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Autore: Oggetto: Il suono del teatro a Lecce
francy_s
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[*] Inviato il 14-7-2003 at 19:50


credo che molti siano daccordo oramai su questo forum che la tecnologia, il digitale è ciò che ha apportato del nuovo al suono del teatro. è cio che non ha fatto mrire il suono del teatro ed ci ha permesso di percepire nuove sensazioni nuove emozioni. vorrei fare un esempio: fait boy slim nel suo ultimo disco ha usato un campione di jim morrison per un suo pezzo. "bird of pray" era il pezzo di morrison...come al solito, vocione caldo e molto evocativo che ascoltandolo nella versione originale ti trasporta in quelle lande ipnotiche che chi ha ascoltato i doors credo conosca bene. nella versione di fait boy slim, queste sensazioni vengono addiritura amplificate...ritmiche serrate e suoni acidi fanno "rendere" ancora di più il campione che prende via via sempre più consistenza e ti spinge dove prima non arrivava.
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francesca palmisano
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[*] Inviato il 14-7-2003 at 19:53
suono del teatro


Questa è la prima volta che partecipo al forum(ma è da tre giorni che ci provo senza riuscirci);finalmente la mia casa ha aperto le porte alla tecnologia un pò più "avanzata".Però,come si dice,"CHI T'AMA RIDE MEGLIO".Non nascondo una certa ansia nel parteciparvi;la stessa ansia che nasce quando ci si imbatte in qualcosa di ignoto e allettante.L'esperienza del convegno"IL SUONO DEL TEATRO"è stata abbastanza singolare per me,che non avevo mai partecipato ad un evento del genere.Dalla sola lettura del titolo di tale convegno ho trovato una certa difficoltà nel cogliere il nesso tra la musica e il teatro.Ma poi,con le cuffie sulle orecchie,ho provato a chiudere gli occhi e mi è sembrato di essere in uno spazio e in un tempo reinventati,diversi da quelli in cui mi trovavo realmente.Mentre leggevo il libro"IMPARARE GIOCANDO"del prof.Infante,mi convincevo sempre più che i sistemi educativi,a partire già dalle scuole elementari,debbano servirsi di nuovi metodi e di strumenti ipermediali che sviluppino la capacità di relazionare e di interagire in modo del tutto nuovo e che si ritengano importanti ai fini dell'apprendimento.Perchè,a mio parere,un'informazione,un pensiero mirano un obiettivo e lo centrano quanto più gli strumenti di cui essi si servono stimolano l'interesse ed esigono un coinvolgimento attivo di quasi tutti i sensi.Se questo fosse accaduto ai miei tempi,ora non avrei incontrato difficoltà nello scrivere queste mie riflessioni.
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Tambouriner
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[*] Inviato il 14-7-2003 at 19:58




Forza Lizzano!!!

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ambra
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[*] Inviato il 14-7-2003 at 20:06


nel blocco 2.9 si parla dei massive attack come un gruppo fondamentale per la scena musicale odierna. sono pienamente daccordo...vorrei dire che io considero i casino royale i nostri massive attack. il gruppo milanese pubblicava in pieno periodo di transizione, cioè nel 1993 "dainamaita" un disco molto elettronico davvero esplosivo (dainamaita appunto). e pensare che appena 2 anni prima avevano inciso un album completamente ska! appena uscì l'album fu da molti incompreso. questo perchè i casino sono stati sempre un passo più avanti rispetto a tutti gli altri. 2 anni dopo pubblicano "sempre più vicino"...davvero molto bello e molto evocativi alcuni loro passaggi fra suoni londinesi e indiani...oltre alle grandi capacità interpretative di aliosha, uno dei due cantanti. il lavoro dopo, "crx" è qualcosa di forse fin troppo innovativo...sinceramente non l'ho capito neanch'io...ma come ho detto prima i casino sono stati sempre un passo avanti...magari tra qualche anno lo capiremo.
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Arual s
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[*] Inviato il 14-7-2003 at 20:07
forum


Riguardo il forum, è stata una bella esperienza, anche se non l'ho potuta condividere a pieno. E stato bello vedere cosa gli altri hanno scritto, è un pò come "origliare", anche se in questo caso ciò che si pensa non si vuole trasmetterlo ad un unica persona , magari la più fidata, ma si vuol farla sapere al mondo intero. Il fatto stesso di poter comunicare in tempo reale è qualcosa che tende a trascinarti dentro quel nuovo spazio-tempo: quello digitale. Ciò che ci circonda per un attimo è come se non ci fosse più, sei sola con il tuo computer e gli altri, si viene a creare un circolo che termina solo quando si vuole ritornare nel proprio ambiente: quello reale. Io invio il messaggio, il computer recependolo lo trasmette, l'altro ricevendolo risponde, a questo punto i ruoli si invertono. E' un pò come scrivere una lettera, unico incoveniente: il tempo. Forse questa è una spiegazione un pò elementare, ma come dicevo prima, senza passato non esiste il futuro.
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Polly return
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cool.gif Inviato il 14-7-2003 at 20:22
anni 80


Nel convegno, è stata trattata soprattutto un particolare periodo storico della musica, gli anni 80, sui quali sono stata colta inpreparata. Gli ospiti-protagonisti parlavano della loro esperienza e del ruolo della musica in quella fase del teatro della post-avanguardia, il teatro di ricerca di quegli anni, la contaminazione sonora. Completamente ignorante di ciò di cui si parlava, sono stata spiazzata, distolta . La trascrizione di Tambouriner mi ha aiutato a capire meglio la realtà musicale di quegli anni. Il teatro in quegli anni ha avuto, infatti, un ruolo importante, era la stagione più felice del teatro italiano, dice Walter Porcedda! Il teatro fu una soluzione ai problemi di quella generazione piena di rabbia, che si rendeva sociale, ed è prorpio in questo periodo, infatti, che nascono molte compagnie.
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Polly return
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cool.gif Inviato il 14-7-2003 at 20:43
il tibro


Un intervento all'interno del convegno, che mi ha molto interessato è stato quello di G. Tamborrino che ha parlato dll'evoluzione della musica timbrica e delle tante qualità di timbri dentro cui egli ha lavorato utilizzando diversi materiali. Lui dice che vi è una ricerca del timbro che deve risultare aderente al testo, ad es. Nel Riccardo III, alla fine c'è un rumore di catene che lui ha voluto riprodurre. Nel teatro è importante la raccolta di oggetti appropriati per produrre determinati suoni, lui parlava infatti di ceramica, legno, di un ritorno alle case semplici, un lavoro in piccolo, in modo da non usare l'orchestra in maniera disordinata. L'aderenza sonora, dice Tamborrino è importante. Egli evidenziava anche il fatto di non riuscire a trovare cantanti che studiano il rumore, il mestiere del rumorista sembra essere scomparso. Alla domanda del professore Infante se è la musica che si mette a disposizione del teatro o il teatro che sfrutta la musica per evocare qualcosa, Tamborrino ha risposto che c'è sempre stato un rapporto paritario tra suono e teatro, nella sua esperienza. Entrambi devono creare una forza sola.
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gia81
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[*] Inviato il 15-7-2003 at 00:09


A proposito dei Massive Attack trovo siano sublimi nelle loro composizioni, resterei ore ed ore ad ascoltarli e credo sia importante sottolineare ciò che nel punto 2.9 ha detto Raiss e cioè che anche la loro musica appare contaminata, rifacendosi a delle sonorità anni 60' di musica italiana.....a noi appare una musica così lontana, proveniente da chissà quale "dimensione" e invece facilmente riconducibile a languide atmosfere anni 60'...chi l'avrebbe mai detto?....è ovvio, la musica è sperimentazione, ricerca, contaminazione e chi più del teatro può asseconadare situazioni simili....soprattutto per quanto riguarda il teatro d'innovazione, sperimentale credo non possa esistere senza il connubio con la musica.....perchè il suono è il vero strumento dell'anima che ci permette di vedere la realtà sotto svariati punti di vista......
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gia81
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[*] Inviato il 15-7-2003 at 00:19


Rifacendomi agli anni 80' credo sia chiarissimo l'aspetto politico collegato alla musica, molti gli episodi di band emergenti in quel periodo che si oppongono e dimostrano le loro forme di ribellione a ciò che accade in Italia (e non solo). La musica il vero modo di libera espressione che permette a chiunque di sentirsi vivo, di ritrovare sè stesso e di mostrare ciò che realmente si pensa....quindi la politica collegata alla musica, un passo realmente importante della nostra storia italiana, che se si pensa oggi pare sparito; in fondo anche la stessa canzone popolare (anche quella di Giovanna marini, che sarà a Melpignano con De Gregori....del qulae si è discusso molto in questi giorni) rappresenta una forma di protesta, la "voce" forte e vive delle classi più deboli che non hanno altri mezzi per potersi fare ascoltare.
Gli esempi da poter fare sarebbero infiniti, basti pensare alle canzoni di Guccini, molte delle quali a sfondo politico....e personalmente trovo ques'utilizzo della musica come mezzo di parola fondamentale, come ho già detto la musica è libertà, libera espressione e quindi non potrebbe svolgere funzione migliore!
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Sabry
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biggrin.gif Inviato il 16-7-2003 at 13:20
LA MUSICA DENTRO ME NON MUORE MAI!


credo che tu prima ancora di svelarti sia già morta!!! non te la prendere, ma svelati... vogliamo sapere chi sei!

io non muoio, anzi vorrei sapere che novità ci sono riguardo il libro con i Koreja, grazie.
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Svelami...
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[*] Inviato il 18-7-2003 at 15:33
A CHI E' SENSIBILE


Due spiriti si cercano…

si sfiorano…

lambiscono i loro animi

nei momenti intensi del tempo fugace…

solo caduche apparenze,

effimere contro la realtà mutevole.

Intenso il loro percepirsi

tra l ’ abisso dei loro segreti

intimi,

arcani.

Piano assaporano le loro labili vibrazioni,

si nutrono dei palpiti e dei fremiti che la sensibilità sola può

avvertire,

si penetrano fino a diventare un tutt’ uno…

libra la tua anima ancora,

un’ altra volta,

fino a quando i due spiriti

consumeranno l’ ultima lacrima

nata per fendere i loro cuori stanchi…
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Tambouriner
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[*] Inviato il 22-7-2003 at 05:50
DisCanti/Teatri d'Ascolto


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Originariamente scritto da carlo

"DisCanti" un chiave di lettura
per Melpignano Festival
tre momenti diversi in cui cantare e narrare la memoria

A Melpignano, il piccolo comune in provincia di Lecce, noto come meta musicale privilegiata dell'estate salentina ( e di conseguenza dell'intera stagione italiana), il 23, 25 e 26 luglio 2003 si svolge il Melpignano Festival, quest'anno caratterizzato dall'incrocio tra canzone e narrazione teatrale.

Il 23 luglio apre Giovanna Marini con Francesco De Gregori sull'onda dello strepitoso successo de "Il Fischio del Vapore" che ha spiazzato ogni preconcetto sulla musica popolare.

Il 25 luglio con la presenza di Ascanio Celestini, il rapsode delle borgate romane, si coglie quella tensione teatrale che sta alla base di un'oralità che non canta ma racconta, facendo fischiare le orecchie nella vertigine narrata dell'eccidio nazista delle Fosse Ardeatine.

Il 26 luglio è "PerGraziaRicevuta"(PGR) con Lindo Ferretti a rilanciare il tema della memoria narrata e cantata, con quel "dimenticare mai" che vale come monito a chi vorrebbe rimuovere l'esperienza della Resistenza.

Discanto deriva dal latino medievale "discantum", calco dal greco "diaphonia" che significa discordanza, e il cantarsi contro, ma anche, se proprio vogliano forzare ( e ci diverte farlo) la parola: cantare contro.

E' importante rendersi conto che ci sono autori che non perdono di vista il proprio tempo e le diverse comunità che ne esprimono la tensione vitale per il cambiamento in termini di evoluzione sociale, fino a diventarne geniali cantori, sia come cantanti o poeti o cantastorie.


DisCanti è, al di là della rassegna di concerti ed eventi delle tre serate, un'opportunità per fare incontrare i protagonisti di questa straordinaria esperienza tra musica, teatro e impegno civile con i giovani e gli studenti dell'Università di Lecce, in particolare quelli che nel corso di laurea in Scienze e Tecnologie dello Spettacolo hanno intrapreso una linea di ricerca su "il suono del teatro" coordinati da Carlo Infante.

In quel contesto in un ipogeo, al fresco di un frantoio sotterraneo, trova luogo “teatri d’ascolto”, una piccola rassegna di repertori di audioart, musiche e registrazioni di oralità, inedite e non, connesse all’esperienza dei protagonisti del festival, ma non solo. Un’occasione per concedersi un tempo per ascoltare e riflettere sul valore dell’ascolto come teatro di percezione e di comunicazione sensibile.

Gli incontri-teatri d’ascolto si svolgeranno alle ore 19 delle giornate del 23, 25 e 26 luglio 2003.



http://www.comune.melpignano.le.it/MelFest.html

Carlo INFANTE si sta muovendo per avere un certo numero di biglietti per i concerti.

Appuntamento Mercoledì 23 Luglio ore 19 al frantoio ipogeo di Melpignano.
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fleur
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[*] Inviato il 7-8-2003 at 17:36


"teatri d'ascolto"...Vorrei "rubare",se possibile, una pagina di questo straordinario diario di bordo che custodisce i nostri pensieri, per parlarvi di un meraviglioso sogno che il 30 luglio ha cullato il mio cuore. Non so chi di voi abbia avuto l'opportunità di essere, come me, immersa in quell'atmosfera che ha reso unica e ancor più bella Otranto.Parlo di ciò che quella sera, Battiato, ci ha regalato in uno scenario che sembrava non appartenere alla nostra realtà.Qualcuno di voi c'era, lo so...i nostri sguardi si sono incontrati ed hanno condiviso tutto ciò che si poteva condividere. Quando quei suoni sono diventati il mio "vestito più bello", ho avuto la sensazione di aver finalmente capito la parola chiave che apre le porte del "suono del teatro", ovunque questo si manifesti. Non servono spazi reali, non servono grandi palcoscenici o grandi cose...c'è solo bisogno di noi e delle nostre pure sensazioni. Quella sera avrei tanto voluto,come dice una bella frase(riferita all'autore di un libro) che, Battiato, fosse il mio migliore amico per farmi raccontare bene, dopo il concerto, quello che è nascosto dentro i suoi testi e nelle sue interpretazioni che, vi assicuro, lasciano senza parole!Alcuni amici dello STAMMS erano "con me" e sono stata felice che il nostro cuore battesse nella stessa direzione...con percorsi emozionali diversi.Grazie ancora e a presto.Fleur
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Julia
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[*] Inviato il 3-9-2003 at 16:55


Non ho personalmente assistito al convegno del 28 febbraio sull’interazione tra teatro e musica per motivi di studio ma, grazie alle numerose testimonianze riportate sul forum e al supporto multimediale fornitoci dal prof. Carlo Infante, ho potuto anch’io sentirmi parte di quell’esperienza.
I suoni, i rumori, le testimonianze dei protagonisti passavano attraverso le cuffie degli spettatori di questo convegno strutturato in forma di set radiofonico, per scrutare l’immaginario di ciascuno sfruttando la percezione sensoriale, sinestetica.
La percezione sinestetica si attua con tutto il nostro corpo e sfocia in un mondo che va al di là dei sensi.
Non è casuale la scelta del titolo “IL SUONO DEL TEATRO” che indica il rapporto che intercorre tra il teatro e la scena d’ascolto.
1.2 mov: “La musica qui non è intesa come colonna sonora, come qualcosa che s’assetta e che culla, ma che diventa protagonista.
‘L’ascolto, in fondo, è come un piccolo teatro’: ascoltare di per sé produce e può produrre, secondo la sensibilità di ognuno, una dimensione teatrale; un teatro della percezione, dell’immaginario”.
2.8 mov: Frank Zappa: “l’ascolto entra dentro! Saper ascoltare significa sapere entrare in un’opera immaginaria che ci scuote”.
Come i compositori e i musicisti per comunicare agli altri sentimenti ed idee si servono del suono, i pittori si servono del colore, i poeti della parola…Da brava musicista posso affermare che per far vivere un pezzo di musica è necessario che l’esecutore conosca lo spirito e le colorazioni giuste di quel brano, che entri in quel brano per poterlo interpretare tenendo in considerazione la propria abilità, la propria esperienza e il proprio stato d’animo.
Un’esecuzione diventa, dunque, assolutamente irripetibile, al di là del congelamento di essa grazie alle tecniche moderne.
La PERFORMANCE sarà unica e irripetibile perché dipenderà non solo da chi esegue ma anche da chi ascolta e quindi dalla percezione dello spettatore di fronte alla performance.
Durante il convegno la mente e il corpo dello spettatore erano insieme stimolati dall’ascolto poiché ascoltare provoca l’immaginare e quindi il creare.
Il bambino sviluppa con il gioco la sua percezione sensoriale e la sua creatività interagendo con la società.
“Il gioco è il luogo ideale della simulazione e della libera sensorialità”.
Lo spettatore di fronte alla performance mette in gioco se stesso, il proprio punto di vista, la propria percezione sensoriale e la propria capacità immaginativa interagendo con il mondo teatrale.
Mettersi in gioco è come “rompere la nostra quotidianità, per spostarsi su un altro piano, per cambiare punto di vista, per cercare”. Il mondo teatrale è il più adatto per mettersi in gioco e stabilire il «punto di vita» poiché sguardo e azione agiscono insieme.
Il regista russo Stanislavskij diceva che il teatro nasce con le parole come se.
La formula del «se magico», così la chiamava, si riferiva agli attori, ma si adatta con altrettanta verità al pubblico: la comunicazione inizia nel momento in cui noi accettiamo gli avvenimenti che si svolgono sul palcoscenico come se fossero reali.
La comunicazione teatrale è quindi un doppio processo mentale che induce il pubblico a fondere insieme la vita immaginaria e quella comune, legata alla realtà.
La nostra Società dell’Informazione è quella dei continui cambiamenti.
Le moderne conquiste ci rendono consapevoli di essere eredi di tutta la storia precedente: ci rivelano la ricca varietà della vita e la grande diversità delle società umane, ricordandoci però contemporaneamente che l’umanità è una sola; ci fanno capire che il passato di ogni uomo riassume tutto il passato umano e che il presente di ogni uomo contribuirà al futuro dell’intero genere umano.
Il futuro è quello digitale!
E’ necessario “entrare nel gioco della comunicazione, per giocarlo, per non essere giocati”; “giocare con la percezione, guardando, ascoltando, toccando”.
Grazie alla comunicazione in rete e ai nuovi supporti multimediali odierni mi è stato possibile conoscere, entrare nel “suono del teatro” anche se, come ho già spigato nel forum scrivendo per la prima volta, non trovo piacevole il rapporto con il computer.
Devo ammettere, però, che è un’esperienza molto interessante, un metodo per poter rendere pubblica, velocemente, un’informazione. Il multimediale non è così solipsistico e solitario, ma condiviso, interpersonale.
Il mondo sarà sempre governato dagli uomini o sarà il mondo stesso e l’avanzo tecnologico a prendere il sopravvento su di esso?
Speriamo di non diventare schiavi delle macchine, di continuare a “esplorare la mente, accendere la percezione…”, di vivere nei luoghi dettati dalla fantasia, in spazi e tempi non definiti.
Ciò continuerà ad essere qualora si comprenderà che “la tecnologia digitale non comporta solo macchine e nuovi oggetti misteriosi, ma un potenziamento dello scambio elettrico tra uomini e mondo”. “La multimedialità e ancor più la telematica si stanno rivelando non solo dei buoni strumenti, ma ambienti in cui interagire, inventando nuove forme di comunicazione”.
Non è solo la parola l’unico mezzo per esprimere idee, teorie.
Nella comunicazione multimediale la testualità interagisce con le immagini e i suoni creando così una vera collaborazione tra educazione e gioco: l’edutainment!
Il convegno del 28 febbraio, come ho già detto inizialmente, è stato strutturato in forma di set radiofonico. La scelta, a mio parere, è stata decisiva per la riuscita del convegno stesso.
Da un punto di vista tecnico, la radio è limitata alla trasmissione dei suoni, ma quando pensiamo alla radio come mezzo di diffusione, il termine “limite” sembra non esistere affatto.
La materia prima delle trasmissioni radiofoniche è il suono astratto che conferisce alla radio il suo potere eccezionale di mezzo universale di comunicazione.
Il vocabolario della radio è composto da tre diversi tipi di materiale: parola, effetti sonori (musica compresa) e silenzio. La parola può informare e comunicare idee senza l’aiuto di effetti sonori.
Gli effetti sonori possono essere musica, o suoni naturali ed elettronici, i quali servono a dar vita a scene reali o immaginarie. Ma i suoni da soli riescono a fornire una sufficiente ‘informazione’ all’ascoltatore? Non sempre se non sono accompagnati dalla parola. La risposta che voglio dare io in questo contesto è un’altra: basta saper ascoltare, secondo la sensibilità di ognuno, perché l’ascolto stimola l’immaginario; corpo e mente viaggiano insieme in un mondo che non è in un tempo e in uno spazio definito ma si trova al di là di ciò che i nostri sensi possono percepire!
Anche il silenzio diventa importante nelle trasmissioni: le pause danno ritmo ed equilibrio all’insieme; fanno riflettere.
Nell’1,5.mov John Cage ci propone una composizione di vari episodi in cui ha voluto mettere in risalto IL SILENZIO.
Pause e suoni si alternano, mentre, manca completamente il verbo. Quindi, l’attenzione dell’ascoltatore si sposta sui suoni e sulla riflessione di essi durante la stasi che rende intensa l’attesa del suono che “ci sveli o ci parli” di qualcosa. Questo qualcosa si trova sempre nella nostra mente e nel nostro cuore.
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carlo
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[*] Inviato il 5-9-2003 at 11:30
Le date degli esami


Quota:
Originariamente scritto da Julia
Non ho personalmente assistito al convegno del 28 febbraio
(...)


sono intervenuto io
cancellando il doppio intervento

e ora le date degli appelli invernali

il primo è a dicembre ... pensavo
ma forse anche prima...
è
insomma
in data da definire


il secondo il 17 febbraio
alle ore 9,30

quest'anno mi concentro sul II semestre

ma seguite il forum!!!
le date verranno confermate anche qui

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Julia
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[*] Inviato il 5-9-2003 at 19:35


In ognuno di noi la musica, il tetro, l’arte tutta produce emozioni diverse, scatena vibrazioni che conducono il pensiero in ambienti fantastici che solo noi stessi comprendiamo e conosciamo.
Non si può dare una definizione complessiva dell’arte, possiamo però capire l’importanza che essa assume nella nostra vita se ci sforziamo di immaginare un mondo che ne sia privo: non più canto, musica, danza, lavori teatrali, racconti o opere, non più scultura, architettura…Ogni artista può esprimere nella massima libertà la propria personalità, la propria visione, mettendo in pratica la propria abilità.
Durante il convegno ai Cantieri Koreja studiosi, musicisti, autori e registi teatrali, e così via… sono intervenuti raccontando le proprie esperienze accompagnati dalla musica che è stato l’elemento fondamentale. Ascoltando il cd ho faticato molto, in alcuni punti, per distinguere con precisione le voci molto confuse dei protagonisti. Nonostante ciò, mi è sembrato di vivere in un mondo lontano dal mio; in un mondo in cui, finalmente, ciò che mi piace è più importante di ciò che si dice.
Voglio dire che la musica diventava parte di me e conduceva la mia mente fuori dalla realtà, in posti che non conoscevo. Penso che la stessa cosa sia accaduta a molti dei presenti date le numerose riflessioni positive dei tanti iscritti nel forum, dei miei compagni in rete.
1.3 mov. Mino Torriano, docente all’Accademia di Belle Arti, apre la finestra del convegno “Il suono del teatro”, partendo dall’idea che i musicisti hanno avuto del teatro, cioè l’idea di teatro dei musicisti…Vorrei a questo punto ricordare ciò che ho già scritto una volta nel forum riguardo al suono del teatro: la musica insieme al teatro può evocare immagini che possono essere comprese solo considerando le due arti contemporaneamente, cioè grazie alla trasparenza della musica si può cogliere il mistero nascosto dietro l’azione.
E’ difficile pensare alle due arti separatamente: di fatto, ogni volta che eseguirò un brano al pianoforte sarà, per me, inevitabile associare immagini visive!
Ascoltando il cd del s.d.t. non potevo, dunque, non essere colpita dalle bellissime note del pianoforte di Massimo Terracini nel 1.5 mov.
Si tratta di un elemento di integrazione musicale di una canzone di Alessandra Vanzi che procede, melodicamente parlando, in modo lineare, semplice, tuttavia profondamente emotivo.
Le parti armoniche e melodiche sembrano inseguirsi e rafforzare il significato delle parole della voce che magicamente si diffonde: “solo degli umani ho riconosciuto la dignità
nella debolezza del difetto, nella sua persistenza
si crea l’ironismo”.
Il fascino di questo momento è, secondo me, assolutamente indiscutibile, così come la dolcezza della musica strumentale che percuote il mio animo, arriva dritta dentro il mio cuore, illumina la mia mente.
Nell’1,5 mov. 12’40’’ Una musica, dice Gigi Bubbico, di sollievo! “Si tratta di una musica fluttuante, altamente irrazionale, una musica che si conduce in maniera dolcissima”.
La bellezza di questo pezzo mi ha molto coinvolta. Mi torna in mente la musica classica delle sonatine mozartiane sia per la ricchezza delle sensazioni che suscita, che per lo scorrere fluttuante delle note.
Segue, poi, il bellissimo concerto in Mi + di Arturo Fondovalle in cui, ad un certo punto, fra i violini irrompono le trombe. Si tratta di un linguaggio musicale molto ben edificato.
Dello stesso musicista è, poi, la canzone seguente, un bellissimo brano rilassante! “Al di là di ogni tempo e di ogni linguaggio, la musica ha la capacità di farci trascendere”. Qual è, in fondo, la sostanziale differenza tra questa musica e quella bachiana? Le emozioni, i sentimenti provati possono essere sempre, in ogni caso, piacevoli, anche se differenti!


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Svelami...
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[*] Inviato il 11-9-2003 at 17:05
...QUEL MOSTRARSI LENTO...


sono pienamente d' accordo con Jiulia...
LA MUSICA SVELA...
ecco forse il senso del mio pseudonimo: il richiamo... la curiosità... il fascino del mistero che mai si scopre in tutto e per tutto... quel mostrarsi lento... il segreto che senti a poco a poco, che ti avvolge, che ti tocca e poi ti abbraccia nel suo intenso divenire... sono queste le emozioni che provo ogni volta che ascolto vere note, reali, in diretta.

molte volte, quando si ascolta con attenzione, si aspetta che chissà quale suono o urlo o silenzio ti porti via ad immaginare, ma il segreto sta proprio nel non attendersi nulla, ma nel lasciarsi semplicemente trasportare... da quel manifestarsi lieve... basta premere play e chiudere gli occhi!
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Tambouriner
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[*] Inviato il 11-9-2003 at 21:10
Solo tu...


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Originariamente scritto da Svelami...
[...] sono queste le emozioni che provo ogni volta che ascolto vere note, reali, in diretta.

[...] basta premere play e chiudere gli occhi!


Tesoro!!!
6 1 po' contraddittoria, mi pare...
Secondo me dovresti smetterla di abbandonarti a queste facilonerie generaliste sulla musica ke potevano, forse, andare bene x gli interventi iniziali (del resto lo hanno fatto tutti, me compreso!).
Dacci un saggio della tua profonda sensibilità e notevole arguzia nell'ascolto del CD SdT o, meglio, se eri presente all'avvenimento da Koreja, lascia su questa discussione 1 tua traccia...
Facci sognare come solo tu sai fare...

BACI TUO TAMBOURINER
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Svelami...
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[*] Inviato il 13-9-2003 at 20:14


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Originariamente scritto da Tambouriner

Tesoro!!!
6 1 po' contraddittoria, mi pare...
Secondo me dovresti smetterla di abbandonarti a queste facilonerie generaliste sulla musica ke potevano, forse, andare bene x gli interventi iniziali (del resto lo hanno fatto tutti, me compreso!).
Dacci un saggio della tua profonda sensibilità e notevole arguzia nell'ascolto del CD SdT o, meglio, se eri presente all'avvenimento da Koreja, lascia su questa discussione 1 tua traccia...
Facci sognare come solo tu sai fare...

BACI TUO TAMBOURINER


Io non sono il tesoro di nessuno.
Non ho bisogno di interventi sollecitanti da parte di altri per poter dire la mia, c’ è bisogno semmai di spunti stimolanti, argomenti da proporre affinchè io prenda parte alla discussione.
E’ inutile parlare di saggi con paroloni da dizionario, ciò che mi dà la musica io la esprimo col cuore. Credo che le parole abbiano un ruolo secondario, in quanto fanno da filtro alle emozioni, perciò non diranno mai tutto quello che uno vuole esprimere,ne suggeriranno solo una piccola parte; Wilde diceva che i grandi poeti scrivono la poesia che non osano concretare, io vivo la poesia-l’ emozione che non so scrivere.
Per questo cercherò di esprimermi liberamente come ho fatto e intendo fare da sempre, senza badare al fatto che il mio “ scrivere libero” venga giudicato una faciloneria generalista.

Ecco alcuni spunti-frammento:

Sempre più mi pare di capire che ciò che dà valore o piacere alla nostra esistenza non è altro che la nostra capacità di “ sentire”.

Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne.

Durante lo studio sul cd del convegno e quindi durante il convegno, mi sarebbe piaciuto ascoltare, con più ampi riferimenti, la musica che ha rivoluzionato la nostra società, quella che ha segnato una qualche forma di rottura col passato per prendere il sopravvento e “ cambiare”. Sto parlando degli anni dei Beatles, dei Pink Floyd, di Bob Dylan, di Guccini, di De Gregori, di Mogol, di Battisti, di Elvis Presley ( che per fortuna è stato citato anche con l’ ascolto di una sua canzone). La storia di questa musica è andata procedendo in maniera talmente rapida, da rendere nel giro di qualche anno, se non addirittura di una sola stagione, superata e “ vecchia” tutta la produzione precedente. Si è dato spazio anche alla Disco music di oggi, perché non si è dedicato anche una parte alla beat generation, ai fenomeni che ha determinato e all’ ascolto delle canzoni in assoluto di quegli anni? Forse, in questo modo, molte più persone si sarebbero sentite più coinvolte, sia chi ha vissuto in prima persona, sia chi ha conosciuto più tardi. Dico così, perché sono certa che nessuno poteva conoscere tutti i brani e tutti i compositori-autori-musicisti-cantanti che sono stati mensionati durante le 7 ore del convegno. Ecco perché ci si sente maggiormente partecipi se si conosce o si ha avuto esperienza.
Credo che le canzoni del Sessantotto abbiano un certo rilievo, se si considera la loro componente fortemente teatrale ( nel convegno Francesco Costantini parla di immaginificità del suono e di teatralità insita nel suono stesso); chi cantava si imponeva e scatenava intorno alla propria figura forme di fanatismo sfrenato. I lavori effettuati sul suono ottenendo sofisticati effetti speciali, i contenuti vicini al mondo dei giovani, le parole “ importanti”, le personali interpretazioni, le riflessioni profonde e le domande amare della vita: tutto ciò è teatro, perché non dedicargli uno spazio particolare, proprio durante un convegno che si intitola il suono del teatro?
“ … Quante volte un uomo dovrà litigar sapendo che è inutile odiar?
E poi quante persone dovranno morir perché siano troppe a morir?
Risposta non c’ è o forse chi lo sa? Caduta nel vento sarà.”

( “ Blowin’ in the wind” Bob Dylan, traduzione di Mogol)

BACI A CHI SA AMARE
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carlo
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[*] Inviato il 14-9-2003 at 09:47
idee di rilancio x il suono del teatro 2.0


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Originariamente scritto da Svelami...Io non sono il tesoro di nessuno.
Non ho bisogno di interventi sollecitanti da parte di altri per poter dire la mia, c’ è bisogno semmai di spunti stimolanti, argomenti da proporre affinchè io prenda parte alla discussione.


<<< ok
hai ragione
ma stiamo attenti a non viziare questo forum
(che tra l'altro dopo una stagione gloriosa è diventato troppo carico di dati, gira a fatica, e a volte fa cilecca... come poco fa... ho perso un mio lungo intervento!!!)
stiamo attenti a non fare dialogo stretto e polemico o insidioso o ambiguo o...
<<<



E’ inutile parlare di saggi con paroloni da dizionario, ciò che mi dà la musica io la esprimo col cuore. Credo che le parole abbiano un ruolo secondario, in quanto fanno da filtro alle emozioni, perciò non diranno mai tutto quello che uno vuole esprimere,ne suggeriranno solo una piccola parte;(...)

<<< ma lo sai
nel forum on line si va solo con la scrittura
che può comunque essere vicina alla sfera emozionale
come s'è dimostrato ampiamento in questa esperienza CONNETTIVA
in ogni caso straordinaria
<<<

(...), mi sarebbe piaciuto ascoltare, con più ampi riferimenti, la musica che ha rivoluzionato la nostra società, quella che ha segnato una qualche forma di rottura col passato per prendere il sopravvento e “ cambiare”. Sto parlando degli anni dei Beatles, dei Pink Floyd, di Bob Dylan, di Guccini, di De Gregori, di Mogol, di Battisti, di Elvis Presley ( che per fortuna è stato citato anche con l’ ascolto di una sua canzone).

<<< l'avevo contemplato ma in fondo ho scelto di aprire una finestra su esperienze + particolari
+ nascoste
ma + importanti x cogliere alcuine sfumature del rapporto suono/teatro
ho chiamato alcuni miei compagni di strada, certo
ma che considero figure cardine di questo campo di ricerca

a proposito Sambin e il Tam TeatroMusica
torneranno
intendo fare con loro anche un workshop
(dal 16 al 20 marzo)
Michele ha fatto un lavoro su Ruzante e digital-delay veramente intenso

ne riparleremo
<<<
(...)
Forse, in questo modo, molte più persone si sarebbero sentite più coinvolte, sia chi ha vissuto in prima persona, sia chi ha conosciuto più tardi. Dico così, perché sono certa che nessuno poteva conoscere tutti i brani e tutti i compositori-autori-musicisti-cantanti che sono stati mensionati durante le 7 ore del convegno. (...)
chi cantava si imponeva e scatenava intorno alla propria figura forme di fanatismo sfrenato. I lavori effettuati sul suono ottenendo sofisticati effetti speciali, i contenuti vicini al mondo dei giovani, le parole “ importanti”, le personali interpretazioni, le riflessioni profonde e le domande amare della vita: tutto ciò è teatro, perché non dedicargli uno spazio particolare, proprio durante un convegno che si intitola il suono del teatro?


<< questo aspetto x me era secondario
proprio xchè maggioritario
anche se mi rtendo conto
è fondamentale
mettere in collegamento
la dimensione della sperimentazione con quella più POP
me lo riconoscerete spero

ma questo percorso lo porteremo ancora avanti
m'aspetto da voi anche delle proposte

io sono altrove lo sapete

ma posso aiutarvi a creare rete di relazioni...

pensateci su

attendo idee di rilancio
x il suono del teatro 2.0
ciao
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gabriele
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[*] Inviato il 16-9-2003 at 15:34


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[*] Inviato il 16-9-2003 at 16:01


altro che ridere, stavano ansiosi i più fragili di loro eccoli ditro un'apertura situata al centro delle loro bocche uniche prese d'aria. Il barbuto è seduto e blatera con la sua finzione parla di libertà ai suoi discepoli, ma non conosce nemmeno il suo vero nome, allora come fare a crederli? si defila da solo nei meandri di posti insulsi dove tutti si fingono fratelli e figli di madri e padri differenti ma pur sempre fratelli e sorelle. L'uscita è dietro l'angolo forse ci arriverò presto e li posso stare senza ascoltare il vostro vociare, non vi consco e già vi odio simbolo della mia insopportabile stanchezza.....
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Sabry
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[*] Inviato il 16-9-2003 at 19:18


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Originariamente scritto da ..........
altro che ridere, stavano ansiosi i più fragili di loro eccoli ditro un'apertura situata al centro delle loro bocche uniche prese d'aria. Il barbuto è seduto e blatera con la sua finzione parla di libertà ai suoi discepoli, ma non conosce nemmeno il suo vero nome, allora come fare a crederli? si defila da solo nei meandri di posti insulsi dove tutti si fingono fratelli e figli di madri e padri differenti ma pur sempre fratelli e sorelle. L'uscita è dietro l'angolo forse ci arriverò presto e li posso stare senza ascoltare il vostro vociare, non vi consco e già vi odio simbolo della mia insopportabile stanchezza.....


perchè parlare di finzione quando il primo che non si rivela sei tu?
perchè parlare di figli e fratelli quando il primo che non crede in questo sei tu?
perchè parlare di " vero nome"?
TU LO CONOSCI IL TUO?
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carlo
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[*] Inviato il 22-9-2003 at 23:19
l'esame!



è stato fissato per l'8 ottobre (ore 10, teatrino)

nei giorni prima ci sarà il "campo"
di ricerca tra archeologia,teatro e ipermedia a Roca



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gabriele
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[*] Inviato il 23-9-2003 at 07:12


VOGLIO INFORMARE CHE CON MOLTA PROBABILITà NON SCRIVERò MAI PIù SUL FORUM.
A MIO GIUDIZIO STA DIVENTANDO NOIOSO
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