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Autore: Oggetto: un'intervista x corriere adriatico
carlo
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[*] Inviato il 21-10-2003 at 23:17
un'intervista x corriere adriatico


DOMANDE

Il quotidiano veicolo di memoria e quotidianità, nel segno della comparazione, più che anello debole della catena del mercato della comunicazione. Potrebbe essere questa la nuova sfida della carta stampata?


<<< E' proprio lì il punto. La memoria si deve rigenerare attraverso la contemporaneità. E' come una pianta che ha bisogno dell'acqua: la pianta-memoria si nutre dell'acqua-realtà in trasformazione. Credo infatti che un quotidiano possa rilanciare questa interazione ma credo che non bastino le copie anastatiche buone per i collezionisti, ci vogliono narrazioni e comparazioni con le voci di chi mette in relazione le immagini con ciò che è stato, con ciò che è ... e, ancora più importante, con ciò che sarà. Si, credo che un quotidiano, grazie alla sua distribuzione così capillare, possa essere un ottimo strumento per veicolare questa operazione magari inventando anche dei giochi interattivi.
<<<

Il recupero dei grandi archivi come strumento d’approdo dei nuovi media alla memoria. Dove ci condurrà questa strada asfaltata di storia, ma che punta dritta al futuro? <<< Proprio ad Ancona, nel 1994, collaborai con la Mediateca delle Marche per la progettazione di un convegno nazionale che intitolammo " Il Futuro delle Memorie". E' un titolo che escogitai ragionando proprio sulla valenza degli archivi intesi non solo come sedimento dei documenti del passato bensì come produzione di nuovi oggetti multimediali ( i CD-Rom, con le loro "memorie" ottiche). Ecco penso che in questa riflessione oggi ci sia da considerare il potenziamento, ancor più dei nuovi artefatti multimediali (Cd-Rom o DVD che siano), meglio, lo sviluppo delle reti telematiche e di Internet in particolare da intendere come un nuovo spazio pubblico da antropizzare. Certo, avete capito bene: portare l'impronta dell'uomo nel web, ricostruendo i percorsi che l'uomo ha fatto per antropizzare il territorio, inventando città e forme di coltura, vini ed affreschi pittorici.
<<<



Oltre la nostalgia, che taglio dare alla lettura di pagine storiche del “Corriere” nel confronto con quelle attuali?

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Giusto, bisogna andare oltre la nostalgia, nemica della memoria. Ne fa melassa. Ripeto che sarebbe interessante far parlare i protagonisti di quelle vicende, invitarli a ricostruire nella memoria, rendendola pubblica, le atmosfere d'antan. Ma serve una buona dose d'autoironia, serve leggerezza. Avete presente Ascanio Celestini, lo straordinario narratore teatrale delle borgate romane e delle fabbriche ternane e toscane?
Immaginate un po’ di quella freschezza che sfugge all'autocompiacimento del ricordo e delle culture popolari, pescando alla fonte delle tradizioni, facendo emergere i caratteri della fabula.
Giù, dentro di noi e le nostre storie, giù in fondo dove pescano le radici della nostra identità. A quel punto saremo certi d'essere saldi, ben piantati per poter innalzare le antenne più ricettive e cogliere le onde del cambiamento. Interpretandolo. Rilanciandolo come opportunità. Armonizzandolo con un'evoluzione sociale sostenibile e non accelerata nella logica drogata del progresso. <<<


Tutte questi titoli ed articoli d’epoca verranno digitalizzati. E il passato ancora una volta diventa linfa di domani. Oltre i gadget, i giornali possono avere altre occasioni d’incontro con i propri lettori, non trova?

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Si prima parlavo di giochi. Sarebbe bello progettare dei giochi interattivi da sviluppare on line, nel web del quotidiano, coinvolgendo i più giovani, magari trovando il modo per farli interagire con i più anziani.
Nonni e nipoti presi insieme in un gioco interattivo in cui si coniuga la narrazione della vita passata e la navigazione in percorsi telematici in cui si richiedono particolari informazioni (disseminate nelle storie narrate sul giornale...) per accedere ai livelli di gioco più avanzati. Su queste idee sto lavorando con gli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Macerata dove sono titolare di una nuova cattedra: "Performing Media". Che significa?
Performing Media è progettazione di contenuti e strategie relazionali per i sistemi multipiattaforme in cui convergono diversi media: telefonia mobile, internet ( magari con le nuove connessioni “wi-fi”, wireless:senza cavi) il broadcast radio-TV, e le tante altre modalità di comunicazione, compresa la stampa.
Performing Media è creazione di eventi spettacolari che mettano in relazione il territorio, dalle piazze ai musei ai mercati, con i diversi sistemi della comunicazione digitale integrati tra loro e connotati da regie performative che ne risolvano l’impatto sensoriale e cognitivo.
Performing Media è strategia educativa concepita come qualcosa che va oltre l’ambito scolastico, per attivare una formazione continua legata alle istanze relative alle nuove forme di cittadinanza digitale promosse dall’e-government, inventando operazioni dove le tecnologie della comunicazione promuovano l’approccio ludico-creativo e fondamentalmente partecipativo. Si tratta di andare oltre lo studio di una materia come tante altre per sperimentare delle progettualità indirizzate sul come utilizzare in modo spettacolare i diversi media, utilizzandone l'interattività in ambito sociale ed educativo.



Che senso ha rispondere con la riflessione sul già vissuto al presente che corre, schiaccia e distrae?

Ha senso eccome. E qui aprirei una finestra su un paradosso del nostro tempo. Un tempo così accelerato da lasciare scorie di passato dopo un giorno, data la molteplicità delle informazioni consumate giorno per giorno su più media. La memoria non riguarda non solo il passato remoto ma quello prossimo. E' incredibile come un film sul Caso Moro abbia riaperto delle ferite non ancora sanate in questo paese rispetto problematiche come il terrorismo ed il disambientamento di una generazione che ha saputo, e voluto, diventare "normale". Il passato non è quello di un secolo fa ma quello di vent'anni fa.
E mi viene in mente come un'esperienza importante come il Festival Inteatro di Polverigi, punto di riferimento delle avanguardie teatrali di mezza europa, non sia ancora riuscita a capitalizzare tutto quel patrimonio. Un capitale umano e di forme innovative che per alcuni versi hanno anticipato i comportamenti e le mode a venire. Anni fa lanciai la proposta di una "scatola nera", una black box della memoria (come quella degli aerei) per ricombinare il valore di quelle avanguardie. Ma è rimasta lì, si poteva sviluppare con il mio progetto A_D_E ( Art Digital Era) ma si è perso per strada. Non esiste solo la necessità di una memoria delle tradizioni ma anche quella delle avanguardie. Può essere molto utile: può servire ad affrontare la complessità del mondo che cambia. E' come un trattamento omeopatico per cui la malattia la si cura con la malattia. Il futuro lo si può affrontare attraverso le gesta di chi, nel passato, ha saputo giocare alla prefigurazione del futuro. Non è ragionevole?


Ecco qui un profilo
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Carlo Infante (carlo@teatron.org) , nato a Roma, vive a Torino e opera come free lance, giornalista ed esperto di teatro e nuovi media e, fondamentalmente, nella qualità di consulente culturale e ricognitore delle forme della trasformazione culturale in relazione all’evoluzione digitale. Ha diretto, negli anni ottanta, festival come “Scenari dell’Immateriale” a Narni, condotto (anche come autore) trasmissioni radiofoniche su RadioUno e RadioTre e televisive come “Mediamente” in RAI. Nel 1997 ha pubblicato "Educare On Line" (IPM netbook) e nel 2000, per Bollati Boringhieri, "Imparare giocando. L'interattività tra teatro e ipermedia". Insegna “Ipermedia e Teatro” presso il corso di laurea in Scienze e Tecnologie dello Spettacolo dell’Università di Lecce, “Performing Media” all’Accademia di Belle Arti di Macerata, “Arte e Cultura Digitale” presso lo IED - Istituto Europeo del Design di Torino e cura seminari presso le Università di Siena, Urbino, Bologna , l’Accademia nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma e la Scuola Civica d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano.




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