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di ATLANTE NEOBAROCCO

Santi e Salento

Il fatto e' che in Salento si va per scelta o per emergenza. Non vi si transita. Avendo oltre i propri mari due continenti in tumulto, questa terra vorrebbe essere ponte, ma rischia di diventare frontiera politica, economica, religiosa. Intanto resta un limbo neutro, penalizzato: costretto in un abnorme terziario, aperto semmai a un turismo d'élite, può esibire soltanto la sua nuda e rapinosa terrestrita', la sua storia negata, la sua arte negletta, le sky-lines dei suoi antichi borghi come protoscienza del territorio, le radici delle lingue come significante retaggio, l'antropologia umana e culturale come naturale inclinazione all'amabilita' e al gusto della conoscenza e della scoperta, le strutture mentali come sorgenti della vocazione all'intrapresa e alla creativita'.



Tutto questo ha fatto dei Salentini un popolo di individualisti nello stesso tempo di elegante ironia e di lezioso sentimentalismo, un colto e risoluto coacervo di monadi solitarie che riproducono soltanto in se stesse, nella loro sfera esistenziale, nella loro orgogliosa e schiva temperie, nella loro simultanea disposizione al sogno e al progetto, le strutture intellettuali e sociali della realtà che li circonda. Essi sono consapevoli di abitare una terra di mezzo, una penisola della maggiore Penisola. Sanno anche di avere occhi che guardano alle Colonne occidentali che non sono piu' paradigmi della paura e della sfida, e cuore che batte ad Oriente, trepidante per l’antica Madre. Sono, allora, quello che furono in ogni tempo: uomini scalpellati da una Storia più tragica che grande, anime in guardia su stolte pianure di acqua e di sabbia. Erratici menhir.

Aldo Bello, da 'Salento d’autore – Guida ai piaceri intellettuali del territorio'
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