragazzi portatori di handicap […] sempre più emarginati all’interno delle strutture cosiddette protette: le scuole speciali e le scuole differenziate […] Ci accorgemmo che i ragazzi in queste strutture, non partecipavano attivamente: […] vedevano gli altri compagni nella loro stessa situazione e quindi non avevano nessuno stimolo al confronto […] ”

“[…] Nel 1970, avviammo il progetto. […] Sicuramente le insegnanti non erano preparate ad affrontare la situazione. Erano abituate alla “patologia” dello stare sedute in cattedra riducendo il rapporto con i propri alunni alla cosiddetta “risposta mera” ovvero al semplice rapporto formale con il ragazzo benestante secondo le regole classiche della buona educazione.
Era necessario preparare gli insegnanti ad acquisire una nuova mentalità sul genere umano […] ”

“ […] All’inizio, quando i “diversi” entrarono nella scuola comune facemmo degli incontri con i genitori per spiegare loro cosa stesse succedendo […] Molti furono gli atteggiamenti di chiusura, altri, invece, si resero conto che i loro figli si sarebbero potuti arricchire con quella esperienza […] ”

“ […] Ricordo che molti genitori non uscivano da casa per paura di essere additati: sentimenti che si confondevano con la filantropia, col pietismo e con il paternalismo da parte dello stato e del potere politico […] ”

“ […] In realtà la frequenza del diverso nella scuola comune non significava necessariamente imparare a scrivere a leggere e a far di conto ma rappresentava un momento forte di socializzazione […] ”

“ […] Nel frattempo, l’esperienza si allargava in tutta Italia. Il Ministero della Pubblica Istruzione aveva sempre considerato la scuola elementare come un EDEN educativo, un posto tranquillo. Quando iniziarono ad emergere le prime contraddizioni, che la presenza dell’handicappato provocava, […] si cercò di far rientrare tutto nella logica del potere, istituzionalizzando la figura dell’insegnante di sostegno […] ”

“ […] Sarebbe opportuno assegnare ad ogni Collegio dei docenti tre o quattro insegnanti di sostegno come consulenza, come aiuto diretto agli insegnanti per trovare, autonomamente, soluzioni specifiche per ogni ragazzo […] ”

“ […] Era proprio quello il periodo del dibattito sulla non-scolarizzazione del ragazzo […] Questo dimostrava che, privilegiando un rapporto semplice basato sul SUO linguaggio, si poteva comunicare […]”

“ […] Sono stati fatti molti progressi: il fanciullo che ha frequentato la scuola comune ha perduto molto della sua aggressività trasformandola, mano a mano, in creatività; […] ”

“ […] In fondo, l’handicap è un ostacolo e non una malattia […] ”


Trovo bellissima l’idea del Prof. Cannoletta sulla necessità di acquisire una NUOVA MENTALITA’ SUL GENERE UMANO poiché penso che lo sviluppo e la crescita civile si fondino proprio sull’affermazione di “umanità diverse”.
A volte mi sembra che ognuno di noi trovi (istintivamente e involontariamente) più facile, concentrare i suoi affetti, le sue relazioni umane nell’ambito di una sicura “normalità” che spesso si manifesta, però, come indifferenza al destino degli altri.
Mi fa un certo effetto pensare che molte famiglie siano state costrette ad affrontare tutti i problemi nell’isolamento delle loro abitazioni, recluse, come se avessero commesso delle colpe di cui vergognarsi e per cui difendersi.
Mi sembra così terribile e assurdo; ho scoperto che l’indifferenza mi fa realmente paura.
Una vera e propria assistenza ai disabili, dovrebbe andare molto al di là del pietoso e antipatico concetto di “beneficenza”, perché assistenza significa anche combattere le cause di certi fenomeni, siano esse culturali, strutturali o politiche.
Nell’ottica dell’immedesimazione, della necessità di riuscire a vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri, mi piace immaginare “la diversità” come “quel modo non convenzionale di organizzare il mondo e di dargli un senso” a cui faceva riferimento Sabrina.
Naturalmente so bene che questa è una visione utopistica, e che bisogna fare i conti con difficoltà oggettive e svariati problemi da superare, ma credo comunque che la ricerca costante di una nuova percezione di umanità dovrebbe costituire un traguardo importante della nostra crescita.

Come ultima cosa, vi segnalo un testo bellissimo, toccante e profondo che mi è capitato di leggere di recente per l’esame di Lab. di teatro sociale e delle comunità: “FRATELLI” di C. Samonà (Mondadori).
Vi assicuro che alla fine di questa lettura vi sentirete più ricchi!

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Paola
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[*] Inviato il 10-6-2003 at 19:39


Ciao a tutti!
Ho inserito erroneamente il mio precedente intervento anche sul forum "Integrazione partecipata:quale teatro?" Purtroppo il mio computer sta facendo i capricci e non mi fa accedere alla pagina per cancellarlo e lasciarne uno soltanto. Perdonatemi.

Approfitto per sollecitare (so che vi ho già mandato una e-mail!) ancora gli interventi di tutti coloro che fanno parte del gruppo sull'integrazione e anche di tutti quelli che hanno semplicemente qualcosa da dire in proposito. (Anche se non avete partecipato ai Lab. col Prof. Viganò)
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Sabry
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thumbup.gif Inviato il 11-6-2003 at 09:35
IL TEATRO DEL GODIMENTO DELLE DIFFERENZE


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Originariamente scritto da Valentina
Credo allora che tutti noi chiamati normali dovremmo essere considerati diversi perchè ognuno ha un suo modo di interagire con gli altri e con ciò che lo circonda che sicuramente è dissimile da quello di chiunque altro.
Avrei tante altre cose da dire ma, per evitare di dilungarmi, rimando il resto ai prossimi interventi.


Infatti, se camminiamo in giro anche solo per pochi minuti, ci accorgiamo di essere tutti dei “ pazzi” : chi sembra di parlare da solo avendo l’ auricolare; chi è ubriaco; chi si veste in tutti i modi particolari; chi indossa catene; chi è coperto di tatuaggi; chi ha i capelli lunghissimi e chi si rasa e chi più ne ha più ne metta. E’ sempre e comunque un problema di soggettivismo e di una sorta di, permettetemi di dirlo, sicurezza e convinzione personale che ci fa vedere o meglio giudicare l’ altro continuamente diverso. Quando studiavo psicologia ho imparato una cosa molto importante e in realtà anche banale: tra le informazioni sensoriali e le informazioni cognitive interviene sempre la PERCEZIONE, un po’ come diceva il grande Kant ( non per niente ho sempre detto grazie alla filosofia!), che parlava di LENTI che abbiamo agli occhi e che ci fanno vedere il mondo in maniera diversa da come lo possono osservare gli altri. Siamo tutti UNO, NESSUNO E CENTOMILA… e tutti abbiamo dentro un mondo nostro, unico e personale, da cui non si può fuggire, che ci rende diversi e inimitabili! Voglio esagerare: c’ era un filosofo dell’ antica Grecia, Parmenide che diceva addiritura “ PANTA REI”, che vuol dire “ TUTTO SCORRE” e quindi noi non siamo mai quelli che pensiamo di essere, perché nel momento stesso in cui sono Sabrina a 21 anni, già mi ritrovo diversa, cioè Sabrina a 21 anni e 1 secondo e 2 secondi e 3 e 4 e 5……… Pensare ad un mondo più diverso del nostro, sulla base di quanto detto, è impossibile.
E poi che razza di mondo sarebbe se fossimo tutti uguali e compatti? Il mondo esiste proprio perché fatto di differenze, se non ci fosse il nero non ci sarebbe neanche il bianco; vi rendete conto che il bene non esisterebbe se non ci fosse il male???
Il mondo è bello perché è ricco, allora godiamocelo! Mi verrebbe da coniare un nuovo termine
Per un’ integrazione partecipata: quale teatro? IL TEATRO DEL GODIMENTO DELLE DIFFERENZE!

P.S. Chiedo scusa per i continui salti tra la filosofia antica, ottocentesca, la psicologia e la letteratura, ma i miei ragionamenti sono fatti così: continue relazioni!


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Sabry
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shocked.gif Inviato il 11-6-2003 at 09:42
ciò che ci vogliono dire


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Originariamente scritto da Valentina
Ritornando all' idea di individuare un teatro per i "diversi" credo che non si debba trascurare il ruolo dello spettatore perchè è questo che costituisce parte dello spazio scenico.
Lo spettatore non dovrebbe vedere un teatro in cui sono in scena i diversi, ma dovrebbe entrare con lo stesso sguardo e la stessa coscienza con cui vede un normale spettacolo. Non serve uno spettatore pronto ad applaudire perchè un diverso è riuscito a fare qualcosa che appartiene ai normali, o uno spettatore che si sforzi per vedere fin dove il diverso è capace di arrivare, ma è necessario un pubblico che apprezzi la professionalità, che si faccia coinvolgere emotivamente e che non abbia pregiudizi di nessun genere. Ciò è difficile che accada proprio perchè ognuno ha il suo modo di affrontare un evento, un suo modo di porsi nei confronti dei diversi... UN SUO PUNTO DI VISTA...


Ci vorrebbe un teatro dove gli spettatori, prima
ancora di vedere in uno spettacolo che cosa possono
saper fare un gruppo di attori disabili, osservino
gli sguardi, i gesti, le voci, i suoni e tutto quanto
riesca a non comprometterli, affinché prima
di pensare alla diversità, ciascuno venga colpito
dalla “ radioattività” ( di cui parlava Barba)
delle azioni e da ciò che CI VOGLIONO DIRE
e, badata bene, NON DIMOSTRARE.

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De Paolis Livia
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[*] Inviato il 11-6-2003 at 19:02


Prima di tutto volevo ringraziare Tambouriner per l'omaggio al Santo del mio paese!
E poi.....volevo dire che"QUANTO VIENE REALIZZATO OGGI PER LE PERSONE DISABILI,AVRà SENSO PER TUTTI NEL MONDO DI DOMANI".
Spero che il progetto di ITACA sia il punto di partenza di un processo che renda possibile la concretizzazione dell'integrazione,perchè questa riesce a far crescere uno stile di convivenza in cui le persone si riconoscono sulla base delle pari dignità!
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De Paolis Livia
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[*] Inviato il 11-6-2003 at 19:13


Posso davvero dire che le tecnologie odierne dell'informazione,forse,sono la base per una società senza esclusi:esse sono strumenti di vera democrazia contro le esclusioni e l'accesso a queste rappresenta una crescente opportunità di conoscenza,istruzione,lavoro,informazione,intrattenimento.
Lo sviluppo tecnologico, che nel corso degli ultimi anni ha profondamente modificato la quotidianità di tutti,ha provocato miglioramenti inaspettati.
Molte tecnologie sono ormai diventate familiari e facilmente accessibili,ma non per tutti.Infatti l'accessibilità ad esse è preclusa a chi,invece,dovrebbe essere più assiduo fruitore,proprio perchè soggetto in difficoltà.
Ed è proprio da noi,consapevoli di questo,che deve partire questo lavoro di avvicinamento del disabile alle tecnologie digitali.
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Tambouriner
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[*] Inviato il 11-6-2003 at 19:21
DATA & ORARIO! E LUOGO ESAME?


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Originariamente scritto da Tambouriner
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Originariamente scritto da carlo
[...]ci vediamo il 13 mattina all'esame, alle ore 11
MA DOVE SI TERRA' L'ESAME? CI CONFERMA LA SEDE "PRINCIPE UMBERTO"?!?
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carlo
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[*] Inviato il 11-6-2003 at 21:57
13.06 alle 11 al p.umberto


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Originariamente scritto da Tambouriner
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Originariamente scritto da Tambouriner
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Originariamente scritto da carlo
[...]ci vediamo il 13 mattina all'esame, alle ore 11
MA DOVE SI TERRA' L'ESAME? CI CONFERMA LA SEDE "PRINCIPE UMBERTO"?!?



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[*] Inviato il 12-6-2003 at 08:18
Il Punto di Vita secondo Antonin ARTAUD


Quota:
Originariamente scritto da carlo
[…] eccellente tamb
sei sincronico e riflessivo
ottimo
ancora

No… grazie…



Vabbè…
Visto ke proprio insiste…!!!


Ieri, nella discussione dell’esame con Antonio VIGANÒ, riportavo questo frammento dell’intervento di Gerardo GUCCINI dell’Università di Bologna all’interno dell’incontro di Lerici il 2/7/2000 dal tema VERSO UN TEATRO DEGLI ESSERI:
“Nel ‘900, si è passati – sia attraverso bruschi salti che attraverso soluzioni mediate e graduali, come l’attore immedesimato di Stanislaskij e quello straniato di Brecht – dall’arte di rappresentare l’altro da sé a quella di essere. Ora, nel passaggio fra i secoli, le attitudini, la cultura e anche i modi operativi sedimentati della svolta novecentesca si stanno risolvendo in una transizione ulteriore, per cui il teatro torna a confrontarsi col mondo, non più riflettendolo, come avveniva nel sistema mimetico, ma assumendone direttamente la realtà. La storia del teatro comprende dunque 2 snodi focali: l’uno va dal rappresentare all’essere; l’altro, successivo dall’essere agli esseri.”

Io riflettevo sul fatto ke, in fondo, è esattamente quanto dice Carlo INFANTE quando dice: dal punto di vista al punto di vita. Rubando il sistema relazionale dei rapporti nelle proporzioni in matematica, potremmo dire che:


p.to di vista : p.to di vita = rappresentare : esseri

G. GUCCINI continua dicendo:
“Si tratta di trasformazioni strettamente conseguenti, delle quali la seconda [dall’essere agli esseri], già implicata nella prima [dal rappresentare all’essere], era stata profetata […] da Antonin ARTAUD.
[…] scrive Artaud […] “io combatto per la disintegrazione assoluta del teatro da tutti i generi e da ogni specie d’arte, e per il suo reinserimento nell’andamento dell’attività quotidiana, quella dei vagoni per il bestiame, d’una transiberiana, della bomba atomica o d’una squadra d’alto mare”.
[…] C’è a Perugina un obitorio, meglio sarebbe mostrare il gioco segreto della sua architettura – suggerisce Artaud – […].”Per arrivare a questo obitorio – scrive – occorre discendere per certi corridoi in pendenza dove non si passa che ad uno ad uno, e che danno a chi ci passa il freddo della piccola morte”.
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Valentina
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[*] Inviato il 12-6-2003 at 12:21


Questo è veramente un intervento conclusivo prima del termine di questa esperienza.
Posso affermare con assoluta certezza che ho visto il mondo dei diversi sotto un profilo differente da quello comune e ciò sicuramente non mi ha fatto sviluppare un senso di dispiacere o pietà nei loro confronti, ma mi ha arricchito tanto: ho acquisito la piena consapevolezza di trovarmi davanti a gente diversa non per l' handicap, per difetti fisici o mentali, ma diversa solo per esperienze, per modi di vita, come del resto siamo tutti.
Sarebbe bello poter gridare queste parole a tutto il mondo perchè sentisse e capisse chi è veramente il DIVERSO, ma credo che pochi sarebbero disposti ad abbandonare i loro pregiudizi e le loro errate convinzioni per accettare la MIA affermazione.
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Vinicio Antonio Attanasi
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[*] Inviato il 12-6-2003 at 14:14


Ciao a tutti!!!!!
Manco molto dal forum!!!!!
Per cause forze maggiori sono stato impossibilitato a aparteciparvi!!!!
Io non ho potuto partecipare al laboratorio del Prof Viganò presso il Galateo, ma a suo tempo ho partecipato allo stage tenuto da Julie Stanzak al Galateo, quindi vi parlerò di quello.
Il metodo di Julie è lo stesso di Viganò, osservare l'animo allo stato più genuino e naturale per poi curarlo ed aiutarlo a crescere ed utilizzarlo per comunicare emozioni vere ai più.
Lo stage era impostato tutto sull'educazione del corpo. Julie andava in giro con un trolley, il primo giorno pensavo fosse il suo bagaglio e che arrivasse direttamente dell'aeroporto invece quando lo aprì scoprì con grande stupore che era pieno di CD musicali, musiche di tutti i tipi provenienti da tutto il mondo. Il corpo comunica e la musica lo aiuta a farlo!!!
Lei comincia il suo lavoro spiegandoci i punti fondamentali del corpo, ci spiega quale è l'equilibrio giusto tra corpo e mente e poi ci spiega che ognuno di noi deve ricercare una espressività molto libera e avere il coraggio di abbattere il muro che ci sta di fronte e lasciare che la nostra energia interiore esploda e irradi tutto ciò che è intorno.
Con il proprio corpo anche solo con pochi gesti si può raccontare una vita!!!
Ha voluto con ciò farci capire che non siamo poi tanto diversi da coloro che consideriamo tali.
E' stata una esperienza bellissima!!!!!!!!!!!!!
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Sabry
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sad.gif Inviato il 12-6-2003 at 16:30
PRECISAZIONI


Vorrei solo sottolineare e precisare qualcosa in base agli elementi che ci ha fornito Paola:
i ragazzi non avevano nessuno stimolo nelle scuole speciali;
nelle scuole comuni i bambini incontravano momenti forti di socializzazione;
quando emersero le prime contraddizioni, con la legge 517 del ’75 il ministro dell’ istruzione si è INVENTATO la figura dell’ insegnante di sostegno.
Vi pare corretto, dopo tanto tempo di attese, sacrifici e speranze, emarginare nuovamente il disabile non più con una propria scuola, ma con una propria insegnante?
… Ricordo ancora una bambina handicappata
di nome Laura che frequentava la mia stessa
scuola, riuscivo a vederla solo durante la ricreazione
, perché con la sua insegnante era sempre a
passeggiare per i corridoi o in una stanza apposita dove
c’ erano solo lei assieme alle sue penne e pastelli.
Ogni volta che uscivano Laura cercava sempre di
scappare, ma per andare dove secondo voi? Proprio
da noi, credo che cercasse i suoi simili, credo che
volesse giocare, credo che desiderasse stare con
noi, MA noi non eravamo abituati al suo atteggiamento,
perché Laura cercava sempre qualche bambina
con i capelli lunghi per tirarglieli ed io, che lo sapevo
e avevo i capelli attaccati a mò di coda, non capivo
cosa veramente avrebbe voluto da me, IO AVEVO SOLO PAURA.
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De Paolis Livia
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[*] Inviato il 12-6-2003 at 18:26


Siamo arrivati alla fine di questo "viaggio"insieme! Volevo ringraziare tutti perchè è stato bellissimo,anche se sinceramente speravo in un lavoro più concreto....Ora spero che il nostro progetto non si fermi qui e che veda i più interessati in un lavoro sempre più attivo. SPERO CHE NON FINISCA TUTTO QUI!!!!!! Ciao a tutti!!!!!
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Francesco
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[*] Inviato il 12-6-2003 at 18:32
Si tratta degli esami, leggete tutti:


COMUNICAZIONE PER TUTTI!!!!!!!!!!

Nel pomeriggio di oggi, dopo la lezione di Grasso, abbiamo saputo che non è possibile svolgere gli esami, perchè l'attività didattica è sospesa per la presenza di Prodi all'ECOTEKNE che terrà una conferenza. Ci si vedrà però cmq domani alle 11.00 per stabilire se fare gli esami nel pomeriggio oppure il giorno dopo, altrimenti dovremo rimandare tutto a luglio. Sfrutto ulteriormente il forum per dire che la lezione di domani di Grasso non si farà.

chiedo cmq scusa per aver trasmesso un msg che non riguardava il forum.
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carlo
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[*] Inviato il 12-6-2003 at 18:54
ci vediamo alle 11. gli esami li facciamo il pomeriggio


Quota:
Originariamente scritto da Francesco
COMUNICAZIONE PER TUTTI!!!!!!!!!!

Nel pomeriggio di oggi, dopo la lezione di Grasso, abbiamo saputo che non è possibile svolgere gli esami, perchè l'attività didattica è sospesa per la presenza di Prodi all'ECOTEKNE che terrà una conferenza. Ci si vedrà però cmq domani alle 11.00 per stabilire se fare gli esami nel pomeriggio oppure il giorno dopo, altrimenti dovremo rimandare tutto a luglio. Sfrutto ulteriormente il forum per dire che la lezione di domani di Grasso non si farà.

chiedo cmq scusa per aver trasmesso un msg che non riguardava il forum.
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Sabry
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smile.gif Inviato il 12-6-2003 at 21:07
LETTURA DINAMICA?


Prima di tutto grazie a Francesco e poi...


Chiedo scusa se divago ma c’ è una cosa che non sono
mai riuscita a scrivere.
Vorrei spezzare
una lancia a favore della lettura dei libri contro la lettura
dello spettatore in rete; ogni critica o altro è sempre
ben accetto.
Mentre con un libro, tutto è completamente
soggettivo, con l’ interfaccia immersiva il mio mondo è
meno soggettivo di quanto si possa pensare.
Accade tutto sempre in base a ciò che mi si propone
davanti e a ciò che è stato costruito sull’ interfaccia.
Credo che l’ interfaccia mi limiti, perché procede
tutto secondo uno spazio determinato e tanti particolari
che mi riconducono sempre a quella specifica
tematica. Quali emozioni mi potrebbe far vivere un’
interfaccia immersiva in più, rispetto ad un buon libro
che mi “ libera l’ immaginazione”? Un libro, se pur letto in
maniera lineare, non mi limita, mi fa fantasticare
secondo diversi punti di vista: scavo attraverso
gli occhi del passato; osservo con gli occhi del presente
e immagino con quelli del futuro, tutto questo in una volta sola.
La lettura
attraverso relazioni in rete mi ha già preordinato
tutto e mi ritrovo sempre negli spazi che mi sollecitano
maggiormente; e tutto ciò che non mi interessa?
A questo punto mi domanderete: per quale motivo
mi dovrei preoccupare di avere davanti ciò che non mi interessa?
Non so se riuscirò a spiegarmi, ma tante volte mi è
capitato di leggere cose che, mentre inizialmente
tralasciavo e quindi lasciavo perdere, attraverso
flash di parole-chiave hanno attirato la mia attenzione
fino a diventare interessi e poi vere e proprie passioni.
Insomma, quanti di voi, appassionati di cinema,
hanno iniziato ad amare particolari registi solo perché
casualmente hanno visto un loro film che vi ha affascinato
o incuriosito? La stessa cosa succede quando si legge
un libro. Non può accadere questo, invece, quando
ci si immerge nello spazio dell’interfaccia a cui siamo
interessati. Lo spettatore in rete avrà sicuramente
uno sguardo dinamico agendo con il mouse e con
la propria mente, ma “ lo spettatore di libri” avvertirà
anche lui la sua dinamicità, sfogliando le pagine e
immaginando un mondo tutto suo, sicuramente
non già predisposto e preordinato.
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