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Autore: Oggetto: Dentro il vortice Marcido
carlo
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[*] Inviato il 3-6-2002 at 16:18
Dentro il vortice Marcido


arriva al Teatro Gobetti di Torino
il "Vortice del Macbeth" di Marcido Marcidorjs
http://www.marcidomarcidorjs.org
una delle compagnie più radicali e originali della scena teatrale

entriamo nel loro cubo, il loro mondo saturo di segni e di corpi, serratissimo: non c'è spazio per altro, il ritmo della loro azione/recitazione non da' scampo.
Sei dentro il loro mondo.
Lo puoi amare o meno.
Ma sei dentro qualcosa.
E non di fronte ad una di quelle tante cosette che percorrono i palcoscenici senza senso.
Sei dentro il loro sogno di teatro estremo ma vivido di un'energia che può contagiare.
E pensi: allora è vero, il teatro può essere un virus...
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lucia
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[*] Inviato il 11-6-2002 at 17:17
vertigine


in fondo al pozzo del teatro saturo
aggrediscono il senso comune del teatro
fanno senso
quello dell'alterità che scuoce a fuoco lento
come per un arrosto
ecco spettatrice cotta
e caduta in fondo al loro pozzo pazzo di teatro
ebbro e che t'ubriaca
stai lì non partecipi ma sei investita
dal camion-marcido
schizoide macchina da guerra
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agiovann
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shocked.gif Inviato il 11-6-2002 at 17:43
marcido


Lo spettacolo incomincia prima che io possa rendermene conto: gli attori sono riconoscibili, hanno i capelli ossigenati e si aggirano tra il pubblico del foyer del Teatro Gobetti. Recitanono la parte delle maschere: ora ti accompagnano dentro la sala del Gobetti. Poi più in là. Lo spettacolo, infatti, si terrà dentro una scatola-navicella posizionata sopra il palco. Dentro il Teatro ? Forse. Sicuramente è un esperienza nuova quella dentro cui mi hanno condotto i Marcido. Dentro la scatala lo spazio scarseggia, l'aria scarseggia: sono scomoda, sono stanca, sono infestata dal troppo profumo che si è messa la tizia seduta vicino a me. Hanno inizio le danze o meglio lo spettacolo o meglio come definirlo? Una danza evocatrice, un canto continuo. Labbra prominenti prestate alla voce di un altro, alla gola di un altro ad un unica voce. Con una tecnica di recitazione, di canto, di danza perfette sublimi, quasi irritanti.
Chissà quali riti iniziatici, chissà quale e quanta disciplina nella preparazione di questo spettacolo. Ma la tecnica così esasperata non è priva di passione. Anzi . Una passione tale che talvolta sembra di trovarsi davanti ad un teatro non per il teatro, non per il pubblico: un teatro non per essere visto ma per essere vissuto.
Gli attori ti fissano negli occhi senza paura ma sono distanti. Sono sotto, sopra di te, quasi ti toccano ma sono impalpabili. Come se fossero lì per sbaglio.
Vedo che Carlo scrive o li ami o li odi. Io direi tutti e due.
Voglio uscire dalla scatola
Popi
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carlo
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[*] Inviato il 11-6-2002 at 23:58


Quota:
Originariamente scritto da agiovann
Lo spettacolo incomincia prima che io possa rendermene conto: gli attori sono riconoscibili, hanno i capelli ossigenati e si aggirano tra il pubblico del foyer del Teatro Gobetti. Recitanono la parte delle maschere: ora ti accompagnano dentro la sala del Gobetti. Poi più in là. Lo spettacolo, infatti, si terrà dentro una scatola-navicella posizionata sopra il palco. Dentro il Teatro ? Forse. Sicuramente è un esperienza nuova quella dentro cui mi hanno condotto i Marcido. Dentro la scatala lo spazio scarseggia, l'aria scarseggia: sono scomoda, sono stanca, sono infestata dal troppo profumo che si è messa la tizia seduta vicino a me. Hanno inizio le danze o meglio lo spettacolo o meglio come definirlo?

>>>sai cosa penso?
penso che in quel disagio risieda una delle proprietà dei Marcido: rompere lo status quo del teatro, spiazzare le consuetudini, anche quello che ti fanno definire le cose secondo categorie predefinite.
Non è cosa facile definire il teatro dei Marcido. Nasce con loro.
e con l'inquietudine e il disagio che ti trasmettono.<<<

Una danza evocatrice, un canto continuo. Labbra prominenti prestate alla voce di un altro, alla gola di un altro ad un unica voce. Con una tecnica di recitazione, di canto, di danza perfette sublimi, quasi irritanti.

>>>tra il sublime e l'irritazione, ben detto.
E' il cortocircuito che cercano<<<

Chissà quali riti iniziatici, chissà quale e quanta disciplina nella preparazione di questo spettacolo. Ma la tecnica così esasperata non è priva di passione. Anzi . Una passione tale che talvolta sembra di trovarsi davanti ad un teatro non per il teatro, non per il pubblico: un teatro non per essere visto ma per essere vissuto.

>>>è un problema che mi sono posto per tanti anni (li conosco da 15 anni almeno)
quel teatro lo fanno per loro e noi al massimo possiamo accettare d'entrare nel loro vortice<<<

Gli attori ti fissano negli occhi senza paura ma sono distanti. Sono sotto, sopra di te, quasi ti toccano ma sono impalpabili. Come se fossero lì per sbaglio.
Vedo che Carlo scrive o li ami o li odi. Io direi tutti e due.
Voglio uscire dalla scatola
Popi


forse è troppo dire che li si possa solo amare od odiare (anche se conosco un bel pò di gente che li odia e altrettanta che li ama)
sono attratto dalla loro furia ma è un'attrazione che non investe la mia sensibilità ma la mia curiosità culturale, o meglio antropologica... un pò come quella che ho provato di fronte al barong balinese o al kathakali indiano.
Attratto ma separato.
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carlo
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[*] Inviato il 12-6-2002 at 00:05
Dopo il ciclone MARCIDO MARCIDORIS


Vorrei segnalare
a proposito dei Marcido
un altra esperienza che ho attuato con alcune ragazze che hanno partecipato nel 1999 al Laboratorio d'arte dello spettatore
alla scuola civica magistrale "Monti"
con loro abbiamo affrontato una vera e propria "crisi"
vai a vedere quello che abbiamo scritto
"Dopo il ciclone MARCIDO MARCIDORIS "
vai sul link e scorri giù fino in fondo alla pagina

http://www.teatron.org/mettiunasera/laboratori/index_laboratori.htm...
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mirko
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[*] Inviato il 12-6-2002 at 09:08
ponte levatoio


due ore in piedi su un piano inclinato, il ponte levatoio
del cubo (mai visto **the cube**? per certi versi si respira a tratti un senso di soffocamento simile)
entro cui si svolge l'azione (ma non sarebbe piu' giusto dire la parola, semplice, ritmata).
stanchezza fisica da piedi piatti, ma una sensazione di completezza alla fine dello spettacolo
la sensazione di essere stato stordito da un vortice -eccolo- di suoni, ritmi, evocazioni, violenza e dolcezza
difficile dare un giudizio su questo spettacolo
lo si puo' soltanto rispettare
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george
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[*] Inviato il 12-6-2002 at 09:14
marcido


anche io mirko ho sentito il richiamo al Cube di quel bel film di fantascienza di qualche anno fa...sembrava quasi che marcido e compagnia ti invitassero a farti piu' vicino per vedere meglio, ad abbandonare le comode poltrone e l'aria condizionata del gobetti per accostarsi, per chiudersi in un cerchio e ascoltare da vicino quel clamore di sguardi e parole. ma e' un inganno farsi piu' vicini per comprendere...si puo' soltanto cercare di farlo e non e' detto che riesca, anzi forse non lo vogliono neppure che si capisca, basta loro essere guardati e dire con questa forma di teatro cosi' dirompente "noi esistiamo e siamo cosi'".
bellissimo l'uso del coro, e difficilissimo da portare avanti per gli attori
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david
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[*] Inviato il 12-6-2002 at 15:27


il vortice marcido mi ha stordito...

arrivi in teatro e ti assale uno strano presagio di fronte a questi ragazzi che sembrano usciti da un film di carpenter.

il cubo è claustrofobico, ti coinvolge in prima persona con il suo ritmo snervante.
diventi spett-attore di quanto succede lì dentro, costretto a schivare corpi che si arrampicano e sbavano dal soffitto.
2 ore e 15 di recitazione spinta.

all'estremo...

in un delirio di voci diaboliche e di corpi che si dimenano all'interno di questo vortice orgiastico.


unico.


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carlo
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[*] Inviato il 13-6-2002 at 00:27


Quota:
Originariamente scritto da george
anche io mirko ho sentito il richiamo al Cube di quel bel film di fantascienza di qualche anno fa...sembrava quasi che marcido e compagnia ti invitassero a farti piu' vicino per vedere meglio, ad abbandonare le comode poltrone e l'aria condizionata del gobetti per accostarsi, per chiudersi in un cerchio e ascoltare da vicino quel clamore di sguardi e parole. ma e' un inganno farsi piu' vicini per comprendere...

>>> comprendere che?
in quel vortice il Macbeth è centrifugato
al massimo puoi "abitare" con loro quel cubo-mondo alieno
si alieno,
i Marcido sono alieni
è la loro forza<<<

si puo' soltanto cercare di farlo e non e' detto che riesca, anzi forse non lo vogliono neppure che si capisca, basta loro essere guardati e dire con questa forma di teatro cosi' dirompente "noi esistiamo e siamo cosi'".
bellissimo l'uso del coro, e difficilissimo da portare avanti per gli attori


il loro rigore infatti è ineccepibile
intransigente
non ci lascia respiro
nè spazio...
rimaniamo schiacciati di fronte all'evidenza
ma lo sguardo delo spettatore ha bisogno di quello spazio
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carlo
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[*] Inviato il 13-6-2002 at 00:30


Quota:
Originariamente scritto da david
il vortice marcido mi ha stordito...

arrivi in teatro e ti assale uno strano presagio di fronte a questi ragazzi che sembrano usciti da un film di carpenter.

>>> d'accordissimo
sono estremi come il cinema di carpentere come gli incubi (do you remember Twin Peaks) di David Linch<<<


il cubo è claustrofobico, ti coinvolge in prima persona con il suo ritmo snervante.
diventi spett-attore di quanto succede lì dentro, costretto a schivare corpi che si arrampicano e sbavano dal soffitto.
2 ore e 15 di recitazione spinta.

all'estremo...

in un delirio di voci diaboliche e di corpi che si dimenano all'interno di questo vortice orgiastico.


unico.



si, più unico che raro
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carlo
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[*] Inviato il 13-6-2002 at 00:33


Quota:
Originariamente scritto da mirko
due ore in piedi su un piano inclinato, il ponte levatoio
del cubo (mai visto **the cube**? per certi versi si respira a tratti un senso di soffocamento simile)
entro cui si svolge l'azione (ma non sarebbe piu' giusto dire la parola, semplice, ritmata).
stanchezza fisica da piedi piatti, ma una sensazione di completezza alla fine dello spettacolo

>>> sai quella completezza è un valore importante
in un mondo di inautencità e spettacoli superficiali
il fatto stesso di uscire da teatro e sentirsi così pervasi è importante
non è cosa da poco<<<

la sensazione di essere stato stordito da un vortice -eccolo- di suoni, ritmi, evocazioni, violenza e dolcezza
difficile dare un giudizio su questo spettacolo
lo si puo' soltanto rispettare

ok, massimo rispetto x i marcido
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spiro
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[*] Inviato il 13-6-2002 at 00:38
perchè soffrire?


esco pizzeria cinema o teatro?
teatro mi convincono
non ci vado mai
mi dicono che è roba forte
non normale
vado e cado dalle nuvole
sono pazzi!
chiusi in quello sgabuzzino tutto quel tempo
no non è normale
si soffre
non capisco
ma mi porto a casa qualcosa che mi turba
non è normale
giusto una domanda:
perchè soffrire?
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mirko
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[*] Inviato il 15-6-2002 at 09:09
perche'


spiro, forse vale la pena soffrire perche' ci siamo ormai disabituati a farlo grazie agli stimoli prefabbricati in cui siamo immersi
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spiro
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[*] Inviato il 17-6-2002 at 09:08
mirko ha ragione


ma la via dell'inferno è lastricata di convinzioni ragionevoli
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mirko
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[*] Inviato il 19-6-2002 at 09:14
e' vero


infatti la ragione non basta
il vortice del macbeth ha a che fare con la ragione in modo "tangente" direi
colpisce prima lo stomaco della mente
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mirella
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[*] Inviato il 19-6-2002 at 22:13
I Marcidos e Macbeth


Stimolano, provocano. Se ne esce con un filino di nausea .

Poderosi mezzi espressivi e intensa partecipazione degli attori in questa stravagante lettura dei Marcidos di questa tragedia della follia e del delitto. E dietro, a vigilare, Daniela Dal Cin. Mago in gonnella di fantasmagorie teatrali, di visionarie babilonie, crea macchinari scenici inconcepibili come questa torre del teatro rosso rivestita di figurette dispettose in osceni intrattenimenti.

Una forma di arte spontanea e svincolata da strutture culturali, propria dei bambini o degli alienati, questa torre che risucchia spettatori e attori, autori e in un unico impasto, avvolge tutto nelle sue pareti scivolose.

Non c’è una realtà riconoscibile del titolo, ma solo una parvenza che le assegna il gioco, forsennato e visionario dei teatranti. Intorno al fantasma evocato, stralunato e beffardo che viene evocato loro tessono una rete a maglie strette, muovono un loro girotondo senza senso. In questo mondo compresso dove tutto è gonfio, finto e allucinato, l’unica realtà resta il teatro, e se la squarciamo, fuoriescono frammenti di follia pura, voci strappate dalle viscere ridotte a brandelli, rauche senza un registro inintelleggibile, fuse in un unico suono, gesti sgangherati in apparenza, ma in tale concordanza da creare un preciso disegno coreografico.

È una massa di acciaio vestita con costumi che non stanno né in cielo né in terra e che solo una fantasia deliziosamente sconnessa come quella della loro artefice può concepire.

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carlo
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[*] Inviato il 19-6-2002 at 22:47


Quota:
Originariamente scritto da mirella
Stimolano, provocano. Se ne esce con un filino di nausea .

>>> è la vertigine, quella progettata dal loro "vortice macbeth" che induce quel disagio... fa parte del loro gioco ispirato e crudele<<<

(...)
Intorno al fantasma evocato, stralunato e beffardo che viene evocato loro tessono una rete a maglie strette, muovono un loro girotondo senza senso.

>>> hai ragione
metabolizzano shakespeare, lo digeriscono e lo traslano dentro una macchina celibe, non sposata al senso drammaturgico.
Una macchina celibe, come quella idealizzata dai surrealisti<<<

(...)una fantasia deliziosamente sconnessa come quella della loro artefice può concepire.

si, sconnessa dalle logiche proprietarie del senso comune però.
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rossella
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[*] Inviato il 25-6-2002 at 20:18
a che punto è la notte?


Erano alcuni anni che non seguivo l'attivita di Marcido Marcidori e Famosa
Mimosa ed ho riscoperto intatta la loro capacità di inquietare lo
spettatore. Personalmente avrei preferito trovarmi leggermente più in
pericolo,più costretta, più sputazzata e coinvolta,anche perchè un pre-testo
come il Macbeth trovo che lo richieda. L'Abate è molto cresciuta,più ironica
ed istrionica,in una parola un attrice nel senso di mettere in atto processi
interiori e mutamenti nello stato d'animo di chi fruisce attraverso vie e
non scorciatoie. Efficace la macchina scenica, una
fortezza-giostra-circo-camera mortuaria,senza un elemento di troppo e senza
compiacimenti (tranne forse un paio di oggetti...),ed i costumi evocanti e
citanti avanguardie storiche(superburattini-costruttivismo-dadaismo). La
parucca di Macbeth,un guscio iper-barocco che si apre come ali di corvo
nella notte dell'anima a svelare un femminile da bordello( che ricorda il
"baby of Macon di Greenawey),una sottoveste sintetica portata con anfibi e
la pesante parrucca che diventa aerea,trasformando l'attore in un animale
fantastico che racchiude in se' le diverse istanze interne al
personaggio.

p.s. scusate il ritardo ma il pc da cui dgt in questo periodo è un'antica caffettiera
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