ARGOMENTI DI SVILUPPO DEL FORUM

carlo

spedito il 15-1-2004 alle 12:17 AM Edit Post Reply With Quote
Ipermedia e Teatro_ Uni.LECCE_STAMMS_II anno

Università di Lecce
Anno accademico 2003-2004


Insegnamento

Informatica Multimediale
(Ipermedia e Teatro )



Docente

Carlo Infante
carlo@teatron.org


1. Edutainment. L’interattività tra teatro e ipermedia

Ricognizione sugli scenari dell’avanzamento tecnologico in relazione ai processi dell’apprendimento e all’evoluzione dei linguaggi scenici nell’animazione teatrale con i nuovi media.
L’edutainment (educational + entertainment) si basa sul principio ludico dello sguardo dinamico proprio della percezione teatrale e alcune pratiche di gioco multimediale in ambito educativo.
http://www.teatron.org/impararegiocando


2. Le web experience

Si tratta di scritture sceniche on line
http://www.teatron.org/W_E.html concepite per mettere in relazione il mondo d’Internet con quello della vita e del suo doppio: la scena teatrale, quella disposta a cambiare in una continua sperimentazione sui linguaggi, multimediali, coreografici e musicali.
Sulla base di un concorso promosso da A_D_E
http://www.teatron.org/ade
hanno trovato forma nel web, con animazioni e altre soluzioni ipermediali, delle “scritture” che contemplano, oltre la realizzazione on line, le idee per uno sviluppo spettacolare, teatrale, coreografico, performativo o installatorio, così da rendere possibile la creazione di un evento dal vivo in ambiente scenico.


3. La scena artificiale

L’ibridazione tra teatro ed elettronica nell’arco delle ultime decine d’anni ha visto consolidarsi alcune specificità di nuova creazione spettacolare.
Una stilizzata ricocognizione delle nuove costanti performative del videoteatro ,delle radioscene , dei teleraconti e delle performance mixed-media ancor prima dell’avvento della multimedialità interattiva.
http://www.teatron.org/corpielettro/corpi_elettroniche.html



4. I teatri della memoria

La memoria scenica e l’ipermedia. La dinamica non-lineare nella ricostruzione multimediale di un’esperienza scenica ( propriamente sinestesica nell’integrazione di più linguaggi) permette, secondo le potenzialità ipertestuali la ricombinazione degli elementi di un teatro fondato sulla multisensorialità: dall’aspetto letterario delle drammaturgie scritte a quelle visive delle specificità scenografiche, dalla fisicità dell’attore all’immaterialità delle risoluzioni audiovisive.
http://www.teatron.org/agapow/virtual/testi/teatrmem.htm




5. La ciberperformance e la nuova spettacolarità interattiva

Un analisi delle mutazioni teatrali delle ultime generazioni: dalle ascendenze artaudiane dell’estremizzazione del corpo alle pratiche dell’interattività, delle tele-operazioni nel nuovo spazio-tempo digitale e del digital story-telling.
Il principio della percezione condivisa sulla quale si fonda l’idea stessa di teatro si misura con altri spazi-tempo come quelli espressi dagli ambienti digitali.
http://www.teatron.org/agapow/perf/articoli/nuovaspe.htm



6. Il laboratorio d'arte dello spettatore

Dalla consapevolezza della funzione dello spettatore, come "autore di memoria e di senso", in grado di colmare con il proprio “sguardo partecipativo” l'opera teatrale, alla pratica telematica che può tradurre
questo pensiero teatrale in azione di comunicazione(www.teatron.org/punto_vista_vita.html).
Le nuove sensibilità della “scrittura connettiva”, la pratica delle scrittura on line, rappresentano una significativa esperienza per espandere la condivisione, nell’espressione di una comunicazione soggettiva e interrelazionale che si attesta a di qua della funzione critica e analitica dello spettacolo.
Esperienza che trova sviluppo diffuso nel fenomeno dei weblog, i diari di bordo on line.
Emblematico quello realizzato per la Biennale Teatro di Venia nel 1999. http://www.teatron.org/diario


7. Il suono del teatro

Analisi delle proprietà teatrali in quanto gioco dinamico che - attraverso la sinestesia, il principio sulla base del quale si associano tra loro sfere sensoriali diverse - porta oltre i canoni della drammaturgia basata esclusivamente sull’alfabeto. E’ una questione di energia: recitar-cantando ritmo tribale, trip-hop o “deep listening” che sia.
Una linea di ricerca che tratterà non solo di teatro musicale ma di come il suono si fa teatro, delle musiche di scena e delle colonne sonore che spesso creano dei “sottotesti” sensoriali ad un teatro che sa essere campo magnetico di tutti i linguaggi.
http://www.teatron.org/pot/blog/article_2003_02_15_1933.html

8. Genius Loci

Laboratorio sulla progettualità culturale e multimediale basata sull’esperienza del campo di ricerca attivato a Roca nell’ambito del progetto “Genius Loci. L’identità plurale del Salento”.
L’attività è già in corso attraverso il forum on line
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=185



Il corso si basa sull’utilizzo del forum telematico da parte degli studenti
www.teatron.org/forum



Bibliografia:
Derrick De Kerckhove, "Brainframes" Baskerville,1994
Pierre Levy, "L'intelligenza collettiva" Feltrinelli, 1996
Edgar Morin, "La testa ben fatta", Cortina, 2000
Carlo Infante, "Imparare giocando. L'interattività tra teatro e ipermedia", Bollati Boringhieri,2000
Stefano Gulmanelli, “PopWar. Visioni libertarie nell’uso delle nuove tecnologie”, Apogeo, 2003
Altri testi e altri materiali di supporto didattico verranno indicati nel forum

 

L'INTERATTIVITA' TRA TEATRO E IPERMEDIA

angelo

spedito il 20-1-2004 alle 10:25 PM Edit Post Reply With Quote
domanda

con un tipo di scenario interattivo, lo "spettatore" non è più tale ma diventa parte integrante dello spettaccolo stesso (come visto anche nei video) quindi il teatro interattivo si muove verso una nuova concezione di spettacolo?
una sorta di inconsapevole azione e quindi reazione casuale...? non vorrei a ver detto una boiata

lelemor83

spedito il 21-4-2004 alle 07:36 PM Edit Post Reply With Quote

sono d'accordo con cio' che dici non e' una boiata;con lo scenario interattivo, lo spettacolo diviene interazione con lo spettatore.si crea cosi' una nuova dimenzione!!interessante no??

Serena

spedito il 21-1-2004 alle 07:21 PM Edit Post Reply With Quote
Ipermedia?
Noi parliamo di ipermedia e teatro cercando di "mescolare" il tutto, ma oggi in una società in cui ormai è la tecnologia a governare, le persone non saranno portate a preferire, paradossalmente, il teatro "tradizionale"?

Mimmo Capozzi

spedito il 22-1-2004 alle 09:05 AM Edit Post Reply With Quote
domanda

...è giusto tuffarsi nella dimensione oceanica dell'ipermedia senza che vi sia una conoscenza, quantomeno di base, dei singoli linguaggi?
carlo

spedito il 22-1-2004 alle 10:12 AM Edit Post Reply With Quote
La Testa Ben Fatta
si

quando entri in mare non devi necessariamente conoscere tutte le cose che lo abitano o che lo navigano

l'ipermedia è una modalità digitale che ricombina i linguaggi che scegli di utilizzare
è chiaro che se devi produrre un ipermedia deco esserci sia competenze tecnologiche che culturali (alfabetiche,musicali, audiovisive,etc...)
ma qui stiamo trattando dei principi generali della progettualità

e poi
se proprio vogliamo dirla tutta
ribadisco il concetto-matrice sul quale baso il mio spirito pedagogico:
la suddivisione per discipline e linguaggi è un invenzione (comoda ma riduzionista)
utlizziamola ma non facciamoci vincolare troppo

consiglio di leggere il libro di Morin che ho inserito in bibliografia
La Testa Ben fatta



salvator

spedito il 26-1-2004 alle 12:58 AM Edit Post Reply With Quote
Per ora non c'ho capito un gran ke (!) ma sono rimasto affascinato dalla possibilità ke le nuove tecnologie hanno di interagire con l'uomo o viceversa!. Per questo dopo tanto navigare allego, per ki voglia capirne di + e con il permessso del fichissimo (!) Prof. Infante, una serie di link sul tema appunto dell'INTERATTIVITà (ke non è una malattia come credevo!).
Se volete qualcosa di veloce leggetevi questo sito del DAMMS di Bologna sull'arte interattiva
http://www.noemalab.com/sections/specials/tetcm/arte_interattiva/premessa.h tml

Se invece volete approfondire vi propongo alcuni siti ke ho trovato sull'argomento:
se conoscete l'inglese abbuffatevene!

Un archivio in rete per accedere a tutti i casi di censura culturale della storia:
http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=1729&IDCategoria=69

Volete farvi una passeggiata in bici per le vie di Manhattan o Amsterdam e leggere sui muri della cità?
http://www.jeffrey-shaw.net/html_main/show_work.php3?record_id=83 (il sito contiene dei video)

Piante virtuali che cambiano colore forma e dimensione ad ongi tocco!
http://www.mic.atr.co.jp/~christa/LINKS/NTT2/explan_p_e.html

Entrate in una stanza buia e vuota....
http://epidemic.cicv.fr/geogb/art/dtype/prj/loversgb.html

Una mostra con video proiezioni affrontando il rapporto tra uomo e tecnologia
http://www.museodellafotografia.it/Mostre/mostre%20di%20attualita/attualita /genovavideo/genovavideo.htm

Lattuga e ciliegie ma se vi va cercate nel web "Ixiana"
http://www.ruffini.org/Progetti/altrealleanze/ope12.htm

Interazione tra uomo e macchina e se avete l'ultima versione di realplayer cliccate su videoplace per vedere di cosa si tratta
http://www.artmuseum.net/w2vr/timeline/Krueger.html#







Mimmo Capozzi

spedito il 7-2-2004 alle 11:03 AM Edit Post Reply With Quote
domanda

partendo dal presupposto che l'ipermedia teatrale sia pressocchè obsoleta (in campo artistico il presente è già passato e tutto ciò che è oggetto di conoscenza globale non è più avanguardia) quali scenari si affacciano sul panorama tecnologico della sperimentazione artistica ?
carlo

spedito il 22-2-2004 alle 12:27 PM Edit Post Reply With Quote
dal linguaggio al discorso

attenzione
non impicchiamoci con il filo dei nostri ragionamenti

sostengo che le categorie delle angaurdie artistiche non valgono + nell'era dell'avanzamento tecnologico
xkè l'idea speculativa dell'uomo sul mondo
non è + convincente

dobbiamo altresì inventare forme nuove di ambientazione sociale
la creatività sta qui

non nel rincorrere le tecnologie
o le sperimentazioni estetiche

credo in nuovi valoro d'uso della comunicazione che ci rivelino
nuove opportunità d'organizzazione culturale

l'ipermedia è un linguaggio ( e non solo una tecnica)

sta a noi usarlo x fare discorsi
narrare il territorio
inventare giochi interattivi
creare contesti d'apprendimento

chi procede con lista?

Mimmo Capozzi

spedito il 26-2-2004 alle 09:31 AM Edit Post Reply With Quote
diplomatica e virtuale

è nata nel 2003, ma è già negli alti ranghi della diplomazia del Giappone. Il privilegio è toccato a Sakura sanae, che ha un requisito molto speciale: è una donna virtuale, totalmente creata con un programma di computer grafica. A lei il Ministero degli Affari Esteri nipponico ( che tiene a precisare che "Sakura ha 21 anni"! ) ha affidato il compito di fungere da ambasciatrice e madrina dell'Anno dello Scambio fra Giappone e l'Asean (l'associazione dei paesi dell'Asia Sudorientale).
Si legge in una dichiarazione del portavoce ministeriale ..."Sakura può essere presente nei dieci paesi Asean contemporaneamente, il che sarebbe stato impossibile per una persona in carne ed ossa......Sakura è fluente in varie lingue straniere, superando così la tradizionale difficoltà dei giapponesi a imparare nuovi idiomi....". !!!!!!!!!

vale greco

spedito il 21-4-2004 alle 01:41 PM Edit Post Reply With Quote
ipermedia e teatro

il teatro mi piace molto e lo conosco poco, ma questa esperienza di far interagire il teatro la rete mi intressa , perchè non si sta solo a guardare , ma si agisce.
Lucia83

spedito il 21-4-2004 alle 03:13 PM Edit Post Reply With Quote
penso anche io che fare interagire il teatro sulla rete sia un fatto molto rilevante però ho le mie perplessità.
Penso che un'esperienza dal "vivo" riesca a suscitare sempre qualche emozione in più.Voi che ne pensate?

lelemor83

spedito il 22-4-2004 alle 08:59 PM Edit Post Reply With Quote

LE EMOZIONI DIPENDONO DA TE E DA COME VIVI CIO' CHE TI CIRCONDA!!SECONDO ME IL TEATRO IN RETE O DAL VIVO RIESCE AD ENTRARE IN CHI LO VUOLE PERCEPIRE,IN CHI HA LA PASSIONE SUFFICIENTE PER FARLO PROPRIO E VIVERE CIO' CHE ESSO PUO' DARTI.......SE NN LO VIVI IL TEATRO NN TI SUSCITERA' NULLA COMUNQUE!!

Lucia83

spedito il 23-4-2004 alle 08:47 AM Edit Post Reply With Quote
sarà anche vero che le emozioni ce le creiamo da soli o ci vengono date dalle persone che ci circondano ma vuoi mettere a confronto uno spettacolo dal "vivo" con uno sullo schermo del tuo computer???
Indubbiamente susciterà delle emozioni ma secondo me( è comunque e solo una mia opinione) non arriverà mai a quelle di uno vissuto concretamente.comunque mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi.

lelemor83

spedito il 23-4-2004 alle 02:02 PM Edit Post Reply With Quote


IO NN DICO CHE VEDERE UNO SPETTACOLO DAL VIVO E' EMOZIONANTE COME VEDERLO IN RETE!!!CMQ NN SI PUO' ESCLUDERE CHE SUSCITI EMOZIONI!!IO RISPETTO LA TUA OPINIONE CI MANCHEREBBE.CMQ A MIO PARERE TUTTO STA IN TE VIVI LE DIVERSE ESPERIENZE CON LE STESSE EMOZIONI!!!OVVERO PROVA A VEDERE IL CIBER TEATRO CON L' EMOZIONE CHE FA PARTE DEL TUO INCONSCIO;QUELL'EMOZIONE SUSCITATA DA UNO SPETTACOLO DAL VIVO........ E' UN CONSIGLIO!!OK??A PRESTO

Lucia83

spedito il 23-4-2004 alle 04:17 PM Edit Post Reply With Quote
Io non ho detto che non suscita emozioni!!!!! forse mi sono fatta capire male..... credo solo che non siano allo stesso livello dell'esperienza dal vivo...
Certamente daranno emozioni diverse a seconda delle persone..o no???

CarlaB.

spedito il 24-4-2004 alle 02:52 PM Edit Post Reply With Quote
ciao Lucia sicuramente hai detto qualcosa di vero, anch'io penso che lo spettacolo dal vivo trasmetta più emozioni di uno spettacolo visto attraverso uno schermo...ho vissuto quest'esperienza e ti assicuro (naturalmente secondo le emozioni e le impressioni che ho avuto io) che sia come pensi tu.
lelemor83

spedito il 25-4-2004 alle 11:59 AM Edit Post Reply With Quote
TEMO DI ESSERE STATO FRAINTESO CMQ QUESTO TEMA PUO' ESSERE DA SPUNTO PER UNA LEZIONE NON CREDI?MAGARI INTITOLARLO TEATRO TRA REALE E VIRTUALE!!!SCHERZO......... CMQ SI PUO' TRATTARE QUESTO ARGOMENTO IN UNA LEZIONE MAGARI LO PROPONIAMO AL PROF!VI VA??
VaLe.M

spedito il 3-5-2004 alle 08:36 AM Edit Post Reply With Quote

ciao carla sono daccordo con te sul fatto che uno spettacolo visto dal vivo susciti forti emozioni rispetto a quello virtuale...perchè comunque viene più sentito e si è più coinvolti da quello che c'è sulla scena!!!!

 

Lucia83

spedito il 12-5-2004 alle 01:14 PM Edit Post Reply With Quote


.....Ci sono persone che quando sentono parlare di tecnologia mettono mano alla pistola della loro sana e cristallizzata coscienza critica.Sono quelli che non sanno o hanno dimanticato che la tecnologia esiste da sempre: nasce con l'uomo che si interroga su come stabilire un rapporto più efficace con il mondo esterno.
Una pietra scheggiata o un mouse estendono le funzioni del nostro corpo modificando la nostra mente...

Questo è un piccolo pezzo dell'articolo che il prof. ha scritto sulla rivista My-Media.
Sono rimasta molto colpita perchè penso che sia un'affermazione vera.
Tutti abbiamo paura chi di più chi di meno, e inconsciamente non ci redndiamo conto che il MONDO non SAREBBE QUELLO CHE E' senza la TECNOLOGIA .
Duilio

spedito il 12-5-2004 alle 01:49 PM Edit Post Reply With Quote

....in fin dei conti ogni discorso sulla tecnologia sviluppato in questo forum si ricollega agli altri (tecniche biometriche, net-attivismo...etc) e tutti, secondo me, sono da sottoporre al giudizio dell'etica!!!
E' importante, prima di tutto (come anche tu hai sottolineato copiando un pezzo dell'intervista a Carlo su Mymedia) fare chiarezza sull'origine della tecnologia (non è tecnologia solo ciò che riguarda l'era dei computer ma lo sono anche la scrittura, i due bastoncini che sfregati producono il fuoco, la penna... e via dicendo) ed in secondo luogo chiedersi se è etico un certo utilizzo delle tecnologie!!!

Scusate se continuo a ripetermi su questo punto, ma per me è fondamentale per capire che le tecnologie non sono nostre nemiche, ma possono invece essere fonte di una nuova cultura, fonte di una nuova opposizione all'ordine costituito ( vedi net-attivismo) fonte di nuova libertà....tutto stà a saperle usare (e mai farsi usare da esse)!!!




spedito il 12-5-2004 alle 04:29 PM Edit Post Reply With Quote
La dimensione sociale della conoscenza favorita dall’ambiente di Internet, della quale si è dato conto sotto taluni aspetti discutendo di nuove forme di creatività, riveste un ruolo fondamentale nella definizione dell’ambiente stesso: esiste quasi una sorta di circolo virtuoso di reciproca influenza, all’interno del quale risulta difficile individuare quale elemento preceda l’altro. Il tradizionale dilemma dell’uovo e della gallina.
De Kerckhove [1991] ha delineato in questo senso l’importante concetto di brainframe: il brainframe è sostanzialmente una struttura cognitiva che viene ingenerata all’interno delle zone profonde della cognizione dalle tecnologie dell’informazione e che “incornicia” il modo di pensare dell’essere umano.
Una sorta di atteggiamento ma anche di “stile” di pensiero la cui causa va ritrovata nell’azione delle tecnologie informative: esse influenzano le nostre forme di elaborazione delle informazioni attraverso l’uso che fanno dei codici e dei linguaggi.

Spingendosi un poco oltre è possibile sostenere che queste tecnologie – i media, in sostanza – non siano soltanto origine di evoluzioni informative, ma anche sociali. Senza riprendere il discorso sugli impatti sociali dei media, che esula da questo momento di analisi, basti considerare il fatto che il concetto di brainframe, la metafora della cornice, può a ragione essere esteso anche alla dimensione sociale.



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VaLe.M

spedito il 14-5-2004 alle 07:30 PM Edit Post Reply With Quote

ciao lucia anche io come te penso che il mondo sarebbe diverso senza la tecnologia e nn solo il mondo ma anche la nostra vita....sicuramente le nostre abitudini sarebbero diverse in quanto la tecnologia influisce molto su quello che facciamo!!!

LA PARTE " ROCK" DEL NOSTRO SITO

time rocker

spedito il 19-2-2004 alle 06:21 PM Edit Post Reply With Quote
the raven

mmmh....ipermedia e teatro...mi viene in mente the raven, l'ultimo CAPOLAVORO di lou reed...c'è in mezzo tutto quello di cui parlate da queste parti: teatro, multimedialità, musica elettronica, (grandissimo) rock, bob wilson, julian schnabel, laurie anderson...ne consiglio l'ascolto.
sergio

carlo

spedito il 20-2-2004 alle 11:01 AM Edit Post Reply With Quote
dacci un link

ottimo consiglio
¨¨ un buon modo di procedere
tira fuori un link


time rocker

spedito il 20-2-2004 alle 12:26 PM Edit Post Reply With Quote
raven on line

su the raven è uscito un libro edito dalla minimum fax con la traduzione dei testi dell'album e dello spettacolo POEtry di reed e wilson basato sui lavori di e.a.poe.
recensioni, speciali e quant'altro sulla monumentale opera di lou si possono leggere sul bellissimo sito del fan club italiano del rocker, www.loureed.it., nel forum o nella sezione apposita. Si trovano anche meravigliose foto dello spettacolo teatrale diretto da bob wilson.
il 23 marzo esce cmq un live basato sul tour di the raven.
se vuole prof. le scrivo qualcosa riguardo alle mie impressioni sull'album e gliela invio, magari le da un'occhiata.
sergio

time rocker

spedito il 22-2-2004 alle 05:25 PM Edit Post Reply With Quote


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time rocker

spedito il 22-2-2004 alle 05:29 PM Edit Post Reply With Quote


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time rocker

spedito il 27-2-2004 alle 11:52 AM Edit Post Reply With Quote
Arricchisco il forum, come dice il prof.

Dalla prefazione all’edizione su carta di THE RAVEN, di Poe/Reed/Wilson:

“In principio era il verbo…subito seguito dal tamburo e da una versione primitiva della chitarra. Negli ultimi anni ogni tanto ho tenuto delle letture di ‘poesia’, adoperando sempre le parole delle mie canzoni come base. Ed ero continuamente colpito dalle diverse voci che emergevano quando si sentivano le parole senza musica.”

Più in là, con le stesse parole contenute nel booklet dell’album:

“Di certo Edgar Allan Poe è il più classico degli scrittori americani – uno scrittore paradossalmente più in sintonia col battito cardiaco del nostro secolo appena nato di quanto lo sia mai stato con quello del proprio. Ossessioni, paranoie e azioni deliberatamente autodistruttive ci circondano da ogni parte. Anche invecchiando, continuiamo a sentire le urla di coloro per i quali il fascino di un caos luttuoso è irresistibile. Ho riletto e riscritto Poe proprio per riformulare le stesse domande: ‘Chi sono?’ e ‘Perché mi sento spinto a fare quello che non dovrei fare?’. Ho lottato con questo pensiero un numero incalcolabile di volte; l’impulso del desiderio distruttivo – il desiderio di automortificarsi.
Nella mia testa Poe è il padre di William Burroughs e di Hubert Selby. Cerco sempre di adattare il loro sangue alle mie melodie. […] Mi sono innamorato ancora una volta di Poe e quando mi si è presentata l’opportunità di riportarlo in vita attraverso parole e musica – testo e danza – beh, l’ho afferrata al volo, come farebbe un Rottweiler con un osso sanguinolento. L’ho riletto e poi l’ho recitato ad alta voce e per la prima volta ho capito ‘il cuore rivelatore’. Ho sognato e fantasticato la prima rappresentazione, e poi l’ho vista venire alla luce al Thalia Theater, in Germania (da cui io e Bob avevamo ricevuto l’incarico di scrivere lo spettacolo); è stato lì che l’emozione di vederlo prender forma mi ha fatto venire ancora più voglia di crearne una controparte americana – la stesura definitiva, quella che leggerete in queste pagine. […]
L’esistenza di THE RAVEN mi fa danzare di gioia.
Questo è un lavoro fatto d’amore.”

Parole illuminanti. Ancora di più lo è l’avvertenza posta prima dell’inizio:

“Quest’opera è stata scritta per l’immaginazione. Ho inserito le indicazioni sonore perché questa versione è fatta per essere ascoltata mentalmente.”

Lou Reed, New York, 2003.
time rocker

spedito il 27-2-2004 alle 12:28 PM Edit Post Reply With Quote
la locandina del film "the raven" di roger corman da poe (trovata sul sito del mitico "fuori orario" di ghezzi:


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time rocker

spedito il 2-3-2004 alle 10:21 AM Edit Post Reply With Quote
Questa spietata presa in giro di un certo tipo di teatro (un capolavoro) si trova nel capitolo 13, parte seconda, di Lolita di Nabokov:

“Io detesto il teatro; lo considero, storicamente parlando, una forma d’arte primitiva e putrida; una forma d’arte che olezza di riti dall’età della pietra e idiozie collettive, a dispetto di certe individuali inezioni di genio, come, mettiamo, la poesia elisabettiana, che il lettore appartato estrae automaticamente dalla feccia.
In quel periodo ero molto preso dalle mie proprie fatiche letterarie, e non mi preoccupai di leggere per esteso la sceneggiatura dei ‘Cacciatori incantati’, la commediola nella quale Dolores Haze faceva la parte della figlioletta di un fattore convinta di essere una strega dei boschi, o Diana, o chissà chi, e che, avendo messo le mani su un manuale di ipnotismo, procura svariati e divertenti stati di trance a un certo numero di cacciatori smarriti, per poi a sua volta restare vittima del sortilegio di un poeta vagabondo (Mona Dahl). […] Avevo l’impressione (tutto ciò con una certa noncuranza, voi capite, al di fuori di qualsiasi orbita importante) che la maledetta commediola fosse soltanto una di quelle fantasie votate al consumo minorile, adattate e riadattate infinite volte come ‘Hansel e Gretel’ di Caio o ‘La bella addormentata’ di Sempronio, o ‘I vestiti nuovi dell’imperatore’ di Maurice Vermont e Marion Rumpelmeyer – tutte cose reperibili su un qualunque ‘Testi teatrali per recite scolastiche’ o ‘Cosa mettiamo in scena?’.
In altre parole, non sapevo – e se l’avessi saputo non me ne sarebbe importato molto – che ‘I cacciatori incantati’ era un lavoro recente e tecnicamente originale, messo in scena per la prima volta solo tre o quattro mesi prima da un gruppo intellettualoide newyorkese.
A me – stando dalla parte della mia streghina – pareva un miserrimo arzigogolo che riecheggiava Lenormand, Maeterlink e vari, incolori sognatori inglesi.
I cacciatori, col loro berretto rosso e il costume uguale – il primo era un banchiere, il secondo un idraulico, il terzo un poliziotto, il quarto un beccamorto, il quinto un cascamorto e il sesto un evaso (le possibilità drammaturgiche saltano agli occhi!!!) – subivano una totale metamorfosi mentale nell’Antro di Dolly, e ricordavano le loro vere vite solo come sogni, o incubi, dai quali la piccola Diana li aveva destati; ma il settimo Cacciatore (col berretto VERDE, l’imbecille) era un Giovane Poeta, il quale asseriva, con grande dispetto di Diana, che lei e i vari intrattenimenti offerti (ninfe danzanti, elfi e mostri) erano i parti della propria fantasia.
A quanto capii, alla fine la scalza Dolores, assolutamente disgustata da tanta boria, conduceva il fanfarone, e cioè Mona vestita con un paio di pantaloni a scacchi, nella fattoria paterna dietro la Foresta Perigliosa, per dimostrargli che lei non era il parto di un poeta, ma un’agreste fanciulla coi piedi ben saldi sulla nera terra – e un bacio all’ultimo minuto avrebbe sottolineato il profondo messaggio della commedia, e cioè che miraggio e realtà si fondono nell’amore.
Mi parve più saggio non criticare l’opera di fronte a Lo: era immersa in modo così sano nei suoi ‘problemi di tecnica espressiva’…”

Un vero spasso.

Sergio

time rocker

spedito il 2-3-2004 alle 12:42 PM Edit Post Reply With Quote
CANTIERI TEATRALI GINO SANTORO
presentano


ATRO (DA SE’)
Il teatro senza (di) te

A cura di Adriana Poli Bortone


con gli spettacoli


ALICE 6 (sei) TU: gli spettatori vengono posti per un’ora di fronte ad un enorme specchio che riempie il palcoscenico e che riflette l’intera platea. Non succede niente: questo è lo spettacolo. Giudicato dai critici: “Geniale”, “Avvincente”, “Splendidamente recitato”. All’uscita visita agli stand dell’omonima rete adsl.

E I RAGAZZI SONO AGNELLI: ispirato ad una strofa di una canzone di Marco Masini, uno spettacolo multimediale: un enorme schermo proietta sul palco le interviste di Giovanni Minoli allo scomparso avvocato Gianni Agnelli nel corso delle puntate di Mixer. Sul palco, dal vivo, Sergio Castellitto nella parte di Agnelli risponde ripetendo perfettamente le risposte date a suo tempo dell’avvocato nella trasmissione. Regia di Sergio Spina.

GENIUS LOCI: Mike Bongiorno interroga su domande di cultura generale i ragazzi-prodigio del posto. Primo Premio: un weekend allo Spazio Itaca, dove partecipare allo stage di cucina mediterranea organizzato dal corso di laurea STAMMS in collaborazione con la trasmissione televisiva “La prova del cuoco”. Regia di Carlo Infante.

LA PASSIONE DEL PIRATA: con la regia di Mel Gibson, una ricostruzione delle ultime dodici ore di vita di Marco Pantani, solo nella sua stanza d’albergo. Il ciclista è interpretato dal grande Sergio Castellitto. Una polemica è stata lanciata dal “Processo di Biscardi – 24esimo anno” riguardo alla svolta finale quasi da musical dello spettacolo: Castellitto/Pantani intona “E adesso pedala”, la mitica sigla cantata dal Pirata per il Giro d’Italia.

LE CECORE A PIGNATU: affresco neorealista in dialetto leccese, che racconta le tribolazioni di un povero contadino salentino alla ricerca tra le sperdute strade di campagna della sua terra delle “cecore reste” da mangiare “a pignatu”. Nei suoi vagabondaggi il nostro triste eroe incontra due strani figuri, Vladimiro ed Estragone, che stanno aspettando Totò. Memorabile la risposta del contadino a Vladimiro, che gli aveva chiesto verso che ora pensava che il Principe della Risata sarebbe venuto: “’A da passà ‘a nuttata”. Regia di Rina Durante.

DAMOSE DA FA’: Giovanni Paolo II, solo sul palco, con una (o un) mitra, racconta le sue memorie: gli inizi, la passione per lo scii, l’attentato. In caso di affaticamento del Pontefice, Sua Santità sarà sostituito da Sergio Castellitto che lo interpreterà alla perfezione. All’uscita vendita di t-shirts con la faccia di Giovanni Paolo II e la dicitura: “volemose bbene”.

COME UNA CANZONE: per i più piccoli. Il cantante Mariano Apicella, vestito da trovatore, interpreta un cantastorie medievale, che accompagna con la sua chitarra il suo inseparabile compagno d’arte, il cavaliere Silvio Berlusconi, il quale vestito da giullare racconta ai bambini in sala le favole più belle e fantasiose: Cappuccetto Azzurro, Hansel e Gretel mangiati dalla strega comunista, la situazione attuale dell’Italia. L’esilarante spettacolo termina con i piccoli spettatori che cantano in coro la canzone che il simpatico giullare ha loro insegnato: “E forza Italia/che siamo tantissimi”.

IL CAVALLO DI RICCARDO: nuova sperimentale versione del Riccardo III di Shakespeare. Si parte dalla battaglia finale dell’Atto V. Mentre Riccardo III, interpretato da Gabriele Lavia ma doppiato in diretta da Giancarlo Giannini, urla: “un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo”, compare in scena Iago, interpretato da Sergio Castellitto ma doppiato in diretta da Tonino Accolla, in sella ad un destriero, e sbotta: “salta su, Richard. Ti ho prenotato una stanza nell’Hotello. Se non ci si dà una mano tra noi cattivi…”. Al che Riccardo fa per salire sul cavallo ma ci impiega dieci minuti, durante i quali si perde in interminabili gesti con la mano e in fantasiose torsioni del corpo, come in preda ad una crisi epilettica, mugulando improbabili parole senza senso e strabuzzando gli occhi. Poi infine monta su e lo spettacolo – durata 15 minuti – finisce coi due che si allontanano al tramonto mentre Lee Marvin canta “I was born under a wand’rin star.” Regia di Eugenio Barba.

MI RICORDO, Sì, IO MI RICORDO: il professore Giuliano Capani, solo sul palco con (o come) un cardioide, racconta le sue memorie: gli inizi, la passione per il cinema, l’insegnamento. Una prima versione del monologo fu tenuta per Mimmo, Eleonora e Giacomo a pranzo durante la preparazione della trasmissione per la rete satellitare. Sergio Castellitto ha dichiarato: “Potevo recitarlo io.”

SERATA FINALE CON I TRETTRE’: lo storico trio napoletano leggera a turno la lista degli appuntamenti della stagione dei cantieri teatrali. Poi, all’unisono, come ai vecchi bei tempi, i tre comici proferiranno la loro leggendaria battuta: “A me, me pare ‘nna strunzata.”

carlo

spedito il 2-3-2004 alle 12:50 PM Edit Post Reply With Quote
hai talento. occhio a non sprecarlo.

non è male

è roba da zelig
(veramente, senza ironia)
c'è da lavorarci su...

ma stiamo attenti a non far sbracare questo forum

sarò impietoso

chelsea girl

spedito il 2-3-2004 alle 05:04 PM Edit Post Reply With Quote
sul teatro

...eppure io l'abbonamento alla stagione ATRO (DA SE')lo farei...e dirò di più: riguardo il teatro che si fa oggi mi sembra eloquente un'affermazione di Fried sull'arte minimalista(che richiede la partecipazione dello spettatore): l'adesione literalist all'oggettività è di fatto solo un pretesto per un nuovo genere di teatro,e il teatro è allo stato attuale la negazione dell'arte". Questo è stato detto nel 1987...ma le cose non mi sembrano poi tanto cambiate...ma Time Rocker lo sa:qesto è The Trouble with the classicist...
intanto allego la foto "rubata" alla mostra di Warhol a Salerno che sono riuscita a rimpicciolire...il metodo "alla pari" fa miracoli!!!-clara

chelsea girl

spedito il 2-3-2004 alle 05:09 PM Edit Post Reply With Quote
foto



chelsea girl ha allegato questa immagine:

 

WEB EXPERIENCE

vito2

spedito il 23-1-2004 alle 12:23 PM Edit Post Reply With Quote
Buon giorno,
sono Vito2, leggendo i diversi punti sopra indicati, "web-experience" mi interessa, dovrei però saperne maggiormente per poter creare quelcosa di mio con la rete, lo potremmo fare a lezione.
carlo

spedito il 23-1-2004 alle 12:34 PM Edit Post Reply With Quote
cogliere le opportunità:tradurre informazione in evoluzione

ecco qui trovi delle info dettagliate

e ti consiglio di andare anche su
http://www.trovarsinrete.org/concorsosm2004.htm

dove si parla di Scrittura Mutante
è un concorso che ho ideato
pensando alle possibili soluzioni creative x il web
che stanno nascoste nell'underground
anche quello salentino

pensaci su
magari partecipa!

seguire il mio corso significa cogliere al volo le opportunità che lancio
tradurre le informazioni in evoluzione

e ricordatevi la competenza da webmaster non è decisiva
si trova sempre qualcuno in grado di...
il punto centrale è il progetto

parlo a tutti

vi aspetto qui
nel forum

 

CHAT 3D

carlo

spedito il 24-4-2004 alle 08:40 AM Edit Post Reply With Quote

avete visto il mio progetto a cagliari?
http://www.chat3d.it ?

c'è qualcosa che riguarda il tetaro possibile del futuro possibile...

Duilio

spedito il 24-4-2004 alle 09:09 AM Edit Post Reply With Quote

Ho appena dato un'occhiata e credo proprio che sarebbe stata una bella esperienza.....ho visto le foto che ci sono nel sito, ma quelli sono esempi di scenari di chat 3d? Se è così è impressionante (o fighissima!) come idea.
Sull'home page del sito che ci hai linkato c'è una frase : "La novità rappresentata da queste nuove forme di comunicazione se da un lato ha rappresentato un evento ritenuto positivo per le indubbie occasioni di aumento delle possibilità di accesso alle informazioni, dall’altro è oggetto di perplessità legate al rischio, quasi paradossale, di isolamento che può creare sostituendosi ai rapporti in live."...proprio ieri a lezione di Sociologia della Comunicazione il prof. parlava di questo rischio ma allo stesso tempo lo negava in quanto, diceva, le chat non fanno altro che riprodurre il nostro naturale modo di rapportarci con le altre persone. Diceva, inoltre, che le chat possono essere come il carnevale: possiamo mascherarci di un'altra identità, ma la nostra vera identità è sempre un pò visibile!

Lucia83

spedito il 24-4-2004 alle 10:26 AM Edit Post Reply With Quote

Ho appena dato uno sguardo al progetto.complimenti è davvero molto interessante! si potrebbe proporre una cosa del genere anche qui!!!!!
Mi è rimasta impressa una frase dell'intervista che compare in prima pagina:
Il punto sostanziale è come dare forma all’informazione: come creare contesti adeguati perché la comunicazione non sia solo un parlare o un cliccare a vanvera.

Penso che MOLTI utilizzano le multimedialità in questo modo.vero??

pai

spedito il 24-4-2004 alle 10:45 AM Edit Post Reply With Quote
in che modo il convegno ha presentato il mondo chat3d come un fenomeno GOVERNABILE?Sono rimasta affascinata da questo progetto(SBALORDITIVO!!!) e anche un po' impaurita.....il senso della realta' puo' essere forte nei soggetti adulti (sempre soggettivo) ma i piu' esposti a far confusione sono i componenti di quelle fasce di eta' medio basse che probabilmente si trovano ad affrontare non poche perplessita'vivendo tra due fuochi :REAlta' forse Non ancora ben assimilata e magia dei bit .....
Duilio

spedito il 24-4-2004 alle 10:55 AM Edit Post Reply With Quote
Forse è più pericoloso un fenomeno tipo reality show ( che non è poi tanto futuristico ) di una semplice chat (che, invece consideriamo una novità)??? In fin dei conti nelle chat c'è scambio di parole, di emozioni, di pensieri, di energie (oltre che di file)....la tv invece ci bombarda, manda informazione in un solo senso; possiamo decidere di sottrarci solo spegnendola, le chat le possiamo governare forse!?! Senza poi considerare le implicazioni psicologiche che un reality può avere (la falsa illusione che diventar qualcuno sia facile, un provino e via verso il successo, senza alcuno sforzo......siamo proprio convinti che sia così? IO NO!!!!!!!!!!!!)....le chat non lasciano false illusioni credo, tutto sta a capirne il meccanismo (posso mai fidarmi di chi non vedo in faccia???): in fin dei conti, chiunque è dotato di buonsenso credo!
Alexx

spedito il 27-4-2004 alle 07:52 PM Edit Post Reply With Quote

D'accordissimo con te!!!La tv è un treno solo andata...e purtroppo è diretto proprio verso di noi.E' facile farsi illudere da questo media, e i suoi effetti persuasivi agiscono tristemente anche nel nostro inconscio...Spesso ne siamo vittime ignare...(credo sia capitato a tutti di fischiettare inconsapevolmente qulche stupido motivetto preso in prestito da qualche pubblicità televisiva..). Sia benedetto internet, che ci da la possibilità di interagire, di criticare, di far sapere a tutti che esistiamo e che non siamo disposti ad essere delle pecore passive frustate da mille informazioni. Credo che la chat sia un gioco governato da regole. Ognuno può decidere se trasgredirle o meno, prendendosi le proprie responsabilità ed esponendosi (Volontariamente) a eventuali pericoli. Ma questo avviene in modo libero e arbitrario e nello stesso modo in cui avviene nella realtà!(I ragazzini che si affacciano per la prima volta in una chat dovrebbero essere guidati, come d'altronde in ogni loro nuova ed eventualmente insidiosa esperienza) Credo che la chat 3d sia un'importante innovazione in quanto completa e aumenta l'emotività dell' esperienza,rendendola ancora più stimolante.

vale greco

spedito il 5-5-2004 alle 10:46 AM Edit Post Reply With Quote
GIUSTO!!
E' per questo che è importante progettare ambienti multimediali capaci di sollecitare la dimensione percettiva attraverso azioni culturali ed educative."E'una via di sviluppo fondamentale per fare delle nuove tecnologie della comunicazione un'opportunità evolutiva".
Bisogna fare molta attenzione su quest'aspetto e sono d'accordo con voi , Duilio e Alex :c'è il pericolo di ritrovarsi in un mondo dove i giovani ,senza una formazione adeguata, rischiano di cliccare a vanvera percorrendo percorsi sbagliati.
Forse oggi nel TEATRO, si possono creare nuove occasioni di sensibilità , sia culturale che pedagogica?
Io credo di si ! Da che mondo e mondo ,il teatro e' sempre stato una "palestra di ambientamento sociale"e adesso più che mai deve rilanciare la sua essenza, la sua ragione di vita , anche condividendo il nuovo spazio-tempo digitale. Non dimentichiamo mai , che il TEATRO non esiste se non condiviso!!!!

vale greco
spedito il 24-4-2004 alle 12:42 PM Edit Post Reply With Quote

Ho visitato CHAT 3D ed ho trovato molto stimolante il link FOLLI CREATIVI.
E' un luogo di libertà totale nell'uso dei mezzi espressivi . Eclettismo, contaminazione: tutto è permesso ...
Il Web nel Web. "Segni non convenzionali nell'uso della rete", che comunicano desideri e creatività delle idee. MOLTO INTERESSANTE !!! Visitate il link.

CarlaB.

spedito il 24-4-2004 alle 02:44 PM Edit Post Reply With Quote

ciao Vale ho seguito il tuo consiglio e sono andata a visitare anch'io il mondo della chat 3D e l'ho trovato molto interessante perchè diversamente dalle normali chat,dove si può solo comunicare attraverso semplici messaggi che passano dallo schermo del pc, quì ci si ritrova invece a comunicare in uno spazio tridimensionale, è qualcosa di veramente interessante. GRAZIE!

lelemor83

spedito il 25-4-2004 alle 11:55 AM Edit Post Reply With Quote

Dalla presentaz delle chat 3D ho capito che il convegno si pone l’obiettivo di far conoscere la chat come strumento “governabile” di comunicazione e apprendimento, fornendo ai soggetti preposti alla formazione e alla educazione –famiglie e insegnanti in particolare- strumenti di conoscenza.
Fin qui tutto ok!!io ritengo che le chat 3D siano cmq un mezzo molto vicino alla realta'!!Come diceva il prof a lezione noi siamo portati a fare ,per istinto,cio che e' dettato dal piacere.Questo universo parallelo simile alla realta' che sono la chatt 3D possono essere fonte di piacere paragonato alla nostra realta' ;quindi individui preposti alla formazione nn rischiano di riscontrare e creare una realta' nella multimedialita'??nn so se sono stato chiaro!!aspetto vostre opinioni!!

Lucia83

spedito il 26-4-2004 alle 07:23 AM Edit Post Reply With Quote
Ciao!!!!!!! ho visitato anche io CHAT TRE D e ho avuto davvero una bella sensazione. Tutto sembra reale o.....quasi.perchè non dobbiamo mai dimenticare che stiamo sempre davanti ad un computer!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
che ne pensate?????

La ciberperformance e la nuova spettacolarità interattiva

AngelaT

spedito il 31-1-2004 alle 03:40 PM Edit Post Reply With Quote
Ho ripescato un suo articolo su un Frigidaire di qualche anno fa a proposito dello spettacolo Afasia di Marcel.lì Antunez Roca, fondatore della compagnia Fura des Baus di cui ci ha parlato. Devo essere sincera, non ho molti dubbi su come possano svilupparsi tecnicamente questi spettacoli, ma ce li ho sulla linea intellettuale che seguono.
Tra l’elenco delle sue proposte, al punto 5 c’è “La ciberperformance e la nuova spettacolarità interattiva”. Ora, perché l’interattività a tutti i costi? È solo un’altra avanguardia o è un mezzo per esprimere qualcosa che in un altro periodo storico non avrebbe avuto lo stesso significato? Apprezzo ogni tipo di avanguardia, ma mi ci avvicino sempre con qualche difficoltà e in questo caso specifico ho molti dubbi.
Come mai Marcel.lì in Epizoo lasciava che fosse il pubblico a creare lo spettacolo attraverso di lui?
Magari non c’è una verità stabilita per queste espressioni artistiche, forse è questa la vera risposta.
Spero di essere stata chiara, l’argomento è controverso.
grazie
carlo

spedito il 31-1-2004 alle 04:08 PM Edit Post Reply With Quote
la rottura della cornice

portiamolo avanti questo ragionamento

ti va?
con altri tuoi colleghi magari

AngelaT

spedito il 3-2-2004 alle 10:26 AM Edit Post Reply With Quote
Quindi è una questione di shock culturale?
L'importante è rompere gli schemi per non essere omologati. Il mezzo è il vero messaggio?

Ira di Dio

spedito il 4-2-2004 alle 08:35 PM Edit Post Reply With Quote
Al posto dei dadi...

Shockarsi culturalmente...
Che rottura di schemi omologati!
C'è un messaggio nel mezzo...
O un mezzo messaggio?

AngelaT

spedito il 7-2-2004 alle 10:09 AM Edit Post Reply With Quote
Al posto dei dadi...

Shockarsi culturalmente...
Che rottura di schemi omologati!
C'è un messaggio nel mezzo...
O un mezzo messaggio?

Vorrei,
ma non ho capito. Mi perdo sempre in questo tipo di linguaggio
Ira di Dio

spedito il 7-2-2004 alle 04:45 PM Edit Post Reply With Quote
Giro di dadi

Perché il sole sorge e tramonta?
Ipermediare il teatro!
E le stelle sono teste di spillo nel mantello della notte?
Teatrare l'ipermedia!
Chi può dirlo...

CHECCA

spedito il 11-2-2004 alle 11:48 AM Edit Post Reply With Quote
NON CREDO SI TRATTA DI SCHOCK CULTURALE MA SEMPLICEMTENTE DI UNA EVOLUZIONE SOCIALE CHE CI SARà SEMPRE. PROFESSORE MA SECONDO LEI L'UTILIZZO DELL'IPERMEDIA NEL TEATRO NON FARA PERDERE LA CONCEZIONE DEL TEATRO TRADIZIONALE?
AngelaT

spedito il 14-2-2004 alle 02:31 PM Edit Post Reply With Quote

secondo me l'evuluzione culturale ha bisogno dei suoi relativi schock, ogni nuovo movimento nella storia ne ha provocato uno. cosa intendi per teatro tradizionale? il tetaro greco o magari quello goldoniano? anche loro hanno rappresentato un'innovazione a suo tempon e credo che fra 100 anni persino i Furas des Baus possano essere considerati "tradizionali"(va bè, magari esagero!)

carlo

spedito il 14-2-2004 alle 04:12 PM Edit Post Reply With Quote
ricognizione sulle mutazioni
hai ragione
la tradizione si evolve

detto questo è + anche opportuno saper individuare i diversi aspetti
quelli ancorati al passato
( a cui riconoscere il massimo rispetto)
da quelli proiettati nel futuro

sta a noi trovare la percezione equilibrata

con me avete l'opportunità di attivare una ricognizione sulle mutazioni

vi va?


AngelaP

spedito il 29-2-2004 alle 11:33 AM Edit Post Reply With Quote
Il teatro non esiste se non è condiviso

Ciao ragazzi finalmente anche io , dopo circa un mese di esplorazione di questo sito, sono riuscita a capire come si prende parte ai forum ed eccomi qua a parlare di teatro, anche se in fondo,di teatro, non ne ho mai fatto.
Durante la sua prima lezione il prof. Infante ha sottolineato il fatto che "Il teatro non esiste se non è condiviso" ma io sinceramente non sono d’accordo. Prendiamo in considerazione ad esempio un attore che recita il suo monologo in un teatro completamente vuoto ; secondo il prof Infante questo spettacolo non è mai esistito per me invece si. Perché?!? Il prof. D'Ippolito ci insegna che lo spettacolo non è fatto solo dall'attore che recita, dal musicista che suona o dalla ballerina che balla, lo spettacolo è l'insieme della arti che servono per metterlo su; non credo che il regista, lo scenografo, il costumista, il coreografo ecc... non siano nessuno, non penso che queste persone, nel momento in cui hanno costruito lo spettacolo, non abbiano provato delle emozioni o, peggio ancora,che non le abbiano trasmesse ai loro parenti ed amici. E poi penso anche ad un'altra cosa: nel momento in cui ad uno spettacolo non assiste nessuno sicuramente almeno un mezzo di comunicazione parlerà del fatto che tale giorno , a tale ora, in tale teatro , a tele spettacolo non si è presentata nemmeno una persona e quindi tutti verranno a conoscenza di quello spettacolo. Allora il teatro continua ad esistere anche se non è condiviso? Questa chiaramente è solo la mia opinione che sicuramente per tanti di voi o anche per tutti voi potrebbe essere sbagliata e vorrei sapere da voi cosa ne pensate. Ciao ciao AngelaP
carlo

spedito il 1-3-2004 alle 10:56 PM Edit Post Reply With Quote
teatro e responsabilità

hai visto che il link che avevo proposto?

il teatro è tante cose
certo

ma è anche vero che uno sforzo che è necessario fare qui
in questo contesto formativo
è dare qualità alle parole
e alle idee che trasportano

il teatro non è dappertutto

non è solo un arte

presuppone delle responsabilità
quelle che riguardano la percezione dello spettatore


ma ora vorrei invitarvi a concentravi sulle proposte:
- quelle del seminario aperto del 6.03
prima di tutto

- la disponibilità a far parte di un gruppo di lavoro x organizzare l'evento con Sambin (leggete il comunicato!)

- ad inviduare (a partire dal seminario) delle linee di tendenza x azioni culturali sul territorio

- a selezionare alcuni dei temi indicati in apertura del corso e di questo forum

carlo

spedito il 1-3-2004 alle 11:36 PM Edit Post Reply With Quote
Theatron:Il luogo dello sguardo

dato il dibattito che s'è aperto trovo utile dare un contributo teorico strutturato

rifletteteci
e superiamo lo scambio di battute (sempre benvenute nel forum)
per qualificare il nostro lavoro formativo

e lancio anche una proposta

tra qualche giorno attiverò un forum dedicato al Seminario Aperto sulle politiche ( e le poetiche) della cultura e della comunicazione nel Salento

vogliamo iniziare a creare una mappa delle esperienze in campo
dai gruppi ai festival
dalle radio alle fanzine...

ne parliamo sabato

e ora un piccolo testo teorico
che spero rilanci il dibattito
con un taglio particolare
(certo, non dimenticatevi qual'è il mio insegnamento: Ipermedia e Teatro)


La parola teatro deriva dal greco "theatron" che trova un suo significato in "luogo dello sguardo".

Il teatro infatti, a differenza di qualsiasi altra espressione artistica, non esiste se non condiviso.

Eppure non è per niente scontato in una società che attraverso la comunicazione di massa ha svilito il senso del comunicare.
Per questo è necessario rilanciare il principio attivo che sta alla base dello scambio con lo spettatore cercando una misura teatrale più autentica, più vitale, più coinvolgente, perché non ci si limiti ad un mero esercizio di poetiche.

Il teatro può essere tante cose diverse ma una è indiscutibile: è "percezione condivisa" come ci suggerì anni fa Peter Brook.

E' della qualità di questa condivisione di cui vale la pena trattare.

Esiste quindi, oltre al lavoro dell'attore e dell'autore della scena, un'elaborazione dello spettatore che si fa a suo modo autore di senso e di memoria, producendo l'ascolto e la visione di uno spettacolo.
In questa condizione entrano in gioco particolari aspetti psicologici che vedono interagire in modo sottile le funzioni percettive con quelle cognitive, in una dinamicità propria del teatro per via di una sinestesia, la compresenza delle diverse espressioni, che induce ad una mobile attenzione multisensoriale.

Nel qui ed ora dell'evento teatrale lo spettatore esprime in questo una qualità che si potrebbe definire "punto di vita" dato che si sviluppa nell'arco dello spazio-tempo condiviso, vissuto.
Una qualità che va oltre quel punto di vista esercitato nei confronti delle arti visive e cinematografiche e che si basa principalmente sull'assunzione psicologica, almeno per quanto riguarda l'uomo occidentale, della tecnologia rinascimentale della prospettiva.

Il "punto di vita" espresso nel contesto teatrale è una qualità che paradossalmente si avvicina molto all'esperienza nella multimedialità interattiva in cui non si sta solo a guardare ma si agisce, cliccando.

Navigando in internet, ad esempio, si può agire nella visione costruendo percorsi cognitivi personalizzati lungo le molteplici tracce che i procedimenti ipertestuali concedono.
Esperienze che tendono ad avvicinare sempre più il pensiero all'azione.

AngelaT

spedito il 2-3-2004 alle 09:46 AM Edit Post Reply With Quote
Ok, daccordo.

Professore, ok daccordo, il teatro è senza dubbio condivisione, ma vorrei farle una domanda: se una sera, qualcuno di noi decidesse di prendere in mano un libro di poesie di Neruda e cominciare semplicemente a leggerle ad alta voce, soli in una stanza, leggerle e piano piano interpretarle, recitarle. se in questo momento si provassero emozioni assimilabili a quelle che si possono provare su un palcoscenico davanti a molta gente, perchè si è praticamente spettatori di noi stessi, allora questo non è teatro?
carlo

spedito il 2-3-2004 alle 10:30 AM Edit Post Reply With Quote
gli altri spazi-tempo del teatro

secondo me
no

ma se tu decidessi di chiamare un amico al cellulare...
qualcosa potrebbe accadere

il teatro non come l'arte o la musica
è di più
comporta la responsabilità di uno spazio e un tempo condiviso

è qui la prerogativa

il dato nuovo (ma neanche tanto se pensi
alle pratiche dell'eco tra le montagne o quelle dei falò visti da lontano... o dei tamtam...)
è che quello spazio da condividere possa essere anche non fisico...
o che quel tempo possa essere dilatato attraverso la riproducibilità tecnica

ma qui scattano contraddizioni. il videoteatro è teatro?
etc etc

su questi punti
sugli altri spazi-tempo del teatro
propongo
ora di aprire un fronte pubblico di discussione
con tesine e il resto
anche in vista dell'esame

solo x chi lo sceglie

rimane in pista la linea di ricerca
su Il suono del teatro 2.0

e altre?

fatevi sotto

ci vediamo sabato e ne parliamo

Sara V.

spedito il 2-3-2004 alle 10:34 AM Edit Post Reply With Quote
Il teatro deve essere condiviso

Ciao a tutti sono Sara ed è la prima volta che scrivo a questo forum.Il mio intervento è diretto ad Angela e Serena,che pensano che il teatro possa esistere anche se non condiviso.Devo dire che io non sono d'accordo con loro per un semplice motivo.Considero il teatro una realtà parallela alla realtà della vita quotidiana e,siccome per poter vivere una vita normale devi interagire con qualcuno,anche per il teatro è la stessa cosa.Se un attore recita un monologo,la sua interazione deve essere con il pubblico che lo ascolta;quest'ultimo infatti attraverso la voce e i gesti dell'attore deve cercare di comprendere il significato della sua anima.Perchè della sua anima?Semplice!Perchè nel momento in cui l'attore recita,automaticamente trasporta la sua personalità in un'altra realtà,che non è quella quotidiana,ma quella teatrale.La condivisione quindi non è solo importante per il teatro,ma anche nella vita quotidiana,se il tuo pensiero non è condiviso,ma solo fine a se stesso,è nullo;noi siamo parte di una realtà sociale.Sono convinta di questo per un duplice fatto:studiando un libro che mi ha fatto crepare per poterlo comprendere nella sua essenza,ho capito che molte delle cose che noi diamo per scontato sono tra le più difficili da capire,perchè le facciamo per abitudine,le abbiamo istituzionalizzate,ma non colte profondamente.Se volete leggere questa "Bibbia"sociologica,il libro è"La realtà come costruzione socialedi Luckmann e Berger.
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spedito il 2-3-2004 alle 10:54 AM Edit Post Reply With Quote
il passaggio tra realtà diverse

"Quando mi muovo da una realtà a un'altra, io sento il passaggio come una specie di choc.
Questo choc è causato dal trasferimento dell'attenzione che il passaggio comporta.

Il risveglio da un sogno illustra questo trasferimento nel modo più semplice. Fra le molteplici realtà ve n'è una che si presenta come la realtà per eccellenza: la realtà della vita quotidiana. La sua posizione privilegiata le dà diritto alla designazione di realtà dominante. La tensione della coscienza è più alta nella vita quotidiana, cioè quest'ultima si impone alla coscienza nella maniera più massiccia, urgente e intensa"

è un ottimo spunto x la linea di ricerca che propongo
ma insisto
è il mio dovere
cercate di raccordare questi pensieri sul rapporto tra teatro e altri media!

AngelaP

spedito il 2-3-2004 alle 10:58 PM Edit Post Reply With Quote
Ho letto un pò il forum indicatomi dal prof. ma sinceramente non riesco a cambiare idea. Tutti parlano delle sensazioni che da il teatro visto, fatto o ascoltato che sia ma a questo punto io direi di non generalizzare. Non dico che il teatro non sie bello, perchè a me piace (anche se non tutto), ma penso che sia soggettivo. Studio danza classica da circa 13 anni e la insegno da 3 e le emozioni che mi da non sono minimamente paragonabili a quelle che mi da il teatro. Il motivo per cui ho deciso di fare questo mestiere che, vi assicuro, non è molto "comodo"? Non ritengo di essere una "brava" ballerina e non ho mai pensato di poterlo fare come lavoro ma l'adrenalina che sale da sotto i piedi ogni volta che comincio a ballare è troppa e così mi ritrovo ad insegnare quello che è il piacere di ballare(su di un palco scenico o in una sala di una scuola di danza). Non credo che ci sia molta differenza tra chi recita chi balla chi suona ecc..., credo invece che qualsiasi forma d'arte possa riempire l'uomo in egual misura.

 

 

TEATRI D'ASCOLTO

salvator

spedito il 14-3-2004 alle 07:11 PM Edit Post Reply With Quote
il non-spettacolo

Ho letto una cosa a mio parere interessantissima che racchiude in sè molte domande sui vari argomenti che affrontiamo su questo forum.
Un certo Massimo Murano ha portato in teatro l'Edipo che è l'esatto contrario del teatro!
L’etimologia stessa delle parole "teatro" e "spettacolo" rimanda al vedere, mentre lo spettatore di questo Edipo non vede assolutamente nulla: "è bendato e vive l’esperienza come un sogno. Il teatro è un’esperienza collettiva, ma qui lo spettatore è uno solo, sprofondato in una oscurità autistica. Oltretutto, in una sovrapposizione di ruoli che trascende ogni proiezione o immedesimazione nell’attore, questo unico spettatore è egli stesso il protagonista del dramma, l’Edipo del titolo, come gli viene sussurrato all’inizio. Infine, l’esperienza è talmente forte e insolita da spostare decisamente il confine tra la finzione ricostruita del teatro e la realtà delle sensazioni ed emozioni personali che provoca questo "non-spettacolo". Cancellando la mediazione dell’attore, anche quella intellettuale dell’immagine viene azzerata. Restano le reazioni fisiche, i turbamenti, le pulsioni riaccese: paura, eccitazione, colpa, abbandono, disgusto, pudore – sperimentati sulla pelle, nei gesti, nei sensi. Il teatro è la distanza dello sguardo che va dallo spettatore all’attore, questa "tragedia dei sensi per uno spettatore" è la prossimità dell’abbraccio.
Scalzo, accompagnato da mani premurose lungo gradini e corridoi, lo spettatore-protagonista viene privato di ogni punto di riferimento, della sensazione del mondo. Viene fatto girare su se stesso, nel nulla, fino a perdere ogni orientamento in una leggera vertigine.
La passività dello spettatore (non più voyeur ma masochista, ridotto quasi a oggetto e accudito da otto attori in un gioco che lo coinvolge e lo trasforma) viene violata. Le azioni fisiche e gli stimoli sensoriali – le dita sconosciute che sfiorano le labbra – l’odore e il sapore di una mela, una carezza e un abbraccio, il suono del pianoforte – attivano strati profondi della psiche. "
Il teatro in questo caso non è vissuto (o visto) da molte persone ma è l'insieme
delle sensazioni che prova lo spettatore stesso in quanto protagonista!
Per quanto possa essere allucinante
si tratta di teatro o no?
Se si, allora cos'è veramente il teatro?
Se no, come si può parlare di suono del teatro?


Molte cose sulla compagnìa del "Teatro del Lemming" le trovate su questo sito ricco anche di filmati:
http://www.teatrodellemming.com

Oppure sul forum di teatron:
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=16

Mimmo Capozzi

spedito il 23-3-2004 alle 08:33 AM Edit Post Reply With Quote
...in riferimento all' "Edipo" di Murano (by Salvator)

riflettendo sulla tipologia di spettacolo, in cui lo spettatore -in quanto bendato- non vede nulla e sul suo divenire protagonista in uno scambio di sensazioni ed emozioni con la realtà e riflettendo sulle considerazioni del prof. riconducibili alle esperienze con ipovedenti atte a creare spazi teatrali da esplorare nel buio, mi sono chiesto: se in uno spettatore ad essere limitata o annullata è la percezione uditiva,nonostante il medesimo abbia completa facoltà visiva, come può carpire e catturare il suono del teatro? Può il corpo di un attore, può la rappresentazione scenica e le sue altalene statico- dinamiche, portare lo spettatore ad una percezione (anche protoformale) del suono?
carlo

spedito il 23-3-2004 alle 08:47 AM Edit Post Reply With Quote
ascoltiamo prima di nascere
ottima considerazione
che apre
come alcuni si lamentano un'ulteriore finestra (ma ben venga)

a proposito non c'eri x sambin!
o sbaglio?
così salvador...

tornmiamo al punto xkè mi preme
xkè proprio ieri parlando con degli operatori sociali sull'integrazione a Torino ho messo a fuoco x la prima volta come i sordo-muti siano tra i portatori di handicap
i + sofferenti

avevo appena fatto un percorso esperienziale (molto semplice, in un tenmdone montato in piazza x la festa del volontariato...) guidato da un cieco
e bendato me l'ero cavata abbastanza bene

parlando poi con un amico m'ha fatto notare come invece i sordi vivano una condizione di maggiore handicap

è vero
è un vuoto vero

l'ascolto è il primo dei sensi

ascoltiamo,
lo ripeto (l'ho detto al Conservatorio)
ancora prima di nascere

orientarsi nel mondo senza ascolto
è un vero problema


AngelaP

spedito il 27-3-2004 alle 11:45 PM Edit Post Reply With Quote

Non penso che un sordo possa percepire il suono perchè non sa che cosa sia; è come se chiedessi ad una persona che non ha mai assaggiato una torta di dire se è dolce o salata. Credo però che i sordi, i ciechi e qualsiasi persona portatrice di handicap sviluppi un modo diverso di percepire le cose, a mio avviso più profondo perchè concentrano la loro attenzione solo su di una cosa, ad esempio il suono, dandogli spazio al 100% e non al 50% come noi divideremmo tra suono e vista per esempio. Con questo non voglio dire che sono più avantaggiati, per carità non mi permetterei mai, però forse se ognuno di noi potesse essere un giorno cieco, un giorno sordo ecc... sicuramente saprebbe capire e affrontare la vita molto meglio di chiunque altro.

Mimmo Capozzi

spedito il 30-3-2004 alle 09:21 AM Edit Post Reply With Quote
proviamo?!

ottimo spunto...perché non costituiamo un gruppo che possa proporsi come spettatore, ora sordo, ora cieco, di uno stesso spettacolo...e poi raccogliamo le nostre sensazioni qui nel forum?

carlo

spedito il 30-3-2004 alle 09:30 AM Edit Post Reply With Quote
le altre percezioni

geniale
mimmo

propongo che l'esperimento parta con lo spettacolo del Teatro della Valdoca

proprio con loro è successa una cosa strana
arrivai tardi e decisi di rimanere fuori dalla porta ad ascoltare tutto lo spettacolo
ne parlo qui
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=197&page=1


ragazzi
ragioniamo su questa idea
ho delle proposte
e voi?


musicaos_lucianopagano

spedito il 31-3-2004 alle 04:55 PM Edit Post Reply With Quote
giusta anzi ottima la proposta di elaborare uno spettacolo che contempli le difficoltà di uno spettatore sordo, cieco o muto. Una volta elaborato, uno spettacolo simile, genererebbe le stesse considerazioni di partenza al contrario, ovvero, uno spettacolo del genere quali sensazioni desterebbe in una persona priva di handicap? E' probabile che uno spettacolo riuscito risulterebbe comprensibile ad entrambi. Nell'elaborazione di uno spettacolo simile bisognerebbe tener conto di quanto si ha intenzione di spingersi avanti su questo percorso. Faccio un esempio: in uno spettacolo che viene progettato per un pubblico di non udenti si deve coinvolgere l'attore in un percorso che stimoli il corpo nella sua interezza (passare tra gli spettatori, suono surround, interazione).
Queste premesse comportano (necessarie) competenze che un attore dovrebbe mettere in conto nella sua formazione. Ma cosa succede se un sordo legge un libro? O cosa succede se un non vedente ascolta uno spettacolo di Sambin, o Dario Fo? E' importante allo stesso tempo salvaguardare l'interezza dell'espressione artistica, e, soprattutto, sfruttare all'osso i nuovi media. Esistono festival dedicati a questi argomenti. Ci sentiamo

Mimmo Capozzi

spedito il 1-4-2004 alle 09:49 AM Edit Post Reply With Quote
trovo esatte e puntuali le tue riflessioni, ma la mia idea era quella di 'incontrare' spettacoli comuni e non progettati per i diversamente abili, di modo che l'esperienza ci porti ad una duplice considerazione: una pura registrazione di sensazioni e percezioni (quasi come dato artistico-scientifico) ed una constatazione del disagio dell'handicap di turno
time rocker

spedito il 1-4-2004 alle 09:28 AM Edit Post Reply With Quote

Potrò essere ripetitivo, ma è proprio quello che succede con l'ascolto del disco The Raven di Lou Reed: un doppio album fatto di teatralizzazioni di novelle e poemi di Edgar Allan Poe - letto e recitato da signori attori del calibro di Willem Dafoe e Steve Buscemi - in cui ascoltiamo e basta la messinscena: Lou inserisce dei suoni e delle musiche di fondo per farci comprendere meglio l'accaduto, ma tutto il resto è lasciato alla nostra immaginazione: a conti fatti, The Raven è uno spettacolo teatrale (?) che non è mai andato in scena - POEtry, lo spettacolo che diede il via all'idea del disco, era solo una serie di readings da Poe fatti dallo stesso Reed, che nel disco non recita - e che non è stato scritto pensato realizzato per andarci, per essere visto, ma solo per essere ascoltato (ecco il senso della frase di Reed nella prefazione al libro che raccoglie i testi dell'operazione: "questo è uno spettacolo fatto per essere ascoltato mentalmente").
Uno spettacolo per non vedenti, o piuttosto uno spettacolo che obbliga gli spettatori/ascoltatori a non vedere, facendo a meno del senso della vista.
E con delle canzoni micidiali, tra l'altro (ma questo è un altro discorso).

sergio

P.S.: per chi volesse farsi un'idea della cosa, nel nuovo live di lou uscito la settimana scorsa, "animal serenade", all'improvviso nel bel mezzo di un concerto rock l'artista si mette a recitare - e a cantare, e a improvvisare - "il corvo" di poe sopra un tappeto di feedback di chitarra elettrica, mentre un maestro giapponese esegue sul palco esercizi di tai-chi. Quando l'Exploding Plastic Inevitable ti rimane dentro il cuore...


time rocker

spedito il 1-4-2004 alle 09:36 AM Edit Post Reply With Quote
...mentre la versione in studio (quella che c'è sull'album) del poemetto "the raven", recitata da Willem Dafoe, è stata lo spunto per una video-opera dell'artista Dario Picciau, intitolata "the raven - net version", e che potete vedere qui:

http://www.loureed.org/new/features/dario/index.html

chelsea girl

spedito il 2-4-2004 alle 02:14 PM Edit Post Reply With Quote
.. a questo punto avrei una proposta da fare: perchè non ascoltiamo "The Raven" durante le prossime lezioni? idea alquanto concreta,visto che il cd è a tua disposizione... speriamo che questa proposta non cada nel vuoto...
clara

Mimmo Capozzi

spedito il 5-4-2004 alle 07:33 AM Edit Post Reply With Quote
ok. noto con piacere che l'idea è stata accolta favorevolmente...non resta che raccogliere tutti i suggerimenti possibili e portare avanti il nostro progetto.
cominciamo a fare la lista degli interessati inviando un messaggio in cui sia scritto "ci sono".

Chelsea girl ti consiglio di portarlo il cd alla prossima lezione...sia il prof. che i ragazzi avranno di che essere entusiasti

time rocker

spedito il 5-4-2004 alle 01:30 PM Edit Post Reply With Quote
wow wow wow mimmo!!!!!!! amico del GRANDE ROCK!!!!!!!!!!

anche lou ti applaude:

time rocker ha allegato questa immagine:

Gianna***

spedito il 3-4-2004 alle 04:11 PM Edit Post Reply With Quote
E' vero.Un sordo,se non ha un residuo uditivo minimo,non riesce a percepire alcun suono,non sa cosa esso sia . Ha invece una facoltà visiva sviluppata al massimo ed un'incredibile accentuata espressione facciale grazie alla quale possiamo percepire tanto.Dico questo perchè ,in qualche modo ,sono a contatto con dei non udenti.Sto imparando la LIS facendo anche pratica diretta con loro.Mi entusiasma molto.E' un altro modo di comunicare,diversissimo dal nostro ovviamente:si "segna", si usa il labiale e,come ho detto prima,si enfatizzano le espressioni del volto,...ci si trasmettono tante sensazioni ed emozioni.
Professore,mi sono chiesta se questo modo di comunicare,di interagire,può essere considerato in qualche modo "teatro"(forse non mi sono espressa bene) !Vorrei sapere inoltre se è a conoscenza di attività,spettacoli,eventi culturali "per e con"non udenti.
Mimmo la tua proposta mi piace,sono con te!

salvator

spedito il 7-4-2004 alle 06:03 PM Edit Post Reply With Quote
Non accetto.
Non credo assolutamente che facendo
i "disabili a turno"si possano immagginare
le sensazioni che prova un non udente ad
ascoltare le musica e un cieco a vedere uno spettacolo!
Accetto invece
un modo diverso di ascoltare e vedere il teatro
le cui sensazioni sono sempre filtrate
dalle sovrastrutture insite nelle persone
(soprattutto "normali").
Cmq io comprerò il cd di Lou Reed
vi farò sapere le mie sensazioni
dopo un ascolto in solitudine.
carlo

spedito il 8-4-2004 alle 10:22 PM Edit Post Reply With Quote
riportiamo il forum nel solco

non hai tutti i torti
anch'io penso che la questione sia molto delicata... eppure più di una volta ho seguito dei percorsi sensoriali concepiti in collaborazione con ipovedenti
e deve dirti che un senso ce l'hanno eccome

c'è da parlarne

sparate sentenze non serve

c'è da comprendere

ne parleremo il 20 a lezione

a proposito:
usiamo questo forum con + criterio

aderan:
le immagini troppo grandi ( e fuori tema) vanno tolte,
fallo te

altrimenti il forum va a pezzi...

ci conto...

l'incontro con il Teatro della Valdoca il 21 aprile alle ore 18 da Koreja rilancerà il percorso teorico ed esperienziale sul rapporto tra scena e suono

e poi ascolteremo Lou Reed

chelsea girl

spedito il 11-4-2004 alle 10:38 AM Edit Post Reply With Quote

hai perfettamente ragione!!! molte "esperienze" mi sembrano frutto di un certo pietismo. certo, parlo senza mai essermi avvicinata a certe realtà ( e potrà essere un limite) ma queste forme di sensibilizzazione a certi problemi mi lasciano perplessa!
cmq spero che ti piaccia "the raven". io l'ho ascoltato e...ha un suo perchè... clara

time rocker

spedito il 10-4-2004 alle 02:05 PM Edit Post Reply With Quote
e vai prof!!!! keep on rockin'!!!!!!
(nell'attesa si goda la meravigliosa foto che attesta l'amore tra due leggende come lou e laurie anderson...che coppia...)

 
Mimmo Capozzi

spedito il 16-4-2004 alle 07:42 AM Edit Post Reply With Quote
alt! amici sono contento che la proposta abbia stimolato il dibattito, ma attenzione a non travisarne lo spirito. è un pò fuori luogo parlare di pietismo così come è fuorviante pensare ad una pretesa empatica di raggiungimento della soglia emozionale dei disabili.
suggerivo esclusivamente di provare approcci e percorsi alternativi cnel segmento suono - teatro. un'esperienza che può non essere condivisa nella forma o magari nella sostanza, ma di cui siano chiare le finalità e cioè il tentativo di arricchire i nostri registri percettivi da sempre tarati e abituati ad un solo livello.

Serena

spedito il 17-4-2004 alle 09:43 AM Edit Post Reply With Quote
A TUTTI I "NON CREDENTI"
Io ci sono per la proposta fatta da Mimmo Capozzi e ho anche provato a stare davanti la TV con gli occhi bendati, vi posso garantire che la percezione uditiva si è moltplicata, adesso però, non voglio dire che le sensazioni che ho provato io siano quelle di un cieco...credo che dovreste provare anche voi!
Io sono stata per parecchio tempo a Itaca (ostello per ragazzi disabili a Lecce) e ho conosciuto un ragazzo cieco, Salvatore, spesso abbiamo guardato la TV insieme, si, non ho sbagliato ,anche lui la guardava solo che i suoi occhi erano le orecchie...ci dovevate essere per capire, Salvatore ancora adesso mi chiede di fargli guardare i cortometraggi che abbiamo fatto noi ragazzi dello STAMMS!

salvator

spedito il 17-4-2004 alle 01:35 PM Edit Post Reply With Quote
 Io guardo poco la Tv e quando lo faccio
è in piena notte.
Per non svegliare i miei che dormono
elimino l'audio.
Non avete idea come l'occhio diventa piu'
critico e vigile su quello che osserva.
Si capiscono molte cose in piu'!

 Mi fa piacere che Mimmo abbia smosso le acque
di una facoltà un pò sedimentata.
Il progetto mi piace per questo.
Spero che non rimanga tale.

chelsea girl

spedito il 17-4-2004 alle 02:39 PM Edit Post Reply With Quote
tante scuse...anzi "scusissime"...

mi dispiace di essere stata fraintesa e di aver colpito la sensibilità di alcuni!
per "Esperienze" che mi lasciano perplessa mi riferivo a quelle teatrali naturalmente(si prla di multimedia e teatro o no?). non accetto che alcuni spettacoli si basino solo sullo sgomento che prova lo spettatore assistendo senza uno dei cinque sensi. Riappropriandosene a fine spettacolo in maniera così repentina è chiaro che il primo pensiero sarà:per fortuna vedo, sento...
Uno spettacolo completo di per sè coinvolge lo spettatore a 360 gradi! un esempio: volente o nolente quasi tutti abbiamo visto "Mythos" di Barba,l'anno scorso.Bene, quello spettacolo coinvolgeva in maniera tale tutti e cinque i sensi (non ci siamo fatti mancare neanche l'odore di incenso...)che ne sono rimasta colpita! sentivo,vedevo...ne ero cosciente!però anche senza vedere o sentire avrei capito cmq il senso dello spettacolo!per questo non concepisco gli spettacoli che sussistono sull'idea del sottrarre. spero di aver chiarito la mia opinione!
Poi è chiaro che stimo tutti coloro che cercano di avvicinarsi a realtà diverse da quelle a cui tutti siamo abituati!!!
...Mimmo... non dimenticare che avevo proposto di ASCOLTARE "The Raven" durante le prossime lezioni!!! anche io sono con te!!!

........ED ECCO DA UNA SEMPLICE  DISCUSSIONE  AD UN  TEATRO D'ASCOLTO.......

time rocker

spedito il 18-4-2004 alle 12:30 PM Edit Post Reply With Quote
prof, credo che sarà utile ascoltare il modo in cui reed rende "il cuore rivelatore", in una ventina di minuti:
- The tell-tale heart part1:
prima un pezzo teatrale in cui willem dafoe, fisher stevens, kate valk e steve buscemi interpretano le cinque voci (più "old poe" e "young poe") in cui lou ha frammentato l'inconscio del protagonista del racconto di poe, che ha in mente di uccidere l'anziano uomo con cui vive;
- Blind rage:
ecco subito partire una canzone cattivissima dove reed interpreta il vecchio che sta per essere ucciso: il pezzo sottolinea tutta la tensione di chi si sveglia nella notte e sente di non essere solo in stanza, in un crescendo di feedback di chitarra elettrica che culmina nell'assassinio;
- The tell-tale heart part2:
si torna alle cinque voci nella testa dello psicopatico: arrivano i poliziotti, e il cuore del vecchio seppellito sotto le assi del pavimento sembra battere ancora...
- Burning Embers:
la beffarda canzone dei poliziotti (è sempre reed, rauco come tom waits) a cui il pazzo ha confessato l'omicidio.

questo frammento secondo me rende alla perfezione l'idea di un'operazione come l'album "the raven" di loureed.
ho il libro coi testi, prof (versione originale e traduzione a fronte), potremmo proiettare quelli durante l'ascolto?
ho anche il portatile più un paio di buone casse...
mi faccia sapere.
sergio

time rocker ha allegato questa immagine:
carlo

spedito il 18-4-2004 alle 07:57 PM Edit Post Reply With Quote
teatro d'ascolto con lou reed

ottima idea
traduzione in proiezione

ma anche questi tuoi commenti
proviamo a creare un "teatro d'ascolto"...
fai una prova con noi...
m'ispira la tua determinazione ispirata

può essere un modello d'iniziativa

che ce l'ha
chi inventa come te
sarà premiato!

ciò non toglie che si segua il solco del percorso didattico...
mi spiegherò meglio

nel frattempo verifica che ci siano le condizioni tecniche

e fate girare la voce!!!

salvator

spedito il 7-5-2004 alle 07:31 PM Edit Post Reply With Quote

Ciao Sergio,
ho ascoltato le prime note del cd
di Lou...
direi che i testi sono fondamentali!
Indubbiamente è un insolito cd
e già questo mi piace
poi se mettiamo anche il fatto
che i testi sono di E.A.Poe
(del quale ho letto qlcs e visto film tratti dai suoi racconti enigmatici e fantasiosi)
allora parliamo di qlcs di piu'!
cercherò qlcs su internet
e in caso ti contatto per avere i testi.
(Devo ancora cominciare a leggere quelli di B. Dylan).
A presto

INCONTRO CON MICHELE  SAMBIN

 

Serena

spedito il 18-3-2004 alle 05:18 PM Edit Post Reply With Quote
Incontro con Michele Sambin al
conservatorio:
Per tutti i ragazzi che non sono venuti, devo dire che si sono persi un incontro meraviglioso con questo personaggio Michele Sambin di cui, (scusate l'ignoranza), fino a questa mattina ignoravo l'esistenza. Il lavoro di Michele è la ricerca e la sperimentazione di nuovi modi di percepire i suoni, i colori, e le immagini cercando di amalgamare movimenti del corpo e suono con i sistemi digitali. Ci ha fatto vedere alcuni frammenti dei suoi spettacoli FRAMMENTAM venti anni di spettacoli Teatro-Musica, immagine e suono che passano attraverso il corpo... fantastico! Ah! ci è stato chisto di trovare un altro nome invece di Teatro-Musica...una ragazza ha proposto "IL MOVIMENTO DEL SUONO" perchè non "IL SUONO DEL MOVIMENTO"?

Duilio

spedito il 19-3-2004 alle 11:56 AM Edit Post Reply With Quote
"Più de la vita"
Chi, invece, non è venuto al convento degli agostiniani di Melpignano, per il seminario di ieri pomeriggio e ancor più per spettacolo "Più de la vita" (di Michele Sambin), ha perso veramente un'occasione unica di veder realizzato il percorso di ricerca e sperimentazione di quest'artista. Voce, suoni, tecnologie, strumenti e corpo si fondono creando un'atmosfera quasi surreale e garantendo emozioni a ripetizione. E' incredibile come una sola persona riesca a fare tutto ciò. Davvero un grande artista!!!

Alexx

spedito il 19-3-2004 alle 12:11 PM Edit Post Reply With Quote
Più de la vita

Lo spettacolo di ieri sera è stato eccezionale, anche se per poter capire qualcosa in più è utile leggere il libretto (molto efficace vista la traduzione a fronte). Un solo attore, cento voci.... inutile aggiungere altro, non si può descrivere uno spettacolo che andrebbe solo visto...o ascoltato? (o entrambi?). Darò un'occhiata al sito del TAM-teatromusica. Potrebbe linkarmi altri siti per avere informazioni su artisti che agiscono in modo così innovativo sul suono teatrale? Esistono altre sperimentazioni di nuove e creative fusioni tra movimento e suono?
Gianna***

spedito il 20-3-2004 alle 05:19 PM Edit Post Reply With Quote
C'ero anch'io al convento degli Agostiniani a Melpignano...Il workshop con Michele Sambin"la drammaturgia sonora dell'interattività" è stato davvero interessante,coinvolgente,ma soprattutto...STRANO!
"IL TEMPO CONSUMA LE IMMAGINI,IL TEMPO CONSUMA I SUONI".E' cominciato proprio così,con l'ascolto di queste parole,mentre Michele si muoveva,quasi dondolandosi,su una parete che rifletteva immagini che risalivano agli anni '70,quando il vhs ancora non esisteva e si lavorava con il sistema a bobina,con la pellicola.Abbiamo potuto ammirare anche se molto rapidamente,alcuni suoi lavori,compresi quelli di parecchi anni fa.
"Blud'acqua" ad es. del 1972,tratta di relazioni,di analogie tra parti di film in animazione,parti girate dal vero e musica,eseguita in tempo reale durante la proiezione del film.
"Spartito per violoncello"del 1974 è partito dall'idea di Michele di usare il monitor come spartito,l'immagine diventava uno stimolo per creare suoni."L'IMMAGINE NEL TEMPO E' MUSICA.E' SUFFICIENTE SAPERLA ASCOLTARE E TRADURLA".
In "Un suono a testa" ,di intensa suggestione,vengono messi in relazione volti umani e suoni;ad ogni volto corrisponde un suono.
Particolare ed ironico il video "La Tv parla con se stessa",degli anni '80,in cui viene messo in luce come la televisione,che ha finito per controllare il mondo,sia stata ed è gravemente malata.
"Frammentam"sono degli estratti della compagnia di Michele Sambin TAM Teatro Musica di Padova:sequenze di immagini forti,senza la presenza di parole,in cui ogni spettatore può dare una propria interpretazione.
"Da solo a molti":musica senza strumentisti,un video...MAGICO!Alcuni strumenti musicali iniziano ad animarsi autonomamente,non si capisce come facciano.Pian piano si illuminano e cominciano ad assumere una forma ben definita,sembrano viventi.La fase del mistero svanisce però nel momento in cui,agli occhi degli spettatori,appaiono lentamente gli strumentisti.
Questi sono solo alcuni dei tanti lavori del percorso di Michele Sambin.Il binomio IMMAGINE-SUONO è stato da sempre la costante della sua ricerca e di grande efficacia è il TEMPO:"IL TEMPO E' LA CERNIERA CHE TIENE UNITI IMMAGINE E SUONO...IL TEMPO E' LA SUPERFICIE SU CUI FAR CONVIVERE SINCRONIE,SEGNI SONORI E SEGNI VISIVI..."
Il workshop è culminato con la performance musicale "PIU' DE LA VITA",il nuovo spettacolo realizzato come assolo per voce,corpo e strumenti della Lettera di Ruuzante a Messere Marco Alvarotto.Michele è solo su una piccola pedana di legno con i suoi strumenti;musica e testo sono eseguiti insieme,a più voci;strati di parole in dialetto padovano...incomprensibili.Noi spettatori abbiamo avuto non poche difficoltà nella comprensione di questo linguaggio,ma credo che questo non sia stato l'elemento principale dell'intera performance .Bisognava "gustarsi" l'insieme:le parole-suono quasi onomatopeiche,il sonoro,le luci,l'intensa e chiara voce narrante...gli occhi di Michele,il suo sguardo,i movimenti del suo corpo e le mutevoli espressioni del suo volto...!
<<"PIU' DE LA VITA"... E' UN SOGNO,UN VIAGGIO ANIMATO DA VISIONI,UN AFFRESCO DI IMMAGINI GENERATO DA PAROLE CHE SONO SUONI E CHE DIVENTANO MUSICA CHE A SUA VOLTA EVOCA PAESAGGI,DI UN PASSATO CHE RIMANE SEMPRE PRESENTE...>>(M.Sambin)

Alexx

spedito il 21-4-2004 alle 03:55 PM Edit Post Reply With Quote
Teatromusica

Ho Dato un'occhiata al sito del TAM-teatromusica. Sono interessato al teatro di Sambin, potrei avere ulteriori informazioni su artisti che agiscono in modo così innovativo sul suono teatrale? Esistono altre sperimentazioni di nuove e creative fusioni tra movimento e suono?

SPETTACOLO CON CESARE RONCORONI

Duilio

spedito il 21-4-2004 alle 03:45 PM Edit Post Reply With Quote
"Predica ai pesci"

Per chiunque non fosse riuscito a vedere ieri sera a Koreja lo spettacolo di Cesare Ronconi ("Predica ai pesci") e fosse interessato a sapere qualcosa sullo spettacolo e su come è nato, ho trovato un interessante sito: http://www.geocities.com/SoHo/Museum/5814/predicaaipesci.htm
cristina stefanelli

spedito il 21-4-2004 alle 10:30 PM Edit Post Reply With Quote
mi incuriosisce sapere chi e' contrario all'opinione di RONCONi secondo cui solo la PAURA puo' generare cambiamento.SONO SPIAZZATA dopo la sua affermazione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Duilio

spedito il 22-4-2004 alle 07:59 AM Edit Post Reply With Quote
Il Teatro è oracolare?

Io sono rimasto più colpito,invece, dalla sua affermazione: "Il teatro può solo svolgere una funzione oracolare"....ma è veramente così? Il teatro è solo ed esclusivamente un oracolo? Oppure serve anche a raccontare senza la pretesa di essere in possesso della verità???Forse la sua era solo una provocazione???

pai

spedito il 22-4-2004 alle 10:42 AM Edit Post Reply With Quote
La paura crea cambiamenti coma il dolore crea opere d'arte.Condivido il pensiero di Ronconi .Se non conoscessimo o non avessimo mai provato sentimenti simili molte cose sarebbero diverse..........
pai

spedito il 22-4-2004 alle 10:55 AM Edit Post Reply With Quote
 Credo che il teatro serva in primo luogo a raccontare,a mettere in scena il pensiero di coloro che hanno concepito lo spettacolo...........la sua verita' e ' data nel momento in cui vediamo la sua creazione ma non e' una verita' assoluta...........su questo punto non sono quindi in piena sintonia con l'opinione di Ronconi.E voi che ne pensate?
vale greco

spedito il 22-4-2004 alle 01:54 PM Edit Post Reply With Quote
TEATRO

Il TEATRO può essere e non essere tante cose ,ma a differenza di qualsiasi altra forma artistica, non esiste se non condiviso. Il TEATRO è " PERCEZIONE CONDIVISA", come disse anni fa Peter Brook.
lelemor83

spedito il 22-4-2004 alle 08:51 PM Edit Post Reply With Quote

SONO D'ACCORDO CON RONCONI CHE LA PAURA GENERA CAMBIAMENTO A VOLTE ANCHE INCONSCIAMENTE!E' COME UN BAMBINO CHE RIESCIE AD AFFRONTARE LE SUE PAURE SOLO SE LE VIVE E QUINDI NE PRENDE ATTO!MENTRE A VALE VORREI DIRE CHE IL TEATRO E GIUSTO CHE SIA UN ORACOLO IN QUANTO TALE CELA LA VERITA' E NN LA FA TRASPARIRE!!! E PROPRIO QUESTO IL BELLO DI ESSO.......

angelo

spedito il 22-4-2004 alle 09:01 PM Edit Post Reply With Quote
pappalocchio

io credo che la paura deve essere intesa come un'emozione forte che provoca sconvolgimento, secondo me puo essere la paura, come potrebbe essere la gioia, la tristezza...mi capite, la cosa importante che condivido con Ronconi è il fatto di non rimanere troppo invischiati in questi stati d'animo, credo, poi nu sacciu!

AngelaP

spedito il 8-5-2004 alle 06:42 PM Edit Post Reply With Quote

"La paura genera cambiamento" ma la paura da che deriva? Non si ha paura quando si "cambia"?


paul frank

spedito il 12-5-2004 alle 10:57 AM Edit Post Reply With Quote
Ciao,
sono d'accordo con voi riguardo la paura che abbiamo(anche io), verso questi dispositivi, che si stanno impossessando della nostra identita'.
Putroppo siamo inondati da microchip, telecamere, telefoni, che non fanno altro che distruggere la nostra capacita' di ragionamento.
Il problema sussiste e penso che se non si prenderanno dei provvedimenti, continuera' ad esistere.
Le nostre emozioni, i nostri valori con cui siamo cresciuti, si stanno perdendo...
Lo Stato è indifferente a tutto cio', ma io mi chiedo:"Ma lo Stato, non siamo anche noi?"
Penso che nel nostro piccolo, dovremmo salvaguardarci da soli ed essere piu' forti della tecnologia, che non è vero che non si puo' guidare.
Lo so che questo vi puo' sembrare assurdo, ma esistono leggi sulla privacy, quindi non so fino a che punto queste realta', possano rimanere attive.In Italia, questi dispositivi non esistono ancora...e noi speriamo che "qualcuno" gli impedisca di nascere.
Gli Stati potrebbero diventare piu' simili agli organismi, nel dominare in modo piu' completo.
Gli Stati potrebbero saturare l'ambiente umano, di dispositivi di sorveglianza.
Sembra un sogno... ma se si potesse realizzare vivremmo tutti in un mondo migliore...
Cerchiamo di non abbandonare le emozioni che ci fanno stare bene, nella vita reale, a contatto diretto con la gente.
Serena

spedito il 12-5-2004 alle 11:09 AM Edit Post Reply With Quote
Ciao a tutti,
è un po' che non mi faccio viva, ma oggi leggendo i vostri messaggi sul forum, non posso non dire la mia.
Anche io penso che la tecnologia sta facendosi avanti a enormi passi, pero' credo che cosi' deve essere altrimenti rimmarremmo statici in una realta' che non avrebbe senso. Anche la scrittura è stata una "tecnologia" a suo tempo, e guardate dove ci ha portato. Quindi io sono a favore dell'avanzamento della tecnologia a patto pero' che il rapporto diretto con le persone continui ad esserci!

antog

spedito il 12-5-2004 alle 06:14 PM Edit Post Reply With Quote
a mio avviso le nuove tecnologie spaventano perché ogni volta si apre una nuova "chance", si inventa un nuovo strumento ed è giusto porsi la domanda di come useremo quella "chance", quella opportunità. Sappiamo che l'esperienza della storia, in questo senso, ci ha completamente deluso. Sappiamo che le grandi attese sulla modernità sono state ampiamente deluse. E' vero che abbiamo aumentato la qualità della vita, ma è anche vero che l' abbiamo fatto a prezzo di un sacrificio umano fuori dei perimetri della modernità, fuori dell'Occidente. Allora è giusto essere inquieti sull'ingresso della nuova tecnologia, dei nuovi mezzi tecnologici. D'altra parte, però, è anche giusto domandarsi che cosa rappresenta. Allora: se queste nuove tecnologie, come io credo, rappresentano qualcosa che sfugge, in modo molto determinato, alle caratteristiche forti della civiltà di massa e dell'industria culturale, quindi anche alle forme del potere, ai soggetti storici che hanno guidato la cultura occidentale nel moderno, allora, forse, c'è da interrogarsi su quali possibilità queste tecnologie potrebbero dare ai nuovi soggetti. E' semplice parlare di quanto queste nuove tecnologie, duttili, morbide, interattive, eccezionalmente creative, possono servire al miglioramento della vita quotidiana. Però noi sappiamo che già nell'epoca precedente la civiltà dei consumi ha migliorato la vita quotidiana, però non ha ridotto né i conflitti, né le ingiustizie, né la disuguaglianza.le tecnologie hanno la vocazione di sfuggire i linguaggi forti della tradizione moderna. Tutto il pensiero filosofico è ragionato sul soggetto moderno,legato alla tradizione della scrittura. Queste nuove tecnologie e i linguaggi digitali, nel rapido sviluppo che avranno queste macchine, che avrà il computer, che avrà il dialogo faccia a faccia, si avvicinano, invece, sempre di più ad un dialogo liberato dai vincoli della scrittura, ai testi instabili, alle conversazioni, alle piccole reti comunitarie. Io credo che questo abbia - o possa avere almeno - un grande valore trasgressivo nei confronti del passato e dei rapporti di potere del passato.
Lucia83

spedito il 13-5-2004 alle 09:30 AM Edit Post Reply With Quote

Hai ragione la tecnologia non è solo computer, cellulare all'ultima moda, ma è tutto quello che ci fa intervenire in modo diverso nei confronti della realtà.
Ce la fa conoscere in modo diverso dal solito dialogo, dalla solita discussione.......


LauraM

spedito il 13-5-2004 alle 08:31 PM Edit Post Reply With Quote
Riallacciandomi al discorso di Lucia, che la tecnologia non è solo il cmputer o il cellulare all'ultima moda, credo che la tecnologia sia ormai entrata nella vita di tutti i giorni e da una pate è un bene perchè ci ha facilitato molto la vita in molti ambiti sia lavorativi che privati, ma penso anche che ci abbia fatto un po' scordare che significa godere delle piccole cose che ci circondano parlare con chi ci è accanto.
Non dico che è inutile ma che ogni tanto ne potremmo fare a meno.
CIRO MASCIULLO

spedito il 13-5-2004 alle 12:01 PM Edit Post Reply With Quote
RIGUARDO ALLA TECNOLOGIA


...La tecnologia è stata da sempre pensata per varcare o allargare i limiti dell'uomo, come menzionato nella discussione, sin dall'origine dell'uomo stesso (gli utensili e il fuoco), fino al CONTROLLO SOCIALE, al concetto sulle tecnologie informatiche di BRAINFRAME, e all'estensione del CORPO E DELLA MENTE, non si può non negare il fatto che la creatività sin dallo sviluppo del DAGHERROTIPO ha avuto un evoluzione incredibile, ha varcato limiti quasi impossibili, un su tutti modificare profondamente la realtà e si veda lo sviluppo del cinema in questo senso, ma soprattuto la "TECNOCREATIVITA'", si è resa alla porata di tutti, non per autocrazia ma per andare a colmare il bisogno dell'uomo.
In particolare si noti come oggi è possibile avere nella propria stanza uno studio di registrazione, una sala montaggio, uno studo fotografico e tutto ciò grazie all' avvento del DIGITALE.
La TECNOGREATIVITA quella della DIGITAL CULTURE è a completa disposizione della collettività e del singolo, fino a pochi anni fa ciò era impensabile oggi... continua a svilupparsi quel percorso che l'uomo da sempre ha inseguito quello del TUTTO POSSIBILE...(e con quanta maggiore facilità del resto)...

paul frank

spedito il 13-5-2004 alle 12:36 PM Edit Post Reply With Quote
TECNOCREATIVITA

Mi piace questa parola:"TECNOCREATIVITA'"....
Anche io penso che in fin dei conti, siamo sempre stati a contatto con la tecnologia; prima pero' non sempre le scoperte sono state immediate, mentre oggi con la tecnologia informatica, è tutto piu' semplice e rapido.
La creativita' comunque, è sempre stata una componente dell'uomo, quindi anche se oggi il digitale ha assunto un'importanza notevole, non dimentichiamoci della grande capacita' che ha avuto l'uomo per evolversi.

paul frank

spedito il 12-5-2004 alle 11:10 AM Edit Post Reply With Quote
nuove realta'

Una cosa è certa:" non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla realta',cioe' al fatto che, siamo dipendenti dal desiderio di conoscere NUOVE REALTA', nuovi mondi..."
Questo naturalmente,è Internet, con il quale siamo in contatto praticamente almrno una volta al giorno.
Non lasciamoci trasportare troppo da esso, ma non rifiutiamolo nemmeno...
Tutto sta nell'avere una giusta misura, saperlo usare in maniera intelligente.

LA TECNOLOGIA E' LA BASE DELLA NOSTRA VITA??? 

C'E' CHI NON CI CREDE PIU'  DI TANTO.........

AngelaP

spedito il 8-5-2004 alle 07:11 PM Edit Post Reply With Quote
E' SOLO UN' OPINIONE

Penso che non ci sia cosa più brutta ,da parte di noi giovani, considerare la "tecnologia" alla base della nostra vita. Non c'è cosa più bella di una bella chiaccherata tra amici a quattr'occhi, e non come facciamo noi qui senza sapere nemmeno chi siamo; andare alla posta a pagare le bollette, e non pagarle tramite computer; andare ad una mostra d'arte e pagare il biglietto, e non vederla su internet; uscire da casa e aver dimenticato la luce accesa e dover tornare indietro a spegnerla, e non schiacciare un semplice pulsante. Voi mi direte : "ma così si avrà più tempo!". Ma più tempo per fare cosa? Ormai ci stanno portando ad una sedentarietà assoluta e noi non ce ne rendiamo conto. Le grandi multinazionali ci stanno rovinando, gli scenziati ci stanno portando nell'era delle macchine volanti e la nostra sensibilità e il nostro cervello piano piano si stanno rimpicciolendo.

PER FAVORE APRIAMO GLI OCCHI E CERCHIAMO DI FAR TARDARE QUANTO PIU' E' POSSIBILE

Duilio

spedito il 9-5-2004 alle 08:30 AM Edit Post Reply With Quote
E' solo un'opinione......
"E' solo un'opinione".....e in quanto tale la rispetto, ma la penso diversamente da te! Il prof. di Sociologia della Comunicazione, parlando delle invenzioni tra il XIX e XX secolo (Treno, Cinematografo, Radio.....etc) diceva che il punto di rottura - a livello sociologico - creato da queste tecnologie và ricercato proprio nel momento in cui esse vengono proposte alla società (citava a tal proposito un libro dal titolo piuttosto eloquente: "Quando le vecchie tecnologie erano nuove")!Credo solo che questo sia il momento delle discussioni (sulla giustezza o meno di alcune tecnologie) come a suo tempo lo fu per il telefono, per il treno....etc etc etc.
Ma tu ora non usi normalmente il treno (o preferisci la carrozza? che quando fu inventata era comunque una tecnologia), non usi il telefono (o preferisci il piccione?) e via dicendo.... probabilmente se, all'epoca di quelle grandi invenzioni, fosse passata la tesi di chi vedeva nel cinema, nella radio, nel telefono, il demonio ora la nostra vita sarebbe pressochè simile a quella del medioevo. Cinama, Radio ed altri media oltre a contribuire al progresso hanno contribuito alla formazione culturale di tante persone...non mi trovi d'accordo quando dici che ci stiamo inebetendo dietro all nuove tecnologie: bisogna usarle, le invenzioni, non farsi usare da esse!!!

paul frank

spedito il 9-5-2004 alle 10:05 AM Edit Post Reply With Quote
Ciao AngelaP,
sicuramente sono d'accordo con te nell'affermare che con l'avvento della tecnologia sembra che anche i nostri sentimenti stiano diventando "meccanici".
Condivido i tuoi pensieri, perchè mi rendo conto anche io del rischio che corriamo... ma non posso fare a meno di ignorare la realta'.
Purtroppo, siamo calati pienamente nell ' "era della tecnologia multimediale" e non solo... perchè come dice Duilio, anche io penso fondamentalmente, è gia' da tempo che siamo abituati a diverse invenzioni.
Anche io mi riferisco all'uso del telefono, del treno, e di altre innovazioni che ci sono servite a crescere.
Quindi magari, cerca di affrontare questa nuova realta' cogliendone vantaggi; si, perchè non puoi non accettare il fatto che, il computer è un mezzo che ci puo' portare lontano... che ci puo' far conoscere nuovi mondi.

Alexx

spedito il 9-5-2004 alle 10:29 AM Edit Post Reply With Quote
Sono in sintonia con te! E' inutile essere apocalittici nei confronti della tecnologia, quando poi tra l'altro stiamo comunicando attraverso internet!!!Probabilmente, tutti possediamo un cellulare, però non ci da alcun fastidio...è "normale"!A suo tempo anch'esso era una tecnologia...una novità!Le innovazioni sono al centro delle polemiche per un periodo di tempo limitato....fino a quando non riescono ad entrare nel quotidiano...successivamente diventano "ovvie", ...quasi "genetiche".
Credo che, più che aver timore o essere catastrofici, si dovrebbe riflettere su come utilizzare al meglio le tecnologie, nel modo più proficuo e costruttivo, proponendo obbiettivi utili sia per il mondo reale che per quello parallelo della rete...

Mimmo Capozzi

spedito il 12-5-2004 alle 08:42 AM Edit Post Reply With Quote
glocal

...è molto interessante questa discussione...personalmente, ripensando ad un brano del 'Fedro' di Platone nel quale fa raccontare a Socrate il mito dell'origine della scrittura, ritengo possa venirci incontro il termine di pharmakon, che in greco aveva la doppia accezione di farmaco e veleno; e quindi l'impatto con i new media, a seconda del finish che saremo in grado di dargli, avrà conseguenze ora positive ora negative: da un lato l'emancipazione progressiva dei personal compputer sottraggono l'individuo al controllo, dall'altro l'interrogativo se si sia difronte tuttora ad una forma subdola della cultura dei consumi.
Rilevante è comunque riflettere sul fatto che tra il dominio della tv, che fa vedere, e lo spazio del pubblico, che guarda, si è intromesso il computer, che dialoga e prospetta accessi sociali di natura globale quanto locale.

Duilio

spedito il 12-5-2004 alle 08:57 AM Edit Post Reply With Quote
Farmaco o Veleno?

Infatti Mimmo.....ottima osservazione: la scrittura a suo tempo fu una tecnologia nel vero senso della parola e già da allora si discuteva sulla giustezza o meno del suo utilizzo (farmaco o veleno? ora sappiamo che senza scrittura le cose sarebbero andate molto diversamente). Si ritorna al problema dell'eticità nell'uso di una tecnologia; credo sia questo il nodo centrale e come ho già detto in precedenza: ora è solo il momento delle discussioni!

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CIRO MASCIULLO

spedito il 12-5-2004 alle 09:24 AM Edit Post Reply With Quote


...Quasi tutto quello che la tecnologia ha fatto lo ha fatto per venire incontro all'uomo (nel bene e nel male)...accorciando le distanze tra quest'utlimo e gli altri...cercando di facilitare la propria e l'altrui vita...ogni invenzione ha uno scopo, un utile altrimenti tale non sarebbe...certo è che talvolta la brama di conoscere o quella che Verga chiamava la "FIUMANA DEL PROGRESSO" attraversa tutti e tutto, talvolta scavalcando e schiacciando (e si vedano le incredibili disuguaglianze tra paesi industrializzati e non), da sempre si riflette se sia giusto o non... ma intanto COSI E', non è mai entrata nelle nostre case con tirannia eppure oggi quasi, tutti nel bene e nel male (e chi più chi meno) ne siamo sudditi.

TEATRO DELLA VALDOCA

Alcesti

spedito il 23-4-2004 alle 07:52 AM Edit Post Reply With Quote
Riflessioni su Valdoca

C'é una cosa che ho imparato nel corso della mia giovane vita, e che sempre più spesso sento ribadire alle lezioni... Nulla può farci imparare a vivere la vita come l'esperienza! Infatti mi sono sempre chiesta come può un libro essere il mio "futuro"...? L'esperienza é la migliore via che conosca per apprendere e comprendere meglio me stessa, gli altri e tutto ciò che mi circonda... Non credo che starsene a casa piegata sui libri mi dia una vita sociale attiva... L'unico inconveniente é che solitamente l'esperienza come maestra di vita presenta dei conti terrificanti! Si paga con gli sbagli purtroppo... Perciò dopo le ultime lezioni e l'incontro con C.Ronconi sono finalmente sicura di non sbagliare a ragionare in questo modo! Tra l'altro volevo così collegarmi ai miei colleghi, in particolare alla paura... riflettete un attimo... Non sono forse le esperienze negative a farci crescere e maturare di più? Io credo che bisogna intenderla così...
pai

spedito il 23-4-2004 alle 10:20 AM Edit Post Reply With Quote

Nell'incontro con Ronconi personalmente non ho colto questo tipo di discriminazione ma piu' che altro una critica verso coloro che pieni di conoscenza si perdono nella presunzione non capendo una mazza di se stessi e impelagandosi nel loro pentolone del tutto che alla fine non contiene nulla perche' troppo generalizzato e non specifico.Troppo sbiadito,senza contorni netti. Questo e' il mio pensiero

pai

spedito il 2-5-2004 alle 10:25 PM Edit Post Reply With Quote

Quando vivo una nuova esperienza sono presa da mille sensazioni,lo scombussolamento interno puo' essere molto elevato e ho bisogno di un po' di tempo per metabolizzare e razionalizzare.......non a caso nel confronto con Ronconi non ho posto(ne avevo troppe in testa ma non ben chiare) una domanda,ho descritto invece le immagini che mi ha suscitato Predica ai pesci.
Andando a vedere lo spettacolo ignara del suo filo conduttore(lo faccio spesso per lasciare completamente al campo emozionale un foglio bianco su cui dipingere cio' che mi trasmette quello che vedo, senza creare gia' une trama interna che forse attutisce l'impatto....scoperta,meraviglia...)
ho vissuto momenti di piena coscienza con lo spazio-tempo che mi circondava alla presenza di Gabri(la voce che proviene dalla grotta profonda e segreta del suo vissuto) alternati a momenti in cui l'estrazione da quella realta' incoraggiata dai movimenti fluidi della ginnaste diventava una sola cosa con il MIO VISSUTO.Questo rimandava di continuo al mio campo di forze tra bene e male,
al momento in cui probabilmente erano piu' che mai presenti e lottavano senza sosta, tanto forti dentro quanto distruttrici e creatrici nella realta'.
Albero.
un corpo sulla cima di un albero
infilza il suo cuore,il dolore sgorga,diventano una sola cosa...i rami innalzati verso il cielo,come l'anima.
Estasi.Pace.......inizio....forse fine.
Lo spettacolo e' stato creato in un periodo di guerra e durante le prove l'11 settembre e' entrato nella memoria della storia.Per Ronconi questo spettacolo a causa di varie ragioni(....le ginnaste erano appunto sportive e non attrici...)
probabimente non ha raggiunto un livello massimo di impatto ma sicuramente e' in grado di arrivare molto in profondita',proprio nel passato delle persone.
Nel dibattito in aula il giorno dopo lo spettacolo e' venuto fuori proprio questo,quasi da parte di tutti.Chi ricordava l'infanzia ,chi aveva voglia di dondolarsi ecc..

vale greco

spedito il 5-5-2004 alle 03:15 PM Edit Post Reply With Quote

Ciao, ho proprio qui un articolo sul teatro "VALDOCA". non ho visto lo spettacolo e il minimo che posso fare e documentarmi!!
"Il Teatro Valdoca ha fatto scuola nel panorama della scena contemporanea. E scuola ha fatto anche nelle 5 giornate ai Cantieri teatrali Koreja.Ad aprire lo spettacolo è stato il debutto pugliese di "Predica ai pesci": un operetta magica e popolare.E' UN LAVORO SULLA BELLEZZA,RICERCATA ATTRAVERSO I SEGNI SPONTANEI DELLA NATURA E DELL' UNIVERSO.CON UNA DEDICA SPECIALE AI PESCI, CHE SONO GLI ANIMALI PIù MINUTI.Solo canto , volo leggerezza e un immensa pietà.Perchè bisogna innamorarsi della terra e di tutto ciò che la popola. Tocca a noi. A noi inseminare il canto........" Sono parole bellissime che hanno profondamente toccato il mio cuore, perchè credo che il tema principale di questo spettacolo sia quello di dare un pensiero positivo sul domani .
Ma chi ha avuto l'onore di partecipare a quest' evento???




Mimmo Capozzi

spedito il 8-5-2004 alle 09:58 AM Edit Post Reply With Quote
i pesci non si accorgono dell'acqua in cui vivono

Lo spettacolo della Valdoca, dolce inquietitudine in divenire, nella sua immediata pulsione oracolare proietta sulla quarta parete la performance della natura e se il luogo-non luogo è uno scenario post-bellico lo stato d'animo della rappresentazione è coerente con l'altalenante modus vivendi della vita vera.
Quello che sembra un elemento fondamentale, così come ho potuto ricavare dalle parole dello stesso regista, è che questo spettacolo non intende dare alcun giudizio, non emette sentenze, bensì scevro da ogni atteggiamento di indignazione si carica di umana pietà
vale greco

spedito il 8-5-2004 alle 01:05 PM Edit Post Reply With Quote

E' stato uno spettacolo "leggero" e delicato , dove si è cercato di dare un pensiero positivo sul domani del mondo.La bellezza è stata ricercata attraverso i segni naturali e spontanei dell'universo.
La dedica particolare ai pesci , che sono gli animali più muti , è servita come risposta alla strage epocale dell'Occidente.
" Canto , volo ,leggerezza e una immensa pietà"...


LABORATORIO D'ARTE DELLO SPETTATORE

 

Mimmo Capozzi

spedito il 5-3-2004 alle 05:40 PM Edit Post Reply With Quote
Lévy: Ipertesto e lettura virtuale

Le nuove tecniche di comunicazione su supporto digitale hanno innescato un processo di "potenzializzazione" delle informazioni capace di donare ubiquità al sapere. Con milioni di percorsi differenti e prensili ad altrettante potenziali geografie semantiche, i dispositivi ipertestuali delle reti informatiche permettono agli utenti di unire le loro forze intellettuali in un gioco di sinergie che, ribaltando i tradizionali ruoli di scrittura/lettura, creano le condizioni epistemiche per il sorgere di una nuova "intelligenza collettiva".
Si può dire che un atto di lettura sia una attualizzazione dei significati di un testo, attualizzazione e non realizzazione poiché l'interpretazione comporta una parte ineludibile di creazione. L'ipertestualizzazione è il movimento contrario della lettura, nel senso che produce, a partire da un testo iniziale, una riserva testuale e degli strumenti compositivi che consentiranno al navigatore di progettare infiniti altri testi. Il testo è trasformato in problematica testuale. Ma, ancora una volta, perché vi sia problematica occorre considerare degli abbinamenti uomo-macchina e non solo dei processi informatici. Allora si può parlare di virtualizzazione e non di semplice potenzializzazione. Infatti, l'ipertesto non è deducibile logicamente a partire dal testo originario, ma è il risultato di una serie di decisioni: regolazione della grandezza dei nodi e dei moduli elementari, disposizione delle connessioni, struttura dell'interfaccia di navigazione, ecc. Nel caso di una ipertestualizzazione automatica, tali scelte (l'invenzione di un ipertesto specifico) saranno intervenute al momento della progettazione e della selezione del software.
Dopo aver enunciato queste constatazioni quasi tecniche, non si può parlare della potenzializzazione e della virtualizzazione come di fenomeni omogenei. Al contrario, ci dobbiamo confrontare con una estrema diversità che dipende essenzialmente dalla combinazione di tre fattori: la natura della riserva digitale iniziale, quella del software di consultazione e quella del dispositivo di comunicazione.
Un testo lineare tradizionale, anche se digitalizzato, non si leggerà come un vero e proprio ipertesto, né come una banca dati, né come un sistema che genera automaticamente dei testi in funzione delle interazioni di cui il lettore lo nutre.
Il lettore si rapporta in misura maggiore a un software di lettura e di navigazione che a uno schermo. Non è forse vero che il programma consente solo uno svolgimento sequenziale (come i primi software di videoscrittura che, per un attimo, hanno fatto regredire la lettura a noiosa manipolazione dell'antico rotolo, addirittura a prima delle pagine del codex)? Quali funzioni di ricerca e di orientamento offre il software? Permette di costruire dei "legami" automatici tra diverse parti del testo, di portare delle annotazioni di genere differente? Può il lettore personalizzare il proprio software di lettura? Queste importanti variabili influiranno fortemente sulle operazioni intellettuali che il lettore effettuerà.
Inoltre, il supporto digitale consente nuovi tipi di letture (e di scritture) collettive. Un continuum vario si estende così tra la lettura individuale di un testo particolare e la navigazione all'interno di vaste reti digitali in cui un numero imprecisato di persone annota, arricchisce, collega i testi gli uni agli altri grazie ai legami ipertestuali.
Un pensiero si attualizza in un testo e un testo in una lettura (una interpretazione). Risalendo la china dell'attualizzazione, il passaggio all'ipertesto è una virtualizzazione. Non per ritornare al pensiero dell'autore ma per fare del testo attuale una delle figure possibili di un campo testuale disponibile, mobile, riconfigurabile a piacere, persino per collegarlo e farlo entrare in composizione con altri corpi ipertestuali e diversi strumenti di supporto all'interpretazione. In questo modo l'ipertestualizzazione moltiplica le occasioni di produzione di senso consentendo di arricchire considerevolmente la lettura.
E rieccoci confrontati al problema della lettura. Sappiamo che nei primi testi alfabetici non vi era separazione fra le parole. Solo progressivamente furono inventati gli spazi tra i vocaboli, la punteggiatura, i paragrafi, le suddivisioni in capitoli, gli indici, gli apparati, l'impaginazione, la rete dei rimandi delle enciclopedie e dei dizionari, le note a piè di pagina... insomma, tutto ciò che serve a facilitare la lettura e la consultazione dei documenti scritti. Contribuendo a piegare i testi, a strutturarli, ad articolarli oltre la loro linearità, queste tecnologie ausiliari costituiscono quello che potremmo definire un apparato di lettura artificiale.
L'ipertesto, l'ipermediale e il multimediale interattivo proseguono quindi un processo secolare di artificializzazione della lettura. Se leggere significa selezionare, schematizzare, costruire una rete di rimandi interni al testo, associare ad altre informazioni, integrare le parole e le immagini alla propria memoria personale in perenne ricostruzione, allora si può davvero affermare che i dispositivi ipertestuali costituiscono una sorta di oggettivazione, di esteriorizzazione, di virtualizzazione dei processi di lettura. In questa sede non ci limiteremo a prendere in esame solo i processi tecnici di digitalizzazione e di visualizzazione del testo, ma considereremo l'attività umana di lettura e di interpretazione che integra i nuovi strumenti.
Come abbiamo visto, la lettura artificiale esiste da molto tempo. Ma allora qual'è la differenza tra il sistema che si era cristallizzato sulle pagine dei libri e dei giornali e quello che si sta inventando oggi a partire dai supporti digitali?
L'approccio più semplice all'ipertesto che, ripetiamolo, non esclude né i suoni né le immagini, è di descriverlo, in opposizione al testo lineare, come un testo con struttura reticolare. L'ipertesto sarebbe costituito da nodi (gli elementi d'informazione, paragrafi, pagine, immagini, sequenze musicali, ecc.) e da collegamenti tra questi nodi (riferimenti, note, link, "pulsanti" che indirizzano il passaggio da un nodo all'altro).
La lettura di un'enciclopedia tradizionale è già di tipo ipertestuale, poiché utilizza gli strumenti di orientamento che sono i dizionari, i lemmari, gli apparati, i glossari, gli atlanti, le tabelle, i sommari e i rimandi alla fine delle voci. Ma il supporto digitale introduce una differenza considerevole rispetto agli ipertesti del periodo che precede l'informatica: la ricerca negli indici, l'uso degli strumenti di orientamento, il passaggio da u nodo all'altro avvengono con una grande rapidità, dell'ordine di qualche secondo. Inoltre, la digitalizzazione permette di associare sullo stesso medium e di assemblare finemente i suoni, le immagini animate e i testi. Secondo questo primo approccio, l'ipertesto digitale potrebbe essere definito come una serie di informazioni multimodali strutturata reticolarmente a navigazione rapida e "conviviale".
Rispetto alle precedenti tecniche di lettura in rete, la digitalizzazione introduce una piccola rivoluzione copernicana: non è più il navigatore a seguire le istruzioni di lettura spostandosi fisicamente nell'ipertesto, sfogliando le pagine, spostando pesanti volumi, percorrendo la biblioteca, ma vi è ormai un testo mobile, caleidoscopico, che mostra tutte le sue facce, gira, si piega e si spiega a volontà di fronte al lettore. Oggi si sta inventando una nuova arte dell'edizione e della documentazione che cerca di sfruttare al meglio l'inedita velocità di navigazione tra masse di informazioni condensate in volumi sempre più piccoli.
Secondo un altro approccio, complementare, la tendenza contemporanea all'ipertestualizzazione dei documenti può essere definita come una tendenza all'indistinzione, alla parziale sovrapposizione delle funzioni di lettura e di scrittura. Ci confrontiamo qui con il processo di virtualizzazione vero e proprio che, come spesso accade, ha l'effetto di creare un movimento ininterrotto tra esteriorità e interiorità, nella fattispecie l'intimità dell'autore e l'estraneità del lettore rispetto al testo. Questo costante passaggio dal dentro al fuori, come in un anello di Mœbius, è già caratteristico della lettura tradizionale poiché il lettore, per capire, deve "riscrivere" mentalmente il testo e dunque addentrarsi. Esso riguarda anche la redazione, dal momento che la difficoltà della scrittura risiede nella rilettura che deve essere fatta per correggersi, nello sforzo, cioè, di prendere le distanze dal proprio testo. Ora l'ipertestualizzazione oggettiva trasforma in azione ed eleva alla potenza del collettivo questa identificazione incrociata del lettore e dell'autore.
Incominciamo con l'osservare la cosa dal punto di vista del lettore. Considerando l'ipertesto come spazio di possibili percorsi di lettura, il testo appare come una particolare lettura dell'ipertesto. Il navigatore partecipa quindi alla redazione o quantomeno all'edizione del testo che "legge" poiché è lui a determinare la sua organizzazione finale (la dispositio della retorica antica).
Il navigatore può divenire autore in modo più profondo che percorrendo una rete prestabilita: partecipando alla strutturazione dell'ipertesto, creando nuovi collegamenti. Alcuni sistemi registrano i percorsi di lettura e rafforzano (rendendoli per esempio più visibili) o indeboliscono i collegamenti a seconda di come vengono attraversati dalla comunità dei navigatori.
Inoltre, i lettori possono modificare i collegamenti, aggiungere e cambiare dei nodi (testi, immagini, ecc.), unire due iperdocumenti in un unico ipertesto o tracciare dei legami ipertestuali tra una moltitudine di documenti. Oggi questa pratica è ampiamente utilizzata in Internet, segnatamente nel World Wide Web. Ormai tutti i testi pubblici ai quali si può accedere in Internet fanno virtualmente parte di un unico gigantesco ipercorpo in continua espansione. Gli iperdocumenti aperti accessibili attraverso una rete informatica sono dei potenti strumenti di scrittura-lettura collettiva.
In questo modo la scrittura e la lettura si scambiano i ruoli. Colui che partecipa alla strutturazione dell'ipertesto, al tratteggio delle possibili sfaccettature del senso è già di per sé un lettore. D'altra parte, colui che attualizza un percorso o manifesta un determinato aspetto della riserva documentaria contribuisce alla redazione, per un istante dà compimento a una scrittura mai compiuta.
Le collazioni e i rimandi, i percorsi di senso originali che il lettore inventa possono essere incorporati alla struttura stessa dei vari insiemi. Con l'ipertesto ciascuna lettura è un atto di scrittura.
Pierre Lévy, Il virtuale, traduzione di M. Colò e M. Di Sopra, Raffaello Cortina Editore, Milano 1997.


Mimmo Capozzi

spedito il 10-3-2004 alle 02:45 PM Edit Post Reply With Quote
...politiche e poetiche...

allo stato attuale non penso che le competenze che stiamo acquisendo potranno giovarci sostanzialmente; ci vorranno ancora alcuni anni perché l'improvvisazione di molti (falsi)operatori riveli tutta la sua inadeguatezza e solo giungendo al cosiddetto punto-di-non-ritorno emergerà col carattere di urgenza e necessità la richiesta di figure professionali che sappiano effettivamente rapportare gli eventi culturali e gli spettacoli con il mercato, il pubblico e le istituzioni.
la politica oggi, troppo legata alla logica dell'alternanza (peraltro espressione di democrazia), veicola processi socio-culturali frutto di scelte politiche, di propaganda o di becere cambiali elettorali: la meritocrazia, quella vera, non esiste!
ma non c'è nichilismo in queste affermazioni, abbiamo le armi culturali per riappropriarci dei nostri spazi e alla lunga la preparazione e lo spirito di abnegazione pagano
salvator

spedito il 14-3-2004 alle 06:44 PM Edit Post Reply With Quote

Forse il problema non è solo nostro,
una formazione con gli strumenti adatti
è quello che ci serve.
La sopravvivenza non è una teoria!

LA NARRATIVITA'

lelemor83

spedito il 27-4-2004 alle 05:22 PM Edit Post Reply With Quote
CIAO RAGAZZI!!VISITANDO IL FORUM HO LETTO UN ARGOMENTO MOLTO INTERESSANTE SULLA NARRATIVITA'.....MI SPIEGO MEGLIO!!!L' ARGOMENTO TRATTA IL RAPPORTO CHE SI CREA TRA NARRATORE ED ASCOLTATORE;DI COME UN ASCOLTATORE SI ABITUA AD UNA QUALSIASI COSA NARRATA SENTENDOLA SEMPRE DALLO STESSO NARRATORE E NELLO STESSO MODO!!COME UN BAMBINO CON LE FIABE RACCONTATE DALLA MADRE.NEL FORUM E' SCRITTO CHE "FARE LA STRADA CHE CONOSCI NN TI FA PESARE LA STRADA"!A QUESTO PUNTO VOLEVO PORVI UNA DOMANDA E MAGARI APRIRE UN DIBATTITO.SE SI CONOSCE GIA' CIO CHE SI ASCOLTA,NN SI RISCHIA DI INCORRERE NELLA ROUTINE PERDENDO COSI' IL FATTORE SCOPERTA?FINO A CHE PUNTO ORALITA' NARRAZIONE SONO LEGATE,OVVERO IL RUOLO DEL NARRATORE QUANTO INFLUISCE??CHE NE PENSATE??
pai

spedito il 27-4-2004 alle 06:36 PM Edit Post Reply With Quote

Lele e' molto interessate quello che hai letto.............
Ci sono credo due punti distinti se ho capito bene :il rileggere una medesima cosa e il sentirla letta sempre dallo stesso narratore.Allora certo nel ripercorrere una medesima strada non si ha piu' quella sorta di"ansia"e curiosita' che procura qualcosa di ancora ignoto ma puo' sempre suscitare il medesimo interesse.
Il ruolo del narratore credo influisca sulla capacita' di provocare nel lettore ogni sorta di emozione e di immagine di cio' che viene narrato.Cambiando narratore cambiano anche le immagini.......che ne pensate?
lelemor83

spedito il 28-4-2004 alle 05:36 PM Edit Post Reply With Quote


SONO D' ACCORDO CON CIO CHE DICI!!!CAMBIANDO IL NARRATORE, CAMBIANO ANCHE LE IMMAGINI CHE FANNO PARTE DEL NOSTRO INCONSCIO E VENGONO RIEVOCATE QUANDO LEGGIAMO LO STESSO BRANO UNA SECONDA VOLTA.NN CREDO PERO' CHE CAMBIANDO NARRATORE SI MODIFICHINO QUESTE IMMAGINI;MAGARI NE ASSOCIAMO DI NUOVE VIVENDO NUOVE EMOZIONI!!CMQ RIEVOCARE RICORDI ATTRAVERSO IMMAGGINI CORRISPONDE A RIEVOCARE SENSAZIONI!!A QUESTO PUNTO POSSIAMO DIRE CHE: IL NARRATORE E' UN PERNO FISSO NELLA NARRATIVITA', INTORNO AL QUALE RUOTANO IMMAGINI E SENSAZIONI CHE SONO "LE RISPOSTE" PROVENIENTI DA CHI ASCOLTA!SIETE D' ACCORDO??

NET- ATTIVISMO

Tambouriner

spedito il 26-1-2004 alle 09:00 PM Edit Post Reply With Quote
POPWAR: BOLLETTINO DI GUERRA DEI NETATTIVISTI

Sono molti a credere che ci sia una nuova guerra in atto e Stefano Gulmanelli con il suo libro PopWar (editore Apogeo, 2003) ne dettaglia i campi di battaglia e le armi in uso.

È un testo che riesce, con meno di 150 pagine, a rappresentare in modo esaustivo tutte le principali falangi del Net-Attivismo, tracciandone i relativi manifesti ideologici e le linee d'azione. PopWar è il bollettino dal fronte, ove l'inviato è chiaramente nella trincea di una delle due fazioni in lotta, i NetAttivisti, e l'unico punto di vista che emerge è il loro.

Ma va bene così. Sento il bisogno, a volte, di leggere o ascoltare argomentazioni palesemente di parte, per poi maturare un'opinione mediata e ragionata confrontando più opinioni. Certo è, che la voce che si leva da PopWar è eccessivamente assolutista: il NetAttivismo contro l'ordine costituito (peraltro efficacemente sintetizzato in Government che sta per Corporate Government), comunque e ovunque.

Vediamo i baluardi su cui si combatte la PopWar, racchiusi in tre principali diritti digitali:

- diritto alla libera riproduzione di informazioni e contenuti

- diritto alle infrastrutture comunicative

- diritto all'anonimato dell'utente e alla privacy del cittadino

Mentre per gli ultimi due temi due mi trovo vicino alle istanze di salvaguardia di tali diritti, in merito al discorso sul copyright mi sfugge una realistica applicazione del principio della “libera riproduzione”.

Sicuramente il file sharing ha messo in crisi e in discussione dei modelli che parevano consolidati. Però ritengo sacrosanto il diritto di un qualsiasi autore (musicisti, scrittori, aziende, ecc.) di salvaguardare il proprio lavoro. Chissà quale sarebbe il punto di vista di Gulmanelli se il suo libro fosse riprodotto on-line e distribuito gratuitamente.

Non è un discorso che si può esaurire in poche righe, lo so. Però non condivido un'atteggiamento oltranzista per principio. E su PopWar, questo spirito di frontiera assume tratti assoluti, per cui l'auspicio di cambiare le regole e le leggi può passare, secondo l'autore, esclusivamente attraverso una sovversione, un golpe seppur virtuale ove tutte le azioni, legali o meno, diventano lecite.

In definitiva: PopWar è utile, interessante, ricco di punti di vista pur raccolti solo nell'ambito del NetAttivismo. Sconsigliato ai quindicenni terribili (è solo uno stereotipo, naturalmente) che se applicassero alla lettera le azioni dei NetAttivisti, potrebbero non rendersi conto di infrangere svariate (attuali) leggi nella maggior parte del mondo.


fonte: Mauro Lupi's blog
http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2003/11/popwar_bolletti.html



Tambouriner ha allegato questa immagine:

Tambouriner

spedito il 27-1-2004 alle 08:09 PM Edit Post Reply With Quote
IL NETATTIVISMO CI SALVERÀ?

NetAttivismo è un'innovativa forma di impegno e protesta sociale realizzata attraverso l'impiego delle nuove tecnologie.
Gulmanelli e Dagnino tracciano una sorta profilo sociale dell'attivista tecnologico, calzante però solo per il panorama statunitense. In Italia la situazione è ben diversa, e i cosiddetti netattivisti sono per lo più relegati nei centri sociali, dove si condensa una specializzazione tecnologica che farebbe gola a molte aziende. Del tutto simile la questione dei blog, che negli USA stanno costituendo un polo alternativo di informazione e riflessione critica, mentre in Italia, per convinzione degli stessi protagonisti, ci si dedica ad attività ludiche. Il confortante panorama del'attivismo digitale americano è quindi difficilmente replicabile nel nostro paese, a causa di differenze culturali basilari sul concetto di vita partecipata.


tratto da: Quinto Stato
http://www.quintostato.it/archives/000461.html


vale greco

spedito il 7-5-2004 alle 09:25 AM Edit Post Reply With Quote

 ho visitato il BLOG e a proposito della "scrittura mutante" , l'ho trovata davvero un invenzione SUPER per scrivere e narrare nell'era delle tecnologie digitali. Ci si può interrogare su come dare una nuova forma alle scritture partecipative e ipermediali. Sarebbe interessante poter partecipare il prossimo anno!!
Ho letto l'introduzione del libro di Sefano Gulmanelli: POP WAR, "fichissima". comprerò il libro!!
"La guerra in Iraq era scoppiata da qulche giorno e gli Stati Uniti avevano iniziato le operazioni militari in quel paese . Jon non era d'accordo.... E per questo che aveva portato con se... , il suo laptop, una telec. , un paio di webcam e un'antenna. Gli sarebbero serviti per riprendere e trasmettere in tempo reale , sul suo sito le marce di protesta..... La sua certezza era che queste marce non avrebbero trovato il dovuto spazio nei teleg., che riteneva troppo influenzati dalla politica di Bush..."
Ci sono tante cose interessanti nel blog digital culture, nuovi argomenti per nuovi confronti.!!!

Vale Greco

Duilio

spedito il 8-5-2004 alle 08:19 AM Edit Post Reply With Quote
Net Art.....

Su “L’Espresso” del 29/04/2004 ho trovato un interessante articolo di Arianna Dagnino dal titolo “Net Art sfida il museo- il futuro delle forme espressive passa per il pc e per Internet. E i creativi del Web percorrono nuove strade. Tra mercato e politica.”
Potrebbe essere un interessante input per un nuovo discorso (vista la fame di conoscenza che si sta scoprendo in questo forum)... se qualcuno fosse interessato all’argomento potrei acquisire allo scanner l’articolo e pubblicarlo oppure estrarre i punti più importanti (ma la sintesi spesso tradisce).
L’articolo, comunque, parla dell’opera d’arte immateriale (quella pubblicata sul Web e spesso interattiva).

carlo

spedito il 8-5-2004 alle 08:24 AM Edit Post Reply With Quote
compagno virus
in quell'articolo ci sono dei tagli gravi...
buona parte della mia intervista...

ma è rimasta la citazione su
"compagno virus"
in cui sostengo che l'invenzione di alcuni virus telematici è da considerare come un atto di raffinata net art: gesti di provocazione etico-politico contro il dominio Microsoft
e liu paragono ai movimenti situazionisti...

cercate su google Situazionisti...

vale greco

spedito il 8-5-2004 alle 08:55 AM Edit Post Reply With Quote
"NET ART E SCRITTURA MUTANTE"
Perchè no!!?? Credo ne valga la pena conoscere il contenuto di quest'articolo, poichè quando si parla d' arte, creatività e nuove strade da percorrere all'insegna del progresso tecnologico, ritengo , che tutto ciò arricchisca la nostra conoscenza e formazione.
Io in questi giorni , ho scoperto un progetto davvero stimolante , e se ti interessa potremo condividere ambe due le cose: si tratta della scrittura mutante. Sono nuove forme di scrittura in ambiente digitale, intese come una modalità creativa , che va al di là dell'esercizio alfabetico per esprimersi attraverso i tanti linguaggi dei diversi media.
Che ne pensi?

Duilio

spedito il 8-5-2004 alle 09:45 AM Edit Post Reply With Quote

Bhè.....allora lo pubblico (sperando di riuscirci e che sia comprensibile....è la prima volta che allego!!!). Per ciò che riguarda la scrittura mutante, mi ero ripromesso di andare a dare uno sguardo al link che ci ha dato Carlo non appena avessi avuto un pò di tempo: lo farò presto e poi ne riparleremo.

Duilio ha allegato questa immagine:

Duilio

spedito il 8-5-2004 alle 09:55 AM Edit Post Reply With Quote
Net Art.....

Questa è la seconda parte dell'articolo.....c'è pure il trafiletto "Compagno virus" dove è citato Carlo.

Duilio ha allegato questa immagine:

Duilio

spedito il 8-5-2004 alle 10:03 AM Edit Post Reply With Quote
Net Art.....

Terza e ultima parte.........mi scuso per aver imbrattato un pò il forum con tutte queste immagini....ci mettono tanto a caricare con un modem 56kb? Io ho l'Adsl e non mi regolo.....sennò vedo di abbassare un pò la qualità.

Duilio ha allegato questa immagine:

paul frank

spedito il 8-5-2004 alle 11:07 AM Edit Post Reply With Quote
la scrittura mutante

Salve prof,ho visitato il suo "Blog"e trovo interessanti le sue indicazioni, specialmente sulla "scrittura mutante".In particolare ho trovato interessanti i Web_log detti "Blog", i diari di bordo on line, che penso siano una vera rivoluzione digitale.La scrittura mutante rappresenta diverse foreme di scrittura web ed e' interessante conoscere nuovi linguaggi per comunicare con la gente attraverso il computer.
paul frank

spedito il 8-5-2004 alle 11:16 AM Edit Post Reply With Quote
WEB ART GIAPPONESE

Visitando il suo "Blog" sono rimasta molto colpita anche dall'esperianza della Web Art giapponese.Erano molto carini i giochi di animazione e le visioni spettacolari presentate.Mi sento molto vicina a questo tipo di arte digitale e penso che la tecnologia sia il mezzo che piu' degli altri, sta elevando l'arte a livelli altissimi.Di questo naturalmente sono molto contenta;spero che si organizzino piu' eventi inerenti all'arte, che il pubblico si abitui ad accettare l'arte contemporanea e a vederla come il futuro della creativita degli artisti contemporanei, carichi di energia e originalita'.
vale greco

spedito il 8-5-2004 alle 12:43 PM Edit Post Reply With Quote
Nuovi linguaggi
Proprio così!
Stefano Gulmanelli a proposito della scrittura mutante ha scrtto un libro davvero interessante. Ha cercato di dare spazio , con i'ausilio delle nuove tecnologie , a quelle che lui chiama "le gemme di verirtà che si nascondono sotto le costrizioni sociali ,politiche, religise" ( questa frase mi piace tanto!...)
"Tempesta perfetta" , la chiama.
Il protagonista del libro , John, si trasforma un pò in "wardriver", un pò in "smart mob", un pò instreet televicion": questo è riuscito a diventare grazie alle nuove tecnologie.
Sono fenomeni ,che stanno lentamente ,ma caparbiamente emergendo dall' underground in cui sono stati relegati fin ora, ma i cui "germi" culturali si possono rintracciare, in manifestazioni che colpiscono l'opinione pubblica, come ad esempio il movimento no-global o i social forum.
Bisogna occuparsi della nascita , del significato e della futura evoluzione di questi fenomeni ancora nascosti, chiusi nelle loro nicchie!






Vale Greco

paul frank

spedito il 8-5-2004 alle 01:53 PM Edit Post Reply With Quote
Nuovi linguaggi
Ciao Vale,
anche io sono d'accordo con te nell'affermare che questi fenomeni inevitabilmente, attaccano l'opinione pubblica attraverso le manifestazioni no-global.
Bisognerebbe parlarne di piu'... dar loro la giusta importanza.

paul frank

spedito il 8-5-2004 alle 01:31 PM Edit Post Reply With Quote
Net art
Ciao Duilio,ho letto l'articolo che hai allegato,l'ho trovato interessante.Sono consapevole degli argomenti trattati perche' penso che la tecnologia si stia espandendo,a macchia d'olio,nella nostra realta'.
L'arte si sta smaterializzando a causa delle nuove tecnologie digitali.Come spiega l'autore digitale della rivista online della Biennale Arte in Venezia,Lorenzo Miglioli:"oggi l'avanguardia artistica è sulla web art. La Net art è una forma d'arte che necessita,per essere fruita,di un network di persone che interagiscono con il progetto.
"Per conoscere l'opera ti ci devi calare dentro.L'opera deve cioe' essere navigata." spiega Miglioli.
Io sono d'accordo con queste affermazioni in quanto l'opera ha bisogno di un nostro giudizio,per essere fruita ed apprezzata.
Trovo interessante i rapporti comunicativi che si creano grazie alla Net art tra diverse persone.Ma sicuramente viene meno il concetto di unicita' dell'arte, per il quale ritengo che sia giusto conservarlo e direi che per questo,non concepisco la duplicazione dei software.
Questo implica anche la messa in discussione del ruolo dell'artista,che si trova a competere con il programmatore del software.
Le opere d'arte stanno cambiando la loro natura di "oggetto estetico" e anche la loro usuale ubicazione nei musei,dove oggi esistono laboratori adibiti all'arte della nuova era, la Web art.
Sono abbastanza disponibile ad accettare la realta' che la tecnologia sta invadendo ogni campo della nostra vita,quindi nonostante non sia d'accordo pienamente con l'avanzamento e lo stravolgimento dell'arte,appoggio queste nuove tecnologie, sperando che non si perda del tutto la concezione pittorica e il contatto "diretto" con l'opera d'arte
carlo

spedito il 9-5-2004 alle 05:10 PM Edit Post Reply With Quote
non odiate i media,siate i media

questo è uno dei nodi della questione...
sarà uno dei perni del conflitto siciale futuro
vi consigliai a suo tempo di leggere PopWar
è segnalato qui
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=216&page=1
nella prima pagina di questo forum

ed è uno dei passaggi importanti del mio
Performing Media...

"non odiate i media,
siate i media"
Jello Biafra, leader del gruppo punk Dead Kennedies

cosa vi fa pensare?

vale greco

spedito il 9-5-2004 alle 05:48 PM Edit Post Reply With Quote
POP WAR

\"Le gemme di verità che si nascondono sotto le costrizioni sociali, politiche e financo religiose\"
A proposito di POP WAR , questa frase mi è rimasta particolarmente impressa.





vale greco

spedito il 10-5-2004 alle 10:08 AM Edit Post Reply With Quote
"SIATE I MEDIA"
Vorrei provare a rispondere alla sua domanda, in base a ciò che ho letto sulle nuove tecn. e su PopWar.
Ciò che emerge chiaramente da queste letture sono le nuove potenzialità tecnologiche , che stanno creando le basi per un cambiamento dello status quo economico e sociale e soprattutto culturale. "Lo scontro fra le avanguardie dei tecno-libertari e il blocco del Potere è ormai iniziato: dove potrà portare?"
Porterà ,( lentamente ma caparbiamente)quando gli effetti dello scontro con l'"Ordine Costituito" saranno chiari e visibili a tutti , a una massa critica tale da diventare determinante e imprescindibile per la comprensione delle dinamiche sociali future.
Essere media vuol dire fare ciò che ha fatto John, trasformandosi in una mini stazione televisiva mobile libera, per trasmettere in tempo reale sul suo sito le marce di protesta di migliaia di pacifisti contro la guerra in Iraq. Grazie a un paio di webcam, un'antenna, una telecamera dig. e il suo laptop , è diventato un messaggero di verità ,per troppo tempo tenute nascoste dai telegiornali, influenzati dalla politica di Bush.
Essere media, vuol dire anche far vedere la crudele realtà di un prigioniero iraqeno tenuto a guinzaglio da una giovane americana.
Mi piacerebbe tanto essere media, essere come John....

paul frank

spedito il 10-5-2004 alle 10:09 AM Edit Post Reply With Quote
Netattivismo

Riparlando di Netattivismo,mi piacerebbe sapere, se anche in Italia, questo movimento sia presente.
Come ben sappiamo, nel nostro paese, sia la televisione di Stato, sia la televisione privata, si trovano sullo stesso schieramento.
Queste manipolano le reti, in quanto esiste la censura che ostacola qualsiasi trasmissione della realta'.
Mentre, grazie al Netattivismo, si smascherano le verita' e si fa si' che le notizie non siano manipolate a piacimento dei media.
Quindi penso che, sia importante contribuire attivamente a diffondere la verita', sia essa buona o cattiva.
Vorrei saperne di piu' a riguardo...

antog

spedito il 10-5-2004 alle 10:32 AM Edit Post Reply With Quote
Mai come in questi ultimi mesi, le tensioni sociali innescate dalla pervasività dell'innovazione tecnologica stanno assumendo l'aspetto di un vero e proprio scontro. Da un lato del ring, troviamo il cosiddetto "ordine costituito", rappresentato dalle forze governative e dalle grandi major del software e della musica; dall'altro, il folto sottobosco di sviluppatori, navigatori, cittadini, persone comuni che viene spesso definito come "popolo della rete". Sul tavolo del contendere c'è il futuro della diffusione della conoscenza, che i primi vorrebbero regolamentare attraverso leggi sempre più restrittive per aumentare il controllo sociale e il fatturato imprenditoriale, e che i secondi vorrebbero invece mantenere nella sfera del pubblico dominio. Sull'evoluzione e sulle caratteristiche di questa intricata vicenda globale, Apogeo manda in libreria in questi giorni PopWar. Il NetAttivismo contro l'Ordine Costituito, un'interessante analisi che porta la firma di Stefano Gulmanelli e Arianna Dagnino.

Nelle 150 pagine del libro, gli autori disegnano una perfetta panoramica del NetAttivismo, innovativa forma di impegno e protesta sociale realizzata attraverso l'impiego delle nuove tecnologie. Ecco quindi un primo pregio del testo, che è quello di anteporre le idee e le parole del popolo della rete a quelle degli stereotipati studiosi che vengono generalmente citati. Ne viene fuori una ragnatela densa e frastagliata di tecnologie, passioni e intelligenze connesse che cerca di lottare e di trovare una terza via rispetto alle tendenze neo-protezioniste che la politica americana, con il varo del Digital Millennium Copyright Act, sta imponendo al mondo intero e in primis all'Unione Europea. Difficile capire quale potrebbe essere l'esito di questo paradossale scontro politico. Mentre tutti sperano in una soluzione che tuteli sia gli interessi industriali in gioco sia quelli degli utenti consumatori, si staglia sullo sfondo il rischio di una radicalizzazione delle posizioni contrapposte: a un ulteriore irrigidimento normativo, corrisponderebbe una ghettizzazione dei NetAttivisti che continuerebbero a svolgere le loro anarchiche attività di ricerca e di informazione in circuiti volutamente blindati agli estranei (esistono già software di file sharing che agiscono scondo queste modalità).

paul frank

spedito il 10-5-2004 alle 01:01 PM Edit Post Reply With Quote
netattivismo

Ciao Antog,
ti ringrazio per la segnalazione del libro, anche se ne ero gia' a conoscenza in quanto, ho gia' letto gli articoli e l'introduzione del libro.
Comunque per quel che riguarda l'argomento, anche io spero in una soluzione che tuteli tutti noi, dagli interessi capitalistici;
inoltre, spero che i Netattivisti si rivolgano a gruppi sociali non solo marginali( social forum, no-global), ma che la loro indagine sia ampliata anche verso le forze governative

paul frank

spedito il 10-5-2004 alle 02:16 PM Edit Post Reply With Quote
Popwar
C'è in corso una guerra senza esclusione di colpi.
Da una parte le schiere del netattivismo che, consapevoli delle nuove opportunita' messe a disposizione dalle nuove tecnologie, rivendicano spazi di liberta' impensabili.
dall'altra, il blocco dell'Ordine Costituito che difende il potere; in mezzo, tre campi di battaglia: la riproducibilita' dell'informazione, il diritto alla comunicazione e alla privacy.
E' dall'esito di tale scontro, della Popwar, che finira' per uscire la nuova sfera sociale del xxI secolo.

paul frank

spedito il 10-5-2004 alle 02:50 PM Edit Post Reply With Quote
Mauro Lupi's blog

Per quel che riguarda il diritto alle infrastrutture comunicative e all'anonimato dell'utente( la sua privacy), Mauro Lupi dice nel suo blog:"Ritengo sacrosanto il diritto di un qualsiasi autore( musicisti, scrittori,aziende, ecc.) di salvaguardare il proprio lavoro.
Egli ritiene che l'auspicio di cambiare le regole e le leggi, puo' passare attraverso una sovversione, un golpe seppur virtuale, dove tutte le azioni, legali o meno, diventano lecite.
Popwar è utile, ricco di punti di vista riguardanti sempre il Netattivismo.
"E' sicuramente sconsigliato ai quindicenni", dice Mauro Lupi, che se applicassero alla lettera le azioni dei Netattivisti, potrebbero infrangere diverse leggi.

antog

spedito il 10-5-2004 alle 03:54 PM Edit Post Reply With Quote

Il sistema della comunicazione diventa sempre più globale e integrato con la convergenza di Web, Tv, stampa e telecomunicazioni.
Questo è il terreno di scontro e di confronto tra il Covernment(un neologismo che significa l'aggregato di Governo e grandi corporations multinazionali dell'informazione e dell'intrattenimento) e i nuovi movimenti del Net Attivismo.
Questo scontro è il tema di "PopWar. In NetAttivismo contro l'Ordine Costituito", il nuovo saggio di Stefano Gulmanelli, edito da Apogeo, scritto in collaborazione con Arianna Dagnino. Il saggio è utilissima rassegna, scritta in modo chiaro e ricca di riferimenti bibliografici e di links, di quello che si muove nel vasto e vaigato mondo, a livello internazionale, del netattivismo.
La figura ideale del NetAttivista con cui si apre il saggio è quella di John Parulis, che accampandosi fuori da uno Starbuck dotato di connessione Wi-Fi(una popolare catena di caffetterie USA), con un laptop dotato di antenna, una videocamera digitale, due webcam, collegandosi al suo sito-Blog trasmette, in diretta, le grandi manifestazioni anti-guerra in Iraq della primavera 2003 a S. Francisco, per paura che i grandi network non le coprissero abbastanza.
John Parulis è un po' una "street television"(le televisioni di strada indipendenti), un po' "wardriver"(chi "scrocca" il collgamento Wi-Fi), e da qui comincia il viaggio di Gulmanelli e Dagnino nel NetAttivismo contemporaneo. Dalle "Smart Mob", "le masse intelligenti" che si autoconvocano grazie a cellulari, sms, e-mail, squillini materializzandosi per contestare o anche per affermare il diritto di riunirsi senza "essere convocati dall'alto" fino ai " Warchalking" che segnano con un gessetto i posti dove ci si può intrufolare in Wireless Lan e connettersi
Poi le "Telestreet" e i Weblog come mezzi di una controinformazione contro i circuiti ufficiali fino a parlare dei WiKi, i testi scritti "open source" cioè con la stessa modalità del software libero, aperti alla collaborazione e alla continua revisione, gratuita, da parte di tutti. Per gli Autori "l'Ordine Costituito" a volte cerca di appropriarsi di queste forme di netattivismo come con i Blog inseriti nei giornali on line o nelle convocazioni "Smart Mob" fatte dagli stessi grandi magazzini.
Una guerra, a volte una guerriglia, quella che si manifesta e che ha momenti cruciali nello scontro, in atto negli Usa, fra i seguagi del P2P, perseguitati per pirateria dalle grandi major discografiche e cinematografiche ma anche quella tra chi contesta la rete di telecamere per sorveglianza in cui sono sempre più avvolte le nostre città, piccole e grandi, i luoghi di lavoro, di consumo, di divertimento.
Sono tre i principali "campi di battaglia" individuati nel saggio: la riproducibilità dell'informazione, il diritto alla comunicazione, il diritto alla privacy, su cui si misurano i NetAttivisti, sempre più agguerriti culturalmente e tecnologicamente ma, comunque, sempre minoritari e le grandi Corporations che godono della protezione e dell'aiuto dei Governi.
Uno scontro che non ha ancora vincitori e vinti definitivi, in cui le parti si influenzano e cambiano interagendo, una "PoWar" che sarà necessario, ancora, raccontare e testimoniare.

vale greco

spedito il 10-5-2004 alle 04:49 PM Edit Post Reply With Quote
"La reazione dell'Ordine Costituito"

Provvedimenti, leggi, prese di posizione, ricatti e minacce di sanzioni,imposizioni di vincoli e barriere, controlli e restrizioni.Cosa sono?!..
"Atti di forza" , manifestazioni di potere,espressioni di egemonia esercitati dal Covernment. Non sono altro che comportamenti finalizzati a riaffermare che il potere risiede e deve continuare a risiedere laddove è stato x decenni , prima che le crescenti e ripetute ondate dell'innovazione tecnologica scuotessero alla base alcune certezze date ormai x acquisite.
Forse i Governi avrebbero voluto portarci nuovamente ai giorni in cui erano solo 3 le stazioni radio . Ma mi dispiace x loro non è stato così , il livello dello scontro s'innalza sempre di più , nonostante i vari interventi di repressione.





Vale Greco

carlo

spedito il 10-5-2004 alle 10:53 PM Edit Post Reply With Quote
net-attivismo

è emersa la domanda su cosa s'intende x net-attivismo

ecco uno stralcio del libro "Performing Media"
lì troverete svilupo


(...)
è fondamentale non guardare solo al bicchiere mezzo pieno di guai in cui affogare, ma in quello mezzo vuoto da riempire con un ottimismo di volontà, ben supportato dalla cognizione delle contraddizioni in campo.

(...)
c’è una guerra, si parla spesso del “bombardamento dei media”. Dai sistemi del controllo totale, del tracciamento nel web e della sorveglianza video, alla conseguente violazione della privacy iniziano a rivelarsi dei pericoli che solo una consapevolezza diffusa dell’uso sociale dei media interattivi può affrontare.
In questo senso il cosiddetto net-attivismo può creare degli anticorpi sociali, delle coscienze attive, attraverso l’azione culturale all’interno delle reti, creando opportunità emblematiche di libertà e partecipazione. Questa è una definizione più generale, e più aperta, rispetto a quella di hack-attivismo, che riguarda l’aristocrazia informatica degli hacker, i “pirati” apripista delle possibilità della rete.
Sono queste le peculiarità della nuova cultura digitale, azioni, comportamenti, invenzioni che possano rendere plateale ed esplicito il fatto che la Società dell’Informazione per non essere subita va agita, interpretata, inventata, giocata. L’esempio delle smart mob è, proprio per questo emblematico, per le azioni ludiche basate sull’uso dell’info-mobilità che può quindi rappresentare sperimentazione di nuova socialità e non solo sviluppo del mercato della telecomunicazione.

<<<
a questo punto dico
usate google x indagare sulle paro,e che vi sfuggono!

e poi
quando avrete in mano il mio libro
fatemi sapere cosa pensate sul forum apposito
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=248

un ultimo consiglio
quando trovate parole che non conoscete
"giocate" con google.it
vale greco

spedito il 11-5-2004 alle 09:01 AM Edit Post Reply With Quote
La sete e la voglia di conoscere non sono mai troppe in questo forum. E' una droga dagli effetti positivi!!!
Ieri notte ho letto tutto d'un fiato PopWar è un libro da non perdere assolutamente.
Riallacciandomi al discorso del Prof. sul fenomeno Smart mob, vorrei sottolineare come questo abbia un significato intrinsecatamente politico.
Con la nascita delle smart mob, disapprovazione , protesta e opposizione, possono concretizzarsi in gruppi di persone fisiche capaci di cordinarsi in tempo reale il proprio comportamento su quello dell'avversari di turno.
La novità delle smart mob sta proprio nel fatto , che il livello reale riacquista una sua importanza decisiva. Se le comunità virtuali utilizzavano le tecnol.digi. per aggregarsi nel cyberspazio, le smart mob viceversa ne fanno uso per associarsi fuori dalla Rete.Sono persone che condividono 3 categorie principali:sono giovani, abbastanza eruditi culturalmente e inclini a riconoscere al gruppo , un valore pari , aquello di ogni singolo individuo.
"Quello che per anni è stato genericamente chiamato il popolo della Rete, è uscito dal cyberspazio ed è diventato più reale e concreto che mai"

paul frank

spedito il 11-5-2004 alle 11:43 AM Edit Post Reply With Quote
Per LauraM

Ciao,
susa se ti rispondo ora...
sono contenta che mi hai chiesto di parlarti del Netattivismo.
Sicuramente non hai avuto modo di vedere i miei precedenti interventi, perchè ho visto che sei nuova.
ti consiglio di andare a visitare il blog del prof., dove troverai l'introduzione del libro di Stefano Gulmanelli: Popwar e li' spiega in maniera precisa tutto.
Il libro di Gulmanelli, è una rassegna delle varie forme di "Netattivismo", di attivismo politico-tecnologico che ha i suoi strumenti e il suo campo di battaglia nella Rete.
Scritto con Arianna Dagnino, laPopwar rappresenta un tentativo per capire meglio i contrasti che riguardano i gruppi sociali piu' marginali (no-global).
Il Netattivismo è una nuova forma di impegno e protesta sociale che si effettua tramite le nuove tecnologie.
Ed è proprio tale impegno che e' stato portato avanti da "John Parulis2, un uomo di cinquqntqdue anni, web designer, attivista per professione e passione, che una mattina del 21 marzo 2003, si accampo' in una strada di S.Francisco.
Era scoppiata la guerra in Iraq, erano iniziate le lotte negli Stati Uniti.
John non essendo d'accordo, si muni' di coraggio per far sapere a tutto il mondo cosa stava succedendo.
Raccolse i suoi "strumenti di lavoro", una telecamera digitale, il suo laptop, un paio di webcam e un'antenna Yagi.
Questi strumenti gli sarebbero serviti per riprendere e trasmettere sul sito, la realta', ma sapeva di non riuscire a influenzare la politica e l' Amministrazione di Bush.
Percio' John si era trasformato in una televisione mobile, in grado di smascherare verita' che avrebbero portato a riflettere piu' sui movimenti contro l'opinione pubblica, no-global o social forum.
Questo libro si vuole occupare proprio di tali manifestazioni per sottolineare gli effetti dello scontro con "l'Ordine Costituito".
Spero che per ora la mia risposta sia stata utile per capire meglio... scrivero' altre cose ok?
A presto





paul frank

spedito il 11-5-2004 alle 02:02 PM Edit Post Reply With Quote
Smart mob

Ciao, riallacciandomi al discorso su smart mob, fatto da Vale Greco, mia amica,mi sono documentata abbastanza e vorrei parlarvene.
Il "mob astuto", è un concetto introdotto da Howard Rheingold un attivista, che dal 1999 al 2000, ha iniziato a notare la gente, usando mezzi mobili.
Questo è un altro esempio di Netattivismo...
Howard ha imparato che, i dimostranti nelle proteste in quegli anni, hanno usato i websites, i cellulari per comunicare con la gente che non era a conoscenza delle rivolte.
Egli racconta di aver visto driver per le rivolte contro i prezzi aumentati della benzina,che hanno reagito con mezzi mobili che Howard chiama: "mobs astuti.
Questi, rappresentano una nuova forma di coordinazione sociale, che si effettua tramite l'uso della tecnologia, in particolare, Internet e i dispositivi senza fili( telefonini mobili).
I mobs, usano mezzi mobili per organizzare le azioni collettive; questi dispositivi sono nella loro fase di sviluppo, ma si stanno evolvendo velocemente.
Secondo Howard Rheingold, un esempio di "mob astuto", è la protesta del movimento di Anti-globalization.
Il movimento riesce ad organizzare le grandi proteste su una base globale, usando la tecnologia dell'informazione, per spargere notizie e organizzarsi.
I protestanti si riuniscono e cercano di raggiungere un obiettivo comune o un messaggio politico.
Quindi anche questo è un contributo, che è stato dato per diffondere la verita', attraverso la Rete.

paul frank

spedito il 11-5-2004 alle 02:34 PM Edit Post Reply With Quote
Comunicazione mobile

Parlando ancora di "mobs astuti",mi sento di dire che non sono d'accordo con essi pienamente...
Gli effetti di tecnologia dei mobs, sono sia favorevoli che distruttivi, in quanto sostengono la democrazia, ma per coordinare gli attacchi terroristici...
E questo anche se protegge il mondo dalle ingiustizie, non mi piace perche' sono contro ogni manifestazione di violenza.
Le tecnologie che usano i mobs, sono rappresentate da micropocessori economici, incastonati in oggetti giornalieri o ambientali.
Cio' permette la liberta' di movimento e puo' aiutare una popolazione, ad organizzare rivolte per una giusta causa.
Chiudo con una frase di Rheigold:"Anche se lasciamo oggi le tracce delle nostre vite personali con le nostre carte di credito o fotoricettori, i dispositivi mobili di domani, trasmetteranno per radio le nubi dei dati personali, ai video invisibili interamente intorno a noi".

paul frank

spedito il 11-5-2004 alle 03:05 PM Edit Post Reply With Quote
Comunita' virtuale

Un'alto tipo di innovazione tecnologica è la cosidetta "comunita' virtuale", attraverso la quale, la rete diventa uno strumento che puo' condurre ad una globalizzazione della cultura.
A proposito di questo mi sono informata;un prof. d'informatica umanistica, Paolo Ferri,spiega chiaramente in cosa consistono:"Le comunita' virtuali sono isole nella rete, luoghi tridimensionali, dove, effettivamente come in una piazza, la gente si incontra, stabilisce relazioni.
Le comunita' di ricerca si occupano di azione politica.
Questa realta',ha anche un suo lato negativo, in quanto la rete è usata dalle organizzazioni criminali.
Si stanno formando comunita' politiche-sociali; in Italia quella piu' nota è la "Citta' Invisibile": una associazione libera, una comunita' di azione rispetto a fatti politici o sociali."
I siti internazionali su oggetti specifici, che nascono sulla rete, sono un esempio di globalizzazione, perche' comportano lo sviluppo delle comunita' di ricerca.
Questo penso sia un grande passo avanti per la tecnologia... è giusto coltivare nuove scoperte, per il nostro futuro.

vale greco

spedito il 13-5-2004 alle 09:17 AM Edit Post Reply With Quote
?

Si è discusso molto, sulle nuove tecnologie,sulle forze che ci sono in campo,sui mezzi a disposizione, sulle strategie,gli eventi,e sulle le fasi salienti dello scontro. Conosciamo bene i due fronti in continua lotta di collisione : abbiamo da una parte le schiere del NetAttivismo, dall'altra il blocco dell'Ordine Costituito. Ma x quanto tempo ancora durerà questo scontro? E soprattutto mi domando , su quale base si potrà vedere uno spiraglio di pace?
Tutto ciò porterà ad uno scatenamento di nuove forme di vita ? Nasceranno nuove energie vitali?
Credo sia difficile capire cosa si stia preparando , ma di una cosa sono certa : viviamo in un mondo di nuovecontraddizioni e forse il nostro compito è proprio quello di capirle. Non è facile!!!
Vi faccio un esempio : non c'è alcun dubbio , che i vecchi assetti di potere politico-finanziario-economico fatichino a controllare questo scatenamento , ma non c'è dubbio che ci stiano riuscendo con una certa efficacia. Questa è una contraddizione!
Per concludere , possiamo solo augurarci ,che il Governo prenda atto del nuovo assetto della "proprietà intellettuale" e soprattutto capisca quanto sia inutile la battaglia sul terreno delle infrastrutture della comunicazione.


paul frank

spedito il 13-5-2004 alle 10:14 AM Edit Post Reply With Quote

Ciao Vale,
Volevo dirti che, sono d'accordo con te nell'affermare che vi è una lotta continua... e penso che questa, non finira' molto facilmente.
Ma l'unica cosa da fare è che, almeno noi, possiamo sostenere le nuove comunicazioni,i nuovi sistemi tecnologici,sperando che, anche il nostro Governo possa aprire gli occhi e la mente...; possa capire che, la comunicazione multimediale è il futuro dei giovani, è il nostro futuro...

 

BIOMETRICITA'

vale greco

spedito il 1-5-2004 alle 04:51 PM Edit Post Reply With Quote
PAROLE CHIAVE:RENDERE COMPRENSIBILE IL POSSIBILE

( Spero di aver capito , Prof.!! )

Ho letto, "Le tecnologie biometriche in banca"e la mia attenzione si è soffermata soprattutto su due punti su cui mi piacerebbe discutere con voi , perchè sono argomenti particolarmente interessanti e innovativi.
1. "Un corpo pieno d'impronte:agli inizi era solo il polpastrello. Poi arrivarono gli occhi , la mano , il volto e la voce.Ora si pensa anche al battito cardiaco, all'odore naturale e perfino al bacio."
Sconvolgente!!!... A breve, si potrà riconoscere una persona attraverso l'analisi delle emanazioni corporee naturali.Gli scienziati lo chiamano "il naso elettronico"e sostengono che ogni corpo umano emana un odore caratteristico e inconfondibile. Il naso artificiale , dovrebbe , attraverso le sue capacità percettive , individuare l'individuo. Come siamo avanti!La realtà oltrepassa l'immaginazione. Ma in che mondo viviamo?? Sarà davvero possibile tutto questo? A me fa un pò paura il progresso , perchè spesso è stato usato indiscriminatamente dagli organi competenti.
2. L'altro punto s'intitola "Le novità per la banca". Scrivo l'introduzione come spunto per confronti :
"New York, una via nel cuore di Manhattan. Un distinto signore si avvicina allo sportello automatico per ritirare cinquecento dollari. Si chiude alle spalle la porta ed inserisce la carta nel lettore. Una videocamera posta di fronte lo scruta negli occhi alla ricerca dell'iride. Passano alcuni secondi. Il computer paragona l'impronta rilevata all'istante con l'immagine registrata e criptata sulla tessera. OK SEI TU!. L'uomo preleva il contante."
Forse incute timore e non rispetta la privacy , ma migliora la sicurezza!....

carlo

spedito il 1-5-2004 alle 05:08 PM Edit Post Reply With Quote
ciò che hai/sai/hai
bene, hai centrato una delle parole chiave del futuro digitale:
biometricità

l'ho solo sorvolata nel libro
la troverai nelle pagine di raccordo
tra Smartmob (un concetto che vi entusiasmerà!)
e Net-attivismo....

questa del corpo usato come password
chi di voi recupera e magari scannerizza l'articolo di Rodotà su Repubblica la settimana scorsa?

vai! cercalo in un'emeroteca
ne vale la pena...

su questa questione su http://www.performingmedia.org
nel primo capitolo ("Rendere comprensibile il possibile")
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=237
troverai altri spunti e dei link

sai come definisco questa problematica?
ciò che hai (la smartcard)
ciò che sai (la password)
ciò che sei (la faccia, l'impronta digitale)

... su questi aspetti c'è da aprire tutto un fronte di discussione

se t'interessa
evidenzialo nel forum e si procede

ciao

mignon

spedito il 2-5-2004 alle 01:39 PM Edit Post Reply With Quote
fantastico!
a questo punto mi viene in mente il film "minority report"quello è un futuro possibile!
mi riferisco ai laser che leggono l'iride all'entrata della metro per il biglietto, all'entrata di negozi che riconoscendoti automaticamente ti consigliano sugli acquisti memorizando ciò che hai preso l'ultima volta, per non parlare dei cartelloni pubblicitari che ti salutano per strada chiamandoti per nome!!!
nuove città possibili ampliate all'inverosimile....il non luogo...
questo è solo l'inizio!

vale greco

spedito il 2-5-2004 alle 06:13 PM Edit Post Reply With Quote
APPRENDIMENTO E CONFRONTO

Un dispositivo di riconoscimento biometrico è capace di rivelare in modo automatico l'identità di un essere umano , attraverso le parti del corpo che più si prestano a questo scopo :l' occhio, la mano, il volto, ledita. Promettenti appaiono anche l'orecchio, le labbra e persino l'odore, che emana il nostro corpo.
Tre sono i compiti essenziali di questo apparecchio : l'apprendimento dell'impronta , il confronto sul momento, l'interazione verso l'esterno. Ma anche questi SUPER tecnologici dispositivi possono sbagliare!!
Ho letto come è possibile , la questione è un pò complessa però ... FRR, FAR, ERR....???
Vi consiglio di leggere il testo di T.Gaudio sulle tecnologie biometriche, perchè oltre ad essere estremamente interessante, contiene vari argomenti su cui discutere e poi è di facile lettura.
"Parliamone"...
Andate su "rendere comprensibile il possibile"di Performing Media, così sarà più stimolante il confronto!!!

CIAO!!

Lucia83

spedito il 3-5-2004 alle 09:16 AM Edit Post Reply With Quote
E' davvero fantastico  a che punto sta arrivando la tecnologia......... ANCHE SE.....la paura continua ad esserci, (questo è un argomento che avevo proposto prima).sarebbe brutto svegliarci la mattina e non avere più la comunicazione "verbale con le persone" oppure vivere alcune esperienze, vedere gli sguardi a seconda della siruazione creata.....VOI CHE NE PENSATE???
vale greco

spedito il 3-5-2004 alle 10:21 AM Edit Post Reply With Quote
RODOTA'

Prof. ho l'articolo:MICROCHIP E IRIDE , E' ALLARME-PRIVACY
il Garante: attenti,il corpo sarà sorvegliato con la tecnologia. L'uomo modificato lascerà le sue tracce d'identificazione...
Vorrei proporre quest' articolo nel forum, ma non ho i mezzi per farlo . Potrei copiarlo, o magari evidenziare i punti più importanti.C'è anche un intervento di Umberto Galimberti (il corpo ci rivela ) , che merita la nostra attenzione!!
Mi indichi come procedere, grazie.

vale greco

spedito il 3-5-2004 alle 10:48 AM Edit Post Reply With Quote
"SE ANCHE NOI DIVENTIAMO UNA PASSWORD"
Condivido i tuoi pensieri Lucia.
lLa retina dell'occhio per identificare una persona, chip inseriti per seguirne i movimenti o che , possono sostituire una carta di credito!!!! Questa tecnologia può rapirci quanto di più intimo , di più nostro di più segreto custodiamo della nostra identità. Sono in perfetta sintonia con Umberto Galimberti , quando nel suo articolo "se anche noi diventiamo una password" afferma che il corpo sta consegnando alla tecnica anche il potere di controllo che riduce la nostra fisicità a superfice di scrittura, dove è possibile leggere la nostra identità ormai indifesa.

VaLe.M

spedito il 3-5-2004 alle 10:49 AM Edit Post Reply With Quote


ciao lucia...penso che la tecnologia abbia fatto passi da gigante nel tempo.....però credo che la comunicazione verbale rimarrà sempre la più importante perchè in fondo crea rapporti e confronti tra la gente...e la tecnologia aiuta a comunicare anche quando il confronto verbale non è possibile....pensiamo alle chat o ai cellullari e gli sms.non so questo è un mio parere......voi che pensate?
AriD

spedito il 3-5-2004 alle 04:37 PM Edit Post Reply With Quote
 
Ho letto i vostri interventi , e trovo interessante l'argomento sulle tecnologie biometriche. In particolar modo sono rimasta affascinata sul riconoscimento automatico della voce dalla macchina.
I sistemi biometrici , basati sul riconoscimento vocale, includono delle caratteristiche:la frequenza, la struttura , la densità delle onde sonore.Naturalmente la voce è soggetta a continui cambiamenti a causa di alterazioni o presenza di rumori di fondo e perciò il tasso d'errore è elevato.
Credo che per questo, sia molto difficile applicare questa nuova tecnologia al sistema vocale.

antog

spedito il 4-5-2004 alle 07:29 AM Edit Post Reply With Quote
la tecnologia si è vero a fatto passi da gicante, ma noi tutti dobbiamo fare in modo che non arrivi a far scomparire la comunicazione verbale . se no come possiamo captare le emozioni che un sorriso ,uno sguardo ci provoca?
vale greco

spedito il 4-5-2004 alle 09:50 AM Edit Post Reply With Quote
La parola non varrà più nulla

A questo proposito vorrei riflettere insieme a voi e chiederci cosa farà la tecnica della nostra vita!!?...
Si èdiscusso sulla PAROLA , che non varrà più nulla, perchè la macchina stabilirà chi sei veramente. La nostra identità dovrà piegarsi alle esigenze d'identificazione? Questo pericolo è stato denunciato con parele molto forti dal Garante della privacy , che ha messo in guardia la possibilità di ridurre il nostro corpo ad una password che rende accessibile a tutti la nostra identità.
Quindi tra tutti questi interrogativi che ci poniamo, non solo dobbiamo chiederci "cosa possiamo fare noi con la tecnica, ma che cosa la tecnica farà di noi...."
Bell' ?.


antog

spedito il 4-5-2004 alle 04:00 PM Edit Post Reply With Quote
di sicuro ci cambierà.avremo una casa automatizzata, ogni stanza sarà dotata di dispositivi con monitor che oltre a visualizzare i programmi televisivi potranno accedere ai servizi di internet con connessioni velocissime . potremo, inoltre,ovunque ci troviamo, comandare i nostri elettrodomestici e guardare in diretta cosa succede in casa.

un altro "ambiente "che sarà riempito di dispositivi intelligenti sarà l'automobile. gia diversi costruttori hanno dotato particolari versioni di automezzi con una connessione ad internet ed è realistico pensare che fra qualche tempo la magior parte dei nuovi modelli aggiungerà alla dotazione di serie una vera e propria postazione multimediale. questi prodotti miglioreranno anche l'aspetto della sicurezza nelle strade modificando le condizioni di guida in base a fattori esterni automaticamente rilevati.

lelemor83

spedito il 5-5-2004 alle 12:28 PM Edit Post Reply With Quote
Sono d' accordo con Vale.Uno dei pezzi più sconvolgenti in positivo è questo : "Un corpo pieno d'impronte:agli inizi era solo il polpastrello. Poi arrivarono gli occhi , la mano , il volto e la voce.Ora si pensa anche al battito cardiaco, all'odore naturale e perfino al bacio."
La conoscenza dell' uomo diviene sempre più totale. Le nuove tecnologie scientifiche portano alla luce sfumature umane che ci differenziano, ma che difficilmente si notano ad occhio nudo!A volte questo può sconvolgere.secondo me si è giunti a limiti estremi quasi sovrannaturali!conosc minuziosamente tutte le componenti umane ha portato anche alla clonazione.Quanto è utile tutto questo?Dove porterà tutto questo?

Lucia83

spedito il 5-5-2004 alle 02:08 PM Edit Post Reply With Quote

Ma che mondo sarà?????? dobbiamo stare attenti a non perdere le nostre abutudini...perchè è vero tutto ciò ci spaventa persò siamo delle facili prede...........vero????

vale greco

spedito il 5-5-2004 alle 02:39 PM Edit Post Reply With Quote


Proprio così Lucia, il corpo verrà sorvegliato dalla tecnologia, che prima o poi s'impossesserà di noi e non il contrario. Attraverso la mano, l'iride , la voce, il dna, il viso, lasceremo le nostre tracce e si perderà l'identità. Il corpo va difeso !!!


VaLe.M

spedito il 6-5-2004 alle 08:48 AM Edit Post Reply With Quote
La scienza è giunta a livelli veramente straordinari come dicevi tu,con la clonazione umana!!però questo nn lo ritengo positivo in quanto si giungerà in futuro a qualcosa di anormale ed impensabile!!siete d' accordo??
CarlaB.

spedito il 6-5-2004 alle 09:19 AM Edit Post Reply With Quote

ok quello che dici é giusto, anch'io lo penso!!!
ritengo però che la scienza in un certo senso, con la conoscenza minuziosa dell'uomo, può essere d'aiuto alla soluzione di vari problemi.

antog
spedito il 6-5-2004 alle 01:55 PM Edit Post Reply With Quote
io sono daccordo su tutto ciò che ci "impone" la tecnologia, ma dico no alla CLONAZIONE

 

 

 

antog

spedito il 6-5-2004 alle 02:04 PM Edit Post Reply With Quote
L'Italia è oggi all'avanguardia nell'uso legale della firma digitale in quanto è stato il primo Paese ad avere attribuito piena validità giuridica ai documenti elettronici attraverso la progressiva definizione di un quadro normativo di riferimento per le Amministrazioni. L'obiettivo del rilascio e utilizzo di un milione di firme digitali entro il 2003 (obiettivo definito nel corso del CMSI del 13 febbraio 2002) é stato ormai ampiamente raggiunto e a marzo 2004, infatti, sono state 1.250.000 le firme digitali complessivamente emesse da parte degli attuali Enti certificatori.
che ne pensate su ciò????

lelemor83

spedito il 6-5-2004 alle 02:34 PM Edit Post Reply With Quote
"Le novità per la banca". Scrivo l'introduzione come spunto per confronti :
"New York, una via nel cuore di Manhattan. Un distinto signore si avvicina allo sportello automatico per ritirare cinquecento dollari. Si chiude alle spalle la porta ed inserisce la carta nel lettore. Una videocamera posta di fronte lo scruta negli occhi alla ricerca dell'iride. Passano alcuni secondi. Il computer paragona l'impronta rilevata all'istante con l'immagine registrata e criptata sulla tessera. OK SEI TU!. L'uomo preleva il contante."

a questo punto mi viene in mente il film "minority report"quello è un futuro possibile!
mi riferisco ai laser che leggono l'iride all'entrata della metro per il biglietto, all'entrata di negozi che riconoscendoti automaticamente ti consigliano sugli acquisti memorizando ciò che hai preso l'ultima volta, per non parlare dei cartelloni pubblicitari che ti salutano per strada chiamandoti per nome!!!
nuove città possibili ampliate all'inverosimile....il non luogo...
questo è solo l'inizio!

SONO D' ACCORDO!!QUESTO E SOLO L' INIZIO E RILEGGENDO LO SPUNTO DI VALE NN MI RESTA CHE PENSARE SE ORMAI VIVIAMO NEL REALE O NEL VIRTUALE!!SEMBRA ORMAI DI VIVERE IN UN FILM....L' IMPENSABILE STA DIVENTANDO REALTA'.PER CAPIRNE DI PIU' MI SONO DOCUMENTATO SULLA BIOMETRIA E HO PENSATO DI MANDARE SUL FORUM DELLE PARTI PRESE DA INTERNET! Impronte digitali nelle discoteche olandesi: le tecnologie biometriche stanno letteralmente dilagando, espandendosi ben oltre i tradizionali campi applicativi, quelli militari, e diventando pilastri per lo sviluppo di piattaforme di sicurezza per il settore civile. Per ragionare sull'impatto di questi sistemi di identificazione, autenticazione e autorizzazione e su ciò che ne può conseguire Punto Informatico ha intervistato il dott. Gerardo Costabile: "In Italia i sistemi di identificazione mediante la biometria non mi sembra siano particolarmente diffusi anche se credo che, nostro malgrado, il loro uso sia una strada da percorrere inevitabilmente.
La semplicità d'uso, talvolta una maggiore velocità di autenticazione-identificazione e un apparente senso di sicurezza sostituiranno nel tempo tutte le password che utilizziamo ora, scritte irrimediabilmente ed erroneamente su mille foglietti di carta." La biometria e' una scienza che studia come classificare un essere vivente (nel nostro caso una persona) partendo dalle caratteristiche fisiche: le impronte digitali, l'iride, le caratteristiche somatiche varie ed eventuali. E' una disciplina con diverse applicazioni, soprattutto nel campo medicoSempre piu' spesso si legano telecamere e sistemi biometrici, o piu' in generale, l'esigenza di razionalizzare il controllo con soluzioni che investono la biometria. Si discute di carte di identita' europee contenenti elementi biometrici, e sistemi biometrici sono disponibili a prezzi contenuti per essere impiegati nei luoghi che necessitano di controlli sulle entrate/uscite (ad esempio sui posti di lavoro, in alternativa al classico badge magnetico, oppure nelle banche). Gli USA pretendono una "gabella biometrica" per poter varcare i loro confini. E questi sono solo alcuni esempi delle molteplici applicazioni. La biometria e' di per se' qualcosa di molto intrusivo, che apre la possibilita' a schedature di massa, peraltro ben lontane da ogni evetuale regolamentazione: in questo senso si sposa perfettamente con la videosorveglianza. Potrebbero costituirsi banche dati con le nostre impronte digitali, le immagini della nostra iride, o quant'altro in conseguenza di una semplice visita in banca o in seguito all'assunzione in un determinato luogo di lavoro.
ORA VORREI CONCLUDERE CON QUESTA PROVOCAZIONE LANCIATA IN UN SITO SULLA BIOMETRIA E CHE RITENGO POSSA CREARE UN DIBATTITO : La biometria, vista come frontiera del controllo, rischia di divenire una minaccia reale per la privacy e la liberta' degli individui.

Lucia83

spedito il 6-5-2004 alle 03:08 PM Edit Post Reply With Quote

Mi ha colpito questa frase:
La biometria, vista come frontiera del controllo, rischia di divenire una minaccia reale per la privacy e la liberta' degli individui.
Ma secondo me è già un pericolo............basta pensare a quanto succede"abitualmente".
Ormai TUTTO E' ALLA PORTATA DI TUTTI.O sbaglio?
Molti invadono la privacy anche se le biometrie non sono ancora del tutto affermate.

paul frank

spedito il 7-5-2004 alle 08:13 PM Edit Post Reply With Quote
Ciao tutti, questo è il mio nick .inizialmente l'avevo sostituito con AriD perche' non riuscivo piu' ad entrare nel forum ma con scarsi risultati quindi rieccomi con il mio vecchio nome"paul frank"Ho letto i vostri interventi , e trovo interessante l'argomento sulle tecnologie biometriche. In particolar modo sono rimasta affascinata sul riconoscimento automatico della voce dalla macchina.
I sistemi biometrici , basati sul riconoscimento vocale, includono delle caratteristiche:la frequenza, la struttura , la densità delle onde sonore.Naturalmente la voce è soggetta a continui cambiamenti a causa di alterazioni o presenza di rumori di fondo e perciò il tasso d'errore è elevato.
Credo che per questo, sia molto difficile applicare questa nuova tecnologia al sistema vocale.

mignon

spedito il 7-5-2004 alle 11:00 PM Edit Post Reply With Quote
mignon ha allegato questa immagine:

Alexx

spedito il 8-5-2004 alle 07:23 PM Edit Post Reply With Quote
L'altra facciA

Credo che la tecnologia non sia un male ma una risorsa...e come tale può avere risvolti impensabili.IL riconoscimento delle parti del corpo che distinguono un individuo da un altro potrebbe divenire una grande innovazione nel campo della sicurezza...stesso non si può dire forse della clonazione(immorale e irrispettosa della singolarità di ogni vita)....!!!Ma se pensiamo che gli studi per realizzare quest'ultima sono gli stessi che hanno permesso di trovare la cura a tante malattie genetiche la cosa si complica!
La tecnologia è un risultato ottenuto da studi ed esperienze, non dobbiamo avere paura di essa, ma di chi sarà ad amministrarla, dal buon senso di sceglie la direzione su cui improntare gli studi, la direzione da far prendere al progresso.
Purtroppo è vero ...le innovazioni spesso ci vengono imposte...(sono contrario alla clonazione)
Non ci resta che guardare l'altra faccia, quella dei benefici della tecnologia...
anche perchè sarebbe davvero molto difficile ribellarsi....

paul frank

spedito il 9-5-2004 alle 11:14 AM Edit Post Reply With Quote
Tecniche biometriche

Leggendo nuovamente l'articol sulle tecniche biometriche, mi rendo sempre piu' conto del rischio che stiamo correndo a causa della tecnologia.
Se pensate che attraverso le nostre impronte digitali delle mani, il computer è in grado di riconoscerci... è sconvolgente!
Oppure la registrazione dei tratti del volto, unici ed inconfondibili, consentono la certa identificazione...
In questo modo si pone il problema della privacy, di perdere quella dimensione misteriosa di noi stessi, che avevamo diritto a mantenere segreta e alla quale solo noi, abbiamo accesso.
Tutto cio' è terribile, perchè in questo modo non abbiamo piu' personalita', "siamo individui clonati"...
"La parola non varra' piu' nulla: solo una macchina stabilira' chi sei veramente", questa è la perdita totale delle nostre emozioni e dei nostri pensieri.

Duilio

spedito il 9-5-2004 alle 12:49 PM Edit Post Reply With Quote
Tecniche biometriche
Purtroppo non ho avuto il tempo di leggere l'articolo sulle tecniche biometriche, ma è un discorso che mi attrae:presto mi documenterò!!Da quel poco che ci ho capito leggendo le vostre discussioni, però, mi sono fatto un'idea (probabilmente la cambierò quando ne saprò qualcosa in più) e credo che tu abbia ragione nell'essere preoccupata da questa nuova "tecnologia" (la metto tra virgolette perchè Credo che più che tecnologia, sia un'utilizzo di tecnologie già esistenti applicate allo scopo di riconoscere le persone) ma credo anche che il discorso sia da orientare sull'utilizzo che si fa delle tecnologie (internet è una meraviglia, ma ci sono anche persone che lo utilizzano esclusivamente per i siti pornografici; il cinema è stupendo, ma c'è gente che in passato l'ha utilizzato per "addestrare" le masse...)...credo, insomma che ci si debba preoccupare di più dell'eticità nell'uso delle tecnologie che di attaccarle per partito preso.
vale greco

spedito il 11-5-2004 alle 03:35 PM Edit Post Reply With Quote
" TU NON PUOI CONTROLLARMI"

Negli Stati Uniti esiste un fenomeno che sta diventando un cocktail molto pericoloso , potenzialmente micidiale: è la combinazione della crescente presenza di telecamere di sorveglianza e della crescente capacità di elaborazione dei dati. Ci sono ormai decine di milioni di televisioni a circuito chiuso. Ogni cittadino viene costantemente monitorato e questo non può che generare pressione. Se poi l'apparato di sorveglianza viene associato alla tecno. info. il problema diviene drammatico.Se vengono istallate telec. in ogni angolo di strada e collegate ad un software per il riconoscimento facciale, allora diventa possibile seguire i movimenti di chiunque x tutto il tempo che si vuole.Tutto ciò è a mio avviso inconcepibile , mi fa paura ,ma anche rabbia!!
Il GRANDE INQUISITORE vuole sapere tutto, ha bisogno di controllare tutti per salvaguardare se stesso e i cittadini che rappresenta. (Così dice)
Domanda : ma in che razza di mondo viviamo???
Il Governo che spia,guarda, monitora, impone. E' una condizione sempre più diffusa e agli occhi di molti è diventata intollerabile. Naturalmente la gente si sta rendendo conto di cosa succede e reagisce con modalità diverse, ma comunque tutte ispirate dal medesimo stato d'animo:"dello Stato e delle grandi istituzioni economiche non ci si può nè ci si deve fidare"
E'un problema serio questo non credete??E la nostra privacy che fine ha fatto???.....


antog

spedito il 12-5-2004 alle 07:09 AM Edit Post Reply With Quote

.... solo se non saremo implacabilmente seguiti dalla registrazione d'ogni traccia che lasciamo, .... potrà nascere la libertà di donne e uomini ...."

CIRO MASCIULLO

spedito il 12-5-2004 alle 08:56 AM Edit Post Reply With Quote
Il GRANDE INQUISITORE

...sapevo e penso che tutti sapevamo che un giorno una notizia del genere sarebbe arrivata, dalla cinematografia degli ultimi anni, dai reality, al satellite americano... "IL PREZZO DELLA LIBERTA' è LA VIGILANZA" disse Lisa dei Simpson...sicuramente saprete che gli abitanti di Sprinfiled sono gialli perchè il giallo in America è il colore utilizzato per indicare il DEGRADO SOCIALE...paradossale...come paradossale sarebbe sapere di essere controllati e far finta di nulla...

lelemor83

spedito il 12-5-2004 alle 09:33 AM Edit Post Reply With Quote
SONO D' ACCORDO CON TE!!LA LIBERTA' DELL' ESSERE UMANO ALTRO NN E' CHE UN UTOPIA!!PENSATE CHE VIVIAMO OGNI GIORNO UNA SITUAZIONE SIMILE AL "REALITY" DEL GRANDE FRATELLO!!PURTROPPO IL PROGRESSO NN FA CHE INCREMENTARE QUESTO STATUS
Lucia83

spedito il 12-5-2004 alle 01:18 PM Edit Post Reply With Quote



E' VERO IN CHE MONDO VIVIAMO!!!!!
LA TECNOLOGIA E' IMPORTANTE MA BISOGNA SEMPRE AVERE UN LIMITE.........E NON DOBBIAMO FARCI CONDIZIONARE MOLTO DAGLI STEREOTIPI DI VITA E DI PERSONALITA' CHE CI VENGONO PROPOSTI( O meglio IMPOSTI).

VaLe.M

spedito il 14-5-2004 alle 07:17 PM Edit Post Reply With Quote


oggi la privacy sta diventando quasi un gioco...infatti sono d'accordo con te lele...l'esempio più eclatante è sicuramente il grande fratello ma oggi quasi tutti i giorni in tv troviamo un reality diverso...mi chiedo come si fa a vendere la propria privacy così facilmente!!!!!

paul frank

spedito il 12-5-2004 alle 01:42 PM Edit Post Reply With Quote
Innovazioni

Sono d'accordo con il prof. quando dice:"E' attraverso l'uso creativo ed inventivo della comunicazione interattiva, nella ricerca di un approccio sempre amichevole e coinvolgente con le reti, che la societa' potra' entrare in relazione con le potenzialita' del digitale".
Nel futuro digitale crescera' la nuova generazione, che siamo noi, che si dovra' misurare con le innovazioni in campo multimediale.
Noi siamo il futuro di tutto cio'; dobbiamo essere piu' disponibili verso la tecnologia.

emerge una proposta di progetto performativo: Forum Commedy

Duilio

spedito il 3-5-2004 alle 04:16 PM Edit Post Reply With Quote
Forum Commedy

Incollo nuovamente il messaggio che ho scritto un pò di tempo fà.........

<<<Forum Commedy

Ciao Prof. o meglio (come preferisci)......ciao Carlo, ricordi che ieri abbiamo parlato di Forum Commedy (questo è il nome approssimativo o forse definitivo!?)? Mi hai detto di scriverti sul forum per farmi dare delle dritte: ecco fatto!!! Presto metterò il mio pensiero, il mio desiderio e la mia domanda su "Predica ai pesci" come mi hai chiesto di fare. >>>


Qualche osservazione sul Teatro della Valdoca (Predica ai pesci e incontro con Cesare Ronconi) è stata già fatta dalla pagina 7 del forum in poi.....cmq io faccio parte del gruppetto sulla Valdoca, ci sono, non sono sparito!
Pubblico il mio pensiero, il mio desiderio e la domanda che ho fatto all'incontro col regista....tutto un pò banale, ma sono state le sensazioni che subito ho provato a pelle:


PENSIERO: E’ una descrizione del mondo esaltata dal dualismo tra il male (voce narrante diabolica) e il bene (voce dell’angelo). La voce diabolica (a cui proprio non si può sfuggire) suggerisce che spesso è il male a governare il mondo (tant’è vero che quella voce ci accompagna durante tutto lo spettacolo).

DESIDERIO: Sfuggire da quella voce diabolica e adagiarsi a quella dell’angelo...insomma avere un mondo senza guerre.

DOMANDA: Ogni spettacolo per essere realizzato ha bisogno di una forte esigenza: qual è stata quella che ha portato alla creazione di “Predica ai pesci”?

Duilio

spedito il 15-5-2004 alle 05:45 PM Edit Post Reply With Quote
Forum Commedy
Formalizzo allora: L'idea che mi è venuta è che "anche il forum può essere un palcoscenico"; d'altra parte la condivisione c'è (sul forum ci viene la gente che è interessata all'argomento come a teatro ci và la gente interessata a vedere uno spettacolo)....un pubblico c'è (che può giocare ora il ruolo d'attore ora il ruolo di spettatore).....manca qualcosa? bhè, lo stato emozionale.....qualcuno sul forum diceva: "cosa c'è di più bello di pagare un biglietto per andare a teatro a vedere uno spettacolo?" (o qualcosa del genere)....certo, sono millenni che quel tipo di teatro funziona ed emoziona (forse perchè ha in sè quell'evanescenza che lo rende unico: hic et nunc) e di certo non posso essere io a garantire che la mia idea possa assicurare quell'emozionalità tipica di ogni rappresentazione. Su questo forum si parlava di assistere ad uno spettacolo "ora da spettatore sordo ora da spettatore cieco" per vedere quali sono le nostre percezioni...vorrei che il mio progetto fosse un esperimento come quello, come dire.....work in progress.....raccogliere le emozioni e sulla base di quelle rilanciare!!!Ovviamente ci vorrebbe una drammaturgia.....anche quella work in progress??? Una specie di commedia dell'arte "digitale": un canovaccio e pochi personaggi con caratteri ben definiti. Avrebbe un pregio questo tipo di drammaturgia: l'evanescenza di cui prima parlavo, visto che nessuno può prevedere la battuta di un altro; ma avrebbe anche qualche difetto: bisognerebbe attenersi strettamente alle regole del gioco ed eventualmente a dei personaggi assegnati e poi si rischerebbe di scadere nella demenzialità se non ci fosse un "capocomico" così forte e con così tanta esperienza da guidare il resto della compagnia.
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vale greco

spedito il 16-5-2004 alle 08:20 AM Edit Post Reply With Quote

Che bell'idea Duilio!!!!
E' giusto che ci sia un "capocomico"e mi sembri molto determinato in questo ruolo! Ma la trama , il tema è gia stato deciso?
Per me è un'idea che andrebbe portata avanti sul serio!!!!

Duilio

spedito il 16-5-2004 alle 10:28 AM Edit Post Reply With Quote
Chi fa il Capocomico?

Non ancora deciso il tema, lo si potrebbe scegliere tutti insieme se il prof. decidesse di dedicarci un forum per questo esperimento!
Non avevo io la pretesa di fare il "Capocomico"....anche perchè ho poca esperienza nel teatro (e tutta da spettatore) e altrettanto poca nei forum (ho solo 3 stellette)....sarebbe bello se Carlo (administrator nonchè critico teatrale delle avanguardie) lo potesse fare, ma i mille impegni che ha, forse non gli permetterebbero di assumere anche questo ruolo !?! Oppure sarebbe bello se coinvolgesse in quest'esperimento qualche regista di sua conoscenza (forse chiedo troppo....ma sarebbe bello davvero, oltre che un modo di non scadere nella demenzialità)

vale greco

spedito il 16-5-2004 alle 02:33 PM Edit Post Reply With Quote
"CAPOCOMICO"

Duilio, se siamo qua è x imparare , imparare anche ad autogestirci!!!
Secondo me il Prof. può esserci d'aiuto x qualche suggerimento, dritta, ma siamo noi i veri "protagonisti"(senza offesa Prof.!!!!)
Proviamo a spremerci le meningi , a creare qual cosa con le nostre "MANI", proviamo anche a sbagliare !! Nel momento in cui si sbaglia s'impara.
E' stata tua quest'idea , bene ,potresti iniziare a proporre una piccola anteprima del tuo progetto, noi ti seguiremo passo x passo , collaborando.
Siamo o no una "comitiva d'amici"???




Duilio

spedito il 16-5-2004 alle 03:52 PM Edit Post Reply With Quote
Forum Commedy

Quest'esperimento, per quanto interessante possa essere, rischia però di non creare quell'emozionalità e quel coinvolgimento che hanno per secoli e secoli fatto grande il teatro.....sarebbe bello se tutti noi decidessimo insieme una trama, un canovaccio (forse, così, sentiremmo più nostro questo progetto....ci sentiremmo più coinvolti)! Comunque credo che per ora sia inutile parlarne.....aspetto qualche dritta di Carlo....ci suggerirà lui cosa fare e come farlo. Erano questi gli accordi presi con lui.

carlo

spedito il 17-5-2004 alle 12:06 AM Edit Post Reply With Quote
è nato Forum Commedy


ok
attivo un forum specifico da titolare
Forum Commedy
http://www.teatron.org/forum/viewthread.php?tid=252

è nel canale Digital Culture

sia Duilio che gli altri che avevano intrapreso l'intreccio beckettiano
possono incrociarsi...
o no?

se pensate che sia opportuno avere due Forum Commedy fatemelo sapere
proponete un titolo e se ne attiva un altro

Heidi

spedito il 17-5-2004 alle 01:01 PM Edit Post Reply With Quote
idea originale

hai avuto veramente un'idea originale...
mi farebbe piacere far parte della "compagnia"..però anche la mia esperianza tetrale è solo da spettatore...bisognerebbe risolvere questo problema del capocomico..e poi il progetto sarebbe pronto a decollare!!!
Ma il cast è "indefinito"?..mi spiego..questo "teatro digitale" dal palcoscenico invisibile dovrebbe, a mio avviso, essere aperto a tutti..certo i ruoli principali dovrebbero essere "fissi", ma qualche "comparsa" qua e là darebbe un tocco di novità allo spettacolo, amplierebbe il tema della pièce!


lelemor83

spedito il 17-5-2004 alle 01:38 PM Edit Post Reply With Quote
ESSENDO RIENTRATO ORA NEL FORUM DOPO VARI PROBLEMI TECNICI HO LETTO UNA VECCHIA DISCUSSIONE!SECONDO ME L' IDEA DI DUILIO E MOLTO INTERESSANTE!!E' GIUSTO ANCHE TROVARE UN CAPO COMICO CHE GESTISCA IL TUTTO ALTRIMENTI SAREBBE DIFFICILE GESTIRE UNO SPETTACOLO VIRTUALE!!CONCORDO CON VALEOBBIAMO AUTOGESTIRCI!!!ALLORA DUILIO VISTO CHE C' E' MOLTA GENTE DEL FORUM A CUI PIACE IL TUO PROGETTO,CREA QUALCOSA MAGARI ASSUMENDOTI IL COMPITO DI CAPO COMICO ED ESPONILA SUL FORUM.......TI SEGUIREMO A RUOTA OK??QUESTO LA VORO SI PUO' PORTARE AVANTI ANCHE DOPO L ESAME CON PIU' CALMA!!!MI PIACE....

 

 E............PER  CONCLUDERE IN BELLEZZA...........

CHE COSA NE PENSATE DELL'ESPERIENZA DEL  FORUM???''

vale greco

spedito il 9-5-2004 alle 02:03 PM Edit Post Reply With Quote
Un modo intelligente d' imparare

Parlando d'altro ,vorrei evidenziare a lettere cubitali , quanto è stata importante per me quest'esperienza nel forum.
Ho scoperto un nuovo modo di apprendere nozioni "giocando", confrontandomi con gli altri , in dibattiti , che hanno stimolato la mia voglia di conoscere mondi nuovi, realtà nuove.
Un modo INTELLIGENTE d' imparare. Per me è stato così. Non avrei scommesso un centesimo sulle mie capacità "tecnologiche"! Se c'era una cosa che odiavo e temevo , era propro il computer. Ora grazie a questo forum posso felicemente rinnegare il passato e intrapendere nuove strade , mettendo in gioco simultaneamente tutti i miei sensi. Credo sia questo il significato di navigazione ipermediale. La cultura , appresa dai libri, oggi può essere veicolata dai media, come quelli interattivi, che si basano , esclusivamente, sul ruolo attivo dell'utente.
Ho imparato , che oltre a i modi standard di aprrendimento (leggere), ce ne sono tanti altri ,come lo sguardo e l'esperienza condivisa .
Entrare nel gioco della comunicazione attraverso la percezione, guardando, ascoltando , toccando.







Vale Greco

paul frank

spedito il 9-5-2004 alle 09:58 PM Edit Post Reply With Quote
Un modo intelligente d'imparare

Ciao Vale,
anche io penso che l'esperienza delforum sia stata per me,molto utile per imparare a usare meglio il computer.
Come te anche io non avrei mai pensato di riuscire a cavarmela... ma ci siamo riuscite hai visto!
Questo forum è davvero un"luogo dello sguardo" come ci ha suggerito il prof,attraverso i nostri interventi possiamo "osservare" le nuove tecnologie e cercare di misurarci con esse...
Si.. anche io penso che sia "un modo intelligente di giocare,esplorare
e imparare"; un modo diverso, innovativo, che non sia il solito libro, il solito giornale....
spero che altre persone la pensino come noi: per quel che mi riguarda, questa esperienza mi sta affascinando molto. a presto.

Lucia83

spedito il 10-5-2004 alle 07:19 AM Edit Post Reply With Quote

E' vero questa è stata una bella esperienza.Diciamo che abbiano conosciuto più da vicino le realtà: anche quelle che ci sembravano impensabili.
Giocando,Guargando,e scrivendo con una semplice tastiera abbiamo creato dei rapporti, abbiamo discusso su vari argomenti "liberi" da ogni frainteso.
Come dici tu Vale OGGI non basta leggere libri per essere informati e per stare al passo con il mondo.....
Vero???

antog

spedito il 10-5-2004 alle 07:24 AM Edit Post Reply With Quote

ciao lucia
La cultura , appresa dai libri, oggi può essere veicolata dai media, come quelli interattivi, che si basano , esclusivamente, sul ruolo attivodell'utente.

vale greco

spedito il 10-5-2004 alle 08:18 AM Edit Post Reply With Quote
"MONDO INEVITABILMENTE DIGITALE"

"La dimensione ludica rappresenta uno dei migliori modi possibili x imparare , attraverso la simulazione , in un mondo futuro inevitabilmente digitale". Carlo Infante.
Per me l' esperienza nel forum ha voluto significare proprio questo.




CHECCA

spedito il 10-5-2004 alle 09:46 AM Edit Post Reply With Quote
salve a tutti. credo che il professore abbia proprio ragione . il gioco aiuta ad imparare con divertimento e a mettersi più facilmente in discussione. cpmunque non credo che la tecnologia sia da condannare . al contrario è un bisogno dell'uomo che nel mondo amplia le sue possibilità di comunicazione e le facilità. vedi il telefono. internet al contrario può diventare uno spazio culturale vastissimo ed interessante. sarà anche vero che non parliamo faccia a faccia . ma lo facciamo con uno schermo interagendo con esso e con tutti gli altri utenti . alla fine la nostra intelligenza e la nostra creatività vengono coltivate ugualmente ed è quello che importa. anzi forse in uno scenario che ti porta a fantasticare sempre di più.

 ELABORAZIONE E ORGANIZZAZIONE

A  CURA DI:

Lucia Mellone ( Lucia83)

Valeria Greco (Vale Greco)

Marianna D'Accico( Paul Frank)

Mariangela Guido ( Mignon)