carlo
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| spedito il 8-10-2002 alle 11:42 |
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Integrazione Partecipata:quale teatro
apriamo il forum sul progetto
"per un'integrazione partecipata: quale teatro?"
che si sta sviluppando a Lecce, coinvolgendo sia gli studenti di Scienze e
Tecnologie dello Spettacolo (dove si è appena appena aperto l'insegnamento
di Informatica Multimediale: tra memoria e mutazione dei linguaggi ") e gli
insegnanti che stanno seguendo il progetto INDIRE/BDP (Biblioteca
Documentazione Pedagogica).
http://www.indire.it/
Il tutto confluirà in un web e un cd-rom in cui esporre la mappatura
multimediale dell'esperienza.
Siete invitati (mi rivolgo agli studenti di questa mattina) ad intervenire
sulle parole chiave diffuse dal mio intervento e da quello di Viganò.
Qualche istruzione x l'uso:
- x iscriversi basta solo nome, una password da inventarsi lì x lì ed
un'email
attraverso cui essere informati quando ti risponderanno nel forum.
- x intervenire fate solo NEW REPLY!
il new topic apre nuovi argomenti e questo lo fa solo l'admistrator.
- x far intervenire qualcun altro dallo stesso PC fate LOGOUT e a quel
punto se chi deve intervenire è già iscritto fa LOGIN ed entra.
per ora è tutto
a tra un pò
nel forum!
Ciao
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oistros lecce
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spedito il 8-10-2002 alle 14:19 |
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integrazione partecipata
L'oistros è presente nel forum, attendiamo nuovi spunti di riflessione dopo
l'incontro di stamane.
Integrazione, noi a Taurisano, per ora, sperimentiamo molta
disintegrazione.
Partecipata? Nello Stato di Taurisano neanche quelli che sono addetti a
sborsare i quattrini partecipano. Figuriamoci gli insegnanti, da anni hanno
rinunciato al loro compito di educatori, lasciando alla deriva identità
dimenticate (vedi rom," malati mentali", disabili, derelitti della
società...) e piangendo, ora, sette suicidi per impiccagione. Le
amministrazioni finanziano progetti faraonici per l'integrazione e la
valorizzazione delle diversità! Noi dal campo non possiamo che riportare un
senso di frustrazione generale che ha colpito una società intera. Forse
solo Viganò, per ora, ha dimostrato interesse (ha una perversa mania verso
i casi disperati!) ha dato una serie di consigli ma ci chiediamo:
- un esperienza di questo tipo ci mette nelle reali condizioni che, in una
situazione di "zero assoluto" qualsiasi "teatro" possa già apparire come
una grande conquista. (Anche la recita parrocchiale, ad esempio, in questo
momento sarebbe qualcosa in più per quel paese e per la sua gente). La
domanda quindi è quanti teatri sono possibili? E' possibile creare un
modello di teatro valido per cercare di "ri-magliare" quel tessuto sociale
smembrato da anni di assenza di teatro inteso come forma di socializzazione
e narrazione. Quale teatro può rappresentarsi e raccontarsi per poi
raccontare ad altri il proprio modello?
Un tetaro di denuncia? Denunciare i giri di finanziamenti e speculazioni
sarebbe anche allettante!
Un tetaro d'avanguardia e ricerca? In un territorio che più conservatore
non si trova!
Un teatro realistico- documentaristico? Dove la gente si possa rispecchiare
per dover provare quel senso di disgusto e indignazione scomparso da
tempo.
Anche noi ci chiediamo quale teatro per l'integrazione, anzi per la
ri-cucitura?
Oistros Lecce
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oistros lecce
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spedito il 8-10-2002 alle 15:12 |
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Non siamo riusciti a PARTECIPARE al forum molto bene...(forse è ancora
presto)
Stiamo partendo per lo Stato di Taurisano alla ricerca del teatro
perduto.
Vi faremo sapere ulteriori sviluppi. Buon Lavoro!
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Valentina
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| spedito il 8-10-2002 alle 16:19 |
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Siamo Valentina e Sabrina: premettendo che non abbiamo partecipato all'
esperienza di Taurisano e quindi non abbiamo osservato la realtà di questo
paese, troviamo difficoltà nell' esprimere le nostre opinioni in riguardo.
Occorre mettere in evidenza tutta una serie di situazioni che portano il
bambino disabile a considerarsi ed essere considerato "diverso";possiamo
prendere in considerazione il caso dell' insegnante di sostegno:come
integrare un bambino che viene isolato in una classe a parte, con giochi a
parte, con una maestra a parte, con esperienze a parte?La loro "diversità"
non deve estraniarli da questo mondo, essi ne fanno parte. Lo stare con gli
altri porta il bambino ad interagire, ad imparare a stare in società senza
chiudersi in un mondo tutto suo. E' per questo che abbiamo bisogno di un
teatro nuovo, capace di far sentire il bambino partecipe. E' lui che deve
vivere il teatro insieme a noi, è lui il protagonista assieme ai suoi
compagni. Il nostro teatro dovrebbe lavorare sugli spunti che ci vengono
offerti dalle piccole menti creatrici!Quindi facendo esperienza con gli
stessi bambini, potremmo cogliere tratti di alcune situazioni particolari
che si verificherebbero durante la giornata.
Ecco di cosa c' è bisogno: IL TEATRO DELLE PICCOLE MENTI CREATRICI.
In tutto ciò non c' è niente di utopistico e irrealizzabile, basta solo un
po' di fantasia per realizzare esperienze teatrali sempre più
particolari.
P.S. Per registrare in questo forum una nuova persona dallo stesso computer
cosa bisogna fare?
Valentina e Sabrina
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Vinicio Antonio Attanasi
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| spedito il 8-10-2002 alle 17:49 |
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considerazioni generali!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ciao a tutti!
Io ho passato l'intera estate a "partecipare all'integrazione" nel paese di
Taurisano! Il primo tentativo è avvenuto prima di tutto tra noi
"normodotati": non eravamo certo "amici di vecchi data!" Una volta tentato
ciò, è arrivata la fase più difficile integrarci con chi non vuole
integrare estranei al territorio e alla loro "razza"!Mi spiego: Ci siamo
trovati di fronte ad una situazione molto particolare, il gruppo di ragazzi
da gestire era molto vario : rom, disabili, ragazzi con problemi di disagio
familiare e non solo. Come se non bastasse, ho subito notato che esistevano
all'interno di questa "REALTA'" ulteriori sottogruppi che si chiudevano
entrando in conflitto fra loro, ed emarginandosi a vicenda! Gli stessi
operatori del posto (che, in teoria, avrebbero dovuto conoscere le
difficoltà di quella realtà) erano pieni di pregiudizi!...Come fare a
superare un muro così resistente e con solide fondamenta...infondate? E'
stata dura, (e lo è ancora!) perchè lottare contro i pregiudizi e
l'indifferenza è sempre molto difficile e delicato! Cose banali da dirsi,
forse, ma reali e presenti al di là di ogni immaginazione!!!
Io sono stato fortunato perchè ho avuto la grande occasione di rapportarmi
ad un ragazzo semi autistico. Ho capito molte cose e ho riflettuto molto.
Ho lasciato spazio dentro di me per pensare a qualcosa fino a quel momento
troppo distante! Ho messo in gioco le mie certezze e cambiato il modo di
percepire ciò che mi sta intorno! GRAZIE AD AMEDEO! Se qualcuno è
interessato a conoscere la mia esperienza, le mie emozioni e perchè no,
anche i momenti di sconforto, io sono qui!
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carlo
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| spedito il 8-10-2002 alle 19:42 |
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quote: Originariamente scritto da Valentina
Siamo Valentina e Sabrina: premettendo che non abbiamo partecipato all'
esperienza di Taurisano (...) Occorre mettere in evidenza tutta una serie
di situazioni che portano il bambino disabile a considerarsi ed essere
considerato "diverso";possiamo prendere in considerazione il caso dell'
insegnante di sostegno:come integrare un bambino che viene isolato in una
classe a parte, con giochi a parte, con una maestra a parte, con esperienze
a parte?La loro "diversità" non deve estraniarli da questo mondo, essi ne
fanno parte. Lo stare con gli altri porta il bambino ad interagire, ad
imparare a stare in società senza chiudersi in un mondo tutto suo. E' per
questo che abbiamo bisogno di un teatro nuovo, capace di far sentire il
bambino partecipe.
>>>ecco questa definizione del bambino partecipe corrisponde proprio a
quello che stiamo cercando di definire in quest'attività di studio appena
avviata.
ci torneremo su...
E' lui che deve vivere il teatro insieme a noi, è lui il protagonista
assieme ai suoi compagni. Il nostro teatro dovrebbe lavorare sugli spunti
che ci vengono offerti dalle piccole menti creatrici!Quindi facendo
esperienza con gli stessi bambini, potremmo cogliere tratti di alcune
situazioni particolari che si verificherebbero durante la giornata.
Ecco di cosa c' è bisogno: IL TEATRO DELLE PICCOLE MENTI CREATRICI.
>>> per alcuni versi può inquietare questa definizione ma a me piace
moltissimo
mi fa pensare al "kid power" di cui parla Seymour Papert, sapete chi è?
In tutto ciò non c' è niente di utopistico e irrealizzabile, basta solo un
po' di fantasia per realizzare esperienze teatrali sempre più
particolari.
P.S. Per registrare in questo forum una nuova persona dallo stesso computer
cosa bisogna fare?
Valentina e Sabrina
>>>ho appena messo delle istruzioni x l'uso nel mio intervento in
apertura.
dategli un'occhiata!
In questo mio intervento ho fatto QUOTE che permette di "conversare" con
alcuni specifici interventi.
E' un buon modo ma fatelo con parsimonia perchè addensa troppo testo e
appare poco leggibile.
Ricordate poi che con EDIT potete correggere i vostri interventi anche
dopo!
il bello del forum è scrivere di getto, al volo, davanti allo schermo.
Poi si rilegge, si corregge, si precisa...
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bea
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| spedito il 8-10-2002 alle 21:32 |
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vi sto leggendo. Sono l'insegnante tutor della scuola capofila del progetto
I.N.D.I.R.E. (la Media "A. Galateo" di Lecce). Domani conto di intervenire
anch'io. Per il momento un forte grazie. Conto su di voi e sui vostri
contributi.
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vigano
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| spedito il 8-10-2002 alle 21:40 |
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bene...bene... parto per la francia sapendo di tenere aperta questa
possibilità di contattarvi e di inviare riflessioni.
Sperando di non perdermi tra questa tecnologia .
A presto ....prestissimo
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vigano
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| spedito il 8-10-2002 alle 21:45 |
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quote: Originariamente scritto da oistros lecce
L'oistros è presente nel forum, attendiamo nuovi spunti di riflessione dopo
l'incontro di stamane.
Integrazione, noi a Taurisano, per ora, sperimentiamo molta
disintegrazione.
Partecipata? Nello Stato di Taurisano neanche quelli che sono addetti a
sborsare i quattrini partecipano. Figuriamoci gli insegnanti, da anni hanno
rinunciato al loro compito di educatori, lasciando alla deriva identità
dimenticate (vedi rom," malati mentali", disabili, derelitti della
società...) e piangendo, ora, sette suicidi per impiccagione. Le
amministrazioni finanziano progetti faraonici per l'integrazione e la
valorizzazione delle diversità! Noi dal campo non possiamo che riportare un
senso di frustrazione generale che ha colpito una società intera. Forse
solo Viganò, per ora, ha dimostrato interesse (ha una perversa mania verso
i casi disperati!)
>>> perversa mania ??????? mi sembra che ci siano situazioni che meritano
di essere osservate con attenzione ; partiamo da lì, dalla presenza di
alcuni adolescenti che sono costretti dal tribunale a darci ascolto ma
sopratutto noi possiamo ascoltare. Forse lì troviamo delle tracce per
intervenire .<<<
ha dato una serie di consigli ma ci chiediamo:
- un esperienza di questo tipo ci mette nelle reali condizioni che, in una
situazione di "zero assoluto" qualsiasi "teatro" possa già apparire come
una grande conquista. (Anche la recita parrocchiale, ad esempio, in questo
momento sarebbe qualcosa in più per quel paese e per la sua gente). La
domanda quindi è quanti teatri sono possibili? E' possibile creare un
modello di teatro valido per cercare di "ri-magliare" quel tessuto sociale
smembrato da anni di assenza di teatro inteso come forma di socializzazione
e narrazione. Quale teatro può rappresentarsi e raccontarsi per poi
raccontare ad altri il proprio modello?
Un tetaro di denuncia? Denunciare i giri di finanziamenti e speculazioni
sarebbe anche allettante!
Un tetaro d'avanguardia e ricerca? In un territorio che più conservatore
non si trova!
Un teatro realistico- documentaristico? Dove la gente si possa rispecchiare
per dover provare quel senso di disgusto e indignazione scomparso da
tempo.
Anche noi ci chiediamo quale teatro per l'integrazione, anzi per la
ri-cucitura?
Oistros Lecce
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bea
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| spedito il 9-10-2002 alle 07:14 |
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a proposito di "perversa mania"
Ieri, quando Viganò ci ha chiesto di raccontare una "storia d'amore" con le
mani, avrei voluto raccontarne una.
Me l'aveva raccontata Damiano, a scuola. Lui raccontava ed io scrivevo sul
suo quaderno.
Faceva una gran fatica, Damiano.
Non sempre riuscivo a capirlo.
E lui ripeteva... e ripeteva... finchè io non capivo.
E poi mi ha chiesto di leggere io (per lui) la sua storia d'amore ai
compagni del nostro laboratoorio teatrale/di libera espressione, agli altri
insegnanti.
E poi ha portato il quaderno a casa, e l'ha fatta leggere alla sua
mamma.
E ora io la racconto a voi...
"... Di notte io mi alzo e vado nel salotto, apro la porta e controllo la
luna, lontano... lontano... Mi piace la luna. Sembra un pallone.
Io immagino di buttare lontano la luna e poi di prenderla e poi di portarla
a casa mia e metterla in un quadro. Così, io la guardo sempre, la luna."
La bocca di Damiano ha raccontato una storia d'amore.
Le mie mani l'hanno tradotta in segni.
Altre orecchie hanno ascoltato.
Può essere questa l'"integrazione partecipata"?
E questo, che tipo di teatro è?
E' forse (la mia), una "perversa mania..."?
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LLuiss
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| spedito il 9-10-2002 alle 10:12 |
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frammento di vita che non fa volume
Talvolta e' inspiegabile l'ineffabile bellezza
e la forte sensazione di sicurezza che ti deriva dall'armonia di un
ragionamento..
aver trascorso qualche ora con Gino, Carlo, Antonio, Giuliano e Beatrice,
gli studenti, le insegnanti, ha significato questo....un piccolo frammento
di vita, di quelli che non fanno volume!!
Grazie
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Francesco
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| spedito il 9-10-2002 alle 10:55 |
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Qualcosa di nuovo e unico
Ciao a tutti!
Sono Francesco. Io non ho collaborato all'esperienza di Taurisano, ma ho
avuto già a che fare con soggetti disabili quando ho partecipato in qualità
di collaboratore esterno ad un progetto di musicarterapia presentato ad un
convegno a Riccione.
Il rapporto con queste persone non è affatto semplice e ne siamo tutti
consapevoli, credo. La difficoltà per me non è stata nella ricerca di un
rapporto anormalità-normalità: questi concetti NON ESISTONO, si tratta di
puri e semplici pre-concetti che nascono all'interno del singolo uomo o
della comunità a cui egli appartiene e che personalmente non mi piacciono.
La difficoltà che io ho riscontrato è stata un'altra, ovvero far capire
loro che per essere accettati da un'altra persona non è necessario
comportarsi come lei. Avevo notato, e alcuni dialoghi me lo hanno
dimostrato, che alcuni dei ragazzi cercavano in tutti modi di imitare, più
che i responsabili, me e una mia amica, cioè gli ultimi due arrivati. In
sintesi per relazionarsi con noi tendevano a comportarsi come noi. Io credo
che una persona debba sempre comportarsi per quella che è, mostrarsi agli
altri per quelle che sono le sue caratteristiche al di là se queste siano
poi quelle che la gente considera buone o belle e al di là se la persona in
questione abbia qualche handicap o meno. Pertanto concordo pienamente con
Valentina e Sabrina, estendendo il discorso anche ai disabili giovani ed
adulti, che è necessario ci sia un'interazione tra loro e il mondo che li
circonda, non vanno trattati diversamente dalle persone che invece disabili
non sono (anche se su questo vorrei precisare che non esiste una persona
non disabile, in quanto tutti abbiamo difetti o problemi o handiacp che
magari per il solo fatto che non sono visibili ci collocano in quello che
il gregge definisce normalità assimilandoci alla massa degli "abili").
Pertanto parlando prettamente di teatro, credo che sia necessario trarre
idee da quella che è la loro mente, la loro capacità di inventare ( che
nella piccola esperienza che ho maturato ho riscontrato essere notevole) le
loro caratteristiche, perchè solo smettendo di trattarli da altri (nel
senso di membri di una comunità limitata, esterna alla propria, che va
aiutata perchè caratterizzata da incapacità) si potrà raggiungere
l'obiettivo finale dell'integrazione, intesa non come inserimento in
qualcosa che già c'è, ma come costruzione di un qualcosa di nuovo e unico.
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Francesco
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| spedito il 9-10-2002 alle 11:07 |
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Inserisco un canto che facciamo in diocesi negli incontri di Azione
Cattolica, mi sembra appropriato all'Integrazione Partecipata... si
intitola "E' più bello insieme"
Dietro ai volti sconosciuti
della gente che mi sfiora:
qaunta vita quante attese di felicità,
quanti attimi vissuti,
modni da scoprire ancora,
splendidi universi accanto a me
E' più bello insieme,
è un dono grande l'altra gente,
è più bello isieme
E raccolgo nel mio cuore
la speranza ed il dolore,
il silenzio, il pianto della gente attorno a me.
In quel pianto, il quel sorriso
è il mio pianto il mio sorriso:
chi mi vive accanto è un altro me
E' più bello insieme
è un dono grande l'altra gente
è più bello insieme
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Paola
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| spedito il 9-10-2002 alle 11:46 |
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La mia esperienza.
Avete mai pensato che se il mondo non fosse "plurale" non ci sarebbe
opportunità di CONOSCERE? Se non esistesse la "diversità", non ci sarebbe
nessuna possibilità di CRESCERE? In realtà su una cosa così ovvia non mi
ero mai soffermata a riflettere...La mia esperienza diretta, si riferisce
al Lab. nell'Istituto Alberghiero di Otranto, contro la dispersione
scolastica.
E' qui che sono venuta in contatto con una realtà assolutamente diversa
dalla mia e che fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione.
Stabilire un rapporto con quei ragazzi non è stato facile. Nessun portatore
di handicap fisico ma sulle spalle gravi problemi familiari o psicologici
dovuti ai più diversi motivi (ma questi li abbiamo compresi solo molto
tempo dopo!). La prima cosa che mi ha scioccata, così subito, è stato
sentire che nessuno di loro avesse sogni o desideri...non so, ma pensare
che un ragazzino di 14 anni possa vivere senza sogni, mi ha fatto scivolare
improvvisamente in una profonda riflessione su me stessa e sul perchè, fino
a quel momento, avevo dato per scontato una serie di cose. Che rispondi a
chi, con gli occhi sgranati ti domanda: "Perchè dobbiamo soffrire?" Non
avevamo una soluzione, e per quanto cercassi dentro di me, continuavo a
sentirmi nuda, spogliata dalle mei certezze. Mi ha fatto bene. Ero
assolutamente impotente. Mi sono chiesta, allora, cosa potessi fare io per
prima, per capirli. Immediatamente, d'istinto, ho cercato di trasmettere
sicurezza, disponibilità e amicizia. Ma questo non bastava. Ho capito che
per poter trovare una chiave d'accesso alla loro vita, dovevo integrarmi
per prima io. Avrei dovuto parlare il loro stesso "linguaggio" (e non mi
riferisco solo al linguaggio verbale, ma a quello silenzioso degli sguardi
e delle paure espresse attraverso il corpo), cercare di vedere il mondo
attraverso i loro occhi. Accidenti, che peso questa immedesimazione! Dentro
di me è successo qualcosa di assolutamente imprevedibile: stavo crescendo,
e grazie a loro! Ho iniziato a domandarmi se quei ragazzini fossero davvero
così lontani dalla "normalità", oppure ero stata indotta a pensarlo perchè
qualcuno me li aveva presentati in quel modo? Forse quei comportamenti,
quel disagio, erano solo una barriera per difendersi da persone e
situazioni troppo grandi e dolorose? Tirar fuori qualcosa sui loro
sentimenti, è stato un processo lunghissimo e solo parziale. Insieme
abbiamo giocato (seppur con grandi difficoltà), abbiamo cercato di mettere
il luce le forze individuali e scoprire la fiducia in se stessi da
contrapporre alla passività. Un giorno eravamo tutti seduti a terra, in
cerchio, e abbiamo fatto un gioco: abbiamo provato a inventare una poesia
in rima; ognuno proponeva una frase, tema "IL TEATRO". Il risultato è stato
un pò sistemato nella forma, e questa è solo una quartina, che mi sembra
molto significativa:
"Dal destino triste e umano,
con il GIOCO DELLE PARTI,
potrai avere nella mano
l'occasione di salvarti".
Non bisogna solo domandare, ma anche ascoltare e "farsi interrogare",
sempre; rispettare la personalità dell'altro e la SUA umanità. Almeno,
oggi, questo vale per me!
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marina
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| spedito il 9-10-2002 alle 16:06 |
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L'incontro con l'altro
Mi ritrovo in una nuova realtà, in una nuova dimensione e questo mi mette
ansia, molta ansia. Mi si chiede di muovermi, di fare gesti liberamente e
di occupare uno spazio sempre più ampio.
Si chiede questo a me, a una persona molto timida, riservata, che ha sempre
evitato di mettersi al centro dell'attenzione.
Mi si chiede di" mettermi in gioco ", di "giocare per non essere giocati ",
va bene: accetto il gioco! lo accetto perchè penso che serva a me per
cercare di superare dei blocchi personali e penso che servirà ancora di più
per favorire tra ragazzi, tra docenti e ragazzi un contatto, un "incontro
con l'altro", spesso così difficile da trovare.
OK: GIOCHIAMO!
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rosi
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| spedito il 9-10-2002 alle 16:14 |
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Tutti in gioco
finalmente ritorno a giocare, a giocare con il mio corpo. Il mio corpo
nello spazio: provo, sento, vivo esperienze, sensazioni, stati d'animo.
Di nuovo nel laboratorio teatrale: volti nuovi, tanta ansia, tutti in gioco
e voglia di riprovare.
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teresa
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| spedito il 9-10-2002 alle 16:25 |
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Lontana dalle barriere
Eccomi libera, consapevole di utilizzare il mio corpo nello spazio che mi
circonda.
lontana da quelle"barriere" che ti comprimono,lasciando libere quelle
sensazioni che"hai dentro" di venir fuori esprimendole attraverso i gesti e
i movimenti.
Sensazioni perdute e poi ritrovate quasi per gioco
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Guagnano
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| spedito il 9-10-2002 alle 16:36 |
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sintonia con me stessa
Durante le attività di questi due giorni ho percepito di poter realizzare
una maggiore sintonia con me stessa.
Ho avuto la consapevolezza che una parte di me ha delle potenzialità
inespresse.
Allora ho pensato che trovare un accordo con i colleghi per realizzare
queste attività a scuola, sarebbe un intervento formativo notevole per i
ragazzi in età evolutiva.
Guagnano
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gua
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| spedito il 9-10-2002 alle 16:39 |
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unione tra corpo e mente
In questi due primi giorni di laboratorio posso dire di aver vissuto per la
prima volta un momento pratico importante, poiché ci sono alcune cose,
alcuni atteggiamenti che non possono essere capiti, assimilati e trasmessi
se non li abbiamo vissuti attraverso il corpo, in una situazione in cui
siamo fisicamente e non astrattamente impegnati.
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bianca
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| spedito il 9-10-2002 alle 16:43 |
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Il disagio nell'espressione
Questa esperienza, per alcuni aspetti da me già vissuta, mi ha fatto
riflettere sul mio modo di avvicinarmi agli altri, su come vivo il mio
corpo e lo spazio. Ho provato disagio nell’espressione individuale mentre
in gruppo ho lavorato con maggiore sicurezza.
Gli stimoli offerti, essendo stati numerosi, mi hanno procurato
disorientamento. Le mie aspettative erano diverse, tuttavia, spero di
riuscire a mettermi in discussione per accogliere tutto ciò che questo
laboratorio di formazione mi offre.
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rosanna
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| spedito il 9-10-2002 alle 16:47 |
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parte integrante del tutto
L'impressione iniziale che ho avuto durante il primo incontro con Viganò, è
stata di disorientamento; non riuscivo a capire la validità dei movimenti
che ero invitata a fare. Man mano che passavano i minuti ho iniziato a
partecipare con più entusiasmo sino a giungere, alla fine della prima
serata, a sentirmi parte integrante del tutto.
Nel secondo giorno la mia disponibilità è stata totale e ho eseguito con
piacere ciò che mi si chiedeva di fare.
Sentivo il mio corpo rispondente ai messaggi esterni e soprattutto riuscivo
a capire che intorno a me c'era uno spazio di cui dovevo appropriarmi.
Mi sono resa conto che non era necessario usare le parole per parlare, ma
che il mio corpo poteva esprimere le mie emozioni con semplici movimenti e
che riuscivo a portare all'esterno, nel mio spazio, ciò che prima era
chiuso dentro di me.
Quello che ho capito in questi due incontri, credo che mi servirà ad
avvicinarmi di più ai miei alunni per entrare più facilmente in relazione
con essi, capendo, dai movimenti del loro corpo, ciò che nascondono
dentro.
Rosanna
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mary
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| spedito il 9-10-2002 alle 16:56 |
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il corpo è poesia
Il corpo è poesia! Devo crederci. Voglio crederci. Il corpo parla.
Il corpo racconta…
Io gli ho dato raramente la parola e, se l’ho fatto, non l’ho fatto parlare
a lungo.
E allora, quali alfabeti avrà appreso? Forse usa ancora i geroglifici!
Non ho avuto, si capisce, un buon rapporto col mio corpo.
Dopo aver curato, però, troppo a lungo la mente, lo spirito, l’analisi
introspettiva,
mi trovo oggi a fare i conti con un corpo che vuole parlare, che vuole
occupare
uno spazio vivo. Vuole recuperare emozioni!
Sono passata attraverso il teatro, l’altro, quello di rappresentazione.
Ora so il perché. Volevo uscire dal mio corpo ed entrare in altri cento
corpi diversi, più gradevoli, più graditi.
Ma per farlo… avrei dovuto conoscere meglio il mio, capire le sue
rigidezze, i suoi blocchi, la sua voglia di nascondersi… e superarli,
scioglierli.
Essi mi avevano impedito di farlo esprimere, di liberarlo come avevo
permesso
di fare alla mia mente, alla mia anima.
Sono qui perché voglio cominciare a muovere i passi giusti verso la
“mia integrazione partecipata” quella del mio corpo e del mio spirito:
Vorrei arrivare a dire anch’io : “Il mio corpo è poesia”.
Grazie a tutti voi. Grazie Antonio!
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lucetta
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| spedito il 9-10-2002 alle 17:00 |
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io, in volo, in uno stormo d'uccelli
Ho sempre pensato al teatro come forma di recitazione da parte di un
soggetto che interpreta una parte, che si cala in quella parte, che non è
se stesso, ma finge di essere l’altro.
Ho scoperto un teatro nuovo, un teatro che aiuta a tirar fuori le mie
emozioni, ad essere più me stessa, il mio io.
Al momento mi sento più leggiadra; ero io, ieri, in volo in uno stormo di
uccelli.
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jolanda
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| spedito il 9-10-2002 alle 17:04 |
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giocare x giocare
L’esperienza di partecipazione teatrale, realizzata, mi ha dato modo di
pensare a quanto, molto spesso, diamo importanza alle apparenze e non
all’essere persona.
Molti sono i condizionamenti che noi adulti abbiamo, che ci portano ad
essere convenzionali e che ci obbligano a determinate scelte.
Giocare per giocare, come fanno i bambini, crea in molti adulti disagio e
apprensione, perché non vogliamo che “l’altro” che ci guarda ci
giudichi.
Sono maestra in una scuola dell’infanzia, progetto e organizzo le attività
e le esperienze con i bambini motivandole con il gioco, non potrei
altrimenti. A volte però, i giochi che si fanno non sono spontanei e
diventano routine quotidiana, queste sere mi sono servite per arricchirmi
come persona, per caricarmi di entusiasmo e per “RUBARE” nuovi modi per far
conoscere se stesso nel- lo spazio al bambino e farglielo vivere giocando,
nel miglior modo possibile.
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Lucy
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| spedito il 9-10-2002 alle 17:07 |
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si parte....
Impressioni…pensieri…riflessioni su due giornate di lavoro. "Teatro
alternativo"? Di getto, lo confesso, non ho "voluto" registrare quello che
mi era passato "attraverso" il corpo e non solo…, travolgendo gli schemi,
l'abitudine, la routine.
Ieri sera, a conclusione di un primo modulo di esperienza, ero troppo
stanca, confusa e …destabilizzata. Ho preferito rimandare a tempi migliori,
più sereni, forse…Oggi lo stato d'animo non e' cambiato. Col senno di poi
certamente l'emozione non è cancellata e mi sento ancora addosso l'ansia di
chi si appresta a partire, anzi è già partita per un viaggio la cui meta
non è ben nota e definita. Si parte, si ma dove…come…quando…? Ciò
nonostante mi sento fortemente attratta e …ho già caricato il mio bagaglio!
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