Pensieri e azioni disseminate nella città e nella rete
Laundrette-soap
http://www.laundrettesoap.it/
dal 13 settembre al 18 ottobre a Torino, dissemina
Azioni teatrali mimetizzate nello spazio urbano e nel tempo della
quotidianità,
Libri secondo lo spirito del “bookcrossing” e Pensieri negli incontri che
approfondiscono i nodi tematici che stanno alla radice dell’operazione, con
alcuni degli autori dei testi lasciati “per caso” in giro per la città,
come germi di un’improvvisa epidemia culturale.
Via internet e SMS circolano non solo le informazioni ma anche le emozioni
che incardinano un progetto in cui si coniuga drammaturgia, performance,
radio, weblog e marketing-guerriglia.
Le azioni del “serial” teatrale giocano con la città e con i diversi media
che ne attraversano l’etere (la radio in primo luogo, come RadioFlash,
investita dalle telefonate dei personaggi), utilizzando anche gli SMS per
cortocircuitare la drammaturgia con i percorsi degli spettatori sollecitati
dall’info-mobilità.
Gli spettatori, una volta tanto, verranno invitati a tenere acceso il loro
cellulare, potranno (se compilano la scheda su www.laundrettesoap.it )
ricevere dei messaggi non solo informativi ma inerenti le vicende a cui
parteciperanno.
Via e-mail e sul web Laundrette Soap gioca inoltre sull’ambiguità
orchestrata tra la realtà (il contesto produttivo del “progetto speciale”
per il teatro) e il suo “doppio” in cui trova luogo la vita immaginaria dei
personaggi, un gruppo di ragazzi alla deriva per la ricerca di un lavoro
possibile.
Questo del Lavoro è un punto caldo dell’intera questione: i personaggi
leggono dei libri su questo tema e li “dimenticano” in giro per la città,
rilanciando la bella idea del bookcrossing attraverso degli incontri con
gli autori di libri sparsi per la città, occasioni di approfondimento
teorico sulla condizione di “fine del lavoro” in cui si sono ritrovati dopo
un’impresa fallita.
Il primo di questi incontri ( si svolgono tutti presso Basic Village, Corso
Regio Parco 39 alle ore 18,30)
è il 19 settembre, il tema è “Fino alla fine del mondo-lavoro. Metamorfosi
e derive del giovane lavoratore atipico” e vede la partecipazione di Marco
Revelli (docente di Scienza della politica all'Università del Piemonte
orientale . Autore, tra l’altro, di Lavorare in Fiat; Le due destre; La
sinistra sociale; Fuori luogo) e di Aldo Bonomi (direttore dell’Istituto di
ricerca Aaster e consulente del Cnel. Autore di Il trionfo della
moltitudine; Forme e conflitti della società che viene ; Il capitalismo
molecolare. La società al lavoro nel Nord Italia). Un appuntamento per
riflettere su quelle nuove categorie in grado d’interpretare le profonde
disuguaglianze che si celano dietro il mutamento del concetto di lavoro.
“Siamo tutti al lavoro, la nuda vita è messa al lavoro, e il luogo di
lavoro è il territorio”,sostiene Bonomi.
E’ proprio questo uno dei punti cardine della vicenda di “Laundrette Soap”
: la vita messa in scena (messa in vita) e in qualche modo venduta e la
città, con le sue piazze e i non-luoghi d’attraversare.
Quali garanzie per i non-garantiti?
Come fare società in uno scenario di decomposizione sociale?
L’altro incontro è il 16 ottobre e si presenta con un titolo lapidario:
“Il linguaggio è un virus. I principi attivi del contagio culturale, tra
arte e vita”. Partecipano: Fracesco Morace (Direttore del Future Concept
Lab e docente alla Domus Academy e alla Bocconi di Milano. Autore, tra
l’altro di Chi ha lasciato il segno?;Metatendenze; La strategia del
colibrì), Francesco Antinucci (Direttore del reparto Processi Cognitivi e
Nuove Tecnologie dell’Istituto di Psicologia del CNR. Autore, tra l’altro,
di “Computer per un figlio” e “Tutto il potere ai segni”) e Marco Philopat
(agitatore culturale, protagonista dei movimenti punk, collaboratore di
Decoder. Autore di saggi sull’underground e dei romanzi “Costretti a
sanguinare” e “La Banda Bellini”).
Un’occasione per trattare del paradosso dei sistemi della comunicazione che
rischiano d’indebolire lo scambio interumano assordato dal rumore di fondo
del flusso informativo a senso unico.
“Il linguaggio è un virus” è una citazione di William Burroughs, il più
lucido protagonista della beat generation, che ci invita a riflettere su
come agire, per non subire, il marasma comunicativo.
E’ in questo senso che s’intravede la via performativa all’interno del
sistema dei media, destabilizzando il pensiero unico per immettere, con
azioni creative di contagio sociale (avete sentito parlare dello
“smartmob”? gli interventi urbani organizzati via SMS e web,come per i
raves o le autoconvocazioni ribelli?) elementi in cui rilanciare sia il
principio dell’interattività che quel rapporto arte-vita tanto caro alle
avanguardie d’antan.
E’ in questo senso che s’intende il concetto nuovo di “performing
media”.
Performing Media è progettazione di contenuti e strategie relazionali per i
sistemi multipiattaforme in cui convergono diversi media: telefonia mobile,
internet ( magari con le nuove connessioni “wi-fi”) il broadcast radio-TV,
e le tante altre modalità di comunicazione, compresa la stampa.
Performing Media è progettazione di eventi spettacolari che mettano in
relazione il territorio, dalle piazze ai musei ai mercati, con i diversi
sistemi della comunicazione digitale integrati tra loro e connotati da
regie performative che ne risolvano l’impatto sensoriale e cognitivo.
Performing Media è strategia culturale concepita per attivare una
formazione continua legata alle istanze relative alle nuove forme di
cittadinanza digitale,inventando operazioni dove le tecnologie della
comunicazione promuovano l’approccio ludico-creativo e fondamentalmente
partecipativo.
Gli incontri sono curati e condotti da Carlo Infante (carlo@teatron.org ),
consulente di Laundrette Soap e docente di Scienze e Tecnologie dello
Spettacolo all’Università di Lecce, di Arte e Cultura Digitale all’Istituto
Europeo del Design di Torino, di Performing Media all’Accademia di Belle
Arti di Macerata.
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