VISUAL BLOG
di ATLANTE NEOBAROCCO

Carmelo Bene tra barocco e neobarocco

Nell'ambito del progetto 'Atlante neobarocco' lunedì 6 dicembre 2004 si e' tenuto presso i Cantieri Koreja di Lecce un interessante incontro al quale hanno preso parte Piergiorgio Giacche', docente di Antropologia Culturale all'Università di Perugia e Presidente della Fondazione L'Immemoriale ed Enrico Ghezzi, critico cinematografico, guru della televisione e cultore delle immagini.
L'incontro e' stato preceduto dalla proiezione di Barocco Leccese e poi del film Hermitage di Carmelo Bene.
Presentiamo di seguito uno stralcio della discussione




Enrico Ghezzi:
Abbiamo visto questo fuori programma che Carmelo Bene ha sempre precisamente negato di aver girato e di aver intitolato… La prima volta che io mi trovai in mano Barocco Leccese, lo avevo acquistato da Giorgio Patara insieme a altri 15 cortometraggi di registi, c'era il Ventriloquo, c'erano alcune prove del centro sperimentale, c'erano dei filmati per esempio su David Smith; erano cose di artisti o su artisti, piu' due o tre cose di cinema. E mi trovai ad avere in mano questo Barocco Leccese; non feci in tempo a chiedere a Patara di che si trattasse, lui mi aveva detto che era una cosa di Carmelo Bene. Io chiamai subito Carmelo e lui mi disse (non sto a imitare la voce, mi viene automatico quando sono con meno persone ma sarebbe parodistico-comico) che si ricordava benissimo il titolo, dicendo: 'Non so neanche di cosa si tratti, che titolo e', che cos'e'…'. Era chiaramente una repulsione dovuta a una distanza assoluta. E diciamo che poi nel corso di qualche incontro, quello che risultava abbastanza chiaro e' che probabilmente queste riprese erano state fatte nel periodo di sopralluogo (tra l'altro qui c'e' la sorella di Carmelo che potrebbe raccontarci forse qualcosa), utilizzate poi da Patara per avere i finanziamenti normali sui cortometraggi.

Luisa Bene:
Esatto. Anche se poi Carmelo ha disconosciuto…

Enrico Ghezzi:
Mah, non l'ha mai riconosciuto, non e' che l'ha disconosciuto. Non e' mai stato distribuito. Il 90% di questi cortometraggi non venivano distribuiti in sala…

Luisa Bene:
Capisco, ma noi non avevamo il tempo; dovevamo montare Nostra Signora dei Turchi

Enrico Ghezzi:
La copia in possesso del centro sperimentale e' la copia a colori con la voce mi pare di Cucciolla e con questo testo che sembra vagamente ispirato a 2-3 possibili frasi magari telefoniche di Carmelo.

Luisa Bene:
Dovetti finanziargli due documentari per far si'che potesse dire a Patara 'Sono andato a visionare, ho fatto delle riprese in dei luoghi ma non sono in grado di…'. Perche' sono le quattro figure statiche sempre, come tu hai visto, sempre le stesse, e poi c'e' questo testo che non so di chi sia, ricorrente peraltro…

Enrico Ghezzi:
'Si', come le figure insomma'

Luisa Bene:
Si', bravo, che fanno il verso alle figure. Io, avendo letto all'inizio 'di Carmelo Bene', ho cominciato a tremare...

Enrico Ghezzi:
'L'ho vista piu' volte, e una volta l'abbiamo mandata in onda, senza dirlo per non... avvisai in modo vago Carmelo, dicendo che avrei trasmesso forse 3-4 minuti prima di Nostra Signora dei Turchi... E la versione che abbiamo noi, che e' appunto la versione venduta da Patara, e' una singolare versione muta, in bianco e nero; e' abbastanza affascinante perche' appunto montata e in realta' non montata, con questo ritorno continuo, tra l'altro con palesi prove di esposizione, non c'e' un linguaggio. Ci sono delle inquadrature praticamente fisse, mentre all'interno non sono per niente fisse. Cambia la luce, cambia l'esposizione, insomma e' molto curioso e a me sembrava che sicuramente non fosse una cosa banale, e alla fine, appunto, quello che venne fuori parlando con Carmelo, per denegazione, dicendo che non ne sapeva nulla, e' che quella e' una cosa che fece lui per tirare fuori qualche soldo, perche' diceva di aver bisogno di soldi sulle cose girate.
Quindi alla fine e' come assistere a dei giornalieri, a girati; appunto, la versione ancora più 'zero' di questa e' sicuramente piu' affascinante.

Piergiorgio Giacche':
Io credo che ne valga la pena..., il problema di Barocco Leccese e' comunque interessante, nel senso che e' un'opera di Carmelo o non è un'opera di Carmelo? La realta' e' che a noi non restano nemmeno i resti, direbbe lui, perche' i resti erano quelli con cui lui lavorava in vita. Restano delle tracce dei resti, tutto il patrimonio che abbiamo a disposizione e' fatto addirittura dei nastri privati, di seminari, di spezzoni, e' un patrimonio anche estremamente delicato, e su questo ne convengo. Lui stesso oltre tutto voleva, quando ha inventato questa applicazione, che fosse assolutamente non dato in pasto indiscriminatamente a tutti, ma che ci fossero proprio degli approcci selettivi negli studi. Ora, la realta' e' questa: che la morte di un attore non e' la morte di qualcuno... normale, soprattutto nel caso di Carmelo Bene. E, come lui stesso dice, e' lui il capolavoro fuor dell'opera. E' come se fossero andati in pezzi, polverizzati, gli affreschi della Cappella Sistina. Cioe', l'opera realmente non c'e' piu'. Quando si tratta di Carmelo Bene, bisogna pensare che l'opera e' debole e che dunque gli stessi suoi film, gli stessi prodotti, quelli assolutamente realizzati con tutti 'gli ismi', quelle che sono sostanzialmente, effettivamente delle opere, lui stesso nel corso della sua vita in qualche modo le cancellava, dando preferenza ai nuovi, cercando continuamente di portare avanti quella sfida con se stesso e contro se stesso che era fondamentale per lui come alimentazione della sua esperienza e della costruzione dell'opera fuor dell'opera che e' il capolavoro attoriale.
L'equivoco di Barocco Leccese l'abbiamo presentato proprio per questo. Sono contento e sono convinto che quello che Enrico dice e' probabile: trattasi di una cosa su cui Carmelo ha indubbiamente messo le mani, suggerito, fornito spezzoni di testo; stiamo ovviamente costruendo delle ipotesi sulla base di alcune indicazioni, di alcune testimonianze che potremmo sicuramente continuare a raccogliere, a precisare. Ma alla fine per fare cosa? In realta' ci interessa estrarre da questo oggetto, come da altri oggetti, dei segni di appartenenza, di rapporto tra Carmelo e la sua cultura, dei segni anche di come organizzare la sua arte, la sua stessa sopravvivenza estetica. Quindi questo e' anche un oggetto che probabilmente Patara ha voluto in qualche modo costruire per cercare fondi, perche' c'era un calo di finanziamenti... nel mentre, appunto, stava costruendo Nostra Signora dei Turchi, il suo primo film. Gli stessi commenti che Carmelo faceva negli ultimi anni erano agghiaccianti, nel senso che cancellava tutta la sua opera cinematografica, negava tutto fuorché Salome', e pero' poi il giorno dopo forse anche Nostra Signora dei Turchi... Il problema e' che il rapporto tra lui e le sue opere e' un rapporto completamente diverso da quello che noi possiamo immaginarci. Noi miserabili (parlo ovviamente di me) scriviamo una cosa, la contempliamo, la tesaurizziamo, ci rispecchiamo, la coltiviamo, la archiviamo, costruiamo dei curricola... Cerchiamo di fare questo sforzo verso la cultura, verso la scienza o verso l'arte... Carmelo non era cosi'. Carmelo costruiva cose per passarci dentro, per passarci attraverso e per costruire il suo stesso capolavoro che era se stesso. Questo va capito non in quanto Carmelo e' l'eccezione che non conferma la regola, questo va capito perche' questa e' la regola del teatro, non e' l'eccezione. La regola e' che il teatro produce l'attore prima ancora dell'opera. Non esiste un problema di rapporto. Non esiste che poi alla fine il resto, o il testo, o il film possa essere equivocato al posto del capolavoro. e' vera la sua espressione che non si da' capolavoro d'arte, ma fuor dell'opera, semmai, si e' capolavoro. Questa e' vera, e' adattata a Carmelo Bene, ma guarda caso e' il minimo comune denominatore dell'arte scenica: vale per tutti. Io credo che almeno a teatro valga per tutti. Il cinema e' diverso, ma anche il cinema ha un suo tempo, anche il cinema ha un suo consumo come vedremo nell'Hermitage, ha il suo modo di essere negato al pubblico, di fare corto circuito internamente. Anche il cinema (e io direi che ora e' il caso di vederci Hermitage) ha il suo modo di escluderci, e sostanzialmente di attrarci, quando e' costruito con le logiche, con il linguaggio, con una specie di rinvio che come vedremo passa dall'immagine, dall'azione. E sembra che questa azione che si svolge scenicamente non si rinvia a un pubblico in sala ma si rinvia alla voce, al testo, faccia chiusura ermetica e ci da' un fascino completamente diverso, ci da' un rapporto con il film che non e' aperto, non e' comunicazione, ma e' appunto molto simile a una forma di ricerca di sensazione scenica.

Segue proiezione Hermitage

Enrico Ghezzi:
Carmelo ripeteva di Hermitage che si trattava di una prova fotografica di obiettivi, di filtri per Nostra signora dei turchi.Una tale dichiarazione di poetica che lascia sgomenti sulla capacita' di chiudere subito la sua parabola del cinema ed e' anche fatale che l'unica sua opera scomparsa sia Ventriloquo l'unica cosa che Carmelo chiedeva ossessivamente di cercare. Importante e' tenere quello che resta, la precisione di questo montaggio
E' uno dei pochi che non si pone il problema di dove sta il cinema, tra il teatro ed immagine depositata in fotogrammi. Anche Nostra signora dei turchi e' un'immagine acquatica, riflessa in acqua, non è un'immagine.
Hermitage e' tutto in un interno, il nome viene da un hotel; in Hermitage c'e' una sorta di missione esistenziale di se stesso. C'e' la storia della recitazione teatrale. Riprende il tema del se stesso come opera.Ma ho l'impressione che e' come se fosse attaccato alla dissoluzione dell'opera del se', che debordava era quello che finalmente in Salome' si cancellava, diventava pura luce, puro nulla, la straordinaria veduta barocca , il massimo del barocchismo, dopo la profusione di montaggio di reperti culturali, quello che interessa e' il non lasciare traccia dell'artista opera. Lascia una traccia di nulla...

Piergiorgio Giacche':
Il barocco e' stato vissuto da molti come un epiteto, anche Carmelo avvertiva il senso negativo di Barocco.
Hermitage e' una sintesi che porta con se tutti gli elementi di riferimenti barocchi, di un barocco leccese.
E' una via di fuga che permette l'evanescenza all'interno di 25 minuti, dove troviamo dei momenti a venire, che saranno sviluppate nelle avventure seguenti. La distinzione di linguaggi, tra cinema, teatro, ecc, era nella forza di cancellazione, nell'obiettivo di cancellarsi. Per questo Carmelo Bene rientra pienamente nel neo barocco. La sparizione del progetto e' il suo processo ed e' il punto di partenza per leggere al rovescio l'arte di Carmelo, e'la cosa piu' musicale, ogni apparizione e' l'inizio dello sparire. E' incredibile come riesca, e' uno svanire meticoloso ed attento.

Enrico Ghezzi:
Personalmente il cinema di Carmelo e' stupefacente proprio per la sparizione. Nel luogo dove si ha la sensazione tecnica di apparire, riuscire a staccarsi teoricamente dal cinema facendo teatro. Il momento in cui si allontana e rigetta in maniera non sempre ironica il suo lavoro, e' quando sente lo scacco. In una piece televisiva racconta se stesso come regista, lo fa facendo di se stesso il protagonista assoluto, l'attore, regista, assoluto. A differenza di Buster Keaton, che corre e vuole essere prima regista e poi attore, e riassume cio' con la corsa continua. Il massimo della voluta barocca, nel senso di passato, l'essere stata voluta, essere quindi passata.
Hermitage e' il cinema di Carmelo non come anticipazione, ma come svendita, non ci sono i germi, ma i vermi.

. _________[07-02 07:02]
ancora nessun commento