carlo
|
| spedito il 1-9-2003 alle 11:25 |
|
|
110973.Un altro 11 settembre,30 anni fa
qui possiamo confrontarci
a proposito di uno spettacolo teatrale che si rivela emblematico pretesto
per riflettere sull'11 settembre
quello di trent'anni fa
che ha provocato un golpe pilotato dalla CIA in Cile
primo atto di una scia di abusi che trova sulla sua rotta anche l'azione
delirante dell'11.09.01
qui trovi info dsull'evento
http://www.teatron.org/110973/cstampa.html
|
|
|
luca
|
| spedito il 9-9-2003 alle 10:01 |
|
|
non c'ero ma sento
sento il peso di quella cappa di supercontrollo USA
talmente assurda
da essergli crollata addosso con tutte le torri
odio di chi ha provocato quel terriile atto terroristico
ma odio anche l'idiozia politica di un paese come gli USA che non capisce
che non può abusare della liberta degli altri
non ero ancora nato l'110973
ma sento lo starsco di quell'eco d'infamia
non si azzera una democrazia
come quella poi
non-sovietica
libertaria
ottimistica
hanno immesso un virus nella politica internazionale
ne è rimasta ammalata
ancora oggi dpo trent'anni
|
|
|
Fabrizio Pecori
|
| spedito il 9-9-2003 alle 11:21 |
|
|
Un teatro di solidarietà
Partecipazione è certo una delle parole chiave del teatro. Aprire una
parete per comprendere con empatia questo nostro essere, la nostra storia,
i nostri sentimenti e le loro ragioni.
Aprire uno spiraglio, proprio quell'11 Settembre, che troppe volte è stato
caratterizzato dall'odio e dal furore di ragioni politico-economiche troppo
occidentali (si pensi alla tragedia cilena del 73, ma anche al risentimento
senza tregua che ha caratterizzato la risposta all'assalto delle Twin
Towers), significa anche dare voce e dignità a qualcosa che reclama la
nostra attenzione.
Ecco perché reputo importante l'emergere di manifestazioni di un teatro di
solidarietà che non vuole cavalcare l'emozione di un giudizio inorridito,
ma riesce a recuperare la scomoda eredità di un Cile che quotidianamente
continua a cercare la propria strada di autodeterminazione.
Un teatro che possa e sappia ridare un senso profondo all'operato di
Salvador Allende perché:
para vencer al hombre de la paz
tuvieron que congregar todos los odios
y además los aviones y los tanques,
(dal Poema "Allende" di Mario Benedetti)
ma certo gli "uomini della pace" non possono essere dimenticati.
|
|
|
carlo
|
| spedito il 9-9-2003 alle 17:28 |
|
|
riattivare le coscienze
quote: Originariamente scritto da Fabrizio Pecori
Partecipazione è certo una delle parole chiave del teatro. Aprire una
parete per comprendere con empatia questo nostro essere, la nostra storia,
i nostri sentimenti e le loro ragioni.
(...)
ma certo gli "uomini della pace" non possono essere dimenticati.
ben detto fab
è proprio qui il punto
si tratta di dimostrare almeno 2 cose, tra le tante
una:
in un mondo così intriso di rappresentazione inautentica
il teatro di partecipazione
fondato sull'empatia
può riattivare delle coscienze
due:
in un era in cui la politica ha perso gran parte del suo senso
agire la memoria (che non significa commemorare) ha un valore proprio:
quello di indicare dei modelli possibili di comportamento etico,
saldo nei principi ed ottimista
come il modello "allende" aveva dimostrato
anche se sconfitto,
anzi violato dall'abuso di potere
|
|
|
mirko
|
| spedito il 10-9-2003 alle 09:34 |
|
|
quote: Originariamente scritto da luca
...non si azzera una democrazia
...
bellissima frase luca.
e mi fa venire in mente che il teatro e la democrazia sono intimamente
legati.
la grecia, le prime forme di democrazia della storia moderna, avevano
proprio il teatro come veicolo di valori, di contenuti, di etica.
ed era qualcosa che nasceva autenticamente, fin dall'inizio, perche'
nasceva dall'incontro di diverse sensibilita' umane, senza filtri.
attori sulla scena, spettatori, il fil rouge del coro sullo sfondo.
mi chiedo se oggi il teatro non possa tornare ad avere un ruolo importante,
fondamentale direi, nel mantenimento e nella salvaguardia non della
democrazia, no, ma dello "spirito" democratico: quell'attitudine al
confronto, alla dialettica, al recepire stimoli che vengono da altri, ad
ascoltare.
|
|
|
SaraMC
|
| spedito il 12-9-2003 alle 18:44 |
|
|
quote: Originariamente scritto da Carlo
anche se sconfitto,
anzi violato dall'abuso di potere
non sono d'accordo ... Allende ha vinto e lo ha fatto davvero in grande
stile ... e non si può dire che siano riusciti a violarlo anche se ci hanno
provato ... perchè la sua figura e tutto ciò che è riuscito a realizzare
rimarranno per sempre impressi nel ricordo di ognuno di noi, nella storia
di questo mondo e nella speranza di un futuro migliore ... è il martire
della libertà e della democrazia ... ed è nelle nostre mani la
responsabilità che la sua memoria non sia violata portando sempre nel
nostro cuore tutto quello che ha fatto e tenendo alto il suo nome sulle
nostre labbra ...
sarò un po' idealista ma lo spettacolo l'ho portato in scena e lo sento
davvero tanto vicino ... è stato un lavoro duro ma pieno di soddisfazioni e
pensare che abbiamo aiutato la gente a non dimenticare mi fa sentire
davvero felice e seriamente utile ...
citando il nostro regista Ninni questo è "teatro civile" ... e sarebbe ora
che si ritornasse a farlo ... proprio come qualcuno ha già detto dovremmo
tornare al teatro della grecia antica ...
|
|
|
carlo
|
| spedito il 12-9-2003 alle 23:27 |
|
|
la partita truccata
quote: Originariamente scritto da SaraMC
quote: Originariamente scritto da Carlo
anche se sconfitto,
anzi violato dall'abuso di potere
non sono d'accordo ... Allende ha vinto e lo ha fatto davvero in grande
stile ... e non si può dire che siano riusciti a violarlo anche se ci hanno
provato ...
<<< vediamo un pò...
prima cosa: ho partecipato all'evento in Villa Bonaccorsi
un fatto teatrale basato sulla starordinaria tensione di un gran bel gruppo
dei ragazzi guidati da un regista che sa creare le condizioni per lavorare
insieme e bene
e sono contento
ne ho colto tutta l'intensità
seconda cosa:
il fatto che Allende sia stato sconfitto allora ( e con lui gran parte dei
sogni di una rivoluzione democratica)
non esclude il fatto che nella memoria quell'esperienza possa essere
rilanciata in positivo
cerchiamo di non essere retorici
quando si perde si perde
anche se la partita era truccata
grazie ai soldi della CIA
<<<
(...)
sarò un po' idealista ma lo spettacolo l'ho portato in scena e lo sento
davvero tanto vicino ... è stato un lavoro duro ma pieno di soddisfazioni e
pensare che abbiamo aiutato la gente a non dimenticare mi fa sentire
davvero felice e seriamente utile ...
citando il nostro regista Ninni questo è "teatro civile" ... e sarebbe ora
che si ritornasse a farlo ... proprio come qualcuno ha già detto dovremmo
tornare al teatro della grecia antica ...
evviva è proprio qui il punto
la memoria non è solo un fatto emotivo o informativo...
c'è bisogno d'esperienza
bisogna fare qualcosa
per voi
(ma anche x noi spettatori)
il fatto stesso d'aver ricostruito la situazione-limite dello scontro
finale alla Moneda è stato forte
anche se non catartico
x fortuna
|
|
|
chilo
|
| spedito il 12-9-2003 alle 23:37 |
|
|
il dramma cileno e il lutto americano
ieri sera per la prima volta (per quanto mi riguarda) ho visto al
telegiornale un servizio dedicato alle vittime dell' 11/9/1973.
ho apprezzato il gesto, non so se la televisione italiana abbia fatto la
stessa cosa, e ancor più ho apprezzato la schiettezza delle parole, nessuna
falsità. tutto quello che c'era da dire è stato detto.
poi ho visto un servizio sul lutto americano.
hanno fatto il loro minuto di silenzio.
e delle carneficine che hanno fatto loro nessuno si ricorda, nessuno
piange, nessuno fa un minuto in più di silenzio (anche perchè se fosse per
loro dovrebbero stare in silenzio in eterno).
a me sta bene, ma almeno che qualcuno si ricordi che di attentati sempre ce
ne sono stati e, purtroppo, sempre ce ne saranno, e non solo in palestina,
in cile, nei paesi asiatici, in india, in africa, ma nel mondo intero.
quindi per cortesia smettiamola di piangere un paese che è tutto tranne che
santo, con una politica che è tutto tranne che pulita, con della gente che
è ancora favorevole alla pena di morte e gioisce per la regola "occhio per
occhio, dente per dente"(anche se non apertamente), che ha della gente che
crede che il migliore modo per salvarsi dai problemi sia tenere una pistola
sotto il cuscino, e chi più ne sa più ne metta.
grazie
è un momento confuso, non sono nemmeno riuscita a parlare del teatro o a
tirar fuori paroloni da dizionario, è tutto cio che il mio cuore un po'
triste riesce a tirare fuori.
uno brainstorming in piena regola. non ho nemmeno il coraggio di
rileggerlo, non voglio cambiarlo.
comunque sia grazie mille per per aver ricordato l'11/09/73.
|
|
|
Sabry
|
| spedito il 14-9-2003 alle 10:18 |
|
|
FAR CONOSCERE
Sarò anche io fondamentalmente un’ idealista, ma trovo molti punti in
comune con Sara.
Sono dell’ 82 e faccio parte di una generazione che ha vissuto la scuola
con il solito libro e i soliti prof. che “ vanno sempre di fretta con i
programmi”; per questo non sono mai riuscita a conoscere fino in fondo la
storia degli ultimi anni del ‘900. Di conseguenza sono andata da sola, e
solo adesso purtroppo, a vedere “ trascorrere” gli avvenimenti dagli anni
’60 in poi. Sui libri di storia interi capitoli sono dedicati alle guerre
mondiali, ai totalitarismi, eppure alla voce Cile ho potuto trovare solo 10
righi che descrivevano il coraggio del sopravvento e la buona volontà (
almeno così io l’ ho visto nel leggere) di un uomo che ha dovuto combattere
per i propri ideali contro l’ economia di un Paese in dissesto, contro l’
ostilità degli USA ( onnipresenti) e contro la borghesia ( veterani signori
uomini che si distinguono da una particolare caratteristica: l’ egoismo nel
DNA).
Nella realtà il mio libro parla di sconfitta di Allende, ma in verità anche
io insieme a Sara e tutti credo nel suo sacrificio e farò sempre
riferimento alla sua memoria.
Mi fa piacere la presenza di questo forum di discussione, perché credo
fermamente che capire, conoscere e constatare determinate cose, aiuti un
po’ tutti a farsi un’ idea, a riflettere e ad evitare.
Come ho sempre sostenuto, il teatro può fare… tanto per cominciare può far
conoscere per poi far parlare, per poi agire.
|
|
|
carlo
|
| spedito il 14-9-2003 alle 10:54 |
|
|
la storia siamo noi
quote: Originariamente scritto da Sabry
Sarò anche io fondamentalmente un’ idealista, ma trovo molti punti in
comune con Sara.
Sono dell’ 82 e faccio parte di una generazione che ha vissuto la scuola
con il solito libro e i soliti prof. che “ vanno sempre di fretta con i
programmi”; per questo non sono mai riuscita a conoscere fino in fondo la
storia degli ultimi anni del ‘900.
<<
quando penso che la tua generazione è di fatto condizionata da un sistema
informativo e formativo che non sa e non vuole mettere in relazione la
storia con la vita
penso a quanto la mia abbia avuto la fortuna (con tutte le contraddizioni,
laceranti...) di metterla si troppo in relazione
la stioria con la vita...
c'era anche un buon titolo di uan canzone che diceva
"la storia siamo noi"
<<<
(...)alla voce Cile ho potuto trovare solo 10 righi che descrivevano il
coraggio del sopravvento e la buona volontà ( almeno così io l’ ho visto
nel leggere) di un uomo che ha dovuto combattere per i propri ideali contro
l’ economia di un Paese in dissesto, contro l’ ostilità degli USA (
onnipresenti) (...)
<<<
si
non devi mai smettere di cercare
<<<
Mi fa piacere la presenza di questo forum di discussione, perché credo
fermamente che capire, conoscere e constatare determinate cose, aiuti un
po’ tutti a farsi un’ idea, a riflettere e ad evitare.
Come ho sempre sostenuto, il teatro può fare… tanto per cominciare può far
conoscere per poi far parlare, per poi agire.
<<<è proprio così
il teatro permette di fare esperienza diretta
anche se x simulazione
è uno dei modi migliori che conosco x far cortocircuitare le informazioni
con le emozioni
<<<
|
|
|
Fabrizio Pecori
|
| spedito il 14-9-2003 alle 23:42 |
|
|
La storia ed i suoi
quote: alla voce Cile ho potuto trovare solo 10 righi che descrivevano il
coraggio del sopravvento e la buona volontà ( almeno così io l’ ho visto
nel leggere) di un uomo che ha dovuto combattere per i propri ideali contro
l’ economia di un Paese in dissesto, contro l’ ostilità degli USA (
onnipresenti) (...)
La storia del Cile, come almeno gran parte delle storie che dividono il
mondo e che il mondo troppo spesso dimentica di condividere, purtroppo
tende ad usare fili molto lunghi per tessere i propri disegni. Se guardato
attentamente ogni piccolo pezzo di stoffa tende a rivelare lo schema
dell'intera tappezzeria.
|
|
|
mirko
|
| spedito il 15-9-2003 alle 15:18 |
|
|
# carlo:
citi "la storia" di De Gregori...anche io ci pensavo leggendo questa
conversazione tra persone che per vari motivi tendono a non rimuovere le
cose dalla memoria, o a non volerlo fare.
beh, quella canzone dice
"la storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano"
cercare quindi. le cose ci sono, le cose si trovano, anche se - come dice
sabry - non ci vengono presentate.
il teatro e' senz'altro un potente e snello motore di ricerca che abbiamo
noi che non vivemmo quel periodo a cavallo dei '60 e dei '70, in cui la
vita respirava politica.
usare il teatro come usiamo google ogni giorno, come un nostro agente
intelligente che fa saltare fuori dal flusso, dalla versione ufficiale, le
cose che vogliamo sapere.
e' un cortocircuito, come lo chiama carlo, che funziona.
penso anche ad esempio al teatro di Marco Paolini
se non le avete viste cercatevi le sue serate
sul Vajont
(sabry, nei sai qualcosa? io non ne sapevo niente prima di vedere
Paolini)
su Ustica
e guardate domani sera raitre, prima della nuova stagione di Report ci
saranno delle pillole
di teatro di Paolini che portano alla ribalta casi scottanti.
|
|
|
carlo
|
| spedito il 15-9-2003 alle 15:51 |
|
|
x una futura incursione nell'immaginario TV
quote: Originariamente scritto da mirko
# carlo:
citi "la storia" di De Gregori...anche io ci pensavo leggendo questa
conversazione tra persone che per vari motivi tendono a non rimuovere le
cose dalla memoria, o a non volerlo fare.
(...)
e' un cortocircuito, come lo chiama carlo, che funziona.(...)
e guardate domani sera raitre, prima della nuova stagione di Report ci
saranno delle pillole
di teatro di Paolini che portano alla ribalta casi scottanti.
<<< questo riferimento a Paolini su Report (domani sui RAI3)
mi fa pensare al fatto
che x l'operazione sull'110973 avrei voluto
un'incursione nell'immaginario dominato dalla TV
si pensava ad una diretta via satellite su un canale dedicato
come quello che è dietro il progetto Iride TV
http://www.iride.tv/
che è stato poi nominato DSChannel
ma non s'è fatto nulla
abbiamo anche coinvolto Andrea Soldani (il regista di Santoro e mio vecchio
compagno di strada) che ne sta tenendo le sorti registiche dal Festival
Nazionale dell'Unità a Modena
ma niente diretta
si sono fatte delle belle riprese
ne nascerà un DVD e forse altro...
si vedrà
|
|
|
..........
|
| spedito il 16-9-2003 alle 15:43 |
|
|
perchè piangere le torri gemelle? io non verso lacrime per chi le le fa
versare alla povera gente. perchè piangere i poveri americani? nessuno si
ricorda dei bambini africani; dei palestinesi morti per una terra ecc...
l'usa e getta se la sono cercata... e trovo quanto meno squallida la
raccolta di fondi fatta dai paesi dopo l'11 settermbre.
|
|
|
carlo
|
| spedito il 16-9-2003 alle 16:15 |
|
|
massimo rispetto ai morti delle torri
quote: Originariamente scritto da ..........
perchè piangere le torri gemelle? io non verso lacrime per chi le le fa
versare alla povera gente. perchè piangere i poveri americani? nessuno si
ricorda dei bambini africani; dei palestinesi morti per una terra ecc...
l'usa e getta se la sono cercata... e trovo quanto meno squallida la
raccolta di fondi fatta dai paesi dopo l'11 settermbre.
attendo a non cadere nel baratro degli equivoci
l'attentato di New York è uno dei peggiori capitoli della storia
anche se
e questo progetto vuole ricordarlo
c'è chi negli USA (la CIA ad esempio)
è tragicamente responsabile dell'odio che ha prodotto quell'atto
in trent'anni di abusi di potere
tutto qua
per il resto
per quanto mi riguarda
massimo rispetto ai morti innocenti delle torri
|
|
|
Sabry
|
| spedito il 16-9-2003 alle 19:07 |
|
|
quote: Originariamente scritto da carlo
quote: Originariamente scritto da Sabry
Sarò anche io fondamentalmente un’ idealista, ma trovo molti punti in
comune con Sara.
Sono dell’ 82 e faccio parte di una generazione che ha vissuto la scuola
con il solito libro e i soliti prof. che “ vanno sempre di fretta con i
programmi”; per questo non sono mai riuscita a conoscere fino in fondo la
storia degli ultimi anni del ‘900.
<<
quando penso che la tua generazione è di fatto condizionata da un sistema
informativo e formativo che non sa e non vuole mettere in relazione la
storia con la vita
penso a quanto la mia abbia avuto la fortuna (con tutte le contraddizioni,
laceranti...) di metterla si troppo in relazione
la stioria con la vita...
c'era anche un buon titolo di uan canzone che diceva
"la storia siamo noi"
<<<
(...)alla voce Cile ho potuto trovare solo 10 righi che descrivevano il
coraggio del sopravvento e la buona volontà ( almeno così io l’ ho visto
nel leggere) di un uomo che ha dovuto combattere per i propri ideali contro
l’ economia di un Paese in dissesto, contro l’ ostilità degli USA (
onnipresenti) (...)
<<<
si
non devi mai smettere di cercare
<<<
Mi fa piacere la presenza di questo forum di discussione, perché credo
fermamente che capire, conoscere e constatare determinate cose, aiuti un
po’ tutti a farsi un’ idea, a riflettere e ad evitare.
Come ho sempre sostenuto, il teatro può fare… tanto per cominciare può far
conoscere per poi far parlare, per poi agire.
<<<è proprio così
il teatro permette di fare esperienza diretta
anche se x simulazione
è uno dei modi migliori che conosco x far cortocircuitare le informazioni
con le emozioni
<<<
Sarà strano o forse solo particolare, ma il suo intervento l’ ho “ sentito”
davvero, proprio io che credo nel confronto via web, ma non in un incontro
di emozioni! Ho avvertito le sue parole come lezioni di vita… “ non devi
mai smettere di cercare”… e io sono un tipo curioso, che gira e rigira fino
a che non arriva al piacere della scoperta!
Non sono soddisfatta della mia generazione, di una scuola che ha impiegato
ben 8 anni per farmi capire quanto è importante leggere, quanto è
importante avere coscienza di sé, sentirsi un’ unica Sabrina, con i propri
ideali e i propri valori costruiti sulla base di esperienze, di libri, di
occhi aperti… sulla base della MIA VITA, della MIA STORIA che è parte della
STORIA DI TUTTI…
ho trovato la bellissima versione di F. Mannoia e F. De Gregori della
canzone “ La storia” che cito con tanta emozione dentro:
“ La storia siamo noi nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di
aghi sotto il cielo,
la storia siamo noi nessuno si senta escluso, siamo noi queste onde del
mare,
questo rumore che irrompe il silenzio, questo silenzio così duro da
masticare.
… La storia entra dentro le stanze e le brucia, la storia dà torto e dà
ragione
… è la gente che fa la storia… quelli che hanno letto un milione di libri
insieme a quelli che non sanno nemmeno parlare
ed è per questo che la storia dà i brividi, perché nessuno la può
fermare,
la storia siamo noi padre e figli, siamo noi bella ciao che partiamo…”
UN GRAZIE PARTICOLARE ALLA MUSICA CHE DA SEMPRE FA VIVERE...
VOLANDO, ANCHE NEI SOLI RICORDI, TUTTI GLI INNOCENTI CHE HANNO SUBìTO LE
VIOLENZE PER CONTO DI COLORO CHE SI NASCONDONO DIETRO IL POTERE
|
|
|
mirko
|
| spedito il 16-9-2003 alle 22:48 |
|
|
quote: Originariamente scritto da ..........
perchè piangere le torri gemelle? io non verso lacrime per chi le le fa
versare alla povera gente. perchè piangere i poveri americani? nessuno si
ricorda dei bambini africani; dei palestinesi morti per una terra ecc...
l'usa e getta se la sono cercata... e trovo quanto meno squallida la
raccolta di fondi fatta dai paesi dopo l'11 settermbre.
la domanda che ti faccio e': credi che le migliaia di morti delle torri
avessero in qualche modo pianificato il colpo di stato in cile?
per favore, siamo seri...
come dice sabry citando De Gregori, nella storia ci sono "quelli
che hanno letto un milione di libri, insieme a quelli che non sanno nemmeno
parlare".
puoi dirmi che non hai compassione di fronte a coloro che progettarono
alcune azioni politico-militari statunitensi scriteriate per le loro
conseguenze, e oggi piangono i morti dell'11/09.
ma che senso ha dire che i morti cileni, o palestinesi, contano piu' di
quelli ebrei o americani?
un desaparecido aveva forse + diritto d vivere dell'uomo che tutto il
mondo ha visto cadere dalle torri?
avevano diritti identici tutti e due, ed e' una logica assurda quella che
tu proponi, secondo me.
il punto triste, sempre secondo me, e' che una parte consistente della
sinistra italiana, o comunque dell'antagonismo a "questa" destra che oggi
ci troviamo di fronte, la pensa come te...
|
|
|
Sabry
|
| spedito il 19-9-2003 alle 15:25 |
|
|
Ancora non mi faccio una ragione del perché, nella storia, per il volere di
uno o di pochi, tanta gente abbia subìto gravi conseguenze. Perché nessuno
ha mai detto una parola contro Hitler? Perché nessuno ha creduto di avere
pari dignità per rispondere ai voleri del potere, sempre in disaccordo con
i popoli? Perché chi la pensa diversamente ha sempre vinto contro milioni
di persone? Perché la nostra triste storia non ha insegnato a tutti il male
della guerra?
In molti ormai abbiamo capito i pro e i contro di ogni situazione, di ogni
esperienza e, di conseguenza, anche di ogni evento storico. In molti
abbiamo compreso il dolore della morte e la ricchezza della vita, ma ancora
molti altri non si curano del loro tesoro, del tesoro di chi è accanto a
loro. Credo che sia per questo che nel mondo non si riesca ad andare
avanti, ci sono sempre nuovi ostacoli da superare, c’ è sempre qualcuno che
pur di non seguire gli altri, è capace di dire sempre il contrario tanto
per sentirsi diverso; c’ è qualcuno che ancora, nonostante le esperienze di
guerre mondiali dove avranno conosciuto la morte anche i loro nonni, crede
nella violenza, crede all’ occhio per occhio, dente per dente, crede nell’
intramontabile egoismo “ che ti fa stare bene”, piange solo per la morte di
alcuni e non per quella di altri
ANCHE DI FRONTE ALLA MORTE E’ CAPACE A FARE LA DIFFERENZA
E L’ ESSERE UMANO?
Mille differenze tra i ceti sociali, mille altre tra diversi e normali,
mille ancora tra bianchi e neri
PIANGERE E’ SOFFRIRE, SOFFRIRE E’ MORIRE PER L’ ALTRO, CHE SIA BIANCO O
NERO, CHE SIA PALESTINESE O AMERICANO, QUESTI INNOCENTI SONO MORTI MORTI
MORTI
Sono stata ad un funerale semplicemente per fare la corista, non sapevo chi
fosse, non sapevo cosa avesse fatto nella sua vita, ma “ piangevo dentro”…
mi bastava sapere che fosse un uomo che aveva conosciuto la vita, che l’
avesse assaporata e che ora non lo potesse più fare.
Ho fiducia nella vita ed ho fiducia nel fatto che prima o poi tutti questi
“ qualcuno” che non fanno andare il mondo avanti possano un giorno guardare
la verità con i propri occhi, prendere coscienza e agire per il bene dell’
umanità. Utopia?!
|
|
|
Sabry
|
| spedito il 19-9-2003 alle 15:34 |
|
|
quote: Originariamente scritto da mirko
... il teatro e' senz'altro un potente e snello motore di ricerca che
abbiamo noi che non vivemmo quel periodo a cavallo dei '60 e dei '70, in
cui la vita respirava politica.
usare il teatro come usiamo google ogni giorno, come un nostro agente
intelligente che fa saltare fuori dal flusso, dalla versione ufficiale, le
cose che vogliamo sapere.
e' un cortocircuito, come lo chiama carlo, che funziona.
penso anche ad esempio al teatro di Marco Paolini
se non le avete viste cercatevi le sue serate
sul Vajont
(sabry, nei sai qualcosa? io non ne sapevo niente prima di vedere
Paolini)
su Ustica
e guardate domani sera raitre, prima della nuova stagione di Report ci
saranno delle pillole
di teatro di Paolini che portano alla ribalta casi scottanti.
caro Mirko mi è stato impossibile guardare Report, ho cercato informazioni
su Paolini ma ancora non sono riuscita a vedere nulla anche se ho la
recensione dello spettacolo su Ustica. sono d' accordo con te, il teatro fa
saltare fuori dal flusso e, aggiungerei, non solo ciò che vogliamo
conoscere, ma anche ciò che al momento non ci aspettiamo di sapere...
spesso capita di andare a vedere uno spettacolo tanto per la cronaca o
perchè ci vanno tutti o altro e poi va a finire che ti lascia il segno: è
questo, credo, lo scopo sublime del teatro!
|
|
|
mirko
|
| spedito il 20-9-2003 alle 22:52 |
|
|
quote: Originariamente scritto da Sabry
ho cercato informazioni su Paolini ma ancora non sono riuscita a vedere
nulla anche se ho la recensione dello spettacolo su Ustica.
se ti puo' interessare, lo spettacolo sulla tragedia (evitabile) della diga
del Vajont, lo trovi in videocassetta in edizione Einaudi in tutte le
librerie un po' grosse: Feltrinelli, Mondadori, Fnac, etc.
|
|
|
francy_s
|
| spedito il 21-9-2003 alle 17:53 |
|
|
NON DIMENTICARE
Non era certo la tremenda sorpresa seguita allo schianto di due aerei
contro le Twin Towers, ma la conferma che la rivoluzione pacifica
era arrivata a un crocevia dove l'attendeva la violenza.
Poco più di un'ora dopo, aerei militari bombardavano il palazzo
presidenziale con precisione meticolosa e qualche minuto più tardi i
sostenitori del presidente spodestato venivano arrestati, messi in
carcere,
torturati, perseguitati, fatti sparire. In poche ore, come è successo a
New
York, l'11 settembre cileno apriva una crepa in un terreno fino ad
allora
sicuro, e introduceva una divisione insolita, inedita nella società
cilena,
fra oppressi e oppressori. La divisione tradizionale fra conservatori e
progressisti, fra gente di destra e gente di sinistra, doveva
considerarsi
superata dal momento in cui le bombe e le pallottole si erano sostituite
alla discussione e al dialogo.
( I cileni raccontano di come al musicista Victor Jara furono amputate le
mani di fronte a una folla nello stadio di Santiago. Prima di sparargli, i
soldati di Pinochet gli gettarono addosso la sua chitarra e lo schernirono
ordinandogli di suonarla. )
Possiamo ritenere la destituzione di Allende uno in più fra cento
episodi
fatidici che attraversano la storia contemporanea. Lasciamo stare la
passione, diciamo solo che Allende aveva sperimentato la via cilena al
socialismo, cioè il percorso di una rivoluzione originale capeggiata da
un
presidente marxista. Il quale, nella legalità delle istituzioni, si
proponeva di rendere più consistente la democrazia.
Questo progetto, nuovo e pacifico, suscitava l'attenzione della Spagna,
dell'Italia, della Francia, Paesi in cui, ancora, i gruppi più
progressisti
della società non avevano accesso ai rispettivi organici di governo.
In quel mattino dell'11 settembre 1973, in Cile, si praticarono senza
limiti la violenza e la brutalità. Furono giorni di sofferenza,
settimane
che inaugurarono un lungo terrore incapace di affievolirsi per anni ed
anni. Nonostante i rischi, i partiti democratici si sono lentamente
ricostituiti e forze nuove li hanno ingrossati, fino a trovare la strada
per sconfiggere, alle elezioni del 1988, la dittatura di Pinochet.
Migliaia di persone in tutto il mondo sono rimaste esterrefatte per
l'incredibile coincidenza: il disastro dell'11 settembre a New York è
avvenuto un martedì e alla stessa ora dell'Apocalisse cilena del 1973.
Quelli che allora ebbero compassione per i cileni democratici e quelli
che
hanno costruito la loro formazione politica spinti dalla brutalità con
la
quale fu infranto un sogno di giustizia, sentono che l'11 cosmopolita
degli
Stati Uniti, l'11 che si è trasformato in un festival delle
comunicazioni
di massa, l'11 che ha reso "democratico" il terrore nel mondo, ha steso
un
manto di dimenticanza su quell'11 cileno, umile, nascosto dietro le Ande.
Certo, qua e là qualche giornalista ha menzionato la coincidenza e l'ha
analizzata con dolore, ironia o distacco. Eppure il ricordo del Cile non
ha
bisogno di una data precisa per essere attuale in ognuna delle persone
che
ha partecipato, molto o poco, alla resistenza che ha condotto alla
democrazia. Può essere che la spettacolarità tragica del "nuovo" 11 ci
abbia rubato parte del simbolo che il Cile è stato nel mondo. Ma il
fatto sostanziale, il linguaggio della solitudine, la tenerezza, la
fraternità nei confronti delle decine di migliaia di emigranti che hanno
raggiunto l'Europa, rimane una chiara e rotonda vittoria che ha
contribuito
a formare, politicamente e umanamente, generazioni intere.
Con queste virtù nei nostri cuori non vedo perché contendere alle Twin
Towers, e al terrorismo fanatico, la spettacolarizzazione del suo
protagonismo.
|
|
|
Cristian Kim Ceresoli
|
| spedito il 22-9-2003 alle 18:06 |
|
|
Quello che nemmeno il buon Dio può fare o Lettera a una giovane idiota
Quello che nemmeno il buon Dio può fare o Lettera a una giovane
idiota
Quello che nemmeno il buon Dio può fare, può il teatro. La scrittura. Sono
i luoghi dove la vita accade una seconda volta.
Magari con una pressione atmosferica più violenta – il bene è più bene, il
male è più male – l’11 settembre delle torri gemelle e quello di
Allende.
Il lettore, o lo spettatore occasionale, si indigna. Piange la sorte degli
eroi, e non ha quasi più importanza che essi siano di carne o di nulla,
partoriti dalla stessa intima matrice che da secoli genera le favole.
Le favole, l’immaginazione, l’ultima possibilità che abbiamo per capire,
capirci come siamo fatti, noi uomini, imperfetti, orribili, capaci di
generare l’atroce e di partorire i figli. La musica.
Noi.
Così involontari.
Volubili e sopraffatti.
Certo che una morte ha valore diverso, perché gli uomini sono diversi, il
peso delle loro storie è differente, il vecchio nonno che muore beato nella
sua campagna pesa diversamente dal bimbo falciato dalle mine. La morte
dell’uomo che ami genera, vedi, un lutto intollerabile.
Alcune morti ci sono accanto, altre, le molte, vivono una seconda volta nei
teatri della televisone e dell’informazione, si ripercuotano con un’onda
devastante - l’uomo che scivola per piani nel vuoto, i ribelli giustiziati
di spalle - ma poi ci sono le ragazze consumate dall’anoressie, il Texano
dal colesterolo, e la bimba che attraversa la strada proprio mentre un
camion…
Altre morti.
Le morti causano dolori differenti, ed è vano, e poco onesto, affermarne il
contrario.
A volte, poi, piccole ingiustizie feriscono più di un eccidio.
A volte, nei nostri piccoli atti di superbia, o egoismo, sta la radice di
quel male oscuro che prende i nomi differenti di potere e odio tra i
popoli.
La voce, adesso, pesa.
Ora, è urgente.
Il creato stesso non avviene senza una voce.
La lingua delle sacre scritture è immediatamente carne, luce.
Allende, alla radio, poco prima di esplodere sventrato da un aereo, di una
morte enorme.
‘La storia es nuestra Y la hacen los pueblos
Viva Chile - Viva los trabajadores’
Nessuno ha vinto. Nessuno perde.
Questa non è una competizione.
kim
|
|
|
|