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Autore: Oggetto: Di cosa è fatto un teatro? un'esperienza con Le Ariette
carlo
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[*] Inviato il 23-9-2003 at 09:01
Di cosa è fatto un teatro? un'esperienza con Le Ariette


in quei giorni, in questo ambiente on line
troverai il modo per seguire le tracce di un'esperienza teatrale che ha capito dove cercare...

e lancia un tema
a cui aggiungerei un bell'interrogativo

“Di cosa è fatto un teatro”

Dal 23 al 26 ottobre in provincia di Bologna nella valle del Samoggia e precisamente nei comuni di Bazzano, Castello di Serravalle e Monteveglio daremo vita alla quarta edizione di A TEATRO NELLE CASE Festival d’autunno.
“Di cosa è fatto un teatro”, dove sono le sue radici, qual’è la sua anima, la sua essenza, dove sta la forza originaria e necessaria dell’evento teatrale. Sono queste le domande che vogliamo condividere con gli spettatori, gli artisti e gli studiosi presenti al festival.
Nelle case della valle del Samoggia saranno ospitati: Laura Curino con “Olivetti”, Marco Baliani con “Tracce”, Davide Enia con “Schegge”, Arianna Scommegna con “La Molli”, Enrique Vargas con “Sancocho de cola” e Alekos con "Mis desvelos de amor"
Il Festival aprirà giovedì 23 alle ore 20 al Deposito Attrezzi (la nostra sede a Castello di Serravalle) con “Di cosa è fatto un teatro” una serata di festa con il Teatro delle Ariette. La serata si svolgerà attorno a un grande tavolo e prevede, oltre alla cena, la presentazione del libro “Teatro da mangiare?” a cura di Massimo Marino sul nostro omonimo e fortunato spettacolo, il video “EIZEL di cosa è fatto un teatro” di Stefano Massari su un anno di vita, di lavoro e di tournée con le Ariette, gli ingredienti del forum on line "La rete degli sguardi" a cura di Carlo Infante e l'intervento musicale di CERAMICHELINEARI + COMPAGNIADELLAFORTEZZA.
Sabato 25 ottobre ore 15 sempre al Deposito Attrezzi “LE RADICI DI UN’ IDEA di cosa è fatto il mio teatro” conversazione con gli artisti presenti al festival e Gerardo Guccini, Massimo Marino, Renata Molinari, Carlo Infante. Coordina Cristina Valenti.
Venerdì e sabato al Deposito Attrezzi Osteria Bogotà mangiare, bere, musica e parole fino a notte fonda.


Giovedì 23 ottobre
Deposito Attrezzi (Castello di Serravalle) ore 20
Di cosa è fatto un teatro
una serata di festa con il Teatro delle Ariette
La serata si svolge attorno a un grande tavolo e prevede, oltre alla cena, la presentazione del libro TEATRO DA MANGIARE? a cura di Massimo Marino sul nostro omonimo e fortunato spettacolo, il video EIZEL di cosa è fatto un teatro di Stefano Massari su un anno di vita , di lavoro e di tournée con Le Ariette, gli ingredienti del forum on line LA RETE DEGLI SGUARDI a cura di Carlo Infante e l'intervento musicale di CERAMICHELINEARI + COMPAGNIADELLAFORTEZZA.

Venerdì 24 ottobre
Casa Cavazzoni (Bazzano) ore 21
OLIVETTI alle radici di un sogno
con Laura Curino
di Laura Curino e Gabriele Vacis
TEATRO STABILE DI TORINO
"Olivetti" è la storia di Camillo, il pioniere, l'inventore, l'anticonformista capriccioso e geniale che fonda, agli inizi del '900, la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Ne ho ricostruito la vita, le figure che gli ruotano attorno, l'ambiente e le imprese. E' il racconto di un'avventura, pieno di colpi di scena, di prove da superare, di lotte, di amori, di eroi. La cosa più straordinaria è che è...tutto vero. (Laura Curino)

Venerdì 24 ottobre
Deposito Attrezzi (Castello di Serravalle) dalle ore 23
Osteria Bogotà
mangiare, bere, musica e parole fino a notte fonda
durante la notte
SANCOCHO DE COLA
di e con Enrique Vargas
MIS DESVELOS DE AMOR
di e con Alekos
Sentire Enrique Vargas raccontare piccole storie tradizionali colombiane è un'esperienza deliziosa, senza altra pretesa che recuperare il pacere di sedersi e stare ad ascoltare. Enrique Vargas disegna con la voce, ride con gli occhi, fa teatro perchè ama il silenzio. Il silenzio dei colori, il silenzio che tradisce, il silenzio che rapisce.

Sabato 25 ottobre
Deposito Attrezzi (Castello di Serravalle) ore15
LE RADICI DI UN' IDEA di cosa è fatto il mio teatro
conversazione con Marco Baliani, Laura Curino, Davide Enia, Gerardo Guccini, Carlo Infante, Massimo Marino, Renata Molinari, Arianna Scommegna, Marco Tamarri, Enrique Vargas.
coordina Cristina Valenti
collaborazione Francesca Bortoletti

Sabato 25 ottobre
Podere La Sega (Castello di Serravalle) ore 21
TRACCE
di e con Marco Baliani
dall' omonimo saggio di Ernst Bloch
"Tracce" è un pensare affabulando. Lo stupore e l'incantamento attraversano una specie di mappa , di costellazioni narrative diverse, disegnando un percorso multiforme di racconti, aneddoti, ricordi, poesie, digressioni, riflessioni, domande.

Sabato 25 ottobre
Deposito Attrezzi (Castello di Serravalle) dalle ore 23
Osteria Bogotà
mangiare, bere, musica e parole fino a notte fonda
durante la notte
SANCOCHO DE COLA
di e con Enrique Vargas
MIS DESVELOS DE AMOR
di e con Alekos


Domenica 26 ottobre
Tenuta Santa Croce ore 18 (Monteveglio)
SCHEGGE, STUDIO SU MAGGIO '43
di e con Davide Enia
musiche in scena di Settimo Serradifalco
ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI
Davide Enia in questo spettacolo racconta del terrbile bombardamento di Palermo il 9 maggio '43. Tempi atroci in cui la morte cadeva inattesa dall'alto o dal basso dei mercati neri che stritolavano con prezzi schizzati alle stelle. Erano tempi malati e bugiardi, tempi cinici e bari. Assomigliano a oggi.

Domenica 26 ottobre
Casa Zamboni - Rinaldi ore 21,30 (Bazzano)
LA MOLLI
con Arianna Scommegna
di Gabriele Vacis e Arianna Scommegna
A.T.I.R.
Divertimento alla faccia di Joyce. Una sedia, una donna, un pubblico seduto molto vicino magari anche su dei cuscini. Una luce calda che illumina anche il pubblico. Per un'ora circa la donna, l'Arianna Scommegna, apre il rubinetto dei suoi pensieri.


Per tutta la durata del festival sarà attivo il forum on line LA RETE DEGLI SGUARDI a cura di Carlo Infante su http://www.teatron.org/forum : non-luogo di scrittura partecipativa di riflessione e di confronto tra spettatori ed autori.


Teatro delle Ariette - Deposito Attrezzi
Via Rio Marzatore 2781
Castello di Serravalle BO
prtenotazione obbligatoria allo 051 - 6704373
leariette@libero.it

altre info su
http://web.tiscali.it/leariette/
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carlo
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[*] Inviato il 21-10-2003 at 23:43
anche se non ci sarai


sarà possibile parlare (scrivere) in questo forum degli spettacoli che andranno in scena nelle case di queste colline bolognesi
anche x chi non ci sarà

la rete lo permette

se hai visto gli spettacoli da qualche altra parte potrai lasciare qui il tuo segno

un pò del tuo sguardo remoto
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carlo
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[*] Inviato il 23-10-2003 at 13:36
inizia la raccolta



iniziamo qui a raccogliere un po' delle nostre idee di teatro

l'ho scritta in treno, in viaggio, sul mio palmare...

la metto su così
poi magari torno a ragionarci su

è un invito
questo
che rivolgo anche a te
spettatore-navigatore di questo forum

questi interventi non devono essere necessarianmente conclusi
è bello possa essere concepiti come detonatori di un pensiero connettivo
da scambiare...


la mia idea di teatro è radicata nel desiderio d alterità:
essere altrove, fuori di me.
Corrisponde ad una ricerca interna che solleciti il nomadismo psichico e
allo stesso tempo
ad una ricerca di condivisione che crei spazio pubblico x tutto questo.

si: spazio pubblico

creare spazio pubblico
a partire dal desiderio d'alterità
uscire fuori di se
verso l'altro e l'altrove
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davide
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 06:06


...non so neanche bene dire perchè ma nel leggere la prima suggestione di Carlo mi è tornato in mente l'insostenibile leggerezza dell'essere...
Quali sono oggi i codici tribali sconosciuti all'altro, che vanno portati nel catino del teatro perchè vengano confusi e interpretati insieme agli altri codici? Cosa ci stiamo dicendo?
Il teatro dovrebbe aiutarci a capire cosa stiamo cercando di dirci... perchè stiamo cercando di dirci qualcosa... è sempre così... solo che spesso non ci si riesce... e allora è come se alla stilografica della collettiva narrazione storica finisse la cartuccia...
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 11:05
il teatro che nasce dentro


dai...
rilancio la domanda
"di cos'è fatto un teatro?"

che sia fatto da quel bambino che è in noi
e che molti hanno perso x strada?

stamattina a colazione parlando con Enrique Vargas
è emersa parlando e sorseggiando l'immagine di quel bambino che sulla cordigliera delle Ande giocava nascondensi nelle piante del caffè
stanze verdi contenute nella grande casa
verde della foresta pluviale

e ho rivissuto quei giochi del nascondino
che rilasciano brividi alle surrenali
che fanno venire paura e godimento

e ho rivissuto quell'esperienza di spettatore solitario
nel suo evento-installazione
"oracoli" che ho fatto
(visto... ma come ci siamo detti con stefano pasquini...
prima... mentre pulivamo i funghi... armillaria mellea... l'ho trovati davanti casa... e li mangeremo a pranzo...
quel vedere e un fare esperienza!)
anni fa a roma:
quel fare
fa nascere il teatro

dal di dentro

dal tuo stupore

uno stupore infantile
come direbbe Ellemire Zolla
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carlo
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 11:20
essere disposti a...


Quota:
Originariamente scritto da davide
...non so neanche bene dire perchè ma nel leggere la prima suggestione di Carlo mi è tornato in mente l'insostenibile leggerezza dell'essere...

<<< ma è così leggero l'essere?
o gravido di tare comportamentali
di mediazioni
di compromessi con le convenzioni?
<<<

Quali sono oggi i codici tribali sconosciuti all'altro, che vanno portati nel catino del teatro perchè vengano confusi e interpretati insieme agli altri codici? Cosa ci stiamo dicendo?
Il teatro dovrebbe aiutarci a capire cosa stiamo cercando di dirci... perchè stiamo cercando di dirci qualcosa... è sempre così... solo che spesso non ci si riesce... e allora è come se alla stilografica della collettiva narrazione storica finisse la cartuccia...


<<< si e quella energia (l'inchiostro della tua penna-metafora)
va ricaricata
come una dinamo
pedalando
mettendosi in relazione con l'altro

ecco il teatro è una bella palestra x questo

x abituarsi ad essere disposti a...
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luca
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 11:22
chi ha mai detto che il mondo è stato già scoperto?


mi viene in mente
questa

è una citazione

sapete di chi?





ha molto a che fare con la domanda du cui sopra

rimette in pista alla grande il nostro rapporto con il mondo
il teatro serve un pochino anche a questo

no?
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carlo
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 13:29
qual'è la tua domanda di teatro?


proprio ieri, riflettendo sul libro curato da massimo marino
m'è risalita in me un'esperienza fatta in occasione del Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari nel 2001

era un progetto di diario di bordo on line
http://www.teatron.org/primavera/
basato sul confronto all'interno di un piccolo gruppo di spettatori

all'inizio ci si era aggrovigliati intorno ad una questione che è molto simile a questa
intorno a cui orbitiamo in questi giorni

"qual'è la tua domanda di teatro?
in questo link trovi le risposte
http://www.teatron.org/primavera/domande.html#corpo

ah, ora ricordo ho ripescato quel diario perchè erano uscite delle notazioni interessanti in relazione al "teatro da mangiare" de Le Ariette
ecco il link
http://www.teatron.org/primavera/11.html

quasi quasi
torno sul link che avevo indicato prima
rispondendo alla domanda
"qual'è la tua domanda di teatro?"
ci sono degli ottimi spunti di riflessione
vado
le prendo le copio e le incollo
anche xchè alcune di queste possono essere utili da leggere in questo forum
magari stampandolo (come fanno molti)

vado e le incollo qui, ora


Il corpo travagliato

È straordinario quanto possano essere vicini e intimi per una giovane donna-mamma il teatro e il parto. Io ho compiuto un miracolo all’età di 19 anni. Al mio primo esame all’Università (DAMS) la gravidanza era giunta già al settimo mese e mi ero da poco accostata più da vicino al teatro. È vero, il modo di guardare e vivere il teatro è condizionato dalla propria vita, dalle proprie esperienze, dal proprio "punto di vista"! Di fronte ad uno spettacolo la mia attenzione è catturata in modo particolare dalle dinamiche dei corpi, dal gioco di energie, dal rapporto con lo spazio.
Sono convinta che per me e su di me avere vissuto un’esperienza miracolosa, quale quella di diventare mamma, è stata di fondamentale importanza. Per nove mesi ho assistito ad un continuo e "crescente" cambiamento fisico; sentivo dentro di me muoversi e vivere un altro essere, come un mio strano prolungamento; vedevo la mia pancia deformarsi ad ogni calcio o ad ogni stiracchiamento del mio prolungamento e, cosa più interessante, per le quasi 12 ore di travaglio, ho acquisito un modo diverso di vivere il mio corpo, ma anche quello di osservare il corpo e l’energia degli altri, dell’attore, e di quanto e come la presenza di un’altra persona possa giungere a me. Insomma credo che il disagio e il dolore (intendetemi sui termini) siano indispensabili per l’arte scenica. Decroux diceva che "le mime est à l’aise dans le mal-aise". Ha ragione ed io penso che il mio prolungamento abbia contribuito a rendermelo più chiaro. (paola)

Il teatro è opera d’arte?

Un’opera d’arte trova la sua forza nell’incontro con l’altro, con il suo fruitore, anche se solo uno. Alla maniera di una pittura o di una scultura la performance teatrale, in quanto espressione viva dell’arte, suo prodotto fisico e concreto, esige l’incontro con l’altro, necessita della presenza attiva del suo spettatore. Il teatro, dunque, è un’opera d’arte che si offre allo spettatore e che è preziosa perché vive del momento ed esiste nel momento in cui si manifesta. È come se ci trovassimo di fronte ad un banchetto, dove il "TEATRO"prepara e serve le sue pietanze ai convitati (gli spettatori), i quali a loro volta devono sapere mangiare. Se si verifica quest’incontro si può giungere al "rasa", al piacere assoluto. Analogia molto simpatica, ma non è mia , appartiene a R. Schechner. Ad ogni modo la bellezza del teatro credo che sia anche il bisogno urgente e vitale che si verifica tra i due poli ( attore-spettatore), mantenendo ferme le sue caratteristiche di opera d’arte, diversa dalle altre, ma pur sempre opera d’arte. (paola)

I punti oscuri della mia mente

In effetti non ci ho mai pensato. Possibile? Eppure mi piace molto andare a teatro. Mi piace anche cercare nuove forme di teatro da vedere, magari anche da studiare.
Il teatro è pieno di rimandi psico-analitici sull’animo e sulla natura umana ed io ne sono molto affascinata. Forse se non avessi studiato giurisprudenza avrei studiato psicologia.
Non so cosa mi aspetto, se scoprire nuove emozioni, o capire dei punti oscuri delle mia mente, o se ricercare un momento di puro e semplice divertimento e quindi quasi un momento ludico. Il teatro ti permette di fare tutto, è finzione sì, ma rappresentativa di momenti molto reali e allora mi soffermo e penso. Io penso molto, ieri parlavamo di Sinapsi, un termine nuovo per me, invece è un fenomeno quotidiano per la mia persona.
E poi penso che questa domanda sia limitativa e vincolante rispetto alle emozioni che può suscitare un spettacolo considerato bello. Ho voglia di conoscere tante cose, dalla letteratura alla storia, dall’introspezione alla psicologia, dall’arte figurativa a quella multimediale ecc.,… magari attraverso uno spettacolo ci riesco. Per come credo che sia la mia natura è un mezzo logico più che analogico e mi aiuta e mi rende più facile conoscere quello che mi interessa.
Mi aspetto tutto e non mi aspetto niente, perché anche non aspettarsi nulla può essere bello, ma limitarsi a godere di una bella immagine o di una musica o di …. (francesca)

I frutti da godere

La mia opinione a proposito è alquanto negativa, poiché per colpa della scorsa stagione teatrale tenutasi nel complesso di locali che momentaneamente ci ospitano, ovvero, il Protoconvento Francescano, ed esattamente, negli ambienti del Teatro Sybaris, molti weekend che avrei potuto trascorrere assieme alla mia dolce metà, sono saltati.
Non nego, comunque, che ho potuto cogliere un lato positivo da tutta la faccenda poiché ad alcune delle rappresentazioni teatrali ho assistito personalmente. Gli spettacoli a cui ho assistito non sono certo stati tutti di mio gradimento.
Le rappresentazioni di cui sopra ho detto sono state le prime a cui ho assistito. Detto questo le mie parole suoneranno come quelle di un profano rispetto a quelle di un critico teatrale o di chi magari è più avvezzo a questo ambiente.
Secondo me il punto della questione "cosa mi aspetto dal teatro" è fortemente collegato con la mia personale impressione e, soprattutto con la mia personale esperienza. Dico questo perché penso che molte persone non conoscono il teatro, o meglio, il "mondo del teatro" è distante dal mondo esterno, non per ciò che riguarda i suoi contenuti o le sue ispirazioni, ma per il contatto con la persona in quanto tale. Con questo termine intendo riferirmi alla persona qualunque: al padre di famiglia, al fruttivendolo, allo studente di qualsiasi grado e livello, all’impiegato comunale, ecc.
Sembrerebbe che il "mondo del teatro", costituisca un ambiente d’èlite, che si ispira alla vita reale di tutti i giorni, ma che in realtà è posto a distanze chilometriche dalla stessa.
Io non rimprovero per questo né il teatro né tanto meno chi è e chi fa teatro, penso solo che sarebbe simpatico se la musa ispiratrice del "mondo del teatro" potesse goderne assieme i frutti. (cristina)

Il silenzio svelato

Perline colorate, menzogna e verità, odio, emozioni continue, allegria e paura di vivere, la possibilità di vedere riflesse sul palcoscenico le emozioni della vita di tutti i giorni, la fabula e l’intreccio possono appassionare terribilmente, la vita quotidiana non filtrata attraverso i canali mediatici, l’illusione che nulla si spegne e continua a brillare anche dopo la chiusura delle luci del palcoscenico. L’uso della fantasia per poter raccontare azioni normali, apparentemente banali, ma cariche di un’energia, non importa se positiva o negativa, questo dipende dallo strato culturale del periodo storico in cui si vive, che non deve apparire per nascondere i propri difetti. Attori che si travestono, si mascherano o indossano semplicemente costumi o abiti, capaci di far riflettere, di fermare la globalizzazione e l’omologazione culturale che avanzano dirompenti verso la nuova serie della vita ripresa in diretta dalle telecamere, in una casa chiusa ad ogni contatto con l’esterno. Essere vicini all’avvenimento, al potere osservare lo spettacolo da un distanza di alcuni metri a secondo del posto prenotato e poi discuterne con gli altri, scambiarsi impressioni, adulare o criticare, essere presenti senza dover cedere il posto ad altri. In questo modo la parola non diventa inutile, vuota ma si carica sempre di nuovi significati e la capacità di raccontare ha il sopravvento sulla monotonia del pensiero, il silenzio ha un significato misterioso, pronto ad essere svelato per divenire patrimonio comune di tutti. (michele)

Come possono pensare che il teatro sia una noia mortale?

Sono un quattordicenne e fino a poco tempo fa per me il teatro era: attori, palcoscenici, copioni e quantaltro. Ma cos'è ‚ veramente il teatro?
Forse a causa della mia età non riesco molto bene a capire il significato della rappresentazione ma se mi venissero poste domande come: cosa ‚ per te, è il teatro o prova ad individuare quando il teatro è riuscito a schiacciare il bottone d'avvio dentro di te… io risponderei: il teatro non è altro che un mezzo di comunicazione che emette messaggi nascosti e che comunica valori.
In me particolarmente quel messaggio è arrivato all’età di 12 anni vedendo il Nabucco.
Potrebbe sembrare un po’ strano in un ragazzino di 12 anni eppure ècosi.
A volte mi sento escluso dal gruppetto di amici che mi sono creato perché non riesco a capire come i miei amici possano pensare che il teatro sia una" noia mortale". (Giovanni)

La ferita aperta

Teatro. T e a t r o . T e a t r o . T e a t r o . T e a t r o.
S p a z i o . Luogo d’insieme. piazza famelica. corpo. a corpo.
S o g n o . b i s sogno.
T e m p o . evaso. mutato.
F e r i t a . aperta. mostrata. allargata. cucita. necessaria.
S p e c c h i o . Narciso. Maso. Sado…
parole libere nessuna esclusa. ecco cosa può il teatro .il teatro per me: comprenderti
e straniarti. guardarti per mezzo di te. e guardarti senza di te.
amarti come sei. comunque sei. comunque sono. (kore).

Il viaggio della mente tra rovi e viottoli

Mi vengono in mente i cigolanti carri di Tespi che portavano i teatranti nei villaggi più sperduti; e varie frattaglie letterarie, tra cui il vasto stanzone , con le scene ormai a brandelli, dove la baronessa Rubiera di verghiana memoria provvedeva ai lavori agricoli dei poveracci a lei sottoposti. Il teatro come rivendicazione sociale per coloro che non essendo nobili o notabili e non potendo assolutamente diventarlo dato l’epoca, vedevano "gli altri andare a teatro" come ennesima eccentricità. Situazioni e ambienti molto lontani dalle abitudini, per es., dei veneziani.
Ma che cos’è, adesso, per me, il teatro? E’ un viaggio della mente verso luoghi inesplorati, vasti come enormi sale dalle pareti che scorrono all’infinito le une sulle altre, mostrando, in variopinti meandri, percorsi già esplorati eppure ancora poco noti nelle loro mille improvvise sfaccettature. Sentieri che si aprono improvvisi tra i rovi, viottoli che serpeggiano tra i campi, sul consueto divenuto lontano e portato sotto i miei occhi. L’irrazionale che si trasforma, si conforma a criteri estemporanei di quotidianità. E’ il paradosso racchiuso nell’esistenza, il pulviscolo dorato che accende gli attimi. E’ il viaggio per volare. (ginestra )

Lo sguardo che penetra il riflesso. Un dialogo

Terry 70: Qual’è secondo te il punto di vista dello spettatore teatrale?.
Ermes: Bella domanda. Uno specchio che riflette la tua immagine. Ti rimbalza dentro.
Terry 70: Il teatro è quindi uno specchio?
Ermes: In uno specchio vedi la tua immagine riflessa. Il tuo corpo che si muove. Lo sguardo che penetra il tuo riflesso.
Terry 70: Andare al teatro è quindi come guardarsi allo specchio?
Ermes: Ancor di più. Il teatro, quindi gli attori, i corpi che si muovono liberamente nello spazio, la musica o il silenzio, se visti da una giusta prospettiva sono lo specchio del tuo interno.
Terry 70: E qual’è la giusta prospettiva?
Ermes: Lo spettatore può diventare attore (inteso come parte attiva) solo se riesce a far respirare al suo interno le emozioni che si intersecano sulla scena.
Terry 70: Non riesco a capire. Cosa c’entra lo specchio, la prospettiva,
Ermes: Adesso devo andare. Te lo spiego domani. (poldo)

L’energia che si sprigiona dal teatro

Sul palcoscenico s’intrecciano le esperienze artistiche e quelle vissute degli attori, le emozioni che trasmettono risuonano nel buio della sala. Emozioni, la ricerca di quel qualcosa capace di smuovere il proprio animo, dal momento in cui si apre il sipario fino all’epilogo, qualunque esso sia. Una catarsi totale, un’immersione partecipe nel recitato, nella mimica degli attori, affascinati dai costumi, dalle musiche, dal gioco delle luci. Sul palcoscenico non c’è diritto di replica, non è virtuale quello che si vive, gli attori danno corpo e anima ai sentimenti e alle pulsioni del pubblico immerso nel buio, di tutti coloro che attori non sono, ma che anche per pochi minuti, vorrebbero esserlo. Nel teatro non bisogna cercare una definizione, non bisogna incastonarlo in un confine ben definito, che sia commedia dell’arte o tragedia, teatro sperimentale o di ricerca, che sia popolare o colto, ma bisogna un po’ abbandonarsi, lasciarsi trasportare, liberarsi dai condizionamenti quotidiani e vivere le emozioni per quello che succede, realmente, davanti ai propri occhi, solo in questo modo si possono cogliere, almeno in parte, la bellezza e l’affascinante energia che si sprigionano dall’arte teatrale. Mandrie di cavalli selvaggi, eserciti pronti alla guerra, uomini e donne spinti dall’amore, dall’odio scorrono e balenano davanti a me, li vedo, li sento, eppure tutto questo è frutto della narrazione e della magia di un solo attore, seduto su una sedia, capace di incantarmi ed emozionarmi, che mi spinge con forza a ritornare nel buio della sala. (mimmo)

La saggezza del mondo nelle viscere

L’idea di teatro? Penso a carne viva che aderisce alla vita e non importa quanto la carne, senza la protezione della pelle, possa bruciare. Il desiderio di esperienza è più forte di ogni inutile protezione. Non conosco il senso del teatro dal suo nascere o meglio ho volutamente dimenticato teorie.So come mi sento quando vedo uno spettacolo che prende il mio stomaco. Emerge da dentro una forza, un mistero, una comprensione del mondo che fa venir voglio di "provarlo" fino in fondo il mio tempo. Far emergere da se la potenza di se, è questo che il teatro mi succhia fuori. Guardando i sensi degli altri, scopro i mie più profondi pensieri, quelli che non avevo avuto il tempo di riordinare, quelli che mi riconducono al mio più antico individuo. Antico individuo? Non conoscevo questo termine ma sento essere quella parte di me più saggia e più capace di comprendere, partecipando. Teatro per me? Partecipazione non filtrata. Dentro il mio corpo l’adesione avviene oppure no, ma non la decido, la vivo. Comprendo di pancia è come se le mie viscere avessero in se la saggezza del mondo. E’ così che mi sento quando vedo "teatro" (ovviamente non per tutto ciò che vedo a teatro) quando il miracolo avviene capisco perché ho continuato a cercare in quel luogo pur a volte delusa, arrabbiata, nauseata. Divento parte di tutto. Attraverso l’agire di altri mi svelo a me stessa.
Riconosco il limite l’arte non è soggettiva o almeno non così dichiaratamente, ma che sia proprio questo il mio miracolo a teatro? L’oggettivazione del soggettivo che non si perde nell’indefinito? Mi fermo anche se sento che potrei "partire" di nuovo per riascoltare la mia nuova preghiera. (marialuigia)

In punta di piedi

sono un’equilibrista sbadata che cammina leggera, in punta di piedi, ridendo, su di un filo sottile, attenta però, a non cadere; e immagino la vita, vivendola… " il teatro"? mi chiedono, e intanto vi offro il mio "dramma ", frammento di corpo e di spirito, che voi potete capire, cambiare, renderlo vostro. (valentina )

Quel mondo magico a cui assistere senza entrare

La prima domanda che Carlo ci ha fatto quando ci siamo incontrati, è stata di riflettere su quale fosse la nostra idea di teatro.Bella domanda!
Ero bambina la prima volta che ho messo piede in un teatro, mi si è aperto un mondo a cui non sapevo dare una definizione , ma la sensazione era che in quel momento stavo vivendo assieme agli attori qualcosa di vero, che mi arrivava direttamente senza alcun filtro.
Ma tutto ciò allora mi sembrava qualcosa di irraggiungibile, un mondo magico a cui potevo assistere senza poterci entrare dentro.
Con gli anni questa distanza si è colmata , ed il mio approccio con il teatro è cambiato.
Le esperienze che ho avuto negli anni universitari mi hanno portato ad entrare in quel mondo, finalmente ero arrivata a casa. L’impatto era di nuovo cambiato , da studentessa che il teatro non solo lo fa , ma lo studia , ricercavo con la presunzione intellettuale le cose sempre più complicate, il teatro sperimentale , innesti con le nuove tecnologie , macchine sceniche di forte impatto visivo con rappresentazioni di mondi (interiori) a volta esasperati ed eccessivi. Sicuramente è un percorso obbligato e forse necessario per una generazione che ha portato con se gli strascichi dello sperimentalismo degli anni settanta. Ma era questo quello che veramente cercavo nel teatro? No cercavo qualcosa che si avvicinasse di più al mio vivere e sentire le cose, cercavo la semplicità , il dionisiaco, la leggerezza (non intesa in modo superficiale) di toccare quelle corde profonde dentro di noi senza sforzi eccessivi.(ivana)




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carlo
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 13:41
graffiti di uno spettatore


sulla tovaglietta di carta gialla
greg ha lasciato il suo segno
un graffito
e una macchia d'unto (ragù o funghi?)
lo abbiamo preso e scannerizzato
eccolo qua in attach

greg1.jpg - 102kB
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carlo
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 13:44
graffiti di uno spettatore.2


ecco gli altri graffiti di greg

greg2.jpg - 117kB
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orso
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 16:46
il teatro è fatto


di te
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harpo
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 16:49
sei fatto?


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Originariamente scritto da orso
di te


lo so è una battuta scema

ma se ci pensi è un modo x fare capire che si può andare di fuori
anche senza le droga

quell'effetto paura di cui si parlava prima
non è questo?
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elisa451
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[*] Inviato il 24-10-2003 at 18:31


teatro:

lascio una riga vuota...è il bianco della pagina che non si riesce a riempire, è il vuoto-o il pieno zeppo-di un'esitazione davanti a una domanda a cui non si sa dare risposta.
ci riprovo:

teatro: (brain storming) presenza, azione, comunicazione, imbonimento, alterità, polisemia, incontro, cuore, amore, passione, rito...

mi sto perdendo

...e ricorro a parole di altri:

"[...]chi è che dice "io"? [...] Dire "io ho due braccia" è lo stesso che dire "io ho un cane" oppure "io ho una casa"? [...] noi soliamo dire: "il cospo mi appartiene", ma, quest'appartenenza è della stessa natura di qualsiasi altra appartenenza? [...]anche della mia anima io parlo in termini di possesso. Così del mio nome. Ma allora chi è che dice "io"? [...]
Dove comincia l'alterità? E se essa cominciasse sotto, un millimetro, un pelo sotto la nostra pelle, cosa cambierebbe? si potrebbe parlare di comunicazione a circuito chiuso [...]. L'"io", questa cosa che non riusciamo a sapere esattamente dove né "cosa" sia, esterna, non più di quanto interni, qualcosa. Tra un po' procedermo a colpi di "cose". ci sta mancando il linguaggio e quando ci manca il linguaggio è come se mancasse la terra da sotto i piedi." (DARIO, GIULIANO, Smarrendo la strada per casa, Roma, Bulzoni, 1997.)

qui, in questo baratro, in questo "mancarci la terra da sotto i piedi", si trova il teatro, secondo me.

Elisa Fontana.
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davide
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[*] Inviato il 25-10-2003 at 08:40


... nella vita è sempre e solo buona la prima...
... non te ne vengono un sacco e ti devi affaticare a impacchettarle in fogli di giornali e mtterle su in alto...
il teatro è riprendere quei pacchi e spacchettarli e ri guardarci dentro...
e pure insieme ad altri...
e chi te lo fare?
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carlo
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[*] Inviato il 25-10-2003 at 09:51
i fantasmi del pensiero laterale


aver parlato dopo il video di stefano massari sull'esperienza de Le Ariette
l'altra sera al deposito attrezzi
è stato strano

lo sentivo sulla pelle

riportavo sul piano alfabetico
un piano di comunicazione che poco prima s'era basato sul piano percettivo,
visivo e sonoro

stefano a proposito del suo video ha detto una cosa precisa:
quando cerca un'immagine parte dal suo suono, dai rumori...
come se fosse un'eco

ecco ho pensato che quell'eco
che risuona dentro...
visualizzava il pensiero laterale di uno spettatore sodale
(anche se lui è di +, è protagonista anche di alcune azioni)
ovvero uno che mentre guarda
partecipa
e viaggia con la mente
associando immagini e proiezioni personali

uno guarda anche attraverso la propria autobiografia...

quelle visioni appaiono anche come dei fantasmi del nostro immaginario
così pervaso d'ìimmagini di una realtà che ci scuote
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Sabry
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[*] Inviato il 25-10-2003 at 17:11
CIO' CHE NON E' VISIBILE, QUELL' ENERGIA


Credo che la mia idea di teatro sia radicata in una forma di energia sempre in potenza che, “ bombardando” all’ improvviso o scaturendo pian piano, si fa atto “ contro” tutti in maniera sempre diversa e produce effetti differenti nelle idee di ciascuno, forse proprio per la sua MULTISFACCETTATURA.
La forza originaria dell’ evento teatrale risiede proprio in questo suo impatto di energia “ contro” gli altri che scandaglia le profondità dell’ irrazionale andando ben oltre la nostra visione positiva o negativa che sia: non è ragionamento e non è logica, è tutta emozione vissuta soggettivamente con singolarità. Credo che sia una sorta di energia sospesa tra reale e immaginario che ci trasporta nella nostra dimensiore interiore catturandoci; essa non si può vedere né osservare, la si può solo percepire, poiché “ L’ essenziale è invisibile agli occhi”.
Ecco di cosa è fatto il mio teatro!
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Sabry
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[*] Inviato il 27-10-2003 at 17:59


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Originariamente scritto da davide
...non so neanche bene dire perchè ma nel leggere la prima suggestione di Carlo mi è tornato in mente l'insostenibile leggerezza dell'essere...
Quali sono oggi i codici tribali sconosciuti all'altro, che vanno portati nel catino del teatro perchè vengano confusi e interpretati insieme agli altri codici? Cosa ci stiamo dicendo?
Il teatro dovrebbe aiutarci a capire cosa stiamo cercando di dirci... perchè stiamo cercando di dirci qualcosa... è sempre così... solo che spesso non ci si riesce... e allora è come se alla stilografica della collettiva narrazione storica finisse la cartuccia...



Io credo, invece, che nell’ ambito teatrale, proprio perché si fa largo uso di diversi codici, ci si possa comprendere molto più facilmente, in quanto si mette da parte la società con le sue terribili regole e si va a vedere cosa ci vogliono dire e cosa vogliamo comunicare, indipendentemente dal fatto che, ad esempio, lo spettacolo può avere come attori delle persone disabili.
Forse è il nostro modo di rapportarci che alcune volte non ci fa capire cosa stiamo cercando di dirci…

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carlo
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[*] Inviato il 27-10-2003 at 18:32
l'ecosistema ariette


mi sono messo su un treno domenica mattina
per andare altrove
(geograficamente: venezia e tematicamente: convegno sulla net-art)
ma mi sono portato nella testa
come un'eco emozionale
le parole, i gesti, i volti, i sapori e tutte quelle piccole cose che hanno fatto di questo "teatro nelle case"
ben + di una rassegna

è stato un ottimo tentativo
x creare un ecosistema culturale
dove si creano le condizioni ideali per stare a proprio agio.

un agio fatto di consapevolezze che prendono forma in corso d'opera
xchè riesci a capire dove sei

è questo fare "casa" che rappresenta il valore + centrato
dell'esperienza delle ariette
meglio:con le ariette

la narrazione di laura curino su Olivetti
che si conclude con la parola fuoco disegnata nell'aria
e che vede laura indietreggiare
in una sorta di dissolvenza
che la illumina d'un tratto
dalle fiamme di un camino ben alimentato
ecco
questa
è un'immagine precisa che porto con me

o nell'oratoria iperbolica di marco baliani
vedere il guardare stupito della propria consapevolezza improvvisa
ovvero lo sguardo incantato di quei genitori che con i bambini sulle ginocchia capiscono x la prima volta come la scoperta del linguaggio
nominando il mondo
introduca al mondo stesso

lo sapevano
eppure marco li conduce con il pensiero dentro la loro presa di coscienza
piena e gratificante
e scopri che il teatro è fatto di questo

e lo scopre quello spettatore che molto probabilmente non va mai a teatro...
ma che da questo momento grazie a questo fatto di portare il teatro nelle case
inizia a cambiare ad idea
e ad avere un desiderio in +

si,
un desiderio in +


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carlo
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[*] Inviato il 27-10-2003 at 18:38
il cortocircuito arte-vita


ancora l'eco di quelle giornate

porto con me altre immagini

come quella che nella densa conversazione del pomeriggio
mi rende renata molinari lucida e serena
che evoca la sua educazione sentimentale al teatro

lasciando tra le diverse immagini preziose
una che che riguarda il suo presepe d'infanzia
che all'improvviso trova nella neve incorniciata da una finestra
che fa da fondale vero di quel simbolico teatrino di figura
un intervento di realtà nella rappresentazione

nevicava fuori e quel presepe ne godeva

e penso a come questa relazione tra vita e simulazione sia uno dei nodi intorno a cui ruotano le nostre interrogazioni

è quel cortocicuito arte-vita che rende clamorosamente reale il teatro possibile

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davide
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[*] Inviato il 28-10-2003 at 07:17


...teatro è espressione collettiva di emozioni e saperi, secondo un canovaccio quanto meno...
e allora io vedo teatro vivo e potente e drammatico nelle curve degli stadi, nelle masse di corpi avvinghiati e sudanti e saltanti in chimici rigurgiti di derive dionisiache di certe discoteche e ancora nel trasportarsi lento e colorato della marcia per la pace e ancora nel cantare a migliaia di gole sotto le stelle e sotto gli idranti sentendoti perdere nell'urlo melodico comune di un concerto di Vasco
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[*] Inviato il 28-10-2003 at 07:57
contemplare il caos


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Originariamente scritto da davide
...teatro è espressione collettiva di emozioni e saperi, secondo un canovaccio quanto meno...

<<< attento
è troppo generico...
si genera il buco nero dei ragionamenti

quando teatro è tutto
teatro è niente...
<<<

e allora io vedo teatro vivo e potente e drammatico nelle curve degli stadi, nelle masse di corpi avvinghiati e sudanti e saltanti in chimici rigurgiti di derive dionisiache di certe discoteche e ancora nel trasportarsi lento e colorato della marcia per la pace e ancora nel cantare a migliaia di gole sotto le stelle e sotto gli idranti sentendoti perdere nell'urlo melodico comune di un concerto di Vasco


<<<
ok
fai bene ad evocare il dionisismo
la pressione dell'energia vitale e caotica
ma il teatro accade

come ad un certo punto della conversazione emiliana
ha detto Vargas

quando crea una cornice all'interno della quale può fare irruzione la realtà

è come quel cliente dell'ipercoop che
nella cornice di Laundrette Soap
http://www.laundrettesoap.it/spettacoli.php
si frega una videocassetta che gli attori facevano finta di vendere...

è come la neve nel presepe di renmata molinari

è come il fuoco che illumina laura curino che esce di scena

è come tante altre cose che sono accadute e che accadranno

ecco penso che il bello sia proprio nell'inventare le condizioni per cui accadano
senza forzare
contemplando il caos

a proposito
vi lancio un link
http://www.teatron.org/dioniso/
con una citazione illuminante
realizzata in flash...
e ha molto a che fare con il dionisismo tutto l'ipertesto che introduce...
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Sabry
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[*] Inviato il 29-10-2003 at 19:23
Se fosse...


Nel momento in cui ho letto le prime righe della presentazione di questo forum, senza sapere ancora di cosa si trattava, non so perché mi è venuto in mente un gioco che si faceva in tv e che quasi tutti noi abbiammo fatto almeno una volta a casa nostra con gli amici: il “ Se fosse…”! Allora ho iniziato a fantasticare con il teatro e a dire:
“ Se fosse un tessuto, per me il teatro sarebbe una stoffa di quelle lucide, orientali, con tanti stampi e colori adatti, affinchè rappresenti le sue diverse sfaccettature che, con il suo lungo filo unisce tutti, ciascuno con la sua storia ricamata”.
“ Se fosse un fiore, sarebbe un grande e brillante girasole che trasmette allegria e positività e che si volta continuamente verso tutti, senza privare nessuno del suo gioioso sguardo”.
“ Se fosse un alimento ( a proposito di teatro da mangiare), sarebbe ( permettetemi) una bella pizza farcitissima, magari una quattro stagioni o una capricciosa con tutti i condimenti possibili, per assaporare il gusto delle nostre storie che intrecciamo giorno per giorno”.
E per voi?
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attila
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[*] Inviato il 31-10-2003 at 11:50


ho cambiato pc... ho cambiato nome
se fosse una pizza... sarebbe ai quattro formaggi: perchè con la bava di formaggio che si tende quando sollevi la fetta. ci puoi giocare...
mi piace la puntualizzazione di Carlo:
creare le condizioni perchè irrompa il reale...
ne faremo tesoro...
davide
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Sabry
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[*] Inviato il 31-10-2003 at 20:09
La nostra storia è fatta di teatro!


Il teatro è l’ insieme dei nostri vissuti; il prof. Viganò ci diceva, in una sua lezione, che possiamo conoscere gli altri insieme alle loro storie solo vedendoli camminare, mentre avanzano, quando si fermano e mentre ritornano.
Nel nostro procedere o meglio nel nostro vivere c’ è teatro, c’ è tutta la nostra storia che accettiamo di condividere con gli altri.
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malory
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[*] Inviato il 1-11-2003 at 19:25


...dare ad ogni emozione una personalità,
ad ogni stato d'animo un'anima...

...un alito di musica o di sogno,
qualcosa che faccia quasi sentire,
qualcosa che non faccia pensare...

F.Pessoa da "Il libro dell'inquietudine"
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