carlo
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| spedito il 25-4-2003 alle 08:26 |
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Scenari dell'Immateriale all'Università di Roma
apriamo qui
un ambiente di confronto
dopo la lezione del 24.04
a scienze umanistiche
dal titolo
La scena immateriale
dalla memoria dell'avanguardia alla mutazione digitale
nell'ambito del corso di scenografia virtuale
http://www.dass.uniroma1.it/corsi/moduli/02-03/scenovirtuale2.htm
istituito da luca ruzza
http://www.lucaruzza.it/news/appuntamenti.htm
lasciate qui un vs output
e per saperne di +
qui
http://www.teatron.org/agapow/
un pò di testi d'approfondimento
è uno dei tanti archivi on line
ho molto altro ancora da linkare se me lo chiedete
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carlo
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| spedito il 25-4-2003 alle 08:45 |
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link al forum attivato all'Università di di Bologna
ecco un buon esempio di forum
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=89
vi trovate disseminati anche un bel pò di link e contenuti su ciò che
v'interessa
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luca ruzza
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| spedito il 23-5-2003 alle 10:12 |
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Benvenuti nel forum
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Giuliano Bottani
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| spedito il 24-5-2003 alle 09:35 |
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Salve a tutti!
Sono Giuliano, mi sono appena iscritto al forum.
Se può interessare viaggiando nel web ho trovato un sito
http://www.mondimedievali.net/Edifici/Puglia/Lecce/Squinzano.htm, in cui si
parla e si possono vedere delle foto dell'abbazia di Santa Maria delle
Cerrate, certo è un'articolo improntato molto sulla storia dell'arte, ma le
foto dovrebbero essere utili, ed inoltre c'è una cartina della zona con
tanto di ferrovia con i nomi delle stazioni.
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Francescoalteluci
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| spedito il 24-5-2003 alle 11:42 |
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Link Cerrate
Salve,
Sono Francesco anche io al mio esordio multimediale e pubblico.
Allego un piccolo pacchetto di link che ho raccolto dopo una rapida e
superficiale ricerca in internet.
Saluti
Allegato: Cerrate.zip (304.44kb) Questo file è stato scaricato 129 volte
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Giovanni P. Liotta
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| spedito il 24-5-2003 alle 12:59 |
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Salve
mi sono solo iscritto, per adesso.
La prossima volta aprirò la porta coi piedi.
ciao
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bligny
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| spedito il 24-5-2003 alle 13:46 |
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link
quote: Originariamente scritto da Giuliano Bottani
Salve a tutti!
Sono Giuliano, mi sono appena iscritto al forum.
Se può interessare viaggiando nel web ho trovato un sito
http://www.mondimedievali.net/Edifici/Puglia/Lecce/Squinzano.htm ,
<<< x rendere attivi i link dai uno spazio alla fine dell'URL
in cui si parla e si possono vedere delle foto dell'abbazia di Santa Maria
delle Cerrate, certo è un'articolo improntato molto sulla storia dell'arte,
ma le foto dovrebbero essere utili, ed inoltre c'è una cartina della zona
con tanto di ferrovia con i nomi delle stazioni.
ho visto il link
xkè ce lo mosti?
e poi
c'eri alla conferenza?
niente da dire o da chiedere?
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luca ruzza
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spedito il 24-5-2003 alle 19:45 |
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Caro Carlo Infante
il secondo corso di scenografia virtuale approda nel forum per uno scambio
di idee sul progetto di un allestimento sul tema dello scenario immateriale
già trattato nella prima annualità. In questo caso gli studenti si
confronteranno con uno spazio reale, che praticano però solo virtualmente
attraverso una ricerca sul web. Parliamo di Cerrate in Puglia dove Koreja
organizzerà per il prossimo agosto una serie di avvenimenti ed azioni. La
pratica di questo esperimento sarà percepibile attraverso la rete e i temi
di discussione, approfondimento collegamento tra gruppi di lavoro etc
avverà attraverso questo forum, in modo che possa seguire il percorso anche
se non fisicamente nell'aula di lavoro.
Appena hai l'occasione ti prego di lasciarci traccia di un tuo suggerimento
su esperienze di teatro in rete che immagino utili ad un patrimonio
comune
A presto
Luca
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carlo
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| spedito il 24-5-2003 alle 20:59 |
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un esempio
quote: Originariamente scritto da luca ruzza
Caro Carlo Infante
il secondo corso di scenografia virtuale approda nel forum per uno scambio
di idee sul progetto di un allestimento sul tema dello scenario immateriale
già trattato nella prima annualità. In questo caso gli studenti si
confronteranno con uno spazio reale, che praticano però solo virtualmente
attraverso una ricerca sul web. Parliamo di Cerrate in Puglia dove Koreja
organizzerà per il prossimo agosto una serie di avvenimenti ed azioni. La
pratica di questo esperimento sarà percepibile attraverso la rete e i temi
di discussione, approfondimento collegamento tra gruppi di lavoro etc
avverà attraverso questo forum, in modo che possa seguire il percorso anche
se non fisicamente nell'aula di lavoro.
Appena hai l'occasione ti prego di lasciarci traccia di un tuo suggerimento
su esperienze di teatro in rete che immagino utili ad un patrimonio
comune
A presto
Luca
ecco ora capisco qualcosa
ma solo qualcosa...
il punto qui non è il teatro in rete
ma la percezione della rete come ambiente creativo di condivisione
progettuale
un esempio straordinario?
eccolo
http://forum.trovarsinrete.org/list.php?f=13&a=2&t=471
qui c'è un comunicato
http://www.trovarsinrete.org/concorsocomunicato.doc
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luca ruzza
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| spedito il 25-5-2003 alle 10:40 |
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Rilancio:
visitate il sito www.webcamtheatre.com/
esperimento interessante e imperdibile, eppoi su :
http://www.georgecoates.org/ scrittura on line
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luca ruzza
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| spedito il 25-5-2003 alle 10:45 |
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http://www.olivieropdp.it/
passaggio obbligato
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lidia
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| spedito il 25-5-2003 alle 12:07 |
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zio tungsteno
ciao a tutti,
allora volevo dirvi che ho dato una prima lettura dei tre cap.di O.Sacks e
come tutti ho visitato qualche sito di S.Maria di cerrate e del relativo
museo "frantoio".
Ho cercato sul vocabolario dell'ist.encicl.italia. la parola
frantoio(strumento o apparecchiatura x la frantumazione di materiali
solidi.e luogo dove si compie la frantumazione di olive) e poi due
derivati: frangitore e frangigramolatrice. Il primo di quest'ultimi è
costituito da uno o più cilindri rotanti a superficie munita di lamine
d'acciaio. il secondo è il primo più un energico rimescolamento a caldo.
Dal testo invece ho intravisto un percorso relativo alla luce e come questa
si concretizzi nella vita. es."lucentezza, bagliore..dei metalli";" mi
piaceva la luce, soprattutto quella delle candele..." parla di fusione;
dello zio e le sue lamadine; infine del nonno "gli piaceva inventare
lampade- lampade di sicurezza da usare in miniera, lampade per le carrozze,
lampioni per l'illuminazione stradale..."
considerando che il nonno e dell'800 non vorrei sbagliare ma probabbilmente
le lampade sono ad olio! Nell'olio un mio punto d'incontro, oltre al fatto
che entrambi lavorano con materie prime.
Poi c'è una frase a pag.15 "-l'ambra stofinata, imagneti ecc...la
percezione che sotto il mondo accessibile e familiare dei colori e delle
apparenze ne esiste un altro, buio e nascosto, di leggi e fenomeni
misteriosi" il frantoio lo collego a quel posto sotterraneo dove vi sono
"leggi e fenomeni misteriosi".
vi pongo alcune domande prima dell'avvento della corrente elettric per
riscaldare l'impasto avranno usato il carbone? perchè se così c'è un punto
del testo dove parla di diamante e carbone.
Altra anche in puglia si usava cucinare in calderoni di rame?
Altra secondo voi nel frantoio c'erano candele per l'illuminazione?
Scusate la lunghezza spero non vi sembri stupido tutto ciò, attendo
critiche o percezioni vostre!!!!
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luca ruzza
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| spedito il 25-5-2003 alle 18:53 |
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Alcune note sull'olio e sull'olio lampante
in re: Lidia
L'olivo
Puglia, Italia meridionale, Masserie,
Il Medioevo
L'Età Moderna
La coltivazione
La trasformazione e la commercializzazione
Riferimenti bibliografici
Torchio alla genovese
L'importanza dell'olivo e dell'olio che si ottiene dalla spremitura delle
suoi frutti (drupe) nella storia economica e della cultura mediterranea è
enorme, e nel corso del tempo si è arricchita di sempre nuovi spunti e
suggestioni (si pensi alle molteplici evocazioni contenute nel Vecchio e
Nuovo Testamento), tanto da poter assumere che vi abbia concorso alla sua
definizione antropologica.
Oltre che come alimento (anche se fino al Medioevo, tranne che nella
Quaresima e nelle vigilie, il condimento principe fu il grasso animale)
l'olio (la qualità chiamata lampante) veniva impiegato come combustibile
per le lampade di illuminazione, sia per uso domestico che devozionale, ed
aveva larghi impieghi medicinali ed industriali, specialmente nella
fabbricazione dei saponi. E proprio le industrie saponiere di Marsiglia e
di Genova furono, nel corso dell'Età Moderna, i principali clienti della
produzione tarantina.
L'intrinseco ruolo mercantile dell'olio, insieme a quello del grano, ispirò
la vocazione commerciale del porto di Taranto.
Tramite l'olio la città mise in relazione il suo vasto hinterland oleicolo
con le prestigiose realtà centroeuropee. Tuttavia la struttura del
commercio, per lo più delegato a intermediari di estrazione napoletana,
fece sì che la maggior parte dei realizzi fossero dirottati altrove.
L'olio divenne altresì, specie nel '700,la principale garanzia per la
restituzione delle anticipazioni di denaro, per cui esso rivestì un
importantissimo ruolo nelle intermediazioni finanziarie.
Un ultimo aspetto riguarda la produzione di legna da ardere ricavata dalla
periodica potatura degli alberi di olivo, e che garantì, nonostante la
progressiva contrazione del primitivo manto forestale, il regolare
rifornimento di combustibile per la città.
La storia
L'Antichità
Le origini della olivicoltura tarantina risalgono, con tutta probabilità
alla Protostoria. Essa rientra nei processi di acculturazione delle
popolazioni appenniniche innescati allorquando queste giunsero a contatto
con l'evoluto Mondo Egeo, segnando la transizione da un'economia
prevalentemente pastorale all'adozione di pratiche agricole più
avanzate.
Fu però solo con l'avvento dei coloni greci che l'olivicoltura raggiunse
livelli quali-quantitativi elevati, diffondendosi in prevalenza lungo le
coste.
Nel corso dell'Età tardo-repubblicana e primo-imperiale la coltivazione
dell'olivo rientrò nel programma produttivo delle villae rustiche, e la
sua produzione fu certamente ulteriormente incrementata e migliorata, dato
che l'olio tarantino era paragonato ad una delle qualità di olio più
rinomate nell'antichità, quello prodotto a Venafro, in Molise.
Vennero selezionate diverse cultivar (chiamate sallentine), considerate di
pregio dagli scrittori tecnici romani.
Il Medioevo
La crisi dell'agricoltura italica e del sistema economico centrato sulla
villa rustica schiavile si accompagnò alla contrazione delle aree adibite
alla olivicoltura ed allo scadimento delle tecniche colturali, verso forme
di semi-inselvatichimento che prevalsero fra Tardoantico ed Altomedievo.
Furono soprattutto i religiosi (gli ordini monastici in primo luogo), per
preminenti motivazioni liturgiche, a tenere in vita la tradizione oleicola
(anche all'interno dei giardini urbani e suburbani) ed in seguito a guidare
la sua ripresa, seguiti poi dalle componenti signorili della società, che
aggiunsero a quelle di prestigio anche finalità commerciali.
La Rivoluzione Agricola Medievale ebbe proprio nell'incremento della
olivicoltura uno dei più importanti motori economici.
Con l'olio il territorio ebbe l’opportunità di aprirsi ai mercati
internazionali, proprio nel momento di massimo sviluppo delle linee
commerciali mediterranee sulla scia delle imprese militari in Terrasanta.
L'importanza economica di questa attività non sfuggì alle attenzioni dei
baroni, i quali imposero che all'interno dei rispettivi feudi i vassalli
dovessero correspondere la decima parte del prodotto (in genere in olio e
non in olive, per cui risparmiavano anche su costi di trasformazione) ed
utilizzare i suoi frantoi (trappeti), con ulteriore aggravio di oneri.
A differenza del Barese l'espansione dell'oliveto nel Tarantino non definì
una distinta fascia oleicola; la coltura pura, peraltro abbastanza
limitata, si affiancò sempre ad un prevalente sistema misto,
oleicolo-cerealicolo, se non a forme semiselvatiche.
Ad Età Moderna risalgono gli esemplari più maestosi di olivo presenti nel
Tarantino, come quelli qui accanto, da Masseria Piccoli (Crispiano).
L'Età Moderna
La crisi tardomedievale ricondusse l'olivicoltura specializzata a ristetti
ambiti periurbani.Solo alla fine del ‘600 essa tornò ad espandersi,
occupando spazi sempre maggiori all'interno delle masserie, che spesso si
dotarono anche di propri impianti di trasformazione (trappeti), sino ad
allora situati per lo più in città.
Il '700, con un trend del mercato oleicolo costantemente in crescita,
consacrò l'olivo come coltura leader, e l'olio la merce mercantile per
eccellenza, in grado di inserire Taranto in un sistema di stabili relazioni
culturali con le aree maggiormente sviluppate dell'Europa
(Francia,Inghilterra ed Olanda).
Tuttavia l'ampliamento della produzione non si accompagnò al significativo
miglioramento delle tecniche di trasformazione, per cui il Barese, più
avanzato in questa ricerca, acquisì un vantaggio competitivo che resta
largamente, tuttora, immutato.
Fra Sei- e , soprattutto, Settecento, la maggior parte del piano
pedemurgiano fu ricoperto di vastissimi oliveti, noti come marine, alcuni
dei quali alcuni sono tuttora produttivi.
La coltivazione
L'olivicoltura era la coltura più praticata sui terreni leggeri, sassosi,
superficiali, insistenti su calcarenite, anche affiorante: l'impianto di un
oliveto costituiva quindi il sistema ecologicamente più razionale per
accrescere i rendimenti unitari delle terre più ingrate e tanto diffuse
nell'entroterra tarantino.
Il metodo di gran lunga più seguito per la propagazione dell'olivo seguiva
di pari passo l'ampliamento dei seminativi ai danni della residua macchia
mediterranea. Essa consisteva, infatti, nell' isolare le piante selvatiche
(l'Olivastro o termite) e nell'innestarle nelle varietà gentili; in seguito
la pianta restava immersa nella macchia e solo in coincidenza della
raccolta dei frutti la superficie sottostante veniva sottoposta a
coltivazione, con la creazione del largo. Solo in un secondo momento, e
quando possibile, la macchia circostante veniva definitivamente svelta ed
il terreno ridotto a seminativo.
I termiti in sovrannumero erano oggetto di commercio, venendo utilizzati
per l'impianto di oliveti in aree prive di serbatoi naturali.
Nella seconda metà del ‘600 si impose il sistema della coltura pura, in cui
gli oliveti (marine, chiuse se difese da muretti a secco) vennero
affrancati definitivamente dalla macchia.
Il terreno degli oliveti era anch'esso seminato, ma non seguiva l'intera
rotazione dei seminativi.
Il ciclo produttivo dell'olivo durava quattro anni, tanto quanto i relativi
contratti di fitto; ciò anche in considerazione delle naturali, forti,
oscillazioni delle rese, connesse anche con le periodiche operazioni di
potatura.
La trasformazione e la commercializzazione
Alcune immagini, fra le più suggestive dell'architettura rurale, di frantoi
ipogei (trappeti). In alto il trappeto di Masseria Todisco (Statte) e
quello del Marchese (Montemesola); accanto l'ingresso al trappeto di
Masseria Lonoce (Grottaglie);in basso angioli e fiscoli, strumentario
impiegato nella produzione dell'olio (dal Museo Storico di Masseria Lupoli-
Crispiano).
La produzione dell'oliveto poteva essere concessa in fitto insieme al resto
della masseria, se ne faceva parte. Più spesso, però, la gestione
dell'oliveto rimaneva ben distinta rispetto al resto dell'azienda.
Talvolta il proprietario preferiva gestire personalmente (in economia)
tutte le fasi, dalla coltivazione alla commercializzazione, passando
attraverso la raccolta delle olive, al loro trasporto nel trappeto ed alla
successiva trasformazione. Un'altra modalità prevedeva la messa in società,
nella quale un socio esterno (coltivatore o imprenditore a sua volta,
singolo o in società con altri) si accollava tutte le spese, mentre la
produzione veniva divisa a metà.
Una terza modalità prevedeva la vendita della produzione sull'albero,
previa complesse operazioni di stima.
Riferimenti bibliografici:
F. Ghinatti: Aspetti dell’economia agraria della Magna Grecia agli inizi
dell’impero, in Critica Storica III(1973), p.p. 369-396.
F. Ghinatti: Economia agraria della chora di Taranto, in Quaderni di Storia
I (1975), pp 83-126.
Pini A.: Vite e olivo nell’Alto Medioevo, in Settimane di Studio del Centro
Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, XXXVII: L’ambiente vegetale nell’Alto
Medioevo, Spoleto 1990, pp. 329-370.
Montanari M.: Vegetazione e alimentazione, in Settimane di Studio del
Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, XXXVII: L’ambiente vegetale
nell’Alto Medioevo, Spoleto 1990, pp. 281-327.
G. Cherubini: I prodotti della terra: olio e vino, in Atti delle settime
giornate normanno-sveve: Terra e uomini nel Mezzogiorno normanno-svevo,
Bari 1987, pp 187-233.
R. Licinio: Uomini e terre nella Puglia medievale, Bari 1983
B. Salvemini: Prima della Puglia. Terra di Bari e il sistema regionale in
età moderna, in Storia d’Italia.Le regioni dall’Unità ad oggi: La Puglia,
Torino, 1989
M. Milizia Fasano: Il trappeto sotterraneo in Terra d’Otranto, Cavallino
1991
A. Monte: Frantoi ipogei nel Salento, Lecce 1995.
22 settembre, 2002 17:03
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Victor Jacono
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| spedito il 28-5-2003 alle 13:21 |
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Zio Tungsteno/S.Maria di Cerrate/...
allora...
anch'io ho letto I primi tre capitoli di Zio Tungsteno (e poi mi
$B!&(Banche dispiaciuto di essermi fermato l$B!&(B e ci ho pensato un
po...
anch'io sono stato attirato dal mondo altro: "buio e nascosto, di leggi e
fenomeni misteriosi"(Sacks p.15)...$B!&(Bil mondo che mi si
$B!&(Bpresentato con questi primi capitoli $B!&(Bun mondo di materia e
materiali nel quale ci si va immergendosi per scoprire dei pattern,
dei sistemi, delle forme date a queste materie e materiali, e dei rapporti
fra di essi...rapporti resi possibili ai numeri, alla matematica, alla
geometria..."Quei rapporti, quelle proporzioni geometriche, mi disse, si
trovavano ovunque in natura: il mondo era costruito in base ai numeri."
(Sacks p.40,41)...
questo mondo fatto di rapporti numerici, geometrici, chimici, mi ha fatto
pensare al loro potenziale come il potenziale del dominio virtuale che si
$B!&(Bpresentato a me proprio come "buio e nascosto, di leggi e fenomeni
misteriosi" - sperando che alla fine di questi corsi vi si
aprir$B!&(Bqualche varco, un po di luce -
allora ho pensato all'incontro con Maia Borelli, a quello che ha detto
proprio del virtuale come un esistenza in potenza, a un "come se fosse"...e
ho pensato all'architettura...a quelle idee rese disegni...rese linee e
figure geometrici in rapporto tra di loro...questi disegni e grafici sono
anche essi un esistenza in potenza che traie supporto da rapporti numerici
che specificano lo spazio reale in potenza...uno spazio virtuale...
ho pensato ai rapporti numerici esistenti nell'architettura di Santa Maria
di Cerrate...che una volta accessibili possono servire da materiale col
quale lavorare...ho pensato e immaginato il nostro sito (S.Maria di
Cerrate) come a "un giardino di numeri" (Sacks p.41)...adesso sto cercando
dei grafici, dei piani d' architettura del sito che potr$B!&(Bforse
servirci...si potrebbe forse proittarli, processarli, usarli come input a
un software che processa numeri...ecco che si fa viva la mia ingnoranza sul
tema...beh...visto che Santa Maria di Cerrate era anche un monastero
fornito tra l'altro di uno scriptorium...le opere che si sono scritte o
copiate...prodotte in questo scriptorium sono andate perse?...ci sono forse
dei manoscritti? c'e' anche un Libro dei Numeri nel Vecchio Testamento
della Bibbia...che numeri e/o rapporti numerici ci fornisce Santa Maria di
Cerrate?...
se avete riscontrato qualcosa fateci sapere ...
a presto...
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Tambouriner
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| spedito il 28-5-2003 alle 14:47 |
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N A R R A Z I O N E
HOLDEN LAB
Alessandro BARICCO
http://www.holdenlab.it/
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luca ruzza
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| spedito il 29-5-2003 alle 08:22 |
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!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ATTENZIONE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Gli incontri del 29 e del 30 sono trasferiti a:
iniziative culturali e sociali degli studenti 2002/2003
26-31/05/03 roma , università "la sapienza"
CALENDARIO DEGLI EVENTI
roma, teatro ateneo
26-27-28/5/03 ore 10.00-13.00 16.00-19.00
rassegna video a cura di caterina tomeo
roma, museo laboratorio d'arte contemporanea
29/5/03 ore 11.30
"Interattività e narrazione"
incontro con il direttore del museo laboratorio d'arte contemporanea
simonetta lux e il curatore domenico scudero
roma, teatro ateneo
31/5/03 ore 11.00-13.30 15.00-17.30
"meditazioni mediterraneo"
seminario e laboratorio con paolo rosa (studio azzurro)
partecipa all'incontro il direttore del centro teatro ateneo ferruccio
marotti e valentina valentini, docente di teoriche dell'immagine
elettronica per lo spettacolo
luoghi
teatro ateneo
dipartimento di arti e scienze dello spettacolo
museo laboratorio d'arte contemporanea
università "la sapienza" di roma - p.zza aldo moro, 5
info
ph. 347.6439240 333.8537295
e-mail cantieri01@hotmail.com
immagini "meditazioni mediterraneo"
© Studio Azzurro
ideazione e realizzazione grafica Alberta D'Alessio
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Giuliano Bottani
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spedito il 29-5-2003 alle 19:42 |
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Ho letto gli interventi di Lidia e di Victor che mi trovano d'accordo sulle
loro intuizioni, anche se mi chiedo come potrei mai dire che siano
percezioni errate. I due temi da correlare (S.M. di Cerrate e Zio
Tungsteno) possono offrire migliaia di punti in comune (numeri, colori,
luce, esplosioni, strutture architettoniche e utensili, ecc.), e tutti
interessanti. La mia domanda è: in tutto questo caos primordiale, quale
potrà mai essere la scintilla che genera la vita? Quale potrebbe essere
l'inizio? Potremmo partire dai numeri? Oppure dall'elemento fusione ( che
Lidia argutamente a rilevato presente sia nella creazione del tungsteno,
sia nella creazione dell'olio), oppure dalla sezione aurea, che per secoli
è stato il fondamento delle costruzioni geometriche e architettoniche? Io
non so quale sia il metodo di approccio a questo lavoro di gruppo, ma
vorrei capirci qualcosa anche con il vostro aiuto. Spero di non sembrare
uno stupido ponendo queste domande, ma credo sia utile (almeno per me)
metterci d'accordo sulla direzione da intraprendere...
Rispondetemi, criticatemi, prendetemi a schiaffi... ma fatemi sapere che ci
siete!
Questo posto è già così freddo e virtuale che credo di non sentirmi affatto
bene!
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Elisabetta
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| spedito il 30-5-2003 alle 21:49 |
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Rispondendo a Giuliano, ritengo che i contributi di Lidia e Victor siano
fondamentali per una buona partenza: io non ero proprio arrivata a molte
delle loro osservazioni! Forse in questo momento è utile dire il più
possibile, successivamente magari troveremo un filo conduttore!
Ho provato a seguire una traccia e questi sono alcuni indizi!
L'olio è una sostanza di origine minerale, vegetale, animale,
costituita nel primo caso da idrocarburi ad alto peso molecolare.
L'idrocarburo è un composto organico contenente carbonio e idrogeno
Il carbonio è un elemento chimico molto diffuso in natura sia
cristallizzato (diamante, grafite) sia amorfo (antracite, lignite). Non può
essere fuso, è buon conduttore di calore e di elettricità; è combustibile
e riduttore, forma numerosi composti.
L'idrogeno, gas incolore e inodore, è’ la più leggera fra tutte le
sostanze ed è, dopo l’elio, il gas più difficile a liquefarsi
Nel frantoio di Cerrate l’olio veniva però dalla frantumazione delle olive,
un frutto che si accontenta di crescere anche nelle “terre più ingrate”, ma
che per maturare bene non può fare a meno di un elemento: Il sole/la luce.
Dunque, esiste un olio che nasce dalla luce e uno che nasce dal buio.
Pensiamo ora alle infinite nature dei metalli, alla loro luce, al buio da
cui provengono, alle infinite combinazioni esistenti, al tungsteno e alla
lampadina.
Ma a cosa porta tutto questo? A una istallazione? Perché no? Il buio e la
luce mi sembrano due elementi interessantii su cui soffermarsi!
Poi ci sono i numeri, le combinazioni, la geometri, i numeri della natura
di cui parlava Victor! Su questo ancora non ho riflettuto abbastanza e
attendo vostri contributi affinché le idee viaggino più velocemente!
Il discorso sugli oli minerali forse è fuorviante ma mi era sembrato di
cogliere diverse similitudini!
Per concludere vi lascio una testimonianza su come veniva ottenuto l’olio
in sabina fino a non molti anni fa, quando ancora lo faceva mia nonna
A presto!
Anticamente Il frantoio era costituito da una mole di pietra, un masso
rotondo. Grazie al traino dei buoi le grosse macine frantumavano le olive
ottenendo così l’unica possibile spremitura. In seguito, grazie
all’utilizzo di presse idrauliche costituite da dischi di corda e acciaio,
la pasta ottenuta dalla prima macina veniva infiscolata per una
ulteriore estrazione del liquido. Da quest’ultimo, raccolto in pozzetti e
ivi lascito per circa 20 minuti, veniva separata la parte più leggera
(l’olio) dalla più pesante (la morga). Successivamente l’olio e la morga
venivano nuovamente convogliate in una centrifuga chiamata separatore. Il
residuo solido rimanente, detto sansa, veniva portato nei santifici, dove
grazie ad accorgimenti chimici, era ricavato l’olio di sansa. La sansa si
può anche pressare in blocchetti ed essere usata come combustibile.
Buon lavoro a tutti!
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Elisabetta
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spedito il 1-6-2003 alle 20:20 |
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Ho avuto l'influenza e ho perso tutti gli incontri!! Qualcuno mi
racconta???
Ciao...
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Giuliano Bottani
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spedito il 3-6-2003 alle 19:36 |
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Rispondendo a Elisabetta,
io sono stato solo all'incontro di sabato con Paolo Rosa di sStudio
Azzurro, e posso dirti che è stato un bellissimo incontro. Eravamo una
ventina di studenti, e lui è stato molto disponibile, dopo averci
presentato il nuovo lavoro delo Studio, "Mediterraneo", ha aperto le danze
chiedendo se c'erano delle domande. L'incontro è iniziato verso le 11,30 e
si è concluso alle 18. Se poi vuoi ulteriori dettagli, chiedimi...
ciao...
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marì
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| spedito il 4-6-2003 alle 10:58 |
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"In margine Al Caos"
UDITE!UDITE!
notizia in anteprima per tutti i frequentatori del forum!
MERCOLEDI' 25 giugno presso lo "Studio Canali" in via Rutilia 11 a Milano,
si terrà l'inaugurazione di
"In Margine Al Caos" Opere Scelte di Mario Canali.
Il progetto, frutto del lavoro condotto durante la prima fase di stage, è
la storicizzazione dell'esperienza condotta da Mario Canali lungo tutta la
sua carriera artistica fino ai giorni nostri.
Vi invitiamo a frequentare il forum per avere maggiori informazioni
sull'evento!
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Elisabetta
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| spedito il 9-6-2003 alle 20:46 |
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Hey, che avete cambiato tutti forum senza dirmelo?? perchè nessuno
approfitta dell'assenza del capo? Io faccio appelli sostanzialmente perchè
non ho più un'idea (non che prima avessi prodotto granchè) vi prego,
scrivete qualcosa!!! Baci a tutti!!!
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Francescoalteluci
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| spedito il 10-6-2003 alle 22:37 |
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Tutto tace
Ora che un pallino nero distingue il forum, esprimersi diventa difficile...
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Giuliano Bottani
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| spedito il 11-6-2003 alle 09:40 |
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Come Elisabetta, anche io mi ritrovo a corto di parole, anche perchè
parlare da solo e in fondo come parlare con un muro.
L'altro ieri, ho parlato di persona con Giovanni (un altro studente del
prof. Ruzza) ed il punto principale della nostra conversazione era appunto
questo forum.
Diciamocelo apertamente questo forum virtuale non riesce a decollare.
Perchè? I motivi sono tanti, ed io non voglio fare polemiche. Ognuno di noi
dovrebbe mettere qualcosa di suo: idee, ricerche, domande, ecc; ma ben
pochi tentano di calpestare questo suolo digitale.
Ritornando al discorso che più mi, e credo ci interessa, posso dire che
dalla conversazione (privata) con Giovanni è uscito fuori un discorso,
secondo me degno di nota (e che Giovanni non me ne voglia, poichè la
considerzaione è sua) riguardo l'utilizzazione della famosa chiesa di S. M.
di Cerrate come ospizio, o dir si voglia casa di cura, per malati mentali e
ritardati. Questo aspetto, legato alle considerzioni di Lidia, Victor e
Elisabetta, diviene molto interessante:
1. I malati mentali hanno nella stragrande maggioranza dei casi una visone
alterata della realtà loro circostante;
2. Il luogo (S.M. di Cerrate) potrebbe divenire materialmente l'ambiente in
cui queste visoni virtuali divengono reali (videoinstallazioni e ambienti
virtuali);
3. Definendo un percorso, simile al percorso che questi malati compivano
per spostarsi dalle camere in cui riposavano all'ambiente esterno, si
potrebbero studiare una serie di interezioni con gli ambienti e gli
spettatori-utenti-degenti.
Io ho lanciato un sasso, se poi questo sia interessante o banale, questo
vorrei che me lo diceste voi.
A chiunque legge queste parole: non pensare a quello che potresti dirmi (
siano pensieri positivi o negativi, non temere non me la prenderò, se
scrivo lo faccio per mettermi in discussione) ma poggia le dita sulla
tastiera e componi un messaggio.
E se porprio vuoi parlarmi a quattr'occhi scrivimi un messaggio privato.
A presto...
Chiunque voi siate...
Grazie della gentile attenzione!
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Giuliano Bottani
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spedito il 11-6-2003 alle 09:41 |
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Come Elisabetta, anche io mi ritrovo a corto di parole, anche perchè
parlare da solo, è in fondo come parlare con un muro.
L'altro ieri, ho parlato di persona con Giovanni (un altro studente del
prof. Ruzza) ed il punto principale della nostra conversazione era appunto
questo forum.
Diciamocelo apertamente questo forum virtuale non riesce a decollare.
Perchè? I motivi sono tanti, ed io non voglio fare polemiche. Ognuno di noi
dovrebbe mettere qualcosa di suo: idee, ricerche, domande, ecc; ma ben
pochi tentano di calpestare questo suolo digitale.
Ritornando al discorso che più mi, e credo ci interessa, posso dire che
dalla conversazione (privata) con Giovanni è uscito fuori un discorso,
secondo me degno di nota (e che Giovanni non me ne voglia, poichè la
considerzaione è sua) riguardo l'utilizzazione della famosa chiesa di S. M.
di Cerrate come ospizio, o dir si voglia casa di cura, per malati mentali e
ritardati. Questo aspetto, legato alle considerzioni di Lidia, Victor e
Elisabetta, diviene molto interessante:
1. I malati mentali hanno nella stragrande maggioranza dei casi una visone
alterata della realtà loro circostante;
2. Il luogo (S.M. di Cerrate) potrebbe divenire materialmente l'ambiente in
cui queste visoni virtuali divengono reali (videoinstallazioni e ambienti
virtuali);
3. Definendo un percorso, simile al percorso che questi malati compivano
per spostarsi dalle camere in cui riposavano all'ambiente esterno, si
potrebbero studiare una serie di interezioni con gli ambienti e gli
spettatori-utenti-degenti.
Io ho lanciato un sasso, se poi questo sia interessante o banale, questo
vorrei che me lo diceste voi.
A chiunque legge queste parole: non pensare a quello che potresti dirmi (
siano pensieri positivi o negativi, non temere non me la prenderò, se
scrivo lo faccio per mettermi in discussione) ma poggia le dita sulla
tastiera e componi un messaggio.
E se porprio vuoi parlarmi a quattr'occhi scrivimi un messaggio privato.
A presto...
Chiunque voi siate...
Grazie della gentile attenzione!
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