
Con l’appuntamento di martedì 23 aprile, alle ore 22,30, dal titolo
“Allucinazioni condivise”, si concludono al Bunet (www.il-bu.net ), Via
S.Quintino 13 (Torino) gli incontri sulla scia del grande scrittore che a
vent’anni dalla sua morte ci appare sempre più come un “classico” del
Futuro. Uno che aveva presagito la schizofrenia del mondo, tra reale e
virtuale.
Nell’attesa dei “Dick’s Days”, le giornate torinesi promosse da Il
Mutamento/Zona Castalia e dedicate a Philip K.Dick, dense di performance
teatrali, convegni, rassegne video e cinematografiche (dal 10 al 26 maggio
2002), si svolgono incontri e visioni che evocano l’immaginario
dickiano.
Le sue opere e la sua visionarietà vanno oltre il genere letterario della
fantascienza: riguardano gli aspetti più profondi della mutazione
antropologica accelerata dalla rivoluzione digitale, aspetti che Dick ha
presagito molto prima dell’avvento delle realtà virtuali .
Concepiti come dei “presagi”, gli incontri ideati e condotti da Carlo
Infante, anticipano alcune delle parole chiave del progetto che troveranno
sviluppo nel convegno
(10-11 maggio), questi appuntamenti avranno come protagonisti autori e
attori teatrali, scrittori e tecno-artisti con cui conversare, visionare e
navigare ( nel web e in cd-rom) sulla scia di Philip K. Dick.
Dopo l’appuntamento con Angelo “Motor” Comino, scrittore di romanzi
elaborati con software d’intelligenza artificiale (www.ilsognodieliza.com),
con Lorenzo Miglioli, maestro del web. e poi con Massimo Munaro,
regista-demiurgo del Teatro del Lemming, il ciclo di conversazioni si
conclude sviluppando il tema teatrale che sottende tutta l’operazione
dedicata a Philip Dick,.
Martedì 23 aprile 2002, ore 22,30, sul tema “Allucinazioni condivise” ci
s’incontra con Giordano Amato, regista de Il Mutamento, Massimo Giovara,
attore e regista di OzooNo e Paola Chiama, danzaytrice e coreografa di
Agar.
E’ l’occasione per entrare nel merito dei progetti teatrali concepiti per i
“Dick’s Days” che a maggio andranno in scena, tra un convegno e l’altro.
Si tratta di performance che si muovono sulla scia dell’avventura
letteraria, mistica e psichica, di P.K.Dick, traducendola in visionarietà
sceniche che arrivano al punto da poter essere definite “allucinazioni
condivise”.
Il teatro, come qualsiasi altra tecnologia della rappresentazione,
permette, in fondo, di far accadere cose che esistono nella realtà,
radicalizzandone i termini fino ad avvicinarle allo stato d’allucinazione,
condivisa però dalla comunità degli spettatori e non solitaria come nella
dimensione schizoide.